Diceva il conte Verri...

"La voce della verità comincia da lontano a farsi ascoltare, poi si moltiplicano le forze, e la opinione regina dell'universo sorride in prima, poi disputa, poi freme, poi ricorre alle arti, poi termina derisa: questo è il solito gradato passo che fa la ragione a fronte dell'opinione" (Pietro Verri)

sabato 1 maggio 2021

Regolamenti comunali: come darsi la zappa sui piedi

I compromessi non fanno mai bene alla politica, soprattutto quando occorre adottare regolamenti che intendano supportare progetti innovativi come la trasmissione audio e video dei consigli comunali, o l'istituzione degli orti urbaniNuova conferma è arrivata proprio ieri sera, al termine della seduta in Villa Verri che, dopo lunghi mesi, ha riportato al confronto dal vivo i rappresentanti delle forze politiche di Biassono. 


Un ritorno dai contorni sempre più surreali: entrata in municipio condizionata dal riconoscimento facciale e dalla misurazione della temperatura corporea, quindi sterilizzazione delle mani e presa di posizione nell’apposito stallo creato per il banco consiliare, diviso da pannelli semi-trasparenti per evitare la circolazione laterale del respiro dei consiglieri (benché tenuti ad indossare una mascherina facciale e nonostante la sala fosse areata dalle finestre aperte, oltre che sanificata dall’uso di un depuratore antibatterico). Il Covid19 ci abitua sempre più a scene da allevamento intensivo. 


Le prime avvisaglie di incomprensione fra maggioranza e opposizioni sono emerse proprio durante la valutazione del “Regolamento per le trasmissioni audiovisive del consiglio comunale”, discusso per mesi in commissione consultiva, dopo un travagliato percorso di riconoscimento che risale addirittura al 2012: anno in cui Lista per Biassono presentò la prima mozione per favorire una maggior pubblicità delle sedute in Villa Verri, inizialmente bocciata dalla maggioranza, per essere poi ripresa ed approvata alle condizioni della Lega Nord. Una strategia messa in atto anche con il progetto degli orti comunali, la cui istituzione era stata chiesta tramite mozione da Lista per Biassono nell’ormai remoto 2014. 


TEMPI LUNGHI PER LO STREAMING 

Alla luce dei complessi sviluppi della comunicazione digitale, il regolamento per le trasmissioni punta a bilanciare sia le esigenze di pubblicità, sia quelle di tutela dei dati sensibili, prevedendo però tempi d’applicazione che potrebbero spingersi oltre il mandato dell’attuale amministrazione. L’adeguamento delle attrezzature e dei sistemi tecnologici comunali, infatti, dovrà essere effettuato entro 6 mesi, potenzialmente a ridosso del periodo in cui Biassono sarà chiamato al voto (sempre che l’emergenza Covid19 non spinga a posticipare ulteriormente le elezioni amministrative, già slittate da maggio 2021 a ottobre 2021). L’articolo 5, che permetterà la trasmissione in streaming sul web e/o la registrazione digitale della seduta, rendendola disponibile sul sito del Comune nei 12 mesi successivi, implica un’attenta valutazione dei mezzi di diffusione e archiviazione. La pubblica amministrazione, infatti, non può permettersi di cedere diritti d’uso a terzi non regolamentati, sia che si tratti di giornalisti, cittadini privati o, soprattutto, di società tecnologiche come Zoom, Youtube o Facebook che mettono a disposizione le proprie piattaforme, a patto di detenere e usare per proprie finalità quanto viene divulgato. In tal senso, è fondamentale che il Comune si doti di propri server e di spazi digitali sotto il suo diretto controllo, o di società che accettino le misure di sicurezza della pubblica amministrazione. 


Nell’ottica di una massima tutela da fenomeni di discrezionalità, Lista per Biassono ha ottenuto anche che il testo del regolamento fosse emendato nel passaggio riferito alle competenze del Presidente del Consiglio Comunale. Il passaggio che riporta la possibilità di sospensione delle riprese - “ove (il presidente) ravvisi che le modalità di svolgimento dell’attività autorizzata arrechino pregiudizio al normale svolgimento della seduta consiliare” - è stato modificato sostituendo il termine “consueto” a “normale”, in modo tale da aver un riferimento tradizionale e abitudinario, anziché soggettivo, su come si debbano svolgere le sedute. Per quanto riguarda l’articolo 9 dedicato al rilascio delle interviste, non è stata invece accolta la richiesta di LpB di prevedere in ogni seduta uno spazio che consenta ai capogruppo di essere video-intervistati all’inizio del consiglio comunale, spiegando in pochi minuti e con parole semplici le proprie posizioni sui temi caldi all’ordine del giorno (così da facilitare la comprensione del  pubblico quando si affrontano temi con inevitabili tecnicismi amministrativi).


LA ZAPPA SUI PIEDI

La situazione è invece precipitata in occasione del successivo “Regolamento per la concessione degli orti urbani su terreni di proprietà del Comune di Biassono”. Il testo in esame è apparso subito il risultato di un faticoso compromesso fra due tendenze: da una parte, il tentativo di valorizzare gli orti comunali come risorsa per lanciare progetti di agricoltura innovativa, con possibilità di sperimentare la messa a coltura di specie rare, prodotti tipici del territorio, adozione di tecniche di coltivazione più complesse e creazione di una rete di interazione capace di sostenere economicamente il progetto stesso; dall’altra, la volontà di mettere a disposizione lotti di terra (di pochi metri quadrati e in prossimità del vigneto comunale), con finalità di aiuto alimentare alle famiglie biassonesi, ma soprattutto agli anziani, seguendo però un approccio amatoriale-hobbystico


Una contraddizione espressamente denunciata da Lista per Biassono già in sede di commissione che, tuttavia, non ha portato le altre forze consiliari a riconsiderare il lavoro fatto, presentando sui tavoli di Villa Verri un documento più chiaro negli intenti e nelle modalità organizzative. Nessuna sorpresa, dunque, se diversi tentativi di emendare il testo siano stati avanzati prima dal consigliere Domenico Dosa di Biassono Civica, poi dall’assessore Sergio Motta, dando adito quest’ultimo anche a un contenzioso sul proprio mancato rispetto dei tempi previsti per la presentazione degli emendamenti (in particolare, la scelta di rimuovere i criteri di reddito per l’assegnazione dei lotti e privilegiare la fascia anziana). Posto che, su conferma della segretaria comunale, entrambe le proposte si sarebbero potute discutere e mettere ai voti durante la sessione, le diverse chiavi di lettura insite nel testo hanno infine spaccato gli schieramenti in campo


Dopo una pausa di confronto, il Presidente del Consiglio Comunale ha abbandonato i lavori, spingendo la maggioranza a ritirare il punto d’approvazione del regolamento, con voto d’astensione delle opposizioni. A pagarne le conseguenze, ancora una volta, saranno i cittadini biassonesi, che dovranno attendere gli esiti di un lavoro di limatura che si preannuncia ancora ostico e che, forse, sarebbe semplificato da una mappatura delle esigenze presenti sul territorio.


IL REFERENDUM PROIBITO

Tempi in ogni caso più ridotti rispetto alla vera priorità che aveva spinto, nel 2016, all’istituzione della commissione: l’adozione del regolamento per i referendum consultivi del Comune di Biassono, previsto per Statuto e rispetto al quale Biassono è inadempiente dal 2004. Proprio oggi che il progetto Pedemontana torna a incombere sul nostro territorio, con effetti devastanti per le ultime aree verdi libere e i movimenti ambientalisti dell’intera Brianza si preparano a una grande manifestazione di dissenso, il referendum sarebbe stato indispensabile per garantire un futuro vivibile al nostro Comune. Trascorsi ormai cinque anni e a fine mandato, la giunta ha invece dimostrato che gli obblighi dello Statuto di Biassono sono discrezionali rispetto agli interessi della maggioranza.  


ADDIO ALLA SCUOLA ELEMENTARE DI S.ANDREA 

Il consiglio comunale di ieri, però, ha confermato anche la volontà di procedere verso l’abbattimento della scuola elementare Martin Luther King, a favore della creazione di un nuovo polo nella congestionata area di via Locatelli. I 320mila euro di fondi pubblici (statali e regionali) che l’amministrazione comunale potrà investire nell’efficientamento energetico e nello sviluppo sostenibile - purché i lavori siano aggiudicati entro il prossimo settembre - saranno destinati alla sostituzione dei serramenti delle scuole medie di via Locatelli. Un buon risultato, ma alquanto discutibile. Se gli interventi sulle scuole biassonesi rappresentano una priorità, colpisce che non siano mai messi a disposizione per un rilancio di ampio respiro della struttura scolastica “più sostenibile” dell’intero Comune. Per le sue caratteristiche architettoniche e logistiche, in primis la contiguità al Parco di Monza, la scuola elementare di S. Andrea presenta infatti eccezionali opportunità di  trasformazione in un modello “green” certificato, dando modo di intercettare importanti fondi messi a disposizione anche dall’Unione europea. Al contrario, l’assessore all’Urbanistica Alessio Anghileri punta a un semplice adeguamento sismico - ma di “spesa consistente” - attraverso fondi extra-comunali, in attesa di poter abbattere quanto prima l’edificio e costruire un nuovo polo scolastico in via Locatelli. Come dire, soldi ridotti in polvere. 


Proprio come i diritti dei lavoratori in questi tempi di neo-liberismo selvaggio. 


Ma oggi e domani, è sempre 1° maggio.



 

mercoledì 17 marzo 2021

Amministrative 2021: lasciarsi il fango alle spalle

Fango, nient’altro che fango. Anche a Biassono è ormai costume acquisito gettare discredito, e alimentare ironia greve, contro chiunque pensi od operi diversamente da se stessi. 

Le recenti dichiarazioni alla stampa di Francesco Romeo, autocandidatosi sindaco del nostro Comune, non sono che il risultato epigonico di un modello democratico in piena crisi. 


Preferiamo perciò considerare come mera strategia della provocazione i suoi primi, e alquanto goffi, tentativi di ergersi a giudice disinformato della politica biassonese ("...e Villa Ca' de Bossi? Affidata al gruppo consiliare di minoranza per non farlo più abbaiare"); chiaro l’intento di far parlare di sé, visto che la lista “Biassono Risorge” di cui è portavoce non ha messo ancora in campo alcun progetto concreto di alternativa politica, ma sicuramente ha già irrigidito le posizioni degli elettori (tanto più, per la sua connivenza con il partito Fratelli d’Italia). 


Non è una novità. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad attacchi enfatici e post arroganti da parte di Biassono Civica, non di rado diretti contro il sindaco in quanto persona, anziché come rappresentante amministrativo. Giudizi - spesso tardivi e banali - su qualsiasi argomento utile per apparire sui giornali, occupare spazi pubblici sui social network, o avere maggior visibilità nei consigli comunali. Lo ha sperimentato sulla propria pelle anche Lista per Biassono, ferocemente attaccata e denigrata per tutto il corso della campagna elettorale del 2016 e oltre, non solo per aver chiesto il rispetto delle regole che ci si era dati per un possibile cammino unito fra forze autenticamente civiche, ma addirittura rea di aver consegnato il Comune alla Lega Nord a causa di un atto d’insubordinazione rispetto ai disegni del Partito Democratico.  


Perché proprio qui sta uno dei fattori decisivi dell’attuale crisi. L’intento manipolatorio e opportunistico dei partiti di rappresentanza nazionale verso la libera iniziativa civica, che ben poco ha a che spartire con visioni ideologiche e finalità di potere anni luce lontane dalle reali esigenze dei territori. Così come le elezioni amministrative del 2016 hanno segnato la messa in crisi dell’aggregazione politica apartitica (con l’entrata in scena a Biassono di più liste civiche eterodirette dai partiti, a differenza del cammino indipendente di Lista per Biassono), i recenti tentativi di mostrare la vitalità del civismo hanno dato vita al fenomeno degli pseudo-movimenti, di cui i “Fridays for Future” o le “Sardine” sono fra le espressioni più subdole: fumogeni delle oligarchie di potere che canalizzano il malcontento pubblico in apparenti movimenti di contestazione. Per maggiori spiegazioni, chiedere allo stesso Movimento 5 Stelle, o seguire le inchieste su finanziamenti di sostegno ben poco trasparenti, apparse persino su Focus in Germania. 


Discorso differente, ma non dissimile, riguarda anche la giunta biassonese della Lega Nord, in apparenza rimasta coerente con la propria identità partitica (per quanto mutata nelle sue componenti ideologiche interne) e, in quanto forza di maggioranza in consiglio comunale, in grado di respingere qualsiasi critica o proposta non allineata alla propria volontà, grazie a mezzi “legittimi” di marginalizzazione dell’avversario (il che non significa eticamente corretti o politicamente adeguati, come dimostrano l’uso strumentale dei regolamenti e dei bandi, o l’orientamento conferito all’azione dei tecnici). 


L’irrompere della pandemia da Covid19, a partire da marzo 2020, ha in fondo accelerato un processo di crisi che la democrazia rappresentativa vive dal momento in cui tutte le forze politiche si sono adeguate allo stesso modello di sviluppo economico. 


Oggi il tema della sanità pubblica non è più una delle componenti della vita politica della comunità, ma è stato trasformato nel suo perno di orientamento e condizionamento, al punto da essere arrivati a posticipare tutte le elezioni previste per aprile/maggio 2021. Un atto di per sé estremamente grave, perché implica l’impossibilità per il cittadino di mettere in campo risposte politiche alternative a una crisi potenzialmente infinita (se il virus non scomparirà perché le varianti continueranno a “proliferare”, come pare inevitabile dalla scelta di ricorrere alla sola strategia della protezione “vaccinale”, l’emergenza sanitaria potrebbe giustificare la messa in sospensione a tempo indeterminato, o l’alterazione materiale, dell’esercizio di voto al pari dei diritti alla libera circolazione). Ancor più grave, poi, se si considera che tutti i Dpcm (Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri) attraverso cui è stata gestita la crisi - sino agli inizi di questo mese - sono stati giudicati “illegittimi e incostituzionali”, lesivi cioé dei diritti fondamentali del popolo italiano. Diritti che neppure gli attuali Decreti Legge per il Covid19, stando alle sentenze di più Tribunali, risultano in grado di tutelare completamente.      


Lista per Biassono, dunque, non sarà presente alle prossime elezioni amministrative non tanto per un “esaurimento” del proprio progetto, com’è stato riportato da alcuni articoli di stampa locale, bensì per l’assenza di condizioni socio-politiche adeguate a canalizzare una volontà civica indipendente. 


Siamo convinti che occorra ricostruire la capacità d’iniziativa e d’azione del cittadino dalle basi, non solo creando un tessuto materiale d’aggregazione di cui oggi continuiamo a essere privati, ma lavorando al contempo sullo sviluppo di competenze amministrative indispensabili per operare, nella dimensione pubblica, con cognizione di causa, consapevolezza critica e, appunto, capacità progettuale autonoma. Senza queste qualità - come dimostra il superficiale dibattito politico apertosi sulla stampa - il cittadino cooptato nelle liste amministrative o chiamato al voto risulta un semplice esecutore di linee direttive poco comprensibili, se non addirittura avulse dal proprio territorio. 


Una delle esigenze su cui occorre intervenire al più presto - e in funzione della quale l’eredità di Lista per Biassono può tradursi in un nuovo fenomeno d’iniziativa e aggregazione - è allora la “produzione dello spazio” comunale, volendo usare un’espressione cara al filosofo e sociologo Henri Lefebvre. 


Per svilupparsi in modo democratico, la dialettica politica ha assoluto bisogno di calarsi in una dimensione viva, non virtuale o “a distanza”. Se non si ha il coraggio o la forza di mettere in discussione atti incostituzionali (ai sindaci non è lasciata alcuna libertà di adattare i provvedimenti statali in funzione del livello di gravità dell’emergenza, se non in modo peggiorativo), ciò non significa che l’azione politica debba rassegnarsi a litigi da social network o a protagonismi da rotocalco. 


Ogni contrada di Biassono, ad esempio, può sin da ora individuare uno spazio pubblico all’aperto dove consentire il ritrovo in sicurezza dei propri residenti che, con cadenza autoregolamentata, lascino emergere necessità e proposte d’intervento amministrativo. In tal senso, i parcheggi offrono superfici già predisposte, grazie alla regolarità dei loro frazionamenti: il cortile retrostante di Villa Verri, in particolare, è conformato a ferro di cavallo quasi fosse un vero e proprio anfiteatro da riunione e, se fosse tenuto libero dalle auto in sosta, potrebbe fungere da area centrale di dibattito, ospitando eventuali portavoce di contrada, o semplici cittadini che vogliano tornare a discutere pubblicamente del proprio Comune. 


In alternativa alla didattica a distanza, il cui impatto e le cui conseguenze in Italia non sono stati ancora analizzati da adeguati studi di lungo termine, famiglie, personale docente e amministratori possono sottoscrivere un accordo di collaborazione che preveda l’istituzione di percorsi didattici all’aperto, sia negli spazi urbani che nelle aree parco, secondo il modello sperimentale dell’educazione diffusa. 


Per fronteggiare il crescere della disoccupazione e il crollo della produttività, aziende ed esercizi del territorio hanno a loro volta la facoltà di predisporre percorsi di professionalizzazione calibrati sulla domanda biassonese, non solo sviluppando capacità e competenze, ma traendo anche vantaggio dalla possibilità di fare rete per ovviare a eventuali mancanze strutturali/organiche generate dalla crisi. 


Questi sono solo semplici spunti, che dimostrano però come sia possibile iniziare a ripensare un’economia dal basso e pronta a rispondere alle esigenze dei propri cittadini, prendendo oltretutto le distanze dall’attesa salvifica di fondi calati dall’alto dello Stato e non di rado spesi in modo del tutto insoddisfacente. 


Se le enormi quantità di fondi pubblici dirottati per l’acquisto di vaccini, tamponi, test e attrezzature varie della nuova filiera biofarmacologica fossero state investite nel rafforzamento della medicina di base per interventi tempestivi, la pandemia grazie a cui sta nascendo una sempre più coercitiva società digitale sarebbe, molto probabilmente, ciò che di fatto è: un virus il cui tasso di mortalità accertato per le persone in salute oscilla fra lo 0,31 e lo 0,05%.