Diceva il conte Verri...

"La voce della verità comincia da lontano a farsi ascoltare, poi si moltiplicano le forze, e la opinione regina dell'universo sorride in prima, poi disputa, poi freme, poi ricorre alle arti, poi termina derisa: questo è il solito gradato passo che fa la ragione a fronte dell'opinione" (Pietro Verri)

venerdì 17 gennaio 2020

S. ANTONIO: CHI SOFFIA SUL FUOCO?

Con Ordinanza n.25 del 17.12.2019 il Sindaco Casiraghi vietava, giustamente, l’utilizzo di “petardi, razzi, mortaretti ed artifici pirotecnici in genere dal 30 dicembre 2019 al 6 gennaio 2020”.
L’Ordinanza veniva disposta oltre che a tutela del riposo delle persone e della salute degli animali, anche perché, citiamo testualmente, “stante le condizioni meteoclimatiche particolarmente significative per la formazione e l’accumulo degli inquinanti è importante ridurre ogni possibile fonte d’immissione di gas e particolati atmosferici”.

Non è trascorso neppure un mese da quella data e,  se possibile, i livelli di inquinamento hanno ulteriormente superato le soglie di guardia da parecchi giorni.

Regione Lombardia è corsa ai ripari imponendo il divieto assoluto di accendere fuochi all’aperto con conseguente diffusione di nuove polveri nell’aria. Non pochi i Sindaci ed i Comuni che hanno deciso di rispettare le indicazioni regionali (Brugherio, Lissone, Cesano Maderno, Segrate, Cassano d’Adda e numerosi altri).

Oggi, come noto, si festeggia Sant’Antonio Abate, patrono dei contadini e degli animali domestici; diverse le iniziative di falò rituali in suo onore.

Falò rituali che, inevitabilmente, contribuiranno al peggioramento della qualità dell’aria in virtù del fatto che producono effetti che persistono anche per diversi giorni, soprattutto nei periodi invernali di stabilità atmosferica favorevole all’accumulo degli inquinanti.

Non è trascorso neppure un mese dalla data di quella prima Ordinanza, eppure il nostro ineffabile Sindaco in data 14.01.2020 ne emette altre due, di Ordinanze, per autorizzare l’accensione di due falò sul territorio comunale (in Via Madonna delle Nevi ed in Via Cascina Taverna).

Spariscono le esigenze di ridurre “ogni possibile fonte d’immissione di gas e particolati atmosferici” e prende il sopravvento la tradizione del falò, “parte di un rituale di purificazione e di consacrazione”; ...“non pratica abitudinaria, ma bensì (sic) evento straordinario tradizionale locale”;… “avvenimento proprio delle tradizioni locali padane, di genesi ultracentenaria e propiziatoria per il benessere della nostra gente e del nostro territorio”.

Le tradizioni sono importanti, ma la salute dei cittadini non dovrebbe essere anteposta a tutto? Quand’è che ci si renderà finalmente conto che l’aria, l’acqua, il cibo, la terra sono beni primari sempre più inquinati?

Sappiamo già ci sarà chi obietterà che il riscaldamento globale non si risolve di certo sospendendo un falò.

Tuttavia, se si vogliono realmente valorizzare le tradizioni contadine, il nostro Sindaco dovrebbe anzitutto salvaguardare i pochi terreni agricoli rimasti.
Ed adeguarsi alle disposizioni regionali, nella condizione data, non è esclusivamente questione di rispetto delle regole, ma soprattutto di buon senso.

--> Ma si sa, i politici puntano al consenso, e scontentare qualcuno fa perdere voti. Meglio quindi nascondere momentaneamente il tema inquinamento sotto il tappeto e fare magari una bella comparsata davanti ai falò.

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