Diceva il conte Verri...
"La voce della verità comincia da lontano a farsi ascoltare, poi si moltiplicano le forze, e la opinione regina dell'universo sorride in prima, poi disputa, poi freme, poi ricorre alle arti, poi termina derisa: questo è il solito gradato passo che fa la ragione a fronte dell'opinione" (Pietro Verri)
domenica 26 aprile 2020
sabato 4 aprile 2020
CORONAVIRUS E AUTOSUFFICIENZA COMUNALE
Il coronavirus riscrive il nostro rapporto non solo con la Terra, ma anche con il suolo. Lo ha fatto ancor prima che le misure di sicurezza costringessero i cittadini nelle proprie abitazioni. Nel momento in cui il Comune di Monza ha deciso di chiudere il Parco Reale, onde evitare assembramenti rischiosi per la salute, il territorio di Biassono si è scoperto improvvisamente mutilato. Famiglie in cerca di uno spazio aperto per i propri figli, anziani abituati a passeggiare nel verde, ma anche habitué dello sport o semplici amanti delle “natura”, hanno avvertito una mancanza sino a quel momento quasi invisibile.
Chi conosce i percorsi che dal centro storico del paese conducono sino alle rive del Lambro, invece, avrà di sicuro notato in zona un insolito incremento di visitatori, con ragazzi appoggiati alle piante per leggere più comodamente, altri seminascosti nell’erba alta dei campi - intenti forse a telefonare con discrezione - altri ancora appollaiati su qualche masso in riva al fiume, persi nella contemplazione delle acque. Sino a quando è stato possibile, l’area-est di Biassono - parzialmente tutelata dal Parco Valle Lambro - ha offerto una piccola valvola di sfogo all’immobilizzazione extra comunale imposta dai provvedimenti governativi e, in un secondo tempo, regionali. Funzione quasi del tutto trascurata in tempi “normali”, quando è invece il Parco di Monza a esercitare la sua funzione di attrattore/ristoratore naturale dell’equilibrio psico-fisico (concetto del tutto alieno ai provvedimenti emanati per l’emergenza).
Eppure le differenze sono evidenti: di fronte alla progressiva scomparsa di terreni liberi in tutti i Comuni della bassa Brianza, da una ventina di anni almeno il Parco si è trasformato in una “riserva di verde”: il punto più vicino e accessibile per sfuggire al grigiore urbano, all’interno del quale, tuttavia, l’ambiente naturale viene “fruito” anziché “vissuto”. Al Parco si va per correre, per pattinare, per pedalare in bicicletta; si va per stare in compagnia in un contesto rilassante, per fare ricerche di botanica, per osservare gli uccelli, per apprendere in che cosa consistano oggi le attività agricole e di allevamento. C’è chi frequenta il Parco, ahi noi, anche per godere delle corse in autodromo, come se queste fossero attività appropriate, nonostante gli effetti devastanti in termini di disturbo acustico e produzione d’inquinamento. Una riserva verde, in generale, che svolge una funzione del tutto analoga a quella di una piscina urbana, o di un grande giardino pubblico.
I terreni a est di Biassono, al contrario, permettono di vivere quel che resta della campagna aperta brianzola e del suo stile di vita. Mantengono un senso paesaggistico per l’orizzonte, grazie alle straordinarie vedute sui monti della Grigna e del Resegone, ma rivelano anche la cura con cui la terra viene accudita, arando campi, disegnando barriere verdi, cercando faticosamente un’armonizzazione fra fabbisogno agricolo e contatto spirituale con la natura. Non esistono vie prestabilite, o strade principali d’accesso; non sono presenti percorsi attrezzati per lo sport o punti di ritrovo. L’attraversamento di questi terreni invita piuttosto a vagare, a ritirarsi nell’intimità degli spazi marginali, a praticare attività fisica non seguendo alcun principio di performance, a ritrovare un contatto meditativo con se stessi, prima ancora che con l’altro, stimolando la curiosità dei nostri sensi. Si ruba una mora dai rovi. Si annusa un sambuco in fiore. Si cammina a piedi nudi nell’erba. Esperienze che ci siamo abituati a fare altrove. Ma, soprattutto, questa lenta esplorazione favorita dalla parte orientale del paese può proseguire in modo indefinito, sfruttando gli ultimi corridoi verdi che permettono di muoversi da un Comune all’altro, senza passare per le strade asfaltate.
Coronavirus e chiusura del Parco, insieme, sono riusciti a mostrare ai biassonesi che cosa hanno perso in tutti questi anni. Non è necessario aver letto le pagine di Cesare Cantù o i diari di Stendhal per farsi un’immagine di quale amabile territorio fosse la “verde Brianza”. Ancora sino ai primi anni ’80, Biassono godeva di un rapporto molto più equilibrato fra esigenze di sviluppo urbano, attività agricole e disponibilità di habitat naturale. La graduale perdita di terreni liberi, nel tempo, è stata in qualche modo compensata attraverso una mobilità sempre crescente: chi ha la possibilità, lascia il territorio comunale per trovare nel Parco di Monza, sui laghi o sulle montagne vicini, quegli stessi piaceri un tempo qui godibili.
L’illusione che tutto fosse a portata di mano, in definitiva, ha impedito di rendersi conto delle virtù dell’autosufficienza: un Comune, stando al significato stesso della parola che lo definisce in quanto tale, dovrebbe essere in grado di bastare a se stesso. Dovrebbe disporre di terreni, risorse e servizi sufficienti per garantire una vita dignitosa a tutti i suoi abitanti.
Chi lamenta di non avere il pane quotidiano, oggi, è la prima vittima di un sistema che sta cercando di privatizzare persino i bisogni essenziali dell’uomo. Chi non può affacciarsi da casa, perché non ha neppure un lembo di terra a suo servizio, è egli o ella stessa vittima di un mercato il cui fine è sempre e solo la massima capitalizzazione. Per troppo tempo abbiamo guardato con paternalistico compatimento tutte quelle società che, prive delle nostre meraviglie tecnologiche, perseveravano a vivere a livelli di “autosussitenza”. Eppure, come ricorda la saggezza delle babushke russe, sopravvissute alla caduta dello Stato grazie agli orti delle proprie dacie, “chi ha la terra, non manca di nulla”.
La terra, ancor più quando è bene comune e non proprietà privata, garantisce cibo per tutti, risorse per la sopravvivenza, lavoro a chilometrozero e, soprattutto, cura l’uomo attraverso il suo stesso prendersi cura della terra. Lo autodisciplina al senso del limite, alla pazienza, al dialogo con la natura intesa come essere vivente, ancorché come “cosa” a disposizione. In quanto cittadini, dovremmo perciò tornare a reclamare a livello amministrativo la terra; una terra che sia di tutti, però, e non semplicemente un comodo giardino recintato, o un parco-giochi, da contemplare fuori dalla finestra.
Dovremmo ripartire dall’idea-guida di “orto comunale” (assai meglio che “orto urbano”) come modello di sviluppo collettivo, in grado di dispensare cibo e lavoro a tutti quei cittadini che, usciti dall’emergenza della pandemia, potranno non avere più risorse su cui contare. Questo non significa che dovremo tornare tutti a essere contadini, bensì a ripensare il nostro territorio con la loro stessa capacità di resilienza e di cura: sviluppare, direttamente sul nostro territorio, beni e servizi per chi abita il nostro Comune; coltivare le capacità dei cittadini partendo proprio dalle caratteristiche peculiari dell’ambiente in cui viviamo, attraverso le quali sia possibile svolgere qui ed ora, ciò che sempre demandiamo a un altrove distante non solo nello spazio, ma anche nel tempo. In quest’ottica vanno perciò rivisti i criteri stessi di programmazione del territorio. Basti qualche esempio: recuperare terreni liberi ogni volta che cessi un’attività di servizio o produzione; favorire la conversione agricola e la riforestazione urbana; ripensare l’edilizia secondo il modello delle corti modulari, anziché delle unità abitative, con finalità di assistenza di vicinato; redistribuire i flussi demografici proporzionalmente all’ampiezza dei territori (prevedendo quindi un progressivo decremento della popolazione a Biassono e favorendo un ripopolamento delle aree interne italiane abbandonate); investire nell’artigianalità anziché nella massificazione delle merci; sviluppare presidi scolastici, sanitari e aziendali in grado di garantire il massimo livello di specializzazione concesso alle caratteristiche del territorio.
Dovremmo cioé intendere la terra, la nostra terra, non più come risorsa “per” (costruire, sfruttare, fruire…), bensì come bene “grazie a cui” (vivere): un medium che elargisca solo in funzione di ciò che siamo poi in grado di restituire. Autosufficienza non significa però isolazionismo: vuol dire far parte di un sistema di “intelligenza vegetale” - come lo definisce il botanico Stefano Mancuso - nel quale ogni cellula è potenzialmente in grado di svolgere il lavoro di tutte le altre, restando però fra loro connesse in un unico organismo che contribuisca al loro costante sviluppo.
Un tempo, fra il XII e il XV secolo, la comunità di Biassono era riuscita a garantire benessere a ogni suo abitante grazie al modello socio-agricolo degli Umiliati e delle Umiliate: un movimento spirituale che, partendo dal lavoro in comune dei campi e dalla lavorazione della lana ricavata dall’allevamento, era arrivato addirittura a fondare Case “coloniche” (Domus) per tutto il nord Italia, sino al cuore di Milano. La più importante si trovava proprio là dove sarebbe poi sorto il monastero di Santa Caterina di Brera e portava il nome di “Domus de Blasono”, dalla prima fondatrice.
Ci fu un tempo, dunque, in cui fu la provincia rurale a proporsi come modello per la città. Oggi abbiamo l’occasione di onorare la memoria dei nostri avi, facendo nuovamente di Biassono una comunità dell’agire. Una comunità che non abbia bisogno di conurbanizzarsi per vivere, ma possa trovare in sé tutte le risorse di cui davvero necessiti.
venerdì 17 gennaio 2020
S. ANTONIO: CHI SOFFIA SUL FUOCO?
Con
Ordinanza n.25 del 17.12.2019 il Sindaco Casiraghi vietava, giustamente,
l’utilizzo di “petardi, razzi, mortaretti ed artifici pirotecnici in genere dal
30 dicembre 2019 al 6 gennaio 2020”.
L’Ordinanza
veniva disposta oltre che a tutela del riposo delle persone e della salute
degli animali, anche perché, citiamo testualmente, “stante le condizioni
meteoclimatiche particolarmente significative per la formazione e l’accumulo
degli inquinanti è importante ridurre ogni possibile fonte d’immissione di
gas e particolati atmosferici”.
Non
è trascorso neppure un mese da quella data e, se possibile, i livelli di inquinamento hanno ulteriormente
superato le soglie di guardia da parecchi giorni.
Regione
Lombardia è corsa ai ripari imponendo il divieto assoluto di accendere fuochi
all’aperto con conseguente diffusione di nuove polveri nell’aria. Non pochi i
Sindaci ed i Comuni che hanno deciso di rispettare le indicazioni regionali
(Brugherio, Lissone, Cesano Maderno, Segrate, Cassano d’Adda e numerosi altri).
Oggi,
come noto, si festeggia Sant’Antonio Abate, patrono dei contadini e degli
animali domestici; diverse le iniziative di falò rituali in suo onore.
Falò
rituali che, inevitabilmente, contribuiranno al peggioramento della qualità
dell’aria in virtù del fatto che producono effetti che persistono anche per
diversi giorni, soprattutto nei periodi invernali di stabilità atmosferica
favorevole all’accumulo degli inquinanti.
Non
è trascorso neppure un mese dalla data di quella prima Ordinanza, eppure il
nostro ineffabile Sindaco in data 14.01.2020 ne emette altre due, di Ordinanze,
per autorizzare l’accensione di due falò sul territorio comunale (in Via
Madonna delle Nevi ed in Via Cascina Taverna).
Spariscono
le esigenze di ridurre “ogni possibile fonte d’immissione di gas e particolati
atmosferici” e prende il sopravvento la tradizione del falò, “parte di un
rituale di purificazione e di consacrazione”; ...“non pratica abitudinaria, ma
bensì (sic) evento straordinario tradizionale locale”;… “avvenimento proprio
delle tradizioni locali padane, di genesi ultracentenaria e propiziatoria per
il benessere della nostra gente e del nostro territorio”.
Le
tradizioni sono importanti, ma la salute dei cittadini non dovrebbe essere
anteposta a tutto? Quand’è che ci si renderà finalmente conto che l’aria,
l’acqua, il cibo, la terra sono beni primari sempre più inquinati?
Sappiamo
già ci sarà chi obietterà che il riscaldamento globale non si risolve di certo
sospendendo un falò.
Tuttavia,
se si vogliono realmente valorizzare le tradizioni contadine, il nostro Sindaco
dovrebbe anzitutto salvaguardare i pochi terreni agricoli rimasti.
Ed
adeguarsi alle disposizioni regionali, nella condizione data, non è
esclusivamente questione di rispetto delle regole, ma soprattutto di buon
senso.
lunedì 25 novembre 2019
Perché il populismo?
Agenda da aggiornare. Venerdì 29 novembre, presso Palazzo Bossi a Biassono (MB), approfondiremo insieme ad altre liste civiche del territorio il tema "populismo": una sfida alla politica tradizionale che impone un ripensamento delle strategie di comunicazione, di organizzazione e, soprattutto, di partecipazione popolare.
Vi aspettiamo!
venerdì 27 settembre 2019
BIASSONO E' SMART!
La rivoluzione digitale è arrivata anche a Biassono. Forse un po’ in ritardo rispetto a quanto i cittadini di Milano già conoscono e sperimentano, ma in sorprendente anticipo sul territorio di provincia. In quest’ultima settimana, infatti, abbiamo compiuto decisi passi avanti per trasformarci in una “smart city”: una cittadina “intelligente”, nella quale servizi e risorse possano finalmente essere messi a sistema, grazie all’impiego delle tecnologie più avanzate. Il tema era stato più volte sollecitato in consiglio comunale da Lista per Biassono, venendo promosso anche attraverso mozioni mirate, senza ottenere però appoggio dalla maggioranza.
Venerdì 20 settembre, in collaborazione con Brianza Innovation Retepiù e con un sorprendente invito ad accomodarsi nei giardini di Villa Verri, il sindaco Luciano Casiraghi ha invece proposto una serata di presentazione sui possibili sviluppi futuri di Biassono. Prendendo spunto da una battuta dell’esploratore Marco Polo ne “Le città invisibili” di Italo Calvino (“Di una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”), il rappresentante di Retepiù ha evidenziato quali siano oggi gli ambiti indispensabili su cui intervenire per trasformare la nostra comunità in una “smart city”: i bisogni quotidiani, i rapporti fra cittadini e la pubblica amministrazione, così come la digitalizzazione delle imprese e degli operatori di servizio.
Dal 2008, a livello globale, il numero di persone che vivono in città ha infatti superato il numero di quelli che vivono in ambienti rurali, spingendo a rimodulare la nostra idea di comunità. Una tendenza, fra l’altro, che non pare volersi stabilizzare: se oggi il 56% della popolazione mondiale risulta concentrata nei nuclei urbani, nel 2050 lo sarà per il 70%. Nel nostro Paese, questi valori appaiono ancor più allarmanti: il 76% degli italiani vive già in città, ma nel 2050 saranno l’80%.
Siamo ormai di fronte alla sfida dell’overpopulation (del sovraffollamento urbano), che comporta conseguenze sempre più pesanti dal punto di vista dell’inquinamento ambientale (2.5 milioni di morti in Europa occidentale nel 2017 e 76mila in Italia), ma anche dell’innalzamento della temperatura terrestre: oltre il 35% di produzione di anidride carbonica, oggi, deriva dagli impianti elettrici e di riscaldamento, così come dai trasporti (32%). L’energia assorbita dalle città, poi, oscilla fra il 60 e l’80% del totale, con picchi massimi proprio nei Comuni più piccoli. Da qui l’esigenza di un cambio di politica anche per cittadine come Biassono, chiamate a fare rete con i paesi limitrofi per puntare a una sensibile riduzione dei consumi energetici, ma anche per contrastare più efficacemente i cambiamenti climatici. I passi che il nostro Comune è tenuto compiere riguardano innanzitutto la connessione delle infrastrutture attraverso sensori intelligenti, in virtù dei quali sarà possibile raccogliere dati utili per le applicazioni e le piattaforme digitali finalizzate a un miglior coordinamento dei servizi. I nostri stessi smartphone sono destinati a divenire parte integrante delle politiche di riorganizzazione territoriale, offrendo possibilità di interazione sul piano della sicurezza pubblica e privata, nei rapporti con le scuole, rispetto ai consumi energetici e alle risorse della mobilità, oltre che della gestione delle riserve idriche o dello smaltimento dei rifiuti.
Qualche esempio? I parcheggi liberi potranno essere trovati semplicemente con un click sul proprio telefono, ma anche la disponibilità di un mezzo per spostarsi in modalità car-sharing. I semafori saranno velocizzati attraverso l’uso di sensori per rilevare l’effettivo livello di traffico, mentre la moltiplicazione delle colonnine di ricarica elettrica permetterà di muoversi con mezzi meno inquinanti, connettendosi con ulteriori dispositivi digitali. E’ poi al vaglio l’adozione di nuove piste ciclabili autoilluminanti per risparmiare sui consumi (Pavia sta letteramente facendo da “apripista”), al pari dell’impiego di materiali edilizi per l’assorbimento delle sostanze inquinanti volatili, mentre già a breve i lampioni delle strade pubbliche si accenderanno solo se rileveranno movimento effettivo.
A Milano è stato poi lanciato un servizio che sta conquistando molte altre cittadine: la cosiddetta “logistica dell’ultimo miglio”, che prevede consegne in tempi rapidissimi grazie ad apparecchiature completamente automatizzate (Yape). Una presentazione ad ampio spettro delle nuove possibilità sarà tenuta il 10 ottobre in Villa Reale a Monza, ma Biassono mostra di essere già sulla buona strada: a breve, in piazza Italia, sarà installata la prima colonnina di ricarica per l’utilizzo di un’auto elettrica in condivisione fra amministrazione comunale e cittadini (dai quali potrà essere fruita il mercoledì e il venerdì pomeriggio, oltre che per tutto il sabato e la domenica).
Un altro affascinante assaggio delle innovazioni in via di lancio sul nostro territorio è stato offerto mercoledì 25 settembre, nella sede di Palazzo Bossi: lo Studio ZetaPiù dei fratelli Zurawski, nuovo gestore dell’immobile attraverso il progetto Talent Yard, non solo ha trasformato la storica dimora in uno spazio di sperimentazione per l’uso di scenografici effetti luminosi, ma ha ospitato anche alcune delle imprese più innovative della nostra zona: fra le tante proposte basate sull’uso delle tecnologie digitali, l’adozione della realtà virtuale e aumentata per finalità ricreative e lavorative, ma anche nuove modalità di apprendimento e comunicazione segnica, con l’obiettivo di superare le disabilità nelle scuole, così come sul lavoro o nella vita quotidiana. E ancora, collaborazioni con creativi e artisti per sviluppare i propri talenti, nell’ottica di individuare nuove opportunità di business.
Finalità perseguite anche dal quarto Talent Garden organizzato domani, sabato 28 settembre, dall’Associazione culturale Gaetano Osculati: le iniziative in programma in Villa Verri rappresentano da anni una delle più importanti piattaforme di lancio e visibilità per i giovani del nostro territorio. Ma se l’edizione 2019 darà spazio soprattutto alle arti, con esibizioni fotografiche, musicali e teatrali, un altro progetto dell’associazione coinvolgerà a breve la Camera del Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi. Anche l’amministrazione si appresta a sviluppare nuovi servizi in convenzione con l’importante organo di rappresentanza delle imprese territoriali: durante l’ultimo consiglio comunale, è stata infatti approvata l’istituzione di uno sportello amministrativo che agevoli i rapporti diretti con la Camera del Commercio, avvantaggiandosi di una nuova piattaforma d’accesso e dei numerosi servizi digitali ad essa connessi. Sì, Biassono è davvero pronta a voltare pagina. Anzi, “a fare upgrade”.
domenica 22 settembre 2019
Maltrattamenti animali, Biassono alla guida della mobilitazione in Brianza
L’amministrazione comunale di Biassono
ha fatto della lotta alla sporcizia urbana, di origine canina o umana, un
caposaldo del suo operato; proprio per questo, potrebbe oggi giocare un ruolo
chiave nel risolvere la peggior problematica denunciata in Brianza, onorando al
contempo una delle nostre concittadine più meritevoli. Marta Viganò, giovane
dog trainer venuta a mancare nei giorni scorsi per un tragico incidente, non ha
soltanto aiutato tante famiglie biassonesi a educare i propri animali di
compagnia nelle manifestazioni organizzate in paese. Non si è limitata a
sensibilizzare e offrire indicazioni preziose per dotare Biassono della sua
prima area cani attrezzata in via Locatelli. Insieme ai suoi colleghi, aveva
portato all’attenzione pubblica diversi casi riguardanti la tutela degli animali in Brianza e in Italia.
Il più grave, oggi, rimane ancora quello che interessa la zona Cascinazza di Monza, le cui prime denunce risalgono addirittura al 1998.
Il più grave, oggi, rimane ancora quello che interessa la zona Cascinazza di Monza, le cui prime denunce risalgono addirittura al 1998.
Cani, cavalli, conigli e ovini ridotti in condizioni “incompatibili con la loro
natura” (per usare una perifrasi legale), all’interno di uno spazio di circa
mille metri quadrati in via Rosmini 13, a Monza, dove i blitz delle forze
dell’ordine avevano anche rilevato la presenza di un macello, nonché di un
caseificio abusivo.
L’operazione era stata condotta lo scorso gennaio, con
conseguente denuncia in Procura. Peccato che, come più volte accaduto in
passato, il caso sia rimasto sul tavolo, lasciando man forte agli abusi
denunciati. Per arrivare a un’immediata risoluzione, sono stati lanciati nuovi
appelli di sensibilizzazione sulla stampa locale, senza ottenere alcunché.
Occorre perciò un intervento istituzionale, supportato da quante più firme possibili, affinché gli animali possano essere finalmente liberati e tutelati. Chiediamo al sindaco di Biassono, che tanta sensibilità ha dimostrato sino ad oggi verso queste tematiche di degrado urbano e civile, di sollecitare la Procura alla soluzione del caso. Al contempo, invitiamo tutti i concittadini ad avviare una nuova petizione di firme, scrivendo al sindaco di Biassono (borgomastro@biassono.org ) e all’Enpa di Monza (maltrattamenti@enpamonza.it), per evitare che il caso finisca impantanato nell’oblio burocratico e che maltrattamenti del tutto inaccettabili continuino ad essere perpetrati. Sarebbe certo il modo più efficace per onorare l’impegno di Marta nella protezione e nella cura degli animali, che tanti biassonesi e amici hanno voluto riconoscerle stringendosi in massa ai suoi funerali. Dall’altra, consapevoli della necessità di nuovi spazi pubblici per la cura dei nostri cani, chiediamo anche che il prossimo parco istituito a Biassono sia intitolato proprio a Marta Viganò, com’è giusto sia per tutti quei biassonesi che col proprio impegno pubblico hanno contribuito a migliorare la nostra comunità.
Copia e incolla questo messaggio alla
tua email di mobilitazione: “Chiedo che la Procura di Monza presso cui, nel mese di
gennaio 2019, è stata depositata la denuncia per maltrattamenti sugli animali
presenti in via Rosmini 13, a Monza, si pronunci ufficialmente sul caso,
adottando provvedimenti definitivi di tutela dei diritti animali ed eco
ambientali”.
venerdì 14 giugno 2019
BIASSONO, OCCHIO ALLE BORSE DI STUDIO!
Per concorrere all’assegnazione delle borse di studio, a Biassono, non basta più avere ottimi voti scolastici. Occorre anche una vista da falco, perché l’unica modalità per conoscere i termini di richiesta, da quest’anno, è solo l’annuncio attraverso i tabelloni luminosi comunali, o al massimo una comunicazione da scovare direttamente sul sito www.biassono.org. Stop al filo diretto con le scuole, dunque. A confermarlo, dopo settimane di disorientamento, è stato proprio un responsabile di Villa Verri a colloquio con la madre di alunna esclusa dall’assegnazione di quest’anno.
Esclusa non certo per demeriti personali, bensì per la tardiva scoperta riguardante le nuove misure di pubblicizzazione. Come dichiarato in municipio, l’ufficio scuola non è (più) tenuto a consegnare volantini informativi nei plessi di Biassono, a differenza di quanto ancora avveniva lo scorso anno. Questa, almeno, è l’ultima versione ufficiale, visto che la stessa madre si era sentita rispondere solo pochi giorni prima che una comunicazione, in realtà, era stata mandata alla scuola. Effettuate le dovute verifiche all’Istituto comprensivo di Biassono, nessuno ha però potuto confermare l’arrivo di qualsivoglia comunicazione. A quel punto, il solerte impiegato ha riconosciuto di essersi forse confuso per le “troppe comunicazioni” fra Comune e scuole, aggiungendo in ogni caso che sono state ben 50 le domande di borse di studio pervenute quest’anno all’amministrazione (10 in più rispetto alle effettive borse stanziate nel bando 2019).
“A quanto pare - ha commentato con delusione la madre - tocca ora ai cittadini stare all’erta nel periodo dell’uscita del bando, previsto ogni anno fra metà aprile e la fine di maggio, perché alle scuole non arriveranno più comunicazioni. Immagino perciò sarà questo il modus operandi anche per i prossimi anni”. Una situazione che, certo, non soddisfa la maggior parte dei genitori, già alle prese con tante altre incombenze che gravano sulla vita scolastica dei propri figli. Il loro auspicio è che l’informazione istituzionale torni a essere veicolata anche all’interno della scuola, essendo per genitori e studenti il primo e più importante canale di riferimento per conoscere quali siano i rapporti dell’Istituto biassonese col Comune.
venerdì 24 maggio 2019
Pagano i biassonesi, non le grandi compagnie
Con quasi un mese di ritardo rispetto al termine ultimo previsto
per Legge (30 Aprile), il Rendiconto 2018 è approdato sui banchi del Consiglio
Comunale. Ci sarebbe piaciuto, in occasione del dibattito sulla chiusura
dell'esercizio 2018, essere originali, affrontare tematiche nuove e portare la
discussione su argomenti mai trattati in precedenza.
Addentrandoci nelle pieghe del Conto Consuntivo ci siamo invece
trovati di fronte, anche quest'anno, le solite macroscopiche e ataviche
risultanze.
Non parleremo, quindi, di tasse, tariffe ed aliquote e della
loro gravosità e iniquità.
Lo abbiamo già fatto e lo facciamo sempre ad ogni discussione di Bilancio
Preventivo; non ci pare pertanto il caso di ritornarci, anche se queste
osservazioni costituiscono il presupposto su cui si fonda l'impianto stesso di
ogni Bilancio. Sulle quali, ovviamente, continuiamo a mantenere tutte, nessuna
esclusa ed eccettuata, le criticità più volte manifestate.
Soffermeremo, giocoforza, la nostra attenzione su un'altra
annosa e, per noi che la denunciamo da anni, spinosa e pericolosa evidenza: la
montagna eufemisticamente definita "residui
attivi di dubbia esigibilità".
Montagna che le amministrazioni leghiste succedutesi dal 1996 ad
oggi stanno cercando di "smontare" solo ed esclusivamente a partire
dal 2017 e solo ed esclusivamente in conseguenza del noto provvedimento della
Corte dei Conti.
La domanda che, a nome del biassonese medio, ci sentiamo di
porre a chi ha amministrato sinora il nostro Comune può apparire semplice e
banale: perché?
Perché si sono lasciati passare quasi vent'anni per "dare
avvio" a tali controlli? Perché si sono lasciate cadere nel vuoto le
segnalazioni e le grida d'allarme che puntualmente Lista per Biassono
sollevava? Perché ci si è mossi solo ed esclusivamente dopo la censura e
la diffida della Corte dei Conti?
Facciamo parlare i numeri, i dati certi, ovverossia le cifre del
Conto Consuntivo.
E partiamo dalla "Tabella dei Parametri Obiettivi per i
Comuni ai fini dell'accertamento della condizione di Ente strutturalmente
deficitario" (i parametri obiettivi sono 8 e gli enti locali che
presentano almeno la metà dei parametri deficitari, lo sono tali
strutturalmente ai sensi dell' art. 242 comma 1 Testo Unico Enti Locali).
Orbene, il Comune di Biassono risulta "deficere" sia
per quanto attiene all'incidenza degli incassi delle entrate proprie sulle
previsioni definitive di parte corrente, che è minore del 22%, sia per quanto
concerne l'effettiva capacità di riscossione, riferita al totale delle entrate,
che è minore del 47%.
Alcuni allegati al Bilancio, e l'allegato 30 in
particolare, appaiono, nella loro crudezza, francamente
imbarazzanti.
Ci riferiamo al Prospetto concernente la composizione del Fondo
Crediti di Dubbia Esigibilità dal quale estrapoliamo alcune significative e
drammatiche cifre:
Ici (quote
arretrate)
media riscoss. : 13,40%
non riscosso: 86,60%
Residui attivi ancora da riscuotere: euro 46.024,69
Tarsu
media riscoss. : 14,62%
non riscosso: 85,38%
Residui attivi ancora da riscuotere: euro 245.645,36
Tarsu (quote
arretrate)
media riscoss.: 0%
non riscosso: 100%
Residui attivi ancora da recuperare: euro 62.052,89
Tari
media riscoss. : 28%
non riscosso : 72%
Residui attivi ancora da riscuotere: euro 914.198,62
Proventi imp.
sportivi
media riscoss. : 0%
non riscosso: 100%
Residui attivi ancora da riscuotere : euro 40.161,80
Fitti reali da
fabbr.
media riscoss. : 23,73%
non riscosso: 76,27%
Residui attivi ancora da riscuotere: euro 210.468,81
Conv. util. aree
comun. operatori telefonia mobile
media riscoss. : 25,13%
non riscosso: 74,87%
Residui attivi ancora da riscuotere: euro 59.300,27
Sanzioni violaz.
Codice della Strada
media riscoss.: 7,26%
non riscosso: 92,74%
Residui attivi ancora da riscuotere: euro 1.262.228,50
Sanzioni violaz. Regolam.
ed . Ordinanze
media riscoss.: 2,66% (evidentemente siamo il paese delle grida
manzoniane)
non riscosso: 97,34%
Residui attivi ancora de riscuotere: euro 33.919,74
Recup. spese immob.
in affitto a terzi
media riscoss.: 6,84%
non riscosso: 93,16%
Residui attivi ancora da recuperare: euro 245.957,77
Potremmo proseguire ma, per carità di patria, ci fermiamo qui.
Complessivamente i
Residui Attivi al 31.12.2018 ammontavano ad euro 9.690.991,51 (erano 8.091.108,26
nel 2017).
Somma che rimarrebbe pesantissima anche qualora dovessimo
scorporare la Competenza 2018 (euro 4.763.698,43). Ci attesteremmo infatti
sulla considerevole cifra assoluta di euro 4.927.293,08 (erano 3.543.075,14 nel
2016 e 4.096.153,51 nel 2017).
L'evidenza dei Residui Attivi Mantenuti mette in rilievo che
molti degli stessi, anche di lunga data, sono posti in capo a : Operatori
della Telefonia Mobile, Compagnie di Assicurazione, Enti e Società per Azioni
della cui insolvenza ci riesce impossibile capire le ragioni.
Non solo; a differenza dei privati cittadini, per questi
soggetti inottemperanti, persone giuridiche che chiudono Bilanci floridi, non sono
neppure previste more, penalità e/o sanzioni.
Anzi; gli si rinnovano le convenzioni in essere senza prendersi
la briga di sanare le situazioni debitorie pregresse!
Qualche esempio concreto:
Esercizio 2012: la società Wind Tre SpA è debitrice di euro
3.403,44 oltre ad altri euro 4.638,21.
Non solo non si riesce a recuperare da una SpA tali somme, ma
nel 2013, senza sanare il pregresso, si rinnovano le due convenzioni con la
stessa Società che risulta ad oggi debitrice di altri euro 18.000 ed ulteriori
euro 13.000.
Esercizio 2013: insolventi anche la società Telecom Italia
SpA per 16.310,91 euro e la
società Wind Telecomunicazioni per 3.947,71 euro.
Esercizio 2014: inspiegabili i 10.000 euro che la società Cierre
liquidazione danni deve in virtù di un accordo transattivo. Ovvero: il Comune
raggiunge una transazione verosimilmente rinunciando a parte del suo credito e
poi non riesce ad incassare quanto convenuto e stipulato nero su bianco in un
verbale di accordo?
Esercizio 2017: la società Monza Mobilità s.r.l. è debitrice
delle somme di euro 7.620,00 oltre ad euro 3.247,25 per canone di concessione
temporanea di aree comunali per parcheggi.
Perché gli è stata rinnovata la concessione per il 2018 senza
che sia intervenuta una sanatoria del ppregresso?
Potremmo continuare elencando la lunga lista di crediti di lunga
data non riscossi nei confronti di Società, Studi Professionali, Enti, Amministrazioni,
persino il Ministero degli Interni!
Abbiamo anticipato che, dal 2017, è in atto un'attività di
accertamento tributario e sappiamo che gli importi riscossi sono passati dai
45.025 euro del 2017 ai 622.165 del 2018.
L'impressione che se ne ricava è che comunque tale attività,
oltre a costituire un business per le Società che la praticano, che si vedono
riconoscere aggi del 30%, non riesca ad incidere efficacemente sugli Esercizi
di più vecchia data e vada comunque ad interessare quasi ed esclusivamente la
fascia relativa al cosiddetto "contribuente medio", ovvero il privato
cittadino.
Abbiamo più volte sostenuto, e lo ribadiamo, che per Lista per
Biassono l'incapacità o la mancata volontà di riscuotere quanto di spettanza
del Comune costituisce uno degli indicatori principali per giudicare l'operato
dell'Amministrazione comunale. Tanto più in periodi di prolungata crisi
economica come l'attuale.
Questa Giunta e questo Consiglio, per quanto di rispettiva
competenza, dovrebbero quanto prima essere nella condizione di distinguere
nettamente le situazioni di cosiddetta "morosità incolpevole", dalle
altre. Per le prime, sperimentare anche forme innovative quali un Regolamento
sul baratto amministrativo; le seconde, da perseguire.
Passando ad una analisi più generale, questo l'andamento
delle ENTRATE TRIBUTARIE che
passano da euro 5.149.039 (2016) ad euro 5.312.014 (2017), ad euro 6.022.672
(2018), con un aumento del 13,38%
Tra queste:
IMU: 1.250.000 (2015); 1.660.872 (2016); 1.600.000
(2017); 1.702.000 (2018)
TASI: 1.815.000 (2015); 555.326 (2016); 610.000 (2017); 570.000
(2018)
TARI: 1.2000.615 (2015); 1.221.067 (2016); 1.235.000 (2017);
1.345.884 (2018)
ADDIZ. COM. IRPEF: 1.575.000 (2015); 1.615.000 (2016); 1.700.000
(2017); 1.710.000 (2018)
I TRASFERIMENTI da
Stato, Regione ed altri Enti passano da euro 4.304.279 (2016) ad euro 4.112.581
(2017); ad euro 4.859.699 (2018).
Le ENTRATE
EXTRATRIBUTARIE passano da euro 2.577.666 (2016), ad euro 1.692.204
(2016), agli attuali euro 1.794.082, con un aumento del 6,02%.
Queste le principali voci di entrata:
Sanzioni Cod.Strada: 345.000 (2015); 249.821 (2016); 249.384
(2017); 450.000 (2018 + 80,44%)
Concess. cimiteriali: 118.912 (2015); 129.936 (2016); 110.956
(2017); 166.728 (2018 + 50,26%)
Proventi refezione scolast.: 7.000 (2015); 17.167 (2016); 8.166
(2017); 53 (2018 - 99,35%)
Proventi trasp. alunni: 48.003 (2015); 49.205 (2016); 51.589
(2017); 48.231 (2018 - 6,51%)
Convenzione operat. telefonia mob.: 87.000 (2015); 113.005
(2016); 163.627 (2017); 90.344 (2018)
Fitti reali di fabbricati: 120.405 (2015); 105.350 (2016);
96.279 (2017); 92.088 (2018)
Recupero spese immobili in affitto: 60.680 (2015); 71.293
(2016); 83.228 (2017); 58.807 (2018)
Tra le ENTRATE PER
ALIENAZIONE e TRASFERIMENTI DI CAPITALE:
Proventi conc. edil. urb. prim.: da 200.535 (2015); 510.935
(2016); 283.478 (2017); 224.873 (2018)
" " " secondarie:
96.797 (2015); 217.594 (2016); 134.660 (2017); 57.411 (2018)
Per quanto attiene alle SPESE, al netto delle somme relative all'Ufficio di Piano, quelle correnti aumentano del 4,98% passando da 7.596.761 (2016) agli
attuali 7.974.720, ed hanno la seguente incidenza sul Bilancio:
spese istituzionali, generali e di gestione: sono pari al 31,73%
delle spese
ordine pubblico e sicurezza: 5,56%
istruzione e diritto allo studio: 10%
tutela e valorizzazione dei beni e della attività culturali: 2,56%
politiche giovanili, sport e tempo libero: 2,08%
turismo: 0,03%
assetto del territorio ed edilizia abitativa: 1,11%
sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente: 19,86%
trasporti e diritto alla mobilità: 7,62%
soccorso civile: 0,16%
diritti sociali, politiche sociali e famiglia: 18,90%
sviluppo economico e competitività: 0,14%
politiche per il lavoro e la formazione professionale: 0,21%
agricoltura: 0%
energia e diversificazione delle fonti energetiche: 0%
relazioni con le altre autonomie territoriali e locali: 0%
Infine le spese per
investimenti: da euro 882.825,28 (2015) ad euro
1.294.170,28 (2016) ad euro 134.398 (2017), agli attuali euro 1.365.109,40 (opere
finanziate nel 2017 eseguite nell'esercizio 2018). Tra le opere principali:
Riqualificazione impianto termico Aldo Moro: euro 88.500
Man. straord. Scuola Aldo Moro: euro 433.189,52
Intervento ristrutt. Villa Bossi: euro 299.258,54
Fornitura attrezz. nuova palestra Via Parco: euro 25.000
Integrazione impianti videosorveglianza esistenti: euro 19.911
Manutenz. staord. Piazza Libertà: euro 7.600,60
Area gioco bimbi San Giorgio: euro 40.523,90
Progettazione nuovi
colombari cimitero capoluogo: euro 35.345,78
Colombari Cimitero capoluogo: euro 44.255,91
Asfaltature stradali: euro 278.628,82
L'esercizio 2018 si chiude con un avanzo complessivo di euro 5.032.188,80
Che risulta così suddiviso :
euro 718.137,16 risorse vincolate in parte corrente
euro 3.353.102,47 risorse accantonate nel Fondo Crediti di
Dubbia Esigibilità (erano euro 1.187.365,04 nel 2016 ed euro 2.315.307,75 nel
2017)
L'avanzo non vincolato ammonta ad euro 950.000
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