Diceva il conte Verri...

"La voce della verità comincia da lontano a farsi ascoltare, poi si moltiplicano le forze, e la opinione regina dell'universo sorride in prima, poi disputa, poi freme, poi ricorre alle arti, poi termina derisa: questo è il solito gradato passo che fa la ragione a fronte dell'opinione" (Pietro Verri)

giovedì 10 marzo 2016

NOI, "RAGAZZI" DEL '77

"Le fresche dimissioni dell’assessore Donato Cesana sono sintomo di un malessere biassonese che affonda in qualcosa di più profondo dei meri trasformismi politici. 

Se a Biassono ha fallito persino un Movimento come la Lega Nord, che di fronte allo sbando dei vecchi partiti faceva un tempo orgogliosa mostra di crescere la generazione guida del domani, significa che il nostro piccolo paese soffre a sua volta di quel complesso di senilità che sta spingendo l’Italia intera verso il baratro. 

Cesana non è infatti un caso isolato: prima di lui, era toccato al consigliere Igor De Biasio, ora già si vocifera dell’assessore Gabriele Galbiati, mentre sul fronte opposto è stato lo stesso sottoscritto, anch’egli classe 1977, a vivere sulla propria pelle il ritorno arrogante e subdolo di una generazione che, nonostante gli evidenti fallimenti politici collezionati in passato, ancora si ostina a muovere le pedine del gioco. Perché proprio di un cinico gioco si tratta per questi habitué dei salotti biassonesi, che invocano risorse, slancio e impegno in chi è pronto a dare tutto sul campo, salvo l’agone politico non mostri poi gli inevitabili limiti delle loro strategie.

L’idea di fare un reale passo indietro, di dare credito a quanti vogliono e stanno costruendo una Biassono altra - altra dagli sterili pregiudizi ideologici, dagli sclerotizzati schematismi partitici, dai progetti rimasti a ingiallire per vent’anni o più nel cassetto dei sogni infranti - li spinge a gesti di stucchevole opportunismo: la Lega Nord si priva delle sue personalità più propositive, rifugiandosi nel rassicurante abbraccio dei brontosauri di destra; Forza Italia si affida a un ex sindaco di Macherio, caduto di propria mano e in politica da svariati decenni; il Partito Democratico, o meglio sarebbe dire quel che resta della vecchia Democrazia Cristiana, fa saltare un accordo programmatico con Lista per Biassono senza addurre ragione alcuna: il solo pensiero che, dalle Primarie, potesse uscire eletto il sottoscritto – guarda caso classe ’77, come tutti i “ragazzi” oggi fuoriusciti dai quadri amministrativi – è stato sufficiente per gettare alle ortiche mesi di faticoso lavoro e confronto.

L’affresco che ne esce, a distanza di pochi mesi dall’avvio delle grandi manovre, appare estremamente preoccupante: salvo conigli dal cilindro, la Lega Nord correrà con un candidato sindaco vintage; il gruppo messo in piedi da Forza Italia (sì, Forza Italia, quel club guidato in Italia da un arzillo 80enne) mette in campo un veterano del Mac-nam, mentre il PD, resuscitato da tre allegri compagni di merenda che hanno fatto incetta di marmellata in Lista per Biassono, si rilancia nel modo più paradossale: con un progetto di lista civica che, sino a cinque anni fa, riteneva “storicamente esaurito”, mettendogli in groppa un freschissimo pensionato. Voilà: dopo gli ardori napoleonici degli anni ’90, la piena Restaurazione si è compiuta e Talleyrand, ancora una volta, si starà sfregando le mani compiaciuto.

Confesso che la tentazione di mandare tutti a quel paese è stata forte: quando cinque anni fa occorreva ricomporre i cocci di Lista per Biassono, tradita anche allora da un Partito Democratico con velleità indipendentiste, ho accettato l’incarico nell’illusione che, in politica, il Bene Comune restasse il massimo valore per cui spendersi; anche a costo di sacrificare i propri affetti, le opportunità del lavoro, l’ossigeno vitale di una serena vita privata. In Lista per Biassono ho trascorso cinque anni entusiasmanti, imparando moltissimo da persone esperte e altruiste, chiedendo ogni volta che qualcosa m’apparisse ostico; mettendomi al servizio sempre e comunque, perché forte di una collegialità di squadra assai rara. Sono entrato in consiglio comunale pensando che una voce di minoranza, per quanto non decisiva nelle scelte amministrative, potesse comunque offrire un contributo costruttivo, presentando mozioni, progetti, lanciando spunti e idee. Dai banchi della giunta leghista mi sono arrivati solo dinieghi senza alcuna giustificazione, se non quella che “le proposte di Lista per Biassono vanno bocciate semplicemente perché vengono da Lista per Biassono”. 

Già, Lista per Biassono: non la voce di una parte del paese, ma un mero avversario per la giunta Malegori. Un nemico. Oggi so che, anche all’interno della Lega Nord, alcune voci di buon senso si erano levate per cercare una via di dialogo costruttivo, una progettualità almeno parzialmente condivisibile, ma quelle voci sono state messe a tacere. Sono state allontanate. Sono state cacciate dalla tribuna pubblica. In modo non molto dissimile hanno cercato di “pensionarmi” i tre allegri compagni di merenda con cui, per cinque anni, ho condiviso un cammino di formazione e che ho voluto partecipi di un sogno; quelle stesse persone alle quali ho dato tutto quanto le mie vite di giornalista nomade, o filosofo itinerante, mi hanno offerto. Nonostante tutto, credo esista ancora qualcosa che ci ostiniamo a chiamare Bene Comune: c’è chi preferisce definirlo partecipazione, chi felicità, chi coerenza. Esiste, perché al di là delle delusioni, dei sacrifici, dei voltafaccia, degli opportunismi, continua a risvegliare il bisogno di giustizia che alberga nel profondo di ognuno di noi. Le luci, gli strepiti, le parole d’ordine e i vagiti quotidiani ne assottigliano l’eco sino a non avvertirlo quasi più: ma non disperate. Provate solo ad ascoltare la vostra voce interiore e lo ritroverete miracolosamente intonso e fiammeggiante, proprio come nelle vostre inquiete notti d’adolescenti. 

Non è infatti l’anagrafe a dividerci fra giovani e vecchi; non sono le etichette che questa vorace società dei consumi ci appiccica addosso senza verbo proferire. No. E’ la meraviglia per le strade non ancora battute. Il coraggio d’inforcare i bivi. La speranza di contemplare un'alba nuova. E in quell’alba, abbiamo il diritto e il dovere di credere anche noi, eterni “ragazzi” di un’Italia che ci sta togliendo tutto. Persino il riconoscimento della nostra maturità. Noi, figli del ’77, fiori di quell’anno su cui troppo spesso si preferisce glissare, omettere, storcere il naso; e forse non è un caso se ci portiamo appresso un certo gusto per la provocazione gratuita, così come un cipiglio scostante, pur volendo sedurre. Per qualche strana alchimia, dobbiamo aver ereditato un po’ di sangue ironico degli “indiani metropolitani”, quei simpatici rompiballe barocchi che, alle riunione studentesche del ‘77, volto dipinto e tazza di carcadé in mano, debuttavano con un ampolloso “Mi chiamo Galdalf il viola. Parlerò a titolo strettamente personale. Perciò parlerò a nome degli Elfi del bosco di Fangorn, dei Nuclei Colorati Risate Rosse, dell’Mpfa (Movimento politico fantomatico assente), delle Cellule Dadaedoniste, di Godere Operaio e Godimento Studentesco, dell’Internazionale Schizofrenica, degli Nsc (Nuclei Sconvolti clandestini), della tribù di Cicorio, dei Cimbles e di tutti gli indiani metropolitani”.

Oggi, forse, la nostra lingua e il nostro modo di fare appare altrettanto assurdo e insopportabile a chi ci guarda dall’alto. A quegli arrembanti ultracinquantenni che armeggiano con telefonini e social network, si riempiono la bocca di fibra ottica e velocità supersonica, ma sbiancano davanti a un tweet.

Sì, la mia generazione fatica a essere inquadrata, mette in ansia e talvolta a disagio, probabilmente perché rimanda al caos, all'anarchia, all'autonomia all'apice del suo potere creativo/distruttivo, o forse perché ha davvero in sé qualcosa d'intrinsecamente alieno, un germe di minaccia latente e letale: lo si capisce sin dal colore delle pellicole che ci ritraggono ancora nel pancione, o appena deposti nella culla.

Alcune sono diventate rossicce, verosimilmente per l'accesso di rabbia che l'Eurocomunismo di Enrico Berlinguer scatenò allora; altre appaiono più verdastre, come se il nostro travaglio fosse frutto d'ambigue contaminazioni marziane. D'altra parte “Guerre Stellari” (non la sua parodia 12.0) furoreggiava nei cinema e, a quel tempo, tutti sedevano davanti allo schermo, anziché dentro: sia chi aveva il biglietto, sia chi non. Nelle sale si andava per fare l'amore, non per invidiare le tette di Bo Derek, e se in strada s'intonava “su, su, su, i prezzi vanno su/la prima visione non la paghiamo più”, si aveva l’audacia di reclamare in massa il blocchetto dei biglietti da 2.500 lire, per rivenderli poi a 500. Alla faccia di chi, oggi, ci vuole supini automi. Di chi ci additerebbe subito un furto, un’inaccettabile violazione. Eppure ieri si chiamava “autoriduzione”, diritto al consumo nell'era del (falso) sacrificio.

Cortocircuiti. Difetti di produzione. Esperimenti mal riusciti sulla qualità delle pellicole. Checché si dica, nel 1977 qualcosa è andato davvero storto. Si pensava di lasciarsi alle spalle il passato, di far piazza pulita di un mondo imbolsito, ma non ci si è spinti al di là della negazione a tutti i costi, dando origine a variabili inaudite. Sono stati presi tutti in contropiede. Attori e spettatori.

Sui muri dell'università di Roma scrivevano: “Non è il '68. E' il '77. Non abbiamo né passato, né futuro. La storia ci uccide”. A Londra i Sex Pistols urlavano “No future”, “Anarchy in the UK”. Dalla sponda opposta del Tamigi rispondevano i Clash: “London's burnin'”, “1977: no Elvis, Beatles or Rolling Stones!”.

Begli slogan, ma alla fin fine sono i vecchi proverbi a restare in mente. “Can che abbaia non morde”: i nostri saccenti padrini tengono tuttora stretti i privilegi su cui avevano sputato ai tempi della piazza, incensandosi a profeti del neoliberismo d’assalto. Nel 1998 la televisione celebrò il 30° anniversario dell'anno che cambiò la storia con fanfare da salotto, film revival e il pingue volto di Liguori ad incarnare i sogni di Mario Capanna. Oggi non una parola sincera sugli anni della rabbia. Non un accennno ai suoi martiri e ai suoi provocatori. Non un raffronto schietto coi brigatisti di ieri. Non una parola spesa sul “perché” e il “come” del terrorismo politico. Solo chiacchiericcio alla Bruno Vespa. Pruriginose Isole dei Famosi; guai però a ricordare la rubrica “Proibito” di Enzo Biagi, dove il nudo era scandalosamente nudo e non certo un’esca per pesci bolliti.

Nonostante gli spilloni da balia, conficcati dai punk nell'effigie di Elisabetta II, la Regina è più in sella che mai e non ha perso il cattivo gusto per i tailleur sgargianti; certamente qualcuno ha pagato caro: il 16 agosto del '77 si è spento per sempre il microfono di Elvis, così come altri grandi hanno gettato la spugna. Da Chaplin alla Callas, risalendo al maldestro centrocampista della Lazio Luciano Re Cecconi, freddato dall'amico gioielliere per l'assurda messa in scena di una rapina. Chi è rimasto, non è più stato lo stesso: i Rolling Stones hanno fissato così a lungo l'indice solenne del candido John Travolta, finendo per trasformarsi da “street fightin' musicians” a icone prigioniere del loro stesso mito.

Gira e rigira la storia finisce per ripetersi, ma in Italia e a Biassono si autoclona sino alla nausea: qui lo spirito del 1977 è l'unico a essere morto e sepolto, al pari dello sfortunato Joe Strummer. Chi si ricorda più dello studente di medicina Guido Bellachioma, vittima delle pistole di Roma il 2 febbraio? Chi ha reso giustizia a Francesco Lo Russo, militante di Lotta Continua finito con un proiettile nel petto l'11 marzo a Bologna, nel giorno più cruento che la Prima Repubblica ricordi? Chi piange la “povera” Giorgiana Masi, accasciatasi il 13 maggio sulle strade dell'Urbe, per un dolore allo stomaco che ha affossato il futuro stesso del femminismo? E con loro, sono stati inghiottiti nel grigiore dell'eccesso decine e decine di altri giovani insoddisfatti, emarginati, sfruttati, dimenticati, che per fortuna si sono persi il voto degli operai per Berlusconi, il declassamento dell'Urss di Lenin a innocuo cimelio, ma anche il tramonto dell'ero a favore della coca, la smentita del sesso vaginale come atto di prevaricazione sulla donna libera, la presa alla lettera di “Porci con le ali”. Bene o male che sia, urgerebbe prendere una posizione. Oggi si alzano le spalle, perché se tanti sono i meriti del '77, altrettante le sue colpe: ci dicono che ha aperto la strada al disimpegno, all'edonismo, al precariato, lasciando solo ombre contraddittorie.

Tutto vero. Acuti di rabbia, tracce di violenza e un inquietante sentore di morte aleggiano ancora su quell'annata e, soprattutto, su chi di essa se ne sente figlio. E' aria viziata, a tratti rarefatta, a tratti così densa da togliere il respiro.

Per questo chi è nato nel '77, chi si porta dentro la sua rabbia qualunque sia la reale età, non conosce oggi altra via da calcare se non la fuga. Amiamo sottrarci, defilarci, fare i preziosi, amiamo bearci del nostro diniego e della nostra nudità, sino ad apparire più esibizionisti degli adolescenti arrapati, più irresponsabili dei bimbi grassi, più inibenti dei contratti a progetto, dei co.co.co e dei cipì-cipì-voglio-uscire-di-qui.

Abbiamo un bisogno compulsivo di viaggiare, forse perché la terra ci scotta sotto i piedi: così giriamo il mondo, spingendoci dalle sabbie del Sahara ai ghiacci della Yakutia, per incontrare ovunque lo stesso martellante silenzio. Abbiamo bisogno di alcool e droga, perché la quotidianità è talmente trasgressiva che ha perso tutta la sua eroticità: una donna dietro l'altra, tutte terribilmente uguali, nel momento in cui rivendicano la loro inconsapevole sottomissione, il loro diritto alla proprietà e al silicone. E che dire degli uomini digitali? Ridicoli nel loro scambiare l'atavico nomadismo in bieco ronzare attorno. Abbiamo bisogno dei condom, perché ci hanno tolto persino il diritto di fidarci dell'altro: tutti nell'occhio del Grande Fratello, ognuno con una maschera sempre nuova. Abbiamo bisogno di tutto, ma non abbiamo la forza per niente.


Aspettiamo. Assentiamo democraticamente. Tutt'al più brontoliamo sui giornali, benché la legge non sia mai uguale per tutti. Ma quando dritto e rovescio assumono lo stesso colore, non resta che una sola scelta: meglio cadere con una ferita al cuore, piuttosto che con una pugnalata alle spalle".

Sveglia Biassono, la via è aperta!

Alberto Caspani
Capogruppo di Lista per Biassono

mercoledì 9 marzo 2016

LEGA NORD: VIVO, MORTO O EX

Fosse ancora in vita, Agatha Christie potrebbe dedicarci un nuovo bestseller, dal titolo "Dieci piccoli padani". Con l'uscita di scena dell'assessore Donato Cesana, la rosata Villa Verri si tinge di giallo. 

In questi vent'anni di amministrazione leghista, i cittadini di Biassono si sono infatti abituati a sentire l'auto-elogio dell'operato della giunta che, a intervalli più o meno regolari, si manifestava con queste espressioni: "...quest'opera costituisce uno dei fiori all'occhiello.....; .....questa iniziativa rappresenta l'ennesimo fiore all'occhiello......; e così via decantando.

Dobbiamo rilevare che, da tempo, i "fiori all'occhiello" leghisti, sempre che lo siano mai stati, si sono notevolmente e progressivamente appassiti.

Non solo; la Lega Nord in questi ultimi anni ha perso per strada molti dei suoi "petali".

E' estremamente interessante registrare cosa scrive il Sindaco Piero Malegori rispetto alle recenti dimissioni del "suo" assessore, Donato Cesana: "......si tratta dell'epilogo di un'annosa vicenda che lo vede come protagonista, insieme a qualche ex militante, ex consigliere, ex segretario cittadino, ex capogruppo, ecc". (dove ecc., crediamo, possa  essere inteso in termini anche di ex Sindaco).

Ancora Malegori, dopo aver parlato di "innumerevoli provocazioni", scrive testualmente: ".....sono note a tutti le iniziative assunte autonomamente dall'ex Assessore, in netto contrasto con gli indirizzi presi dalla locale sezione del Movimento".

Malegori conclude parlando della ".......molta pazienza che abbiamo dovuto dimostrare sia io, che la stessa Giunta, e prima ancora i funzionari comunali che con lui hanno collaborato per i modi ed i comportamenti, non sempre consoni, propri dell'operato dello stesso Cesana".

Caro Sindaco Malegori, non abbiamo ragione di dubitare che i fatti a cui si riferisce siano noti a Lei ed a tutti i consiglieri della Lega Nord. E, molto probabilmente, anche ai novelli alleati della CDL. Certo è singolare che, ancora una volta, canali ISTITUZIONALI quali appunto quelli del Comune di Biassono vengano utilizzati per giustificare lotte intestine di partito, anziché prendere semplicemente atto dei rapporti intrattenuti in qualità di amministratori. 


La sua arringa ci ha però messo la pulce all’orecchio. Crediamo che i cittadini di Biassono, ormai pronti a scegliere chi dovrà governare il paese per i prossimi cinque anni, abbiano il sacrosanto diritto di sapere da chi e in quale modo sono stati amministrati per ben vent'anni. 

Da persone che hanno condotto iniziative autonomamente dalle decisioni di giunta? 

Da amministratori in netto contrasto con gli indirizzi della Lega Nord? 

Chi, o che cosa, si cela davvero in Villa Verri? 

E perché a Biassono, qualsivoglia sia il fronte, fa tanto paura un ricambio generazionale? 

Contiamo di avere una risposta ben prima che passiate nel novero di ex amministratori. 



sabato 5 marzo 2016

BIASSONESI, TUTTI IN PIAZZA! /1

Due volti, due verità. La campagna di videointerviste condotta da Lista per Biassono, nell’ottica di costruire un programma-in-progress quanto più condiviso e trasparente (secondo la filosofia dello sharing), sta portando a galla un modo d’essere dei nostri concittadini che ben spiega l’apatia nella quale il paese è sprofondato in questi anni. 

A videocamera accesa, si manifesta un lato spesso conformista e prudente, quasi timoroso di rendere partecipi di cosa davvero si pensi; a microfoni spenti, si scatena facilmente rabbia repressa e un’insoddisfazione alquanto generalizzata. 

D’altra parte, noi di Lista per Biassono ne avevamo fatto esperienza già da un pezzo, di fronte alla paradossale richiesta di alcuni gestori di esercizi pubblici, volta a far “rimuovere il simbolo della lista” dalle locandine pubblicizzanti eventi in paese: come dire, “sta bene organizzare certe iniziative, ma non vogliamo sentirci in alcun modo associati ai gruppi di rappresentanza amministrativa”. Il paventato timore d’incorrere in eventuali ripercussioni (etichettatura politica, boicottaggi commerciali, isolamento sociale…) - quasi che esprimere il proprio pensiero fosse un atto di lesa maestà - è dunque più forte a Biassono dell’esigenza critica di verità. Paradossalmente, noi, feudo della Lega Nord per 20 anni, siamo diventati per mano della Lega stessa uno di quei Comuni omertosi dove “a niunio si vol mai male”. Ma la verità, quando si tratta di guardare il proprio paese con occhi non ideologizzati, comincia decisamente a scottare. 


Ecco alcuni punti critici emersi nel nostro sondaggio fra piazza Italia e il centro storico, durante gli ultimi banchetti informativi (visto l’alto numero delle osservazioni, pubblicheremo le restanti in nuovi capitoli):

IL LATO OSCURO DI BIASSONO, ovvero le critiche sollevate alla vita in paese:

1) Le attività commerciali non sono ben regolamentate, né dal punto di vista tipologico, né degli orari lavorativi, tant’é che Biassono viene oggi considerato “il paese dei bar”. Basti pensare alla loro forte concentrazione nei pochi metri quadrati di Piazza Italia, o nella piazzetta della frazione di S. Giorgio, così come alla disomogeneità delle aperture dei negozi nei giorni infrasettimanali o durante il weekend: non il modo migliore per fidelizzare la clientela, necessitante di precisi punti di riferimento.   

2) I tentativi di ovviare alla forte concorrenza degli esercizi appartenenti alla stessa tipologia, bar in primis, ha indotto a sperimentare modalità di vendita sempre più aggressive (eccessiva visibilità individuale, prolungamento dell’orario di lavoro, concentrazione della clientela in specifiche fasce orarie, prezzi al ribasso…), andando a rompere usanze acquisite, ma a loro volta non ben inquadrate dai permessi comunali: perché alcuni commercianti possono esporre tavolini e altri no? 

3) L’arredo urbano, così come la cura degli spazi di fruizione pubblica, si rivela totalmente inadeguato alle esigenze dei commercianti, così come dell’utenza/clientela: le aiuole di Piazza Italia, dalle forme rigidamente squadrate e con livelli sfalsati, favoriscono pericolose cadute o infortuni, riducendo il passaggio pedonale; l’incuria del verde, favorita anche dai vandalismi di chi ruba le essenze nelle aiuole, ha portato alla morte di diversi esemplari di piante; le basi stesse delle aiuole si sono trasformate in toilette all’aperto per animali d’accompagnamento (laddove gli stessi non preferiscano punti ben più esposti al passaggio pubblico), o in enormi depositi di mozziconi; le facciate degli edifici privati sono lasciate spesso deperire, salvo spingere alcuni commercianti ad intervenire di propria tasca per tutelare la propria immagine di servizio; diversi punti luce non sono più operativi, né i paraluce vengono mai puliti, comunicando un senso di forte trascuratezza.

4) Le forme e le dimensioni dei marciapiedi, al pari degli spazi parcheggio, non sono per nulla adeguati alle esigenze dei portatori di handicap, di cui lo scarso senso civico di alcuni cittadini porta spesso a violare anche le aree riservate;

5) La pedonabilità di Piazza Italia, così come nel centro storico, è avvertita come intralcio alle necessità del commercio e di chi si sposta in auto (persino da parte di quei residenti che vanno al bar o a messa usando la macchina), oltre ad esser stata penalizzata dall’inserimento di aiuole poco funzionali in Piazza Italia. La chiusura al traffico del centro storico spaventa i commercianti, qualora non si preservi almeno un punto d’accesso ravvicinato;

6) Non esistono panchine, cestini per la differenziata, punti di ritrovo attrezzati, spazi di verde con funzione paesaggistica, fontane e barriere acustiche per favorire la sosta e l’aggregazione;

7) Non esiste alcuno spazio appositamente dedicato ai giovani, costringendoli a creare assembramenti sotto i portici di piazza Italia o sul sagrato della chiesa parrocchiale, col rischio di disturbare la quiete pubblica;

8) Il lato nord-ovest di Piazza Italia è oggi morto e poco sfruttato, nonostante si avvantaggi a sua volta dei porticati; in tal senso, i porticati sono visti come risorsa poco sfruttata, ma ottimale per favorire aggregazione in presenza d’’iniziative pubbliche più ricorrenti;

9) La storicità e il peculiare stile architettonico di Piazza Italia, così come del centro attorno alla chiesa parrocchiale, non sono messi in alcun modo in evidenza, né attraverso cartellonistica, né mediante iniziative pubbliche, né con progetti di valorizzazione territoriale;    

IL LATO LUMINOSO DI BIASSONO, ovvero le proposte demandate a Lista per Biassono

Di fronte alla sfida di ripensare il proprio paese e i suoi spazi abitabili, alle tante critiche si sono però aggiunte anche voci propositive, con idee che Lista per Biassono intende sottoporre al vaglio:

1) Omogeneizzare la vocazione commerciale di Piazza Italia, favorendo una delocalizzazione degli uffici postali e del municipio stesso, fra le principali cause del sovraffollamento d’auto negli attuali spazi parcheggio, ma anche responsabili della mancata pedonalizzazione (parziale o totale) della piazza; 

2) Creare un polo di servizio unificato, facilmente accessibile, dove il cittadino possa espletare quasi tutte le principali incombenze amministrative: in tal senso, l’ex palazzina Pressindustria, oggi abbandonata lungo il lato nord dell’ex strada Provinciale e già al centro delle possibili riqualificazioni nel Piano di governo del territorio, è stata indicata come possibile nuova sede municipale, nonché sede unificata dei due uffici postali odierni, di una nuova farmacia, di un punto di ristorazione tipica che generi introiti per l’amministrazione comunale, o eventualmente di uno spazio di co-working;

3) Liberare Villa Verri degli attuali uffici e archivi comunali, darebbe modo di recuperarne appieno il valore storico-turistico, con un riarredo in stile e l’avvio di attività e/o laboratori sinergici con le nuove destinazioni d’uso; dall’altra, una migliore illuminazione e cura degli attuali giardini comunali aprirebbe una vetrina di notevole visibilità per eventi in sicurezza; 

4) La torre civica, qualora messa in sicurezza e rifunzionalizzata, si conferma un punto commerciale di forte appetibilità, dove installare attività che si avvantaggino del suo carattere panoramico e della sua facile riconoscibilità; 

5) La liberazione parziale di Piazza Italia dalle auto favorirebbe l’eventuale espansione degli spazi scolastici del plesso di Aldo Moro, dotandolo di un possibile giardino o di un’area ricreativa protetta, utilizzabile anche per altre manifestazioni;

6) Il grande abete decorato a Natale dovrebbe essere messo sotto vincolo protettivo come bene comune di Biassono;

7) L’impiego ricorrente di un bus-discoteca mobile, già sperimentato durante i giorni del Gran Premio di Formula1, darebbe ai giovani la possibilità di usufruire di uno spazio ricreativo sicuro e a chilometro zero; 


8) Gli esercizi commerciali dovrebbero orientarsi a offrire servizi e prodotti oggi non più disponibili in paese, privilegiandone la vocazione territoriale: agroalimentare d’origine brianzola, abbigliamento e artigianalità connessi alla nostra tradizione, punti di smistamento per i Gruppi solidali d’acquisto, distribuzione "alla spina". 

venerdì 4 marzo 2016

VIDEOINTERVISTE IN PIAZZA ITALIA

Nonostante le previsioni plumbee, domattina, sabato 5 marzo, Lista per Biassono sarà in piazza Italia per proseguire i suoi videosondaggi: passate a trovarci! 

Vi aspettiamo all'angolo con Via Cesana e Villa per conoscere le vostre idee, proposte e scambiare insieme quattro chiacchiere! Ci trovate dalle ore 9 alle ore 12.30!


sabato 27 febbraio 2016

SET HORROR PER L'ASILO-CASTELLO ABBANDONATO

Sinossi: Sotto un cielo plumbeo, nel Borgo fantasma della Seta, c'era una volta un castello che doveva divenire asilo nido prima, scuola materna poi, ma rimase ed è rimasto solo un cumulo di mattoni divorati dalle erbacce. Inutili i tentativi del borgomastro padano: ad anni di distanza, il Castello sembra condannato a restare deserto. E troppi, forse, cominciano a essere gli errori accumulati... cittadini, rimane pochissimo tempo! Una nuova, spaventosa minaccia, incombe sull'edificio! 

In anteprima sugli schermi di Biassono, il cortometraggio di Lista per Biassono che ha vinto la rassegna "Horror icons" e la recensione della nostra concittadina Francesca Sabbia, segnalata attraverso il concorso #biassonoinprogress.


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"Dal punto di vista educativo, in merito alla fascia d'età 0-6 anni, Biassono offre oggi poche scelte.

L'amministrazione comunale ha optato per un nido comunale pur avendo già a disposizione 3 nidi sul territorio, che coprirebbero completamente le necessità del paese.

Le esigenze della fascia 0-3, stimate recentemente dalla stessa amministrazione in circa 100 posti, potrebbero essere risolte tramite convenzioni con i nidi privati, alcuni dei quali ben noti alla popolazione in quanto presenti sul territorio da molti anni (anche 18) e che già hanno collaborato con i servizi sociali e l'amministrazione nell'accoglienza di bambini disabili.

La convenzione potrebbe seguire tanto la linea di "acquistare" un numero prestabilito di posti nel nido da riservare alla popolazione biassonese, quanto quella già seguita in passato di garantire alle famiglie una cifra come contributo alle spese sostenute per la frequenza all'asilo nido. Rispetto al passato sarebbe essenziale che tale quota venisse determinata in modo certo prima dell'inizio dell'anno scolastico ed erogata con continuità.

L'asilo nido in Italia non rientra nell'ambito dell'istruzione, ma del servizio socio-assistenziale e anche i comuni che per tradizione disponevano di asili nido pubblici si stanno orientando verso la privatizzazione perchè non più economicamente sostenibili.

Per la fascia 3-6 anni (scuola dell'infanzia), nel paese esistono solo due strutture private per le quali è indispensabile il pagamento di una retta (benchè calmierata da ingenti contributi comunali) oltre al buono pasto.

Entrambe le scuole dell'infanzia hanno una tradizione apertamente cattolica, che può essere condivisa o meno dall'utenza.

Esistendo già a Biassono una struttura adatta (il castello di via lega Lombarda, nato come asilo nido ma da tempo inutilizzata poichè il bando è andato ripetutamente deserto), nulla sarebbe più semplice che convertirlo in scuola dell'infanzia pubblica.

La scuola dell'infanzia pubblica garantirebbe costi inferiori per l'utenza (i soli buoni pasto), la continuità con i successivi ordini scolastici del paese (perchè entrerebbe a far parte dell'istituto comprensivo S.Andrea di Biassono, che coprirebbe così scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado), la laicità dell'insegnamento (mentre per chi preferisce per i propri figli un educazione cattolica le due scuole private sono già disponibili), l'assenza di barriere architettoniche e la possibilità per i bambini diversamente abili di usufruire di personale di sostegno statale senza che tale sostegno debba ricadere sulle spese comunali (aiuto educativo comunale) o, ancor peggio, sulla famiglia.

I bambini di Biassono continuano ad essere iscritti nelle scuole dell'infanzia pubbliche dei comuni limitrofi, correndo sempre il rischio di non essere accolti perchè ogni amministrazione privilegia, giustamente, i propri cittadini considerando criterio di priorità per l'accoglimento quello di essere residenti nel comune".

Francesca Sabbia

domenica 21 febbraio 2016

SHARING ECONOMY A BIASSONO?

"Biassono non ha fondi, non dà servizi, alza le tasse, se tace la parola su cui si costruisce il futuro: collaboriamo. Dunque, CONDIVIDIAMO". 

Così riporta un tweet del manifesto-in-progress lanciato da LpB nelle settimane scorse. Ma cosa significa davvero condividere, oggi? Cosa s'intende esattamente per Sharing Economy? 

Abbiamo chiesto a Monica Bernardi, concittadina, dottoressa e ricercatrice presso la cattedra di Sociologia Urbana all'Università Bicocca di Milano, di aiutarci a definire meglio l'orizzonte entro cui intende muoversi Lista per Biassono: perché, insieme a tutti voi, vogliamo aprire nuove strade e possibilità per l'economia del nostro paese. 


a cura di Monica Bernardi

"L’avvento della crisi economica globale, a partire dal 2008, ha messo in discussione i tradizionali postulati di crescita economica e sociale, nonché l’intero sistema capitalistico, spingendo le persone a domandarsi di cosa avessero realmente bisogno e come estrarre valore dalle cose/capacità possedute. 

Al contempo, la diffusione massiccia delle nuove tecnologie, e del web 2.0, ha favorito l’emergere di nuove risposte alle problematiche sociali, alimentando pratiche inimmaginabili fino a qualche anno fa: molto più aperte, trasparenti e partecipative, basate su condivisione e collaborazione

Due termini che incarnano il concetto di Sharing Economy e lo traducono in nuovi modelli di servizio, in nuove forme di reciprocità e di gestione della cosa pubblica (vedi Social Street), capaci di abilitare le persone a scambiare e condividere beni, spazi, competenze, tempo e denaro, promuovendo uno stile di vita basato sul risparmio, la redistribuzione del denaro e la socializzazione. 

L’Internet delle Cose e i miliardi di sensori che collegano tra loro persone, oggetti e dati, grazie alla diffusione delle piattaforme e all’accesso constante alla rete, permettono di utilizzare ciò che serve solo per il tempo che serve, di accedere a risorse che altrimenti andrebbero sprecate e di comunicare in una modalità alla pari, peer-to-peer, bypassando i canali istituzionali e più tradizionali di comunicazione e commercio. 

La vera rivoluzione parte dall’idea che non occorre possedere un bene, quello che conta è avere la possibilità di accedervi all’occorrenza. 

Come suggerisce Jeremy Rifkin, stiamo assistendo a un passaggio epocale: dal possesso all’accesso, dall’acquisto al riuso, un passaggio che vede la proprietà di un bene sostituita con l’esperienza di utilizzo di quel bene. Questo nuovo modello di produzione e consumo, veicolato appunto dalla Sharing Economy, sembra avere in sé il potenziale di accrescere i risparmi e rendere i consumatori protagonisti attivi del ciclo economico, rispondere al bisogno di ridurre l’impatto ambientale e frenare gli effetti catastrofici di una società votata all’iper-consumo, e far accedere a forme di socialità altrimenti inaccessibili.

Di cosa stiamo parlando? Della possibilità di utilizzare piattaforme tecnologiche per entrare in contatto diretto, senza intermediazione, con altre persone per accedere a risorse messe a disposizione da chi non le usa più o non le usa molto a chi invece ne ha bisogno; senza doverle necessariamente comprare, semplicemente noleggiando, chiedendo in prestito o scambiando con altri oggetti/risorse. Esistono piattaforme per scambiare i vestiti dei bambini, ma anche gli attrezzi, i complementi d’arredo, le proprie competenze, le autoproduzioni e i prodotti artigianali. 

Online è possibile imparare una nuova lingua scambiando il proprio tempo con quello di un madrelingua con cui conversare. 

Si può scambiare la casa o mettere a disposizione un letto o una stanza non utilizzati a vantaggio di qualche viaggiatore in cerca di un’esperienza diversa. 

Si può accedere a una rete di guide locali, cittadini autorizzati a diffondere cultura e tradizioni delle proprie terre. 

Si può aprire la propria casa organizzando cene con sconosciuti iscritti alla stessa piattaforma di social eating, o avviare programmi di sharing cooking

Si può accedere a servizi di peer-to-peer landing, stipulare assicurazioni collaborative, lanciare una campagna di crowdfunding per finanziarsi un’idea o un progetto e usare monete complementari per gli scambi e gli acquisti. 

Si può accedere a open courses gratuiti o partecipare a lezioni universitarie online. 

Si può noleggiare l’auto di un privato o farsi dare un passaggio da uno sconosciuto. 

E ancora, si possono mettere in comune le auto e le biciclette, usando speciali applicazioni che consentono sempre di sapere dove si trova il mezzo libero più vicino e dove depositarlo, pagando con un touch. 

Si possono conoscere le persone del proprio quartiere e organizzare eventi locali per migliorare la propria zona di residenza, incrementarne la vivacità sociale e promuovere attività locali. 

Si possono organizzare e poi realizzare orti urbani condivisi, di cui la collettività è responsabile, o ideare forme di produzione condivisa che si concretizzano poi nei FabLab e nei makerspace

Si possono trovare spazi da adibire ad uso collettivo, per il lavoro, la produzione, il consumo.  

Si può rimettere in circolo qualunque cosa non venga più utilizzata o offrire le proprie risorse e il proprio tempo per guadagnare qualcosa. 

E gli esempi potrebbero continuare, confermando lo spirito di iniziativa e il fermento innovativo che accompagna questo periodo definito da molti di transizione. Una transizione verso un modello di sviluppo e di consumo più sostenibile, in cui le relazioni hanno più valore degli oggetti, e che, secondo diversi autori, l’economia della condivisione potrebbe facilitare. La condivisione e la collaborazione sono, infatti, pratiche che consentirebbero di agire su tre grandi aree attualmente in difficoltà: lo sviluppo economico, la sfera ambientale e i legami sociali. Perché “condividere le risorse anziché possederle è più efficiente, sostenibile e aiuta a costruire comunità” (Rinne, 2013).





domenica 14 febbraio 2016

"I LOVE BIASSONO" : la voce dei biassonesi


Non potevamo che scegliere il giorno di S. Valentino per lanciare la campagna di videointerviste “I love Biassono”! 

Senza farci intimorire da una delle più classiche e umidissime giornate invernali brianzole, abbiamo sfidato la timidezza dei biassonesi, cercando di strappar loro una dichiarazione d’amore per il proprio paese. 



Perché vivere a Biassono? Cosa rende speciale il nostro Comune? Come vorremmo fosse il paese dei nostri sogni? 

Inutile sottolineare che, fra i tanti passanti di via S. Martino, dove Lista per Biassono ha allestito il proprio “angolo interviste” sotto i portici della biblioteca, la maggior parte si è rivelata inguaribilmente orsa, o sgurbatt che dir si voglia: chi se la dava a gambe, chi s’appiattiva sulle pareti opposte della strada, chi trovava affannosamente rifugio nei bar….ma non ci siamo dati per vinti! 

Li abbiamo inseguiti, tallonati, agguantati ovunque, scoprendo come dietro il tipico atteggiamento da grizzly sorpreso a tradimento in tutù rosa, si celino voci pronte a costruire una Biassono decisamente migliore. Perché se il biassonese non va alla videocamera, allora sarà la videocamera ad andare dal biassonese…la prossima volta, magari, con un supporto più stabile e si spera qualche macchina in meno pronta ad investirci (a proposito di aspetti da migliorare in paese…). In vista delle prossime elezioni amministrative di giugno, e al di là delle proposte che ogni lista o partito elaborerà, riteniamo imprescindibile sia il cittadino a sentirsi primo responsabile delle scelte future. Oltre al concorso “#biassonoinprogress”, che permette di veicolare le proprie idee attraverso tweet, foto in Instagram, contributi in Facebook, via mail o semplicemente dotandosi di carta e penna (tutte le modalità sono illustrate qui), la campagna “I love Biassono” continuerà dunque a muoversi per le vie, a entrare nei negozi, a intrufolarsi nei giardini… guardatevi le spalle, biassonesi! Ogni amante è pronto a far pazzie! 





mercoledì 10 febbraio 2016

UNA DICHIARAZIONE D'AMORE PER BIASSONO

Telecamere puntate sotto i portici della biblioteca di via S. Martino. Domenica prossima, 14 febbraio, Lista per Biassono renderà il tuo S. Valentino speciale. Alcuni nostri sostenitori saranno infatti presenti a un banchetto informativo, dalle ore 9 alle 12.30, accompagnato da un'insolita attrezzatura: treppiede con videocamera montata, cornice d'inquadratura e la potenza dei social network al tuo servizio. 

In occasione del lancio del 1° concorso-manifesto "#biassonoinprogress", sarà la tua voce protagonista: se vuoi fare una dichiarazione d'amore per Biassono (e magari per qualcuno di speciale ;-) ), scrivere un tweet in diretta dedicato al rilancio del tuo Comune, salutare i tuoi concittadini invitandoli all'azione per le prossime elezioni amministrative, allora vieni a trovarci. Realizzeremo un breve filmato con tutti i protagonisti della mattinata, che sarà poi veicolato su tutti i nostri canali mediatici. Qualcosa proprio non ti è andato giù? Sei deluso o delusa per come hanno trattato il tuo Comune? Nessun problema, abbiamo spazio anche per i cuori infranti!

I nostri volontari ti aiuteranno a capire come stendere un tweet in progress e, soprattutto, cosa fare per vincere uno dei buoni speciali messi in palio dai "Magnifici 7" di Biassono: è già tutto sul volantino-manifesto in distribuzione in paese (clicca qui), ma se non ti fosse arrivato ancora, o volessi approfittare di un'occasione irripetibile per far breccia nel cuore amato, noi saremo lì per te! E insieme noi, tanti libri romantici in omaggio...

Forza! Comincia a pensare alla tua dichiarazione...domenica 14 potrebbe essere il giorno della svolta!

ps I love you




  

     

lunedì 8 febbraio 2016

DISINFORMAZIONE TATTICA A BIASSONO

"La macchina della disinformazione politica è tornata ad attivarsi, unitamente all'inizio della campagna elettorale. Complice l'infelice articolo apparso su Il Giornale di Carate martedì scorso, ma anche la generica allusione a due liste civiche che sosterrebbero il neocandidato di destra Giancarlo Porta (apparsa online, oggi, su Il Cittadino di Monza e Brianza), voci prezzolate fanno riferimento a una sedicente alleanza di "Lista per Biassono" e/o di "Biassono Civica" con "Forza Italia".
In qualità di capogruppo di "Lista per Biassono", ribadisco che un accordo simile non esiste, né può essere attuato da una lista civica quale la nostra: se è doveroso confrontarsi con tutti quanti si riconoscono in una proposta elettorale civica, nell'ottica di costruire un eventuale programma condiviso, è altrettanto impossibile un'alleanza fra una lista civica e un partito politico.
Così come il dialogo a suo tempo aperto con il "Partito Democratico" di Biassono è stato reso possibile solo dall'accettazione di quest'ultimo di creare un nuovo soggetto civico (nella fattispecie "Uniti per Biassono", poi fatto decadere per la decisione del PD e dei suoi simpatizzanti di non concorrere alle primarie di Biassono), analogamente ogni altro possibile confronto prevede sempre e solo eventuali accordi in nome di un unico soggetto civico e mai in virtù dell'alleanza di un soggetto civico con un partito.
Lista per Biassono, a differenza di chi oggi usa il termine "civico" per coprire la propria storia di schieramento, è e resta una lista civica che non rivendica alcuna filiazione a partiti politici, ma si muove in modo libero, aperto e indipendente". Alberto Caspani (Capogruppo di Lista per Biassono).

lunedì 1 febbraio 2016

AL VIA IL 1° CONCORSO-MANIFESTO PER BIASSONO!

Ci siamo. Dopo settimane d'intenso lavoro, durante le quali Lista per Biassono non solo ha allargato il suo organico a nuovi, brillanti e giovani collaboratori, ma ha realizzato anche un restyling della propria immagine (avete visto com'é più luminoso il nostro logo? Non è forse più facile trovare il nostro blog scrivendo direttamente l'indirizzo http://www.biassonoinprogress.it? E avete già iniziato a seguirci su Twitter e Instagram?), siamo ormai pronti per spiegare le ali in vista delle prossime elezioni amministrative. 

Oggi, 1° febbraio 2016, Lista per Biassono si candida ufficialmente alla guida di Villa Verri. 

Vogliamo farlo, però, con tutti voi e lo vogliamo fare in un modo mai visto prima a Biassono: scrivendo il primo manifesto "in progress" della storia. Ognuno di noi può infatti contribuire a descrivere il paese che desideriamo, secondo le diverse modalità indicate nel volantino sottostante (lo stesso che, nei prossimi giorni, verrà recapitato nelle vostre caselle postali. Conservatelo! Come ogni pezzo da collezione, fra qualche annetto potrà valere molto ;-). 

Le idee più originali e i progetti meglio realizzabili saranno direttamente premiati da una speciale giuria di Biassono in Progress, in collaborazione con "i 7 Magnifici": eccellenze commerciali selezionate nel nostro paese per cominciare il rilancio e la ricostruzione di un tessuto socio-economico unico nel panorama locale... date affondo a tutta la vostra creatività e che vinca il migliore!