"La voce della verità comincia da lontano a farsi ascoltare, poi si moltiplicano le forze, e la opinione regina dell'universo sorride in prima, poi disputa, poi freme, poi ricorre alle arti, poi termina derisa: questo è il solito gradato passo che fa la ragione a fronte dell'opinione" (Pietro Verri)
Sfregiando una volta ancora la Costituzione italiana, il Governo approva un decreto per l’invio di armi in Ucraina; persegue strategie energetiche, commerciali, finanziarie ed estere che aprono un baratro sotto i cittadini del Belpaese; mantiene in vigore l’uso di uno strumento inutile dal punto di vista sanitario, punitivo e discriminatorio da quello politico, come il Green Pass; ma a Biassono il problema è solo uno: Alberto Caspani invitato dalla Lega Nord a prendere parte alla commissione per le compensazioni di Pedemontana.
Come non stupirsi della caduta sempre più rovinosa del nostro Paese e della democrazia in Europa, quando chi ha diritto di parola non può fare a meno di tradire grettezza e incompetenza? Ci vediamo perciò costretti a tornare all’Abc dello Statuto comunale, appellandoci alle pagine di un blog che, oggi, merita una lettura ancor più attenta di ieri.
Nella seduta consigliare del 1° marzo è stata votata a unanimità l’istituzione di una commissione “consultiva” per mitigare l’impatto dell’autostrada Pedemontana sul nostro territorio (per quanto grandi incognite pesino ancora sul completamento di questo devastante progetto). Commissione consultiva, non consiliare (art. 33 dello Statuto Comunale). Una commissione, cioé, che prevede il contributo di cittadini non necessariamente ascrivibili alle forze politiche rappresentate in consiglio comunale (“Di norma le commissioni consultive sono composte da persone esterne al Consiglio Comunale”), ma le cui competenze e capacità possono essere utili per le scelte dell’amministrazione biassonese. Evidenziamo ancora: dell’amministrazione biassonese, incluso quindi il consiglio comunale tutto, maggioranza e minoranza insieme.
Che l’invito della Lega Nord sia stato rivolto a un ex consigliere di minoranza, impegnato per oltre 10 anni a opporsi al progetto di Pedemontana in collaborazione con i movimenti ambientalisti del territorio, dovrebbe essere letto come gesto di notevole apertura e coraggio. Per qualcuno, abituato probabilmente all’arte del riciclo politico e della insinuazione maliziosa, è invece un casus mediatico. Ma tant’é. Basta sfogliare le pagine di questo blog per rendersi conto che il compito cui la nuova commissione chiama è di vitale importanza per Biassono, richiedendo non solo di salvare il salvabile del poco territorio naturale rimasto al nostro Comune, ma di pensarne soprattutto un adattamento che lo valorizzi in quanto bene pubblico. Che sappia rispettarne la vocazione originaria, anziché trattarlo come mera risorsa di sfruttamento, contribuendo così al benessere del cittadino e di chi vorrà fruire del territorio di Biassono. Tante sono state le iniziative e le proposte avanzate da Lista per Biassono in passato, dall’istituzione di un parco urbano alla creazione di percorsi sostenibili, incontrando purtroppo la puntuale bocciatura della maggioranza. Nel frattempo, sono trascorsi anni. Il territorio è in parte mutato, così come le prospettive di sviluppo legate a Pedemontana, che ci si augura ancora non arrivi a Biassono. E’ cambiata pure la composizione stessa della maggioranza, che non solo riconosce oggi valore alle proposte avanzate, ma osa anche mettere alla prova la propria credibilità politica in temi ambientali. Senza porre pre-condizioni. Senza chiedere allineamento o identificazione, bensì dialogo. Quello che le istituzioni italiane ed europee, negli ultimi tempi soprattutto, hanno invece trasformato in monologo intollerante, per arrivare a una vera e propria censura in occasione della crisi con la Russia.
Viviamo una fase storica in cui i cosiddetti democratici eliminano ogni entità e pensiero altro mediante forme di potere esclusivo, basate sull’uso ibrido della violenza e della verità. Talvolta, e tragicamente, senza rendersi neppur conto di essere diventati strumenti stessi del sistema che vorrebbero combattere. I cittadini si sono visti addirittura togliere il diritto di libero accesso a spazi e mezzi pubblici, oltre che privati, nell’illusione che questa fosse l’unica e sola misura efficace per risolvere la crisi in corso. Alla luce della puntuale e tempestiva dichiarazione del nuovo stato d’emergenza, d’altra parte, non dovrebbe più sorprendere la funzionalità di misure che fanno regola - o meglio costume - della militarizzazione del quotidiano.
Porsi al servizio della comunità nella nuova commissione, di conseguenza, implicherà rotture con le abitudini del passato: se entro aprile non sarà ancora possibile accedere al municipio senza Green Pass, sarà avanzata la richiesta di svolgere i lavori là dove esistano ancora spazi di reale inclusione. Non supereremo le contraddizioni del diritto abituandoci pavidamente a distogliere gli occhi dalla vergogna, lasciando che il mondo intero si esaurisca nello sguardo dell’identico. O tornando con sorriso ipocrita alla vita di un tempo, già dimentichi della menomazione inflitta. Da questo punto fermo, forse, ritroveremo tutti la forza per porre fine a una gestione della politica italiana - e di riflesso occidentale - che ha definitivamente sostituito l’interesse al bene, il debito al bisogno, la forza al diritto, la menzogna alla ragione.
Con un ritardo di oltre 4 mesi rispetto al calendario prefissato e al termine della campagna elettorale più anomala della sua storia, Biassono torna al voto. Domenica 3 e Lunedì 4 ottobre 2021 saranno decisivi per capire chi avrà l’onere e l’onore di amministrare il nostro paese nei prossimi anni. Che sia autunno anziché primavera, poco conta per i cittadini chiamati ai seggi. Ormai, si dirà, non ci sono più mezze stagioni; dobbiamo però riconoscere che cominciano a venir meno pure le condizioni per far politica. Almeno per noi. In quei 4 mesi di ritardo, infatti, si cela una delle ragioni cruciali per cui mancherà all’appello Lista per Biassono.
QUALCOSA E’ CAMBIATO
Per chi, come il nostro gruppo, ha fermamente creduto e dimostrato che l’impegno civico necessita di relazioni umane, di contatto fisico, di dialogo vivo e iniziative in presenza, gli impedimenti sociali aggravati dallo “stato di emergenza” non sono affatto misure di cui rammaricarsi con un mesto “Eh va beh, quest’anno è andata così!”. Come scriveva Ernst Juenger nel suo Trattato del Ribelle, “la natura dell’interrogazione è cambiata. Nell’epoca in cui viviamo gli organi di potere ci interrogano senza posa, e certo non si può dire che siano animati esclusivamente da un’ideale di brama di conoscenza. Quando ci interpellano con le loro domande, non cercano il nostro contributo alla verità oggettiva né, tanto meno, alla soluzione di questo o quel problema particolare. Ciò che importa non è la nostra soluzione, bensì la nostra risposta. La differenza è importante. Assimila l’interrogazione all’interrogatorio. Possiamo osservarla seguendo l’evoluzione che dalla scheda elettorale porta al questionario”. (p.10, Adelphi, 2020).
VERSO LA “DEMOCRAZIA” DIGITALE
Permane sicuramente il gesto abitudinario, volenteroso, di recarsi alle urne, apporre o meno una croce ed eventualmente indicare preferenze (o contestazioni), quindi imbucare la scheda elettorale, ma con l’invito governativo - questa volta - a non intrattenersi a lungo con i propri concittadini fuori dalla sede di voto. Di non stare troppo vicini, accalcati. E, nel caso, con mascherina ben sopra il naso. Addirittura ci si è spinti, nell’atto di conversione in legge del Decreto Green Pass bis, a vietare agli scrutatori l’accesso ai seggi in occasione dei ballottaggi, qualora gli stessi non siano dotati del lasciapassare verde. Persino l’accesso agli uffici della pubblica amministrazione, dopo la metà di ottobre, sarà interdetto al cittadino senza certificazione. Non sono decisioni innocue. Dall’11 settembre 2020, oltretutto, aleggia il timore che le future elezioni avverranno principalmente o in via esclusiva attraverso il voto digitale, dopo la rivelazione del Ministero dell’Interno circa l’esistenza di una “commissione ad hoc sul voto elettronico nella circoscrizione estera”. Commissione di cui nessuno sapeva nulla, neppure il Copasir, prima di una richiesta d’accesso agli atti avanzata da Fabio Pietrosanti, presidente dell’organizzazione per i diritti digitali “Hermes”. Uno staff di 13 persone, però, con un mandato ben preciso: predisporre le linee guida “per la sperimentazione del voto elettronico…attività pregiudiziale all’adozione di qualsiasi iniziativa di sperimentazione… garantendo la sicurezza informatica”. L’impegno dell’Italia in questo campo sembra oggi in totale controtendenza rispetto alla maggior parte dei Paesi europei e, forse, dovremmo iniziare a interrogarci meglio sul perché parole come “emergenza” o “sperimentazione”, nel nostro Paese, si siano sostituite al tradizionale vocabolario della politica, ben più incline a idee di “programmazione” o “trasformazione”. Basti pensare che la Germania ha bandito il voto elettronico già nel 2009, la Norvegia nel 2013 e, due anni fa, pure la Svizzera, dopo che l’Università di Zurigo ha dimostrato l’intrinseca insicurezza del sistema, oltre che l’inefficacia di questa nuova modalità per il rilancio della partecipazione elettorale.
PIU’ VOLTI, CHE PROGRAMMI
Non prevedendo ballottaggio per via di un numero di cittadini inferiore alle 15mila unità, Biassono sarà fortunatamente esentato dalle misure più restrittive di gestione dei seggi. Dovrà però fare i conti con una scelta di voto assai meno chiara che nelle passate elezioni: quattro liste, di cui una partitica e tre “civiche” (Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia per Luciano Casiraghi, Biassono Civica per Angela Galbiati, Biassono nel Cuore per Alessandro Bianchi, Biassono Risorge per Francesco Romeo), i cui programmi hanno subito una forte penalizzazione in termini di dibattito e presentazione, proprio a causa del ritardo d’indizione delle elezioni e per gli effetti delle misure sanitarie in vigore. Conseguentemente la campagna elettorale è stata compressa in poco più di un mese, puntando soprattutto sulla personalizzazione del voto, sull’intensificazione della comunicazione digitale e, giocoforza, limitando l’analisi delle proposte avanzate a fugaci lanci e slogan non di rado ridondanti. Condizione che, ad esempio, non ha permesso all’elettorato di comprendere appieno i motivi di scissione della maggioranza uscente, dovuta a provvedimenti basati più sul prevalere d’interessi di corrente dei vertici sovracomunali della Lega Nord, che di carattere prettamente disciplinare. Quando le forze politiche locali tendono a rafforzare il proprio coordinamento con i vertici di partito, ad essere sacrificate sono quasi sempre le istanze del territorio, non certo le politiche di segreteria. Al di là delle motivazioni personali dell'una o dell'altra parte, non è mai piacevole lasciarsi dopo anni di collaborazione, perché significa che qualcosa si è irrimediabilmente rotto nella capacità di comprensione e dialogo interno, così come nell'omogeneità della squadra. Tanto più, quando a separarsi sono persone di lunga esperienza che, nel bene o nel male, hanno acquisito capacità gestionali oggi sempre più rare in chi entra in politica.
IL PROBLEMA DELLE CORRENTI
Nel 2011 era toccato al Partito Democratico, che dimostrando di non credere nel modello inclusivo degli schieramenti civici, aveva scelto di staccarsi da Lista per Biassono per “contare” i propri elettori e dar loro un riferimento elettorale preciso. Nel 2016, Lista per Biassono ha subito a sua volta la penalizzante fuoriuscita di tre volontari, avvicinatisi al Partito Democratico anziché tener fede alla vocazione prettamente civica dello schieramento originario, salvo poi dar vita col PD a una nuova lista “civica” denominata appunto Biassono Civica. In realtà, in condizione di debolezza elettorale in determinati territori, sono spesso i vertici di partito a sollecitare le sottosezioni a una confluenza in schieramenti indipendenti, purché questi vengano epurati dagli elementi non allineati alle politiche nazionali. Deplorevole abitudine che, nel tempo, ha finito per logorare anche la credibilità dei movimenti civici, disaffezionando ulteriormente l’elettorato. Dopo circa 25 anni di sostanziale autogestione, quest’anno è toccato infine alla Lega Nord di Biassono. E non a caso, visto l’insorgere di correnti interne nazionali che, nella loro battaglia egemonica, minano l’orientamento stesso del partito. Democrazia Cristiana e Partito Comunista, durante la Prima Repubblica, offrirono poi più volte dimostrazioni di tal sorta.
ATTENZIONE AL TERRITORIO
La nota positiva, dal punto di vista delle esigenze comunali, è che al di là delle inevitabili carrellate di “onorevoli” in visita a Biassono, i programmi stilati sono riusciti a conservare almeno una visione di forte radicamento territoriale. Da una parte, l’alleanza di Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia per Luciano Casiraghi ha messo sul piatto proposte che, pur nel segno della continuità amministrativa, fanno in parte tesoro del dialogo con le forze di minoranza uscenti; dall’altra “Biassono nel Cuore per Alessandro Bianchi” ha puntato a sviluppare nuove idee sulla matrice storica dei due mandati del sindaco Piero Malegori. Alla sua seconda esperienza elettorale (benché in continuità con la precedente rappresentanza del Partito Democratico), Biassono Civica ha investito soprattutto nello sguardo e nella sensibilità femminile del proprio candidato, Angela Galbiati, individuando 10 priorità programmatiche che mirano a conferire maggior efficienza al modello di gestione leghista, evitandone però un radicale e rischioso ripensamento. Biassono Risorge, novità in corsa su iniziativa di Francesco Romeo, dedica invece più attenzione alla valorizzazione pubblica dei servizi al cittadino, con l’obiettivo di ridimensionare l’iniziativa privata e sostenere consistenti investimenti nelle politiche per la famiglia, per quanto le chiarificazioni sulle modalità di finanziamento appaiano molto concise.
L’EREDITA’ DI LISTA PER BIASSONO
Nell’offerta programmatica di queste elezioni, per chi non potrà votare più Lista per Biassono, spiccano fortunatamente alcuni espliciti richiami al nostro operato, confermatosi una volta ancora di notevole avanguardia rispetto ai tempi e alle scelte delle altre forze politiche: fra le tante proposte riprese, l’azzeramento del consumo di suolo, la rimessa in discussione del Piano di Governo del Territorio alla luce dei cambiamenti intercorsi negli ultimi 10 anni, la riqualificazione del centro storico come tessuto di attività e commercio di vicinato, la possibilità di creazione di un marchio territoriale per la valorizzazione delle tipicità, l’adozione di piattaforme digitali per facilitare i servizi, l’istituzione del pedibus, la valorizzazione della produzione agricola a km zero, l’ideazione di un parco agricolo a tutela dei terreni verdi rimasti. Nel corso degli ultimi cinque anni sono stati inoltre avviati dall’amministrazione comunale, in linea con le ripetute richieste e mozioni di Lista per Biassono, alcuni passi per la promozione dell’identità storica del paese e dell’offerta di servizi al cittadino: l’installazione della segnaletica turistica e il potenziamento del vigneto comunale, ad esempio, o la messa a disposizione di una casetta dell’acqua in piazza Libertà, di un’area cani, di un servizio di car sharing elettrico, o ancora l’accordo fra segreterie intercomunali per incentivare i progetti di rete.
NODI IRRISOLTI
Colpisce, tuttavia, il sostanziale allineamento di ogni forza politica oggi in corsa al devastante progetto di Pedemontana, resuscitata solo mediante l’immissione di coperture pubbliche degli investimenti, per quanto l’opera non risponda ad alcun requisito di sostenibilità. Né lascia indifferenti il fatto che, in appena cinque anni, sia completamente uscito dal vocabolario politico quel modello alternativo di “economia della condivisione” (sharing economy) cui Lista per Biassono aveva interamente votato il proprio programma, in netta opposizione alle istanze liberiste sia locali che nazionali. La pandemia ha inferto a questo modello un colpo quasi mortale, giunto in realtà con tempismo provvidenziale nel momento in cui la digitalizzazione stava generando effetti collaterali di sviluppo più equo e cooperativo, riorganizzato su filiere orizzontali anziché verticali. Il risultato, dal punto di vista dell’orientamento politico, è che per la prima volta dal dopoguerra non sarà presente a Biassono alcuna lista capace di rappresentare anche istanze di “sinistra”. L’elettore di Lista per Biassono si troverà di fronte quattro schieramenti di chiara impronta neoliberista e cattolico-parrocchiale, chiamati fra l’altro a giustificare l’ammiccante ricorso a concetti come sostenibilità, economia circolare o tutela ambientale, senza mettere di fatto in questione il modello di sviluppo tradizionale basato su profitto, privatizzazioni e, conseguentemente, su consumo sbilanciato delle risorse.
IL JOLLY DELLA SOSTENIBILITA’
Non è allora un caso se il tema della “terra”, verosimilmente la principale risorsa su cui i Comuni potranno puntare per contenere il processo di depauperamento delle classi medio-basse, è stato toccato solo in modo marginale, o addirittura ignorato. Per noi di Lista per Biassono la redistribuzione e liberazione dal cemento dei terreni locali non è affatto un vezzo anacronistico, ma una necessità di tutela dalla totale dipendenza rispetto a un mercato che, nell’era della globalizzazione, può essere strangolato da un momento all’altro. Canale di Suez bloccato, o Regno Unito con gli scaffali vuoti, sono infatti moniti da non sottovalutare. In linea generale, sarebbe stato segno d’accortezza se le liste in corsa avessero previsto anche la sostenibilità di un sistema gestionale e amministrativo “off-grid”, in grado cioé di far da scudo a sempre più probabili black-out energetici o cyber attacchi alla rete internet. Già nel 2016, infatti, Lista per Biassono spingeva per agevolare l’adozione di microimpianti domestici a energia pulita; più volte ci siamo poi spesi in consiglio comunale per denunciare la leggerezza con cui le pubbliche amministrazioni stanno digitalizzando i propri servizi, senza disporre ancora di sistemi di protezione autonoma. Una leggerezza, o forse sarebbe meglio definirla incoscienza, che ritroviamo anche nelle odierne politiche sanitarie.
TRASFERIMENTI DI POTERE
Senza voler aprire lo spinoso dibattito sull’affidabilità o sull’unicità dell’efficacia dei vaccini, la strategia dei tamponi espone i cittadini a rischi altissimi: l’Italia ha infatti sottoscritto un accordo di condivisione con l’Unione Europea di tutti i dati “estratti” dal cittadino (di natura organico/genetica), senza però addurre prove contrarie alla denuncia di accordi di scambio con le grandi case farmaceutiche. I contratti siglati in merito alle forniture di vaccini e materiale sanitario in Europa, infatti, restano in larga parte censurati, oltre che non accessibili a verifiche pubbliche, nonostante gli scandali in materia scoppiati in Israele: la rivelazione cioé di un accordo segretofra governo e Pfizer basato sullo scambio di quote gratuite di vaccini per “big data” sanitari a costo zero, estratti dai cittadini (NB. i link potrebbero non essere accessibili, per via dei filtri o delle censure dei motori di ricerca). Tentativi di estorsione fraudolenta di queste informazioni altamente strategiche sono già avvenuti in passato (un esempio, gli pseudo test gratuiti del DNA via social network, per scoprire le proprie origini ancestrali), tanto da essere apertamente denunciati dal genetista David Reich nel suo fondamentale saggio “Chi siamo e come siamo arrivati fin qui. La rivoluzione del DNA antico” (Cortina, 2020). L’obiettivo di trasferire queste informazioni sensibili su un unico supporto digitale - cioé l’attuale Green Pass destinato a trasformarsi entro il 2022 in vero e proprio Passaporto Vaccinale Digitale - non gioca certo a favore della sicurezza e della libertà della persona, bensì del profitto delle grandi case farmaceutiche e del capillare condizionamento politico da esse agevolato. Non dovrebbe perciò stupire il fatto che i “cyber attacchi sanitari” siano cominciati proprio in coincidenza con la pandemia, prelevando dai database nazionali - sempre a costo zero - informazioni che per l’industria valgono oro zecchino e che, per i governi, dovrebbero essere invece “intangibili” (nozione sempre più svuotata di significato, considerata anche la sospensione per tre anni della Direttiva ePrivacy europea avviata dal Parlamento dell’Unione lo scorso agosto, col pretesto della prevenzione alla pedopornografia e l'adozione del programma ChatControl).
DEMOCRAZIA MALATA
“A chi può interessare se io ho la glicemia o il colesterolo alto - si è chiesta persino la giornalista Milena Gabanelli sul Corriere della Sera del 29 settembre scorso - se ho subito un intervento alla prostata, ho problemi cardiaci o sono in sovrappeso? In realtà i nostri dati sanitari sono una merce preziosissima da mettere sul mercato. Le multinazionali farmaceutiche possono orientare le loro scelte di marketing per decidere su quali città puntare per la vendita di un farmaco, oppure su quali età e per che patologie; le assicurazioni private possono decidere a chi conviene o meno vendere una polizza malattia (in pratica come una banca che decide di dare un mutuo in base al rating). Conoscere la storia sanitaria di una persona può essere uno strumento decisivo per un’assunzione, l’erogazione di un mutuo, o per venderle prodotti mirati. E’ il motivo per cui gli ospedali sono diventati uno dei principali bersagli dei pirati informatici”. Ma c’è ben altro: Gabanelli non lo scrive, a differenza di quanto osi fare il filosofo Paul Preciado in “Testo tossico” (Fandango Libri, 2015), ma le odierne conoscenze manipolatorie del patrimonio genetico possono condizionare non solo la gestione dei corpi, ma addirittura la loro produzione. I Big Data sanitari, in ultima istanza, sono considerati possibile arma risolutiva di conflitti batteriologi asimmetrici, di cui la pandemia da Covid potrebbe rappresentare già un significativo banco di prova.
DEBITI CHE LEGANO LE MANI
Alla luce delle suddette considerazioni, riteniamo che le attuali politiche di gestione amministrativa siano ormai strette in una morsa legislativa, nonché di mercato, che impedisce il pieno esercizio delle funzioni democratiche e la reale tutela dei diritti dei cittadini. Per quanto sia questa una considerazione che alimenta posizioni contrapposte all’interno della nostra stessa lista, certamente la problematica non agevola la riproposizione di modelli consuetudinari di attivismo civico. Lista per Biassono, infatti, riconosce influenze sulle politiche comunali che non pertengono alle intrinseche dinamiche del territorio, benché producano di fatto ricadute altamente impattanti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del Governo, ad esempio, comporta un indebitamento e un condizionamento degli investimenti tali, che la libertà di programmazione dei bilanci comunali subirà negli anni una limitazione ancor più forte di quella esercitata in passato dal Patto di Stabilità.
E proprio in merito agli investimenti sul territorio, non abbiamo udito levarsi alcuna voce di ridefinizione dei rapporti riguardanti l’ex area Pressindustria - ora occupata da un nuovo e ingombrante complesso residenziale-commerciale (lasciando in proprietà al Comune un edificio a lato di metratura limitata) - né tanto meno l’area McDonald, la cui perdita strategica per l’amministrazione non può certo essere compensata dalla promessa di assunzioni temporanee di una manciata di biassonesi.
L’AVVENTO DELLE EPISTEMOLOGIE DEL SUD
Nei programmi per il 2021-2026 abbiamo fra l’altro riscontrato una fastidiosa propensione paternalistica all’integrazione e all’inclusione della diversità, che evita - o semplicemente ignora - uno sviluppo della socialità orientata al riconoscimento delle cosiddette “epistemologie del Sud”: modi di conoscere e vivere i rapporti fra cittadini che evitino la riproduzione, più o meno consapevole, di forme di distanziamento cognitivo e morale, oltre che di politiche atte ad alimentare - anziché superare - la possibile condizione di dipendenza dei cittadini stranieri, disabili, anziani, giovani o emarginati.
“Viviamo in un tempo - scrive in merito il sociologo Boaventura De Sousa Santos nell’ottimo saggio “La fine dell’impero cognitivo” (Castelvecchi, 2021) - in cui le forme più moralmente ripugnanti di disuguaglianza e discriminazione sociale stanno diventando politicamente accettabili. Le forze politiche e sociali che un tempo sfidavano questo stato di cose, in nome di possibili alternative sociali e politiche, sembrano aver perso slancio e, in generale, paiono essere ovunque sulla difensiva. Le moderne ideologie di contestazione politica sono state in gran parte cooptate dal neoliberismo. Forme di resistenza esistono ancora, ma sono sempre meno credibili come portatrici di un’alternativa realistica. Esse prendono sempre più piede al di fuori delle istituzioni e non attraverso le modalità di mobilitazione politica avvalse in precedenza: partiti politici e movimenti sociali. La politica predominante diventa epistemologica quando è in grado di sostenere in modo credibile che l’unica conoscenza valida disponibile è quella che ratifica il proprio dominio. (…) Ciò significa che la ricostruzione o la reinvenzione della politica del conflitto richiede una trasformazione epistemologica” (p.5).
STRATEGIE D’AVANGUARDIA
Ed è a tale “trasformazione epistemologica” che riteniamo debba votarsi l’impegno civico dei gruppi d’avanguardia, onde interrompere la riproduzione di sistemi di gestione politica inveterati e inefficaci, oltre che per liberare nuove forze sociali e creative per Biassono. L’uscita di scena di LpB non ha nulla a che vedere con la disillusione ideale di un Platone in fuga da Siracusa - così ben descritta nella sua celebre Lettera VII - ma certo giudica fondamentale un ritorno alla formazione filosofica per chiunque decida di impegnarsi nella sfera pubblica. Senza la capacità di esercitare il proprio pensiero in modo trasversale rispetto ai saperi specialistici, diviene oggi quasi impossibile cogliere la complessità dei processi e riconoscere i limiti delle prospettive disciplinari. Non è un caso che i processi cognitivi avvallino ormai supinamente politiche unidirezionali, accettando come naturale l’assioma del “non avere altra scelta” e riflettendo dunque, sul piano mentale, dinamiche selettive ed escludenti proprie del modello economico neoliberista.
PER UN ILLUMINISMO AGGIORNATO
Se abbiamo un rammarico, in relazione al programma che Lista per Biassono aveva presentato nel 2016 e provato poi a sostenere con mozioni mirate, è senza dubbio quello di non essere riusciti a realizzare un Festival dell’Illuminismo in Villa Verri. Un festival che, oltre a riabituare la cittadinanza al potere critico della dialettica rispetto alla sterilità delle logiche dualistiche, avrebbe sicuramente contribuito a rivitalizzare la funzione della filosofia nella rimodulazione dal basso delle politiche amministrative. Biassono è stata culla dell’Illuminismo e sarebbe quanto meno lodevole se, dagli scranni di Villa Verri, potesse concretizzarsi il progetto politico di “Illuminismo aggiornato” di cui scrisse il grande politologo Giorgio Galli poco prima di morire. “Credo oggi di poter definire l’Illuminismo aggiornato anche come recupero dell’immaginazione creativa - si legge a p.9 del suo pamphlet “Illuminismo magico”(Mimesis minima, 2018) - Esso recupera criticamente, superando la “modernità”, la visione positiva (e diciamo ottimistica) della storia”. E ancora: “E’ evidente che, già ora, il consenso è manipolabile - e di fatto manipolato - dalla cosiddetta informazione gestita dai “big data” delle multinazionali dell’informatica, mentre si paventa il pericolo ulteriore della ben più pervasiva manipolazione delle neuro-scienze messe a punto dalle multinazionali di Big Pharma. Il trasferimento del potere decisionale dalle élite auto-investite di queste multinazionali a una rappresentanza di cittadini, attraverso procedure democratiche, renderebbe più difficile la manipolazione, anche mediante una migliore selezione delle doti necessarie per arrivare a un potere tanto incisivo” (pp. 69-70).
UNA POLITICA PIU’ UMANA
Di tutto questo, purtroppo, non abbiamo letto, né trovato accenni nei programmi elettorali di Biassono. Né, in fondo, ce lo aspettavamo. Restano almeno i positivi segnali di apertura che, negli ultimi anni, il sindaco Luciano Casiraghi ha mostrato verso iniziative culturali capaci di riportare al centro del dibattito la storia di Biassono. Resta anche il ringraziamento personale da lui espresso alla fine dell’ultimo consiglio comunale per l’importante contributo apportato alla vita civica da Lista per Biassono. Gesto di rara umiltà che, nello sbiadito panorama odierno della politica, ci offre ancora una chiave di riavvicinamento alla vita civile, partendo da quanto non potrà essere rimosso neppure da un possibile “distanziamento sociale a tempo indeterminato”: la persona.
Sono sempre gli interpreti delle idee a rendere grandi le idee stesse. Se imparassimo tutti a rispettare l’avversario politico in quanto essere umano, con i suoi inevitabili difetti, avremmo già compiuto un grande passo avanti rispetto al logoramento morale fomentato dagli pseudo dibattiti dei social network, o dalle ricostruzioni narrative più o meno attendibili operate dai media. Torniamo dunque in strada. Andiamo a conoscere di persona chi intende amministrare il nostro paese. Beviamoci un caffé insieme. Non una volta. Ma più e più volte ancora, affinché il tempo permetta di ricostruire gradualmente quei rapporti di fiducia e di vicinato che, prima di dar vita a paesi, hanno generato comunità.
Domenica 3 e lunedì 4 ottobre, nella cabina dei seggi, non rincorrete affannosamente le righe dei programmi qualora vi sembrino troppo simili fra loro, o perché non siete riusciti a soppesarli adeguatamente, per un motivo o per l’altro. Provate invece a interrogarvi su ciascun candidato, sui rapporti intrattenuti o meno in questi anni, sulle parole o i gesti che sono riusciti ad accendere non solamente sogni, ma progetti. Voglia di mettervi in gioco. Desiderio di cambiare o perfezionare. Per quanto divisi da simboli o visioni contrastanti, i candidati al consiglio comunale di Biassono sono, e restano innanzitutto, persone che hanno scelto di sacrificare agi, tempo e affetti personali per il bene collettivo. Se anche voi saprete corrispondere il loro impegno, restando vigili sull’operato di ognuno, ne avremo tutti da guadagnare e ben poco da perdere.
Buon voto, dunque, e un grazie di cuore per aver creduto anche in noi!
Come sta il Comune di Biassono? Ecco un'analisi generale del Conto Consuntivo 2019, in discussione nell'ultimo consiglio comunale dello scorso 7 luglio.
ENTRATE TRIBUTARIE che passano da euro 5.149.039 (2016) ad euro 5.312.014 (2017), ad euro 6.022.672 (2018), agli attuali euro 5.776.445, con una diminuzione del 4,09%
I TRASFERIMENTI da Stato, Regione ed altri Enti passano da euro 4.304.279 (2016) ad euro 4.112.581 (2017); ad euro 4.859.699 (2018); agli attuali euro 5.533.949,20 (di questi, 4.147.758,01 vanno imputati all'Ufficio di Piano) .
Le ENTRATE EXTRATRIBUTARIE passano da euro 2.577.666 (2016), ad euro 1.692.204 (2017), ad euro 1.794.082 (2018), agli attuali euro 1.639.153 con una riduzione del 8,64%.
Per quanto attiene alle SPESE, al netto delle somme relative all'Ufficio di Piano, quelle correnti aumentano del 6,58% passando da 7.974.720 (2018) agli attuali 8.215.599, ed hanno la seguente incidenza sul Bilancio:
spese istituzionali, generali e di gestione: sono pari al 32,83% di tutte le spese
ordine pubblico e sicurezza: sono pari al 4,50% di tutte le spese
istruzione e diritto allo studio: costituiscono il 10,71% di tutte le spese
tutela e valorizzazione dei beni e della attività culturali: rappresentano il 2,20%
politiche giovanili, sport e tempo libero: 1,36% di tutte le spese
turismo: 0,00%
assetto del territorio ed edilizia abitativa: 0,96% di tutte le spese
sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente: 20,98% di tutte le spese
trasporti e diritto alla mobilità: 7,49% di tutte le spese
soccorso civile: 0,11% di tutte le spese
diritti sociali, politiche sociali e famiglia: 18,55% di tutte le spese
sviluppo economico e competitività: 0,17% di tutte le spese
politiche per il lavoro e la formazione professionale: 0,06% di tutte le spese
energia e diversificazione delle fonti energetiche: 0%
relazioni con le altre autonomie territoriali e locali: 0%
Questo, invece, l'andamento delle spese per investimenti: da euro 882.825,28 (2015) ad euro 1.294.170,28 (2016) ad euro 134.398 (2017), ad euro 1.365.109,40 (2018), agli attuali euro 783.499,98. Tra le opere realizzate:
Completamento sistema informatico uff. comunali : euro 36.458
Acquisto attrezzature per la sicurezza pubblica: euro 31.600
Opere straordinarie Scuole: euro 87.480
Manutenzione straordinaria Palazzetto Sport: euro 24.041
Realizzazione loculi Cimitero: euro 259.999
Asfaltature stradali: euro 56.482
Messa in sicurezza strade comunali: euro 100.000
Installazione colonnine per controllo velocità: euro 17.324
Prolungamento Via delle Vigne: euro 22.715
Interventi efficientamento energetico: euro 89.705
L'esercizio 2019 si chiude con un avanzo complessivo di euro 5.473.441,13
Che risulta così suddiviso :
euro 1.052.771,08 avanzo libero non vincolato
euro 1.007.040.96 risorse vincolate
euro 3.413.629,09 risorse accantonate; di queste, euro 3.342.679,92 rappresentano il vincolo che l'Amministrazione ha posto all'utilizzo dell'Avanzo di Bilancio mediante l'accantonamento nel Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (che assommava ad euro 1.187.365,04 nel 2016, euro 2.315.307,75 nel 2017, ed euro 3.353.102,47 nel 2018).
E siamo, quindi, ai residui attivi di dubbia esigibilità che, giocoforza, non possono non attirare l'attenzione, e la denuncia, di ogni forza di opposizione che svolga con scrupolo e diligenza il compito di controllo che la cittadinanza gli ha affidato.
Una vera ed autentica "montagna" che le Amministrazioni leghiste succedutesi ininterrottamente dal 1996 ad oggi stanno cercando di "smontare" solo ed esclusivamente a partire dal 2017 e solo ed esclusivamente in conseguenza del noto provvedimento della Corte dei Conti.
Le cifre dei residui attivi non riscossi, tralasciando l'esercizio 2019:
Anni precedenti al 2015: euro 1.507.882,34
2015: euro 426.530,55
2016: euro 1.371.580,24
2017: euro 845.238,91
2018: euro 1.894.832,58
Complessivamente i Residui Attivi al 31.12.2019 ammontano ad euro 11.336.615,58 9.690.991,51 (erano 9.690.991,51 nel 2018 ed 8.091.108,26 nel 2017).
Somma che rimarrebbe pesantissima anche scorporando la Competenza 2019 (euro 5.290.550,96). Ci attesteremmo infatti sulla considerevole cifra assoluta di euro 6.046.064,10 (erano 3.543.075,14 nel 2016, 4.096.153,51 nel 2017 e 4.927.293,08 nel 2018).
La domanda che, a nome del biassonese medio, ci sentiamo di porre a chi ha amministrato sinora il nostro Comune può apparire semplice e banale: perché?
Perché si sono lasciati passare quasi vent'anni per "dare avvio" ad un'attività di accertamento? Perché si sono lasciate cadere nel vuoto le segnalazioni e le grida d'allarme che puntualmente Lista per Biassono sollevava? Perché ci si è mossi solo ed esclusivamente dopo la censura e la diffida della Corte dei Conti?
Non solo; come visto, l'evidenza dei Residui Attivi Mantenuti mette in rilievo che molti degli stessi, anche di lunga data, sono posti in capo a: Operatori della Telefonia Mobile, Compagnie di Assicurazione, Enti e Società per Azioni, Studi professionali, della cui insolvenza ci riesce impossibile capire le ragioni.
E come se non bastasse, a differenza dei privati cittadini, per questi soggetti inottemperanti, persone giuridiche che chiudono Bilanci floridi, non sono neppure previste more, penalità e/o sanzioni.
Anzi; gli si rinnovano le convenzioni in essere senza prendersi la briga di sanare le situazioni debitorie pregresse!
Qualche esempio concreto:
Esercizio 2012: la società Wind Tre SpA è debitrice di euro 3.403,44 oltre ad altri euro 4.638,21.
Non solo non si riesce a recuperare da una SpA tali somme, ma nel 2013, senza sanare il pregresso, si rinnovano le due convenzioni con la stessa Società che risulta ad oggi debitrice di altri euro 18.000 ed ulteriori euro 13.000.
Esercizio 2013: insolventi anche la società Telecom Italia SpA per 16.310,91 euro e la società Wind Telecomunicazioni per 3.947,71 euro.
Esercizio 2014: inspiegabili i 10.000 euro che la società Cierre liquidazione danni deve in virtù di un accordo transattivo. Ovvero: il Comune raggiunge una transazione verosimilmente rinunciando a parte del suo credito e poi non riesce ad incassare quanto convenuto e stipulato nero su bianco in un verbale di accordo?
Esercizio 2017: la società Monza Mobilità s.r.l. è debitrice delle somme di euro 7.620,00 oltre ad euro 3.247,25 per canone di concessione temporanea di aree comunali per parcheggi.
Perché gli è stata rinnovata la concessione per il 2018 senza che sia intervenuta una sanatoria del pregresso?
Non ci dilunghiamo, per carità di patria, sulle annose situazioni deficitarie relative ai canoni di gestione ed alle utenze del Centro Sportivo Comunale e di Villa Monguzzi (di recente definita un "fiore all'occhielllo"). Basta saper leggere i numeri; parlano da soli!
L'Amministrazione tiene a comunicare che, dal 2017, ha affidato la riscossione coattiva a "Società specializzata". Sappiamo anche, dalle evidenze contabili, che gli importi riscossi sono passati dai 45.025 euro del 2017 ai 622.165 del 2018, ai 551.278 del 2019.
L'impressione che se ne ricava è che comunque tale attività, oltre a costituire un business per le Società che la praticano, che si vedono riconoscere aggi anche superiori al 30%, non riesca ad incidere efficacemente sugli Esercizi di più vecchia data e vada comunque ad interessare quasi ed esclusivamente la fascia relativa al cosiddetto "contribuente medio", ovvero il privato cittadino.
Abbiamo più volte sostenuto, e lo ribadiamo, che per Lista per Biassono l'incapacità o la mancata volontà di riscuotere quanto di spettanza del Comune costituisce uno degli indicatori principali per giudicare l'operato dell'Amministrazione comunale. Tanto più in periodi di prolungata crisi economica come l'attuale.
Abbiamo altresì sostenuto che questa Giunta e questo Consiglio, per quanto di rispettiva competenza, avrebbero dovuto quanto prima essere nella condizione di distinguere nettamente le situazioni di cosiddetta "morosità incolpevole", dalle altre. Per le prime, sperimentare anche forme innovative quali un Regolamento sul baratto amministrativo; le seconde, da perseguire.
Ci fa piacere rilevare che all'interno dell'Ufficio di Piano, nell'ambito degli interventi volti al contenimento dell'emergenza abitativa e al mantenimento dell'alloggio in locazione, si stia ragionando in un'ottica di sostegno alle famiglie con morosità incolpevole.
Grazie al nuovo accordo di segreteria comunale associata, per Biassono si aprono importanti opportunità di rete in Brianza. L’approvazione dello schema di convenzione fra il nostro Comune, Ornago e Sulbiate, sancita in consiglio comunale lo scorso 30 giugno, ha non solo una funzione di ottimizzazione di spesa, ma crea anche le basi per una più stretta collaborazione sul piano amministrativo fra i tre sottoscrittori. Come Lista per Biassono ha rilevato in sede di voto, la condivisione dello stesso segretario comunale - la dottoressa Antonella Maria Carrera, subentrata dal 15 giugno al dottor Francesco Miatello (in pensione) - agevola infatti il dialogo e il coordinamento fra realtà territoriali con punti di forza in comune. L’articolo 12 dell’accordo, nel quale si pone l’accento sulle modalità di consultazione attraverso le figure dei sindaci, permette inoltre di muoversi più agilmente a livello operativo.
L’importanza strategica dell’asse Biassono-Ornago era già stata messa in evidenza nel 2016, quando la nostra lista, in collaborazione con l’Associazione culturale Gaetano Osculati, il Museo civico e l'Assessorato alla Cultura, aveva realizzato un’iniziativa di gemellaggio per valorizzare l’eredità dei Conti Verri condivisa da entrambi i territori. A Ornago si trovano infatti una delle ville e la cappella di sepoltura di Pietro Verri, unitamente all’importante santuario della Beata Vergine del Lazzaretto (che conserva importanti reperti di famiglia, un tempo appartenenti a Biassono), promossi attraverso l’attività dell’Antica Bottega del Santuario e i percorsi storici tracciati sul territorio (fra cui il Cammino di S. Agostino).
Per quanto riguarda Sulbiate, il Comune ha portato a termine in questi anni un progetto gemello rispetto a quello di Palazzo Bossi a Biassono, finanziato in parte da Fondazione Cariplo e inserito nel Distretto culturale evoluto di Monza e Brianza: il recupero di un’ex filanda, oggi conosciuta come Fabbrica del Saper Fare. Al cuore di questa iniziativa è l’idea di creare lavoro partendo da un forte radicamento locale, in modo tale che l’ex filanda operi come attivatore e rigeneratore d’impresa. Il suo obiettivo consiste cioé nel favorire la nascita di iniziative territoriali centrate su soluzioni innovative di prodotti, erogare servizi a supporto di imprese, contribuire alla crescita di giovani e artigiani, di dare vita a nuovi modelli di collaborazione e trasferimento di competenze tra diverse professionalità. La ampie finalità del progetto, sino ad ora, non hanno permesso di sfruttare appieno le potenzialità di questo polo, mentre il blocco delle attività dovute all’emergenza sanitaria ha messo in difficoltà anche la gestione di siti come Palazzo Bossi e Villa Monguzzi a Biassono.
Problemi in realtà comuni a buona parte di quelle strutture brianzole che operano come piattaforme, dovuti al fatto di non essere riuscite ancora a sviluppare rapporti consolidati col territorio. Tenuto conto che, attraverso l’Associazione culturale Gaetano Osculati, fra le risorse locali strategiche può essere inclusa anche Villa Borromeo d’Adda ad Arcore (dov’è attivo il progetto “Casa degli Esploratori”), un coordinamento delle strategie, dei programmi e dei flussi economici di questi poli può oggi offrire proprio quel tipo di radicamento non pienamente espressosi in passato. Decisivo può allora essere il ruolo di Biassono nell’attivare un tavolo di confronto che valorizzi le rispettive sinergie, coinvolgendo Fondazione Cariplo in un percorso di crescita più articolato. In un periodo in cui ogni singola impresa e azienda mostra difficoltà a superare le sfide economiche generate dall’emergenza sanitaria, ripartire dal “fare rete” è certamente il modo migliore per abbattere i costi, creare posti di lavoro, intercettare nuovi bacini d’utenza e ridare linfa alle potenzialità della sharing economy.