Diceva il conte Verri...

"La voce della verità comincia da lontano a farsi ascoltare, poi si moltiplicano le forze, e la opinione regina dell'universo sorride in prima, poi disputa, poi freme, poi ricorre alle arti, poi termina derisa: questo è il solito gradato passo che fa la ragione a fronte dell'opinione" (Pietro Verri)

sabato 1 maggio 2021

Regolamenti comunali: come darsi la zappa sui piedi

I compromessi non fanno mai bene alla politica, soprattutto quando occorre adottare regolamenti che intendano supportare progetti innovativi come la trasmissione audio e video dei consigli comunali, o l'istituzione degli orti urbaniNuova conferma è arrivata proprio ieri sera, al termine della seduta in Villa Verri che, dopo lunghi mesi, ha riportato al confronto dal vivo i rappresentanti delle forze politiche di Biassono. 


Un ritorno dai contorni sempre più surreali: entrata in municipio condizionata dal riconoscimento facciale e dalla misurazione della temperatura corporea, quindi sterilizzazione delle mani e presa di posizione nell’apposito stallo creato per il banco consiliare, diviso da pannelli semi-trasparenti per evitare la circolazione laterale del respiro dei consiglieri (benché tenuti ad indossare una mascherina facciale e nonostante la sala fosse areata dalle finestre aperte, oltre che sanificata dall’uso di un depuratore antibatterico). Il Covid19 ci abitua sempre più a scene da allevamento intensivo. 


Le prime avvisaglie di incomprensione fra maggioranza e opposizioni sono emerse proprio durante la valutazione del “Regolamento per le trasmissioni audiovisive del consiglio comunale”, discusso per mesi in commissione consultiva, dopo un travagliato percorso di riconoscimento che risale addirittura al 2012: anno in cui Lista per Biassono presentò la prima mozione per favorire una maggior pubblicità delle sedute in Villa Verri, inizialmente bocciata dalla maggioranza, per essere poi ripresa ed approvata alle condizioni della Lega Nord. Una strategia messa in atto anche con il progetto degli orti comunali, la cui istituzione era stata chiesta tramite mozione da Lista per Biassono nell’ormai remoto 2014. 


TEMPI LUNGHI PER LO STREAMING 

Alla luce dei complessi sviluppi della comunicazione digitale, il regolamento per le trasmissioni punta a bilanciare sia le esigenze di pubblicità, sia quelle di tutela dei dati sensibili, prevedendo però tempi d’applicazione che potrebbero spingersi oltre il mandato dell’attuale amministrazione. L’adeguamento delle attrezzature e dei sistemi tecnologici comunali, infatti, dovrà essere effettuato entro 6 mesi, potenzialmente a ridosso del periodo in cui Biassono sarà chiamato al voto (sempre che l’emergenza Covid19 non spinga a posticipare ulteriormente le elezioni amministrative, già slittate da maggio 2021 a ottobre 2021). L’articolo 5, che permetterà la trasmissione in streaming sul web e/o la registrazione digitale della seduta, rendendola disponibile sul sito del Comune nei 12 mesi successivi, implica un’attenta valutazione dei mezzi di diffusione e archiviazione. La pubblica amministrazione, infatti, non può permettersi di cedere diritti d’uso a terzi non regolamentati, sia che si tratti di giornalisti, cittadini privati o, soprattutto, di società tecnologiche come Zoom, Youtube o Facebook che mettono a disposizione le proprie piattaforme, a patto di detenere e usare per proprie finalità quanto viene divulgato. In tal senso, è fondamentale che il Comune si doti di propri server e di spazi digitali sotto il suo diretto controllo, o di società che accettino le misure di sicurezza della pubblica amministrazione. 


Nell’ottica di una massima tutela da fenomeni di discrezionalità, Lista per Biassono ha ottenuto anche che il testo del regolamento fosse emendato nel passaggio riferito alle competenze del Presidente del Consiglio Comunale. Il passaggio che riporta la possibilità di sospensione delle riprese - “ove (il presidente) ravvisi che le modalità di svolgimento dell’attività autorizzata arrechino pregiudizio al normale svolgimento della seduta consiliare” - è stato modificato sostituendo il termine “consueto” a “normale”, in modo tale da aver un riferimento tradizionale e abitudinario, anziché soggettivo, su come si debbano svolgere le sedute. Per quanto riguarda l’articolo 9 dedicato al rilascio delle interviste, non è stata invece accolta la richiesta di LpB di prevedere in ogni seduta uno spazio che consenta ai capogruppo di essere video-intervistati all’inizio del consiglio comunale, spiegando in pochi minuti e con parole semplici le proprie posizioni sui temi caldi all’ordine del giorno (così da facilitare la comprensione del  pubblico quando si affrontano temi con inevitabili tecnicismi amministrativi).


LA ZAPPA SUI PIEDI

La situazione è invece precipitata in occasione del successivo “Regolamento per la concessione degli orti urbani su terreni di proprietà del Comune di Biassono”. Il testo in esame è apparso subito il risultato di un faticoso compromesso fra due tendenze: da una parte, il tentativo di valorizzare gli orti comunali come risorsa per lanciare progetti di agricoltura innovativa, con possibilità di sperimentare la messa a coltura di specie rare, prodotti tipici del territorio, adozione di tecniche di coltivazione più complesse e creazione di una rete di interazione capace di sostenere economicamente il progetto stesso; dall’altra, la volontà di mettere a disposizione lotti di terra (di pochi metri quadrati e in prossimità del vigneto comunale), con finalità di aiuto alimentare alle famiglie biassonesi, ma soprattutto agli anziani, seguendo però un approccio amatoriale-hobbystico


Una contraddizione espressamente denunciata da Lista per Biassono già in sede di commissione che, tuttavia, non ha portato le altre forze consiliari a riconsiderare il lavoro fatto, presentando sui tavoli di Villa Verri un documento più chiaro negli intenti e nelle modalità organizzative. Nessuna sorpresa, dunque, se diversi tentativi di emendare il testo siano stati avanzati prima dal consigliere Domenico Dosa di Biassono Civica, poi dall’assessore Sergio Motta, dando adito quest’ultimo anche a un contenzioso sul proprio mancato rispetto dei tempi previsti per la presentazione degli emendamenti (in particolare, la scelta di rimuovere i criteri di reddito per l’assegnazione dei lotti e privilegiare la fascia anziana). Posto che, su conferma della segretaria comunale, entrambe le proposte si sarebbero potute discutere e mettere ai voti durante la sessione, le diverse chiavi di lettura insite nel testo hanno infine spaccato gli schieramenti in campo


Dopo una pausa di confronto, il Presidente del Consiglio Comunale ha abbandonato i lavori, spingendo la maggioranza a ritirare il punto d’approvazione del regolamento, con voto d’astensione delle opposizioni. A pagarne le conseguenze, ancora una volta, saranno i cittadini biassonesi, che dovranno attendere gli esiti di un lavoro di limatura che si preannuncia ancora ostico e che, forse, sarebbe semplificato da una mappatura delle esigenze presenti sul territorio.


IL REFERENDUM PROIBITO

Tempi in ogni caso più ridotti rispetto alla vera priorità che aveva spinto, nel 2016, all’istituzione della commissione: l’adozione del regolamento per i referendum consultivi del Comune di Biassono, previsto per Statuto e rispetto al quale Biassono è inadempiente dal 2004. Proprio oggi che il progetto Pedemontana torna a incombere sul nostro territorio, con effetti devastanti per le ultime aree verdi libere e i movimenti ambientalisti dell’intera Brianza si preparano a una grande manifestazione di dissenso, il referendum sarebbe stato indispensabile per garantire un futuro vivibile al nostro Comune. Trascorsi ormai cinque anni e a fine mandato, la giunta ha invece dimostrato che gli obblighi dello Statuto di Biassono sono discrezionali rispetto agli interessi della maggioranza.  


ADDIO ALLA SCUOLA ELEMENTARE DI S.ANDREA 

Il consiglio comunale di ieri, però, ha confermato anche la volontà di procedere verso l’abbattimento della scuola elementare Martin Luther King, a favore della creazione di un nuovo polo nella congestionata area di via Locatelli. I 320mila euro di fondi pubblici (statali e regionali) che l’amministrazione comunale potrà investire nell’efficientamento energetico e nello sviluppo sostenibile - purché i lavori siano aggiudicati entro il prossimo settembre - saranno destinati alla sostituzione dei serramenti delle scuole medie di via Locatelli. Un buon risultato, ma alquanto discutibile. Se gli interventi sulle scuole biassonesi rappresentano una priorità, colpisce che non siano mai messi a disposizione per un rilancio di ampio respiro della struttura scolastica “più sostenibile” dell’intero Comune. Per le sue caratteristiche architettoniche e logistiche, in primis la contiguità al Parco di Monza, la scuola elementare di S. Andrea presenta infatti eccezionali opportunità di  trasformazione in un modello “green” certificato, dando modo di intercettare importanti fondi messi a disposizione anche dall’Unione europea. Al contrario, l’assessore all’Urbanistica Alessio Anghileri punta a un semplice adeguamento sismico - ma di “spesa consistente” - attraverso fondi extra-comunali, in attesa di poter abbattere quanto prima l’edificio e costruire un nuovo polo scolastico in via Locatelli. Come dire, soldi ridotti in polvere. 


Proprio come i diritti dei lavoratori in questi tempi di neo-liberismo selvaggio. 


Ma oggi e domani, è sempre 1° maggio.



 

mercoledì 17 marzo 2021

Amministrative 2021: lasciarsi il fango alle spalle

Fango, nient’altro che fango. Anche a Biassono è ormai costume acquisito gettare discredito, e alimentare ironia greve, contro chiunque pensi od operi diversamente da se stessi. 

Le recenti dichiarazioni alla stampa di Francesco Romeo, autocandidatosi sindaco del nostro Comune, non sono che il risultato epigonico di un modello democratico in piena crisi. 


Preferiamo perciò considerare come mera strategia della provocazione i suoi primi, e alquanto goffi, tentativi di ergersi a giudice disinformato della politica biassonese ("...e Villa Ca' de Bossi? Affidata al gruppo consiliare di minoranza per non farlo più abbaiare"); chiaro l’intento di far parlare di sé, visto che la lista “Biassono Risorge” di cui è portavoce non ha messo ancora in campo alcun progetto concreto di alternativa politica, ma sicuramente ha già irrigidito le posizioni degli elettori (tanto più, per la sua connivenza con il partito Fratelli d’Italia). 


Non è una novità. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad attacchi enfatici e post arroganti da parte di Biassono Civica, non di rado diretti contro il sindaco in quanto persona, anziché come rappresentante amministrativo. Giudizi - spesso tardivi e banali - su qualsiasi argomento utile per apparire sui giornali, occupare spazi pubblici sui social network, o avere maggior visibilità nei consigli comunali. Lo ha sperimentato sulla propria pelle anche Lista per Biassono, ferocemente attaccata e denigrata per tutto il corso della campagna elettorale del 2016 e oltre, non solo per aver chiesto il rispetto delle regole che ci si era dati per un possibile cammino unito fra forze autenticamente civiche, ma addirittura rea di aver consegnato il Comune alla Lega Nord a causa di un atto d’insubordinazione rispetto ai disegni del Partito Democratico.  


Perché proprio qui sta uno dei fattori decisivi dell’attuale crisi. L’intento manipolatorio e opportunistico dei partiti di rappresentanza nazionale verso la libera iniziativa civica, che ben poco ha a che spartire con visioni ideologiche e finalità di potere anni luce lontane dalle reali esigenze dei territori. Così come le elezioni amministrative del 2016 hanno segnato la messa in crisi dell’aggregazione politica apartitica (con l’entrata in scena a Biassono di più liste civiche eterodirette dai partiti, a differenza del cammino indipendente di Lista per Biassono), i recenti tentativi di mostrare la vitalità del civismo hanno dato vita al fenomeno degli pseudo-movimenti, di cui i “Fridays for Future” o le “Sardine” sono fra le espressioni più subdole: fumogeni delle oligarchie di potere che canalizzano il malcontento pubblico in apparenti movimenti di contestazione. Per maggiori spiegazioni, chiedere allo stesso Movimento 5 Stelle, o seguire le inchieste su finanziamenti di sostegno ben poco trasparenti, apparse persino su Focus in Germania. 


Discorso differente, ma non dissimile, riguarda anche la giunta biassonese della Lega Nord, in apparenza rimasta coerente con la propria identità partitica (per quanto mutata nelle sue componenti ideologiche interne) e, in quanto forza di maggioranza in consiglio comunale, in grado di respingere qualsiasi critica o proposta non allineata alla propria volontà, grazie a mezzi “legittimi” di marginalizzazione dell’avversario (il che non significa eticamente corretti o politicamente adeguati, come dimostrano l’uso strumentale dei regolamenti e dei bandi, o l’orientamento conferito all’azione dei tecnici). 


L’irrompere della pandemia da Covid19, a partire da marzo 2020, ha in fondo accelerato un processo di crisi che la democrazia rappresentativa vive dal momento in cui tutte le forze politiche si sono adeguate allo stesso modello di sviluppo economico. 


Oggi il tema della sanità pubblica non è più una delle componenti della vita politica della comunità, ma è stato trasformato nel suo perno di orientamento e condizionamento, al punto da essere arrivati a posticipare tutte le elezioni previste per aprile/maggio 2021. Un atto di per sé estremamente grave, perché implica l’impossibilità per il cittadino di mettere in campo risposte politiche alternative a una crisi potenzialmente infinita (se il virus non scomparirà perché le varianti continueranno a “proliferare”, come pare inevitabile dalla scelta di ricorrere alla sola strategia della protezione “vaccinale”, l’emergenza sanitaria potrebbe giustificare la messa in sospensione a tempo indeterminato, o l’alterazione materiale, dell’esercizio di voto al pari dei diritti alla libera circolazione). Ancor più grave, poi, se si considera che tutti i Dpcm (Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri) attraverso cui è stata gestita la crisi - sino agli inizi di questo mese - sono stati giudicati “illegittimi e incostituzionali”, lesivi cioé dei diritti fondamentali del popolo italiano. Diritti che neppure gli attuali Decreti Legge per il Covid19, stando alle sentenze di più Tribunali, risultano in grado di tutelare completamente.      


Lista per Biassono, dunque, non sarà presente alle prossime elezioni amministrative non tanto per un “esaurimento” del proprio progetto, com’è stato riportato da alcuni articoli di stampa locale, bensì per l’assenza di condizioni socio-politiche adeguate a canalizzare una volontà civica indipendente. 


Siamo convinti che occorra ricostruire la capacità d’iniziativa e d’azione del cittadino dalle basi, non solo creando un tessuto materiale d’aggregazione di cui oggi continuiamo a essere privati, ma lavorando al contempo sullo sviluppo di competenze amministrative indispensabili per operare, nella dimensione pubblica, con cognizione di causa, consapevolezza critica e, appunto, capacità progettuale autonoma. Senza queste qualità - come dimostra il superficiale dibattito politico apertosi sulla stampa - il cittadino cooptato nelle liste amministrative o chiamato al voto risulta un semplice esecutore di linee direttive poco comprensibili, se non addirittura avulse dal proprio territorio. 


Una delle esigenze su cui occorre intervenire al più presto - e in funzione della quale l’eredità di Lista per Biassono può tradursi in un nuovo fenomeno d’iniziativa e aggregazione - è allora la “produzione dello spazio” comunale, volendo usare un’espressione cara al filosofo e sociologo Henri Lefebvre. 


Per svilupparsi in modo democratico, la dialettica politica ha assoluto bisogno di calarsi in una dimensione viva, non virtuale o “a distanza”. Se non si ha il coraggio o la forza di mettere in discussione atti incostituzionali (ai sindaci non è lasciata alcuna libertà di adattare i provvedimenti statali in funzione del livello di gravità dell’emergenza, se non in modo peggiorativo), ciò non significa che l’azione politica debba rassegnarsi a litigi da social network o a protagonismi da rotocalco. 


Ogni contrada di Biassono, ad esempio, può sin da ora individuare uno spazio pubblico all’aperto dove consentire il ritrovo in sicurezza dei propri residenti che, con cadenza autoregolamentata, lascino emergere necessità e proposte d’intervento amministrativo. In tal senso, i parcheggi offrono superfici già predisposte, grazie alla regolarità dei loro frazionamenti: il cortile retrostante di Villa Verri, in particolare, è conformato a ferro di cavallo quasi fosse un vero e proprio anfiteatro da riunione e, se fosse tenuto libero dalle auto in sosta, potrebbe fungere da area centrale di dibattito, ospitando eventuali portavoce di contrada, o semplici cittadini che vogliano tornare a discutere pubblicamente del proprio Comune. 


In alternativa alla didattica a distanza, il cui impatto e le cui conseguenze in Italia non sono stati ancora analizzati da adeguati studi di lungo termine, famiglie, personale docente e amministratori possono sottoscrivere un accordo di collaborazione che preveda l’istituzione di percorsi didattici all’aperto, sia negli spazi urbani che nelle aree parco, secondo il modello sperimentale dell’educazione diffusa. 


Per fronteggiare il crescere della disoccupazione e il crollo della produttività, aziende ed esercizi del territorio hanno a loro volta la facoltà di predisporre percorsi di professionalizzazione calibrati sulla domanda biassonese, non solo sviluppando capacità e competenze, ma traendo anche vantaggio dalla possibilità di fare rete per ovviare a eventuali mancanze strutturali/organiche generate dalla crisi. 


Questi sono solo semplici spunti, che dimostrano però come sia possibile iniziare a ripensare un’economia dal basso e pronta a rispondere alle esigenze dei propri cittadini, prendendo oltretutto le distanze dall’attesa salvifica di fondi calati dall’alto dello Stato e non di rado spesi in modo del tutto insoddisfacente. 


Se le enormi quantità di fondi pubblici dirottati per l’acquisto di vaccini, tamponi, test e attrezzature varie della nuova filiera biofarmacologica fossero state investite nel rafforzamento della medicina di base per interventi tempestivi, la pandemia grazie a cui sta nascendo una sempre più coercitiva società digitale sarebbe, molto probabilmente, ciò che di fatto è: un virus il cui tasso di mortalità accertato per le persone in salute oscilla fra lo 0,31 e lo 0,05%. 

giovedì 26 novembre 2020

COVID19 E LA MIOPIA POLITICA DI VILLA VERRI


Non ci siamo. L’ultimo consiglio comunale, tenutosi da remoto giovedì 19 novembre, ha messo ancor più in evidenza l’inadeguatezza della politica odierna rispetto alla complessità delle trasformazioni in corso, dettate dalla pandemia da Covid19. Dopo il primo esperimento via Zoom tentato nel periodo di lockdown “duro”, il 23 aprile scorso, la partecipazione del pubblico da casa ha raggiunto a mala pena le 140 visualizzazioni: una cinquantina in più rapportandole alla sessione precedente, ma ben al di sotto dell’1% della popolazione di Biassono. Se questi sono i risultati della “rivoluzione digitale” che lo Stato (o dovremmo dire l’Unione Europea?) sta imponendo a colpi di decreti, dovremmo interrogarci quanto meno sul livello d’efficienza delle risorse a disposizione e sull'effetto "bolla" per la partecipazione civica.
 

Prendiamo, ad esempio, la tempestività operativa del gestore Tim. Esaurito il traffico di Gigabyte dell’abbonamento privato mensile di uno dei consiglieri, per tutta la giornata del 19 novembre lo stesso consigliere ha tentato di mettersi in contatto con un operatore della compagnia, onde far ripartire l’abbonamento prima delle 20.30, orario d’inizio del consiglio comunale (il confronto telefonico con l'operatore resta infatti l'unica modalità possibile per il riavvio del traffico dati, nonostante la pubblicizzazione di una nuova app che dovrebbe consentire ogni operazione in modo indipendente). Tim ha continuato a rispondere di “non aver operatori al momento disponibili” (problema acuitosi proprio con lo scoppio della pandemia, verosimilmente per la mancanza di personale che lavora nei call center delocalizzati all’estero). Il consigliere ha così dovuto lasciare il proprio domicilio, cercando di attuare il collegamento dal municipio: quest’ultimo, però, è dotato di cavi di rete adatti solo per pc, non per dispositivi Apple; in alternativa offre un network wi-fi a bassa banda, inadatto per sostenere con fluidità il traffico di dati previsti dal consiglio comunale via Zoom. Altri consiglieri, giunti a loro volta in Villa Verri, hanno avuto invece problemi di collegamento dovuti ai filtri di sicurezza della rete comunale, impedendo l’accesso alla rete dai propri dispositivi. 


ANALFABETISMO DIGITALE


Nel frattempo, l’interrogazione di un gruppo di minoranza reclamava spiegazioni sul perché i consigli comunali non siano ancora trasmessi per via digitale, nonostante l’approvazione di un’apposita delibera. Richiesta avanzata senza essere neppure sfiorati dal fatto che, a livello pubblico, le misure di sicurezza per garantire questo tipo di servizio non riescono a essere perseguite oggi neppure su scala nazionale: come ha ben mostrato la recente inchiesta “La scuola a casa”, dedicata alla didattica a distanza, quando accettiamo le condizioni di servizio di Google, Microsoft o Zoom, i dati poi generati finiscono automaticamente negli archivi statunitensi o cinesi, gratis e senza filtro alcuno. Se è già molto grave passare informazioni sensibili riguardanti i nostri studenti e le nostre famiglie ad enti terzi, che potrebbero usarli per scopi a noi sconosciuti, ancor peggiore appare l’analfabetismo digitale di una classe politica che neppure si avvede del pericolo. Stiamo infatti trasferendo sul web non solo la vita privata di ogni cittadino, ma ora anche quella delle nostre stesse istituzioni, con dati altamente strategici, senza poter essere tutelati da applicazioni e strumenti di cybersecurity nazionali. La proposta di creare un Istituto italiano di cybersicurezza è arrivata infatti solo con l’ultima legge di bilancio, nonostante riviste tecniche come Wired denunciassero da tempo un cambio di passo, “perché è nella quotidianità dei gesti compiuti sui nostri dispositivi che si sostanzia l’esecuzione di pratiche virtuose capaci di rendere il cittadino più sicuro”. Nel 2019 l’Italia ha investito 1.3 miliardi di euro in questo settore altamente strategico, appena il 5% dei 20 miliardi spesi invece in Europa. “Siamo infatti il quarto mercato - scrive industriaitaliana.it - dopo Regno Unito, Francia e Germania. Nulla di cui andare fieri, tanto che nella sua Relazione annuale del 2018, la Banca d’Italia sottolineava la debolezza strutturale delle imprese italiane a sviluppare strategie di sicurezza informatica sufficientemente sofisticate da poter contrastare gli attacchi”. Per AgendaDigitale, la sicurezza dei Comuni italiani è addirittura un "quadro a tinte fosche". 


POCHE RISORSE PER L'AMBIENTE


Non migliore è la situazione sul fronte della tutela della sanità pubblica. Una seconda interrogazione ha puntato l’indice sull’impegno dell’amministrazione nel risolvere i disagi causati dall’emissione di odori sgradevoli sul territorio biassonese. Anche in questo caso, quasi 25 anni di battaglie dei cittadini sembrano essere finiti nel dimenticatoio. Nonostante il problema sia stato chiarito già da tempo, grazie soprattutto all’attivismo del Comitato Antiodori costituitosi a Biassono sul finire degli anni ’90, periodicamente in consiglio comunale assistiamo al rimpallo delle responsabilità d’intervento. L’unico ente in grado di presidiare il territorio resta Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente), avendo sia l’autorità che gli strumenti per effettuare controlli a tappeto, ma evidentemente risorse finanziarie non sufficienti. Questa carenza strutturale costringe ad azioni molto dilazionate e spesso “preannunciate”, dando in tal modo il tempo a chi scarica sostanze maleodoranti (e non di rado tossiche) di non essere più tracciabile. Più volte, in passato, gli indizi hanno puntato sull’azienda chimica Sir di Macherio, che dispone fra l’altro di appositi depuratori (sulla cui costante messa in funzione sussistono grandi dubbi), ma è anche chiaro che in un periodo di accentuata fragilità lavorativa qualcuno potrebbe pensare di usare la mano leggera. Assegnare l’incarico di rilevazione a un’agenzia privata (come fatto ad esempio dalla Provincia di Vicenza con Osmotech per il progetto Giada), potrebbe garantire risultati più tempestivi e oggettivi, nonché utili per attivare le procedure di polizia giudiziaria dell’Arpa, ma anche in questo caso occorrerebbero fondi comunali a disposizione per politiche ambientali (fondi che, singolarmente, le amministrazioni comunali non riescono spesso a permettersi, a meno che non si pianifichino politiche congiunte). 


DIPENDENZA STATALE


Qui, però, tocchiamo il terzo e più grave testo dolente. I fondi comunali e pubblici. Nell’analisi del bilancio consolidato, andata in scena in Villa Verri, è emersa una volta ancora la miopia della politica odierna. Benché dovessero essere evidenti a tutti i primi effetti destabilizzanti della pandemia, che ritardando l’incasso delle tasse e delle sanzioni locali ha costretto il Comune a dipendere principalmente dagli stanziamenti statali (risorsa che, nell’economia complessiva, continua ad alimentare l’insostenibile debito pubblico italiano), il dibattito ha finito per arenarsi in questioni di minimo impatto. Emblematica, in tal senso, la polemica sulle spese di gestione degli impianti del centro sportivo (è giusto mantenere attivi luce e riscaldamento quando le strutture non sono in funzione? Aiutano a preservarli dal logorio, o sono solo uno spreco?). Al contrario, le emergenze appena tamponate attraverso l’ultimo bilancio sono sintomo di un progressivo indebolimento dell’autonomia economica dell'amministrazione comunale che, nei prossimi mesi, potrebbe portare a una vera e propria esautorazione della politica locale rispetto alle scelte governative.
 

Se i Comuni saranno costretti a fare sempre più affidamento su risorse liquide statali, anziché sul potere di riscossione territoriale messo in crisi dal prolungarsi della pandemia, è altresì indispensabile individuare quanto prima nuove modalità di autosufficienza economica. Il dibattito politico sembra ormai votato fideisticamente al ruolo salvifico del “Recovery Fund”, che dovrebbe garantire soldi a pioggia per progetti territoriali ben giustificati, accettando dunque supinamente le politiche di indebitamento pubblico che hanno stremato l’Italia degli ultimi decenni. Eppure, se ancora conta far politica sul territorio, risorse alternative possono essere messe già in campo: l’obiettivo del futuro dovrebbe cioé consistere nel favorire una sempre maggior autarchia comunale, creando le condizioni per generare servizi e risorse a diretto beneficio della propria comunità. Un Comune sano, al pari di uno Stato sano, non programma il proprio futuro "a debito".  


IL FUTURO NELL'AUTARCHIA VERDE


Oggi disponiamo di tecnologie leggere che, ad esempio, permettono di limitare la dipendenza energetica dalle reti pubbliche, di organizzare piattaforme di scambio e circolazione di beni a chilometro zero, di produrre in loco, grazie a stampanti 3D, anche quei beni essenziali che siamo soliti importare. Avremmo bisogno di terreni liberi per ridare slancio all’agricoltura di sussistenza e di tutela della biodiversità, creando anche attraverso questa modalità nuovi posti di lavoro per la manodopera locale. A Biassono, però, abbiamo esaurito da tempo suolo e risorse agricole strategiche. In mancanza di una politica di riequilibrazione dei consumi (abbattimento in negativo dei livelli di edificazione, innalzamento dei livelli di disponibilità di suolo, favorendo così un bilanciamento demografico proporzionale alle risorse ambientali), andrebbe perseguito almeno un piano di accordo con amministrazioni comunali dove il trend risulti invece opposto (basse risorse demografiche e produttive, alta disponibilità di terreni a destinazione agricola). Un tema che non sfiora neppure le preoccupazioni del consiglio comunale. Biassono continua a tamponare, con giri di bilancio, le voci economiche colpite dagli effetti della pandemia, provvedendo al graduale azzeramento di capitoli giudicati “non essenziali”, semplicemente perché mancano oggi le condizioni abituali per la loro attivazione. Dalle politiche giovanili alla programmazione culturale, dallo sviluppo sostenibile del commercio al rafforzamento delle risorse ambientali, dalla riorganizzazione della partecipazione civica al lancio di nuovi progetti sociali e di consolidamento comunitario. Se la pandemia dovesse “cronicizzarsi”, un approccio simile è davvero sostenibile e accettabile su lungo termine?  


PIU’ EDUCAZIONE, MENO POLITICA

Benché siano ancora in molti a pensare che Covid19 sia il prodotto temporaneo di una sfortunata serie di concause, diventa sempre più manifesta l’agenda di ristrutturazione economica e sociale che questo “misterioso” virus, di giorno in giorno, sta agevolando affinché non sia più possibile tornare alle nostre abitudini di vita del passato. Abitudini che certo hanno causato forti scompensi negli equilibri ecosistemici e demografici globali, ma plasmate anche da un’idea di socialità e crescita personale che non possono essere sostituite dagli algoritmi politici dell’intelligenza artificiale, così come da qualsivoglia agenda che si autogiustifichi come l'unica possibile

Fra pochi mesi Biassono andrà ad elezioni amministrative, venendo privato di tutte quelle modalità di confronto, partecipazione e interazione che sono alla base di una sana democrazia diretta. La forma più alta di democrazia nota sin dai tempi della Grecia antica, ingabbiata progressivamente da meccanismi di democrazia rappresentativa sempre meno sovrana. Dopo la farsa del referendum sul taglio dei parlamentari (che, in assenza di riforme del sistema elettivo, si è al momento tradotta in un mero ridimensionamento del potere decisionale del cittadino rispetto alla classe politica, in linea con quanto era un tempo auspicato dal programma della Loggia P2), nell’ultimo consiglio comunale abbiamo avuto una nuova dimostrazione di “destrutturazione” statale, relativamente all’istituzione di un “ufficio procedimenti in forma associata” della Provincia di Monza e Brianza. Un organismo, quest'ultimo, apparentemente abolito dal punto di vista dell’elettività delle cariche da parte dei cittadini, ma di fatto rimasto in funzione attraverso la delega di potere elettivo ai rappresentanti politici locali. 

La destrutturazione delle Province - cui sono stati sottratti fondi che avevano impatto sul territorio per essere redistribuiti su politiche nazionali - è correlata all’accentuarsi di criticità di gestione locale. Se la nomina di un ufficio procedimenti in forma associata può di per sé apparire un servizio funzionale, proprio perché garantisce maggior oggettività di giudizio del personale amministrativo in caso di scontri interni al Comune (grazie all’autorità di una voce terza esterna), paradossale è il fatto che i fondi di istituzione debbano essere garantiti ancora una volta dai Comuni stessi, anziché dallo Stato. Il persistente spoglio delle risorse economiche territoriali, per quanto limitate possano essere in questo caso (Biassono è chiamato a versare 1.000 euro all’anno), va di pari passo con la sottrazione al cittadino del personale potere di controllo sulle politiche nazionali.

Avanti di questo passo, la politica stessa non può che trasformarsi in un teatro di opposizioni rispetto al quale noi sediamo in qualità di meri spettatori, chiamati a tifare per l’una o l’altra parte, senza avere però il diritto di intervenire sul preconfezionamento dei termini di dibattito e la monodimensionalità del modello economico, mettendo in campo risposte alternative all'unica narrazione concessa. La risposta alla crisi economica e sociale odierna non può più arrivare da una politica del genere, ormai svuotata del potere decisionale del cittadino, ma da una riorganizzazione dell’azione civica. Da un cambio delle regole del gioco a partire proprio dalla gestione del territorio e, di riflesso, dello Stato. In una parola, da nuove forme di educazione e partecipazione diffusa, che permettano di sviluppare strumenti critici personali, una visione del sapere transdisciplinare anziché transumana e, soprattutto, dal controllo diretto sulla produzione e i servizi.   

Alberto Caspani


sabato 11 luglio 2020

CHECK UP BILANCIO DI BIASSONO

Come sta il Comune di Biassono? Ecco un'analisi generale del Conto Consuntivo 2019, in discussione nell'ultimo consiglio comunale dello scorso 7 luglio. 
ENTRATE TRIBUTARIE che passano da euro 5.149.039 (2016) ad euro 5.312.014 (2017), ad euro 6.022.672 (2018), agli attuali euro 5.776.445, con una diminuzione del 4,09%
Tra queste:
IMU: 1.250.000 (2015);  1.660.872 (2016); 1.600.000 (2017); 1.702.000 (2018); 1.600.000 (2019)
TASI: 1.815.000 (2015); 555.326 (2016); 610.000 (2017); 570.000 (2018); 570.000 (2019)
TARI: 1.2000.615 (2015); 1.221.067 (2016); 1.235.000 (2017); 1.345.884 (2018); 1.250.000 (2019)
ADDIZ. COM. IRPEF: 1.575.000 (2015); 1.615.000 (2016); 1.700.000 (2017); 1.710.000 (2018); 1.740.000 (2019)
TRASFERIMENTI da Stato, Regione ed altri Enti passano da euro 4.304.279 (2016) ad euro 4.112.581 (2017); ad euro 4.859.699 (2018); agli attuali euro 5.533.949,20 (di questi, 4.147.758,01 vanno imputati all'Ufficio di Piano)  .
Le ENTRATE EXTRATRIBUTARIE passano da euro 2.577.666 (2016), ad euro 1.692.204 (2017), ad euro 1.794.082 (2018), agli attuali euro 1.639.153 con una riduzione del 8,64%.
Queste le principali voci di entrata:
Sanzioni Codice Strada: 345.000 (2015); 249.821 (2016); 249.384 (2017); 450.000 (2018); 417.644 (2019  - 7,19%)
Concessioni cimiteriali: 118.912 (2015); 129.936 (2016); 110.956 (2017); 166.728 (2018); 161.467(2019 - 3,16%)
Proventi refezione scolastica: 7.000 (2015); 17.167 (2016); 8.166 (2017); 53 (2018); 30 (2019)
Proventi trasporti alunni: 48.003 (2015); 49.205 (2016); 51.589 (2017); 48.231 (2018); 40.534 (2019 - 15,96%)
Convenzione operatori telefonia mobile: 87.000 (2015); 113.005 (2016); 163.627 (2017); 90.344 (2018); 98.173 (2019 + 8,67%)
Fitti reali di fabbricati: 120.405 (2015); 105.350 (2016); 96.279 (2017); 92.088 (2018); 86.884 (2019 - 5,65%)
Recupero spese immobili in affitto: 60.680 (2015); 71.293 (2016); 83.228 (2017); 58.807 (2018); 60.287 (2019 + 2,52%)

Tra le ENTRATE PER ALIENAZIONE e TRASFERIMENTI DI CAPITALE:
Proventi concessioni edilizie urbane primarie: 200.535 (2015); 510.935 (2016); 283.478 (2017); 224.873 (2018); 95.709 (2019 - 57,44%) – segnale esaurimento consumo territorio
Proventi concessioni edilizie urbane secondarie: 96.797 (2015); 217.594 (2016); 134.660 (2017); 57.411 (2018); 43.621 (2019 - 24,02%)
  
Per quanto attiene alle SPESE, al netto delle somme relative all'Ufficio di Piano,  quelle correnti aumentano del 6,58% passando da 7.974.720 (2018) agli attuali 8.215.599, ed hanno la seguente incidenza sul Bilancio:
spese istituzionali, generali e di gestione: sono pari al 32,83% di tutte le spese
ordine pubblico e sicurezza: sono pari al 4,50% di tutte le spese
istruzione e diritto allo studio: costituiscono il 10,71% di tutte le spese
tutela e valorizzazione dei beni e della attività culturali: rappresentano il 2,20%
politiche giovanili, sport e tempo libero: 1,36% di tutte le spese
turismo: 0,00%
assetto del territorio ed edilizia abitativa: 0,96% di tutte le spese
sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente: 20,98% di tutte le spese 
trasporti e diritto alla mobilità: 7,49% di tutte le spese
soccorso civile: 0,11% di tutte le spese
diritti sociali, politiche sociali e famiglia: 18,55% di tutte le spese
sviluppo economico e competitività: 0,17% di tutte le spese 
politiche per il lavoro e la formazione professionale: 0,06% di tutte le spese 
energia e diversificazione delle fonti energetiche: 0%
relazioni con le altre autonomie territoriali e locali: 0%

Questo, invece, l'andamento delle spese per investimenti: da euro 882.825,28 (2015)  ad euro 1.294.170,28 (2016) ad euro  134.398 (2017), ad euro 1.365.109,40 (2018), agli attuali euro 783.499,98.  Tra le opere realizzate: 
Completamento sistema informatico uff. comunali : euro 36.458
Acquisto attrezzature per la sicurezza pubblica: euro 31.600
Opere straordinarie Scuole: euro 87.480
Manutenzione straordinaria Palazzetto Sport: euro 24.041
Realizzazione loculi Cimitero: euro 259.999
Asfaltature stradali: euro 56.482
Messa in sicurezza strade comunali: euro 100.000
Installazione colonnine per controllo velocità: euro 17.324
Prolungamento Via delle Vigne: euro 22.715
Interventi efficientamento energetico: euro 89.705
L'esercizio 2019 si chiude con un avanzo complessivo di euro 5.473.441,13
Che risulta così suddiviso :
euro 1.052.771,08 avanzo libero non vincolato 
euro 1.007.040.96 risorse vincolate
euro 3.413.629,09 risorse accantonate; di queste, euro 3.342.679,92 rappresentano il vincolo che l'Amministrazione ha posto all'utilizzo dell'Avanzo di Bilancio mediante l'accantonamento nel Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (che assommava ad euro 1.187.365,04 nel 2016, euro 2.315.307,75 nel 2017, ed euro 3.353.102,47 nel 2018).
E siamo, quindi, ai residui attivi di dubbia esigibilità che, giocoforza, non possono non attirare l'attenzione, e la denuncia, di ogni forza di opposizione che svolga con scrupolo e diligenza il compito di controllo che la cittadinanza gli ha affidato.
Una vera ed autentica "montagna" che le Amministrazioni leghiste succedutesi ininterrottamente dal 1996 ad oggi stanno cercando di "smontare" solo ed esclusivamente a partire dal 2017 e solo ed esclusivamente in conseguenza del noto provvedimento della Corte dei Conti. 
Le cifre dei residui attivi non riscossi, tralasciando l'esercizio 2019:
Anni precedenti al 2015: euro 1.507.882,34
2015: euro 426.530,55
2016: euro 1.371.580,24
2017:  euro 845.238,91
2018: euro 1.894.832,58

Complessivamente i Residui Attivi al 31.12.2019 ammontano ad euro 11.336.615,58 9.690.991,51 (erano 9.690.991,51 nel 2018 ed 8.091.108,26 nel 2017).
Somma che rimarrebbe pesantissima anche scorporando la Competenza 2019 (euro 5.290.550,96). Ci attesteremmo infatti sulla considerevole cifra assoluta di euro 6.046.064,10 (erano 3.543.075,14 nel 2016, 4.096.153,51 nel 2017 e 4.927.293,08 nel 2018). 
La domanda che, a nome del biassonese medio, ci sentiamo di porre a chi ha amministrato sinora il nostro Comune può apparire semplice e banale: perché?
Perché si sono lasciati passare quasi vent'anni per "dare avvio" ad un'attività di accertamento? Perché si sono lasciate cadere nel vuoto le segnalazioni e le grida d'allarme che puntualmente Lista per Biassono sollevava? Perché ci si è mossi solo ed esclusivamente dopo la censura e la diffida della Corte dei Conti?
Non solo; come visto, l'evidenza dei Residui Attivi Mantenuti mette in rilievo che molti degli stessi, anche di lunga data, sono posti in capo a: Operatori della Telefonia Mobile, Compagnie di Assicurazione, Enti e Società per Azioni, Studi professionali, della cui insolvenza ci riesce impossibile capire le ragioni.
E come se non bastasse, a differenza dei privati cittadini, per questi soggetti inottemperanti, persone giuridiche che chiudono Bilanci floridi, non sono neppure previste more, penalità e/o sanzioni.
Anzi; gli si rinnovano le convenzioni in essere senza prendersi la briga di sanare le situazioni debitorie pregresse!
Qualche esempio concreto:
Esercizio 2012: la società Wind Tre SpA è debitrice di euro 3.403,44 oltre ad altri euro 4.638,21.
Non solo non si riesce a recuperare da una SpA tali somme, ma nel 2013, senza sanare il pregresso, si rinnovano le due convenzioni con la stessa Società che risulta ad oggi debitrice di altri euro 18.000 ed ulteriori euro 13.000.
Esercizio 2013: insolventi anche la società Telecom Italia SpA  per 16.310,91 euro e la società Wind Telecomunicazioni per 3.947,71 euro.
Esercizio 2014: inspiegabili i 10.000 euro che la società Cierre liquidazione danni deve in virtù di un accordo transattivo. Ovvero: il Comune raggiunge una transazione verosimilmente rinunciando a parte del suo credito e poi non riesce ad incassare quanto convenuto e stipulato nero su bianco in un verbale di accordo?
Esercizio 2017: la società Monza Mobilità s.r.l. è debitrice delle somme di euro 7.620,00 oltre ad euro 3.247,25 per canone di concessione temporanea di aree comunali per parcheggi.
Perché gli è stata rinnovata la concessione per il 2018 senza che sia intervenuta una sanatoria del pregresso?
Non ci dilunghiamo, per carità di patria, sulle annose situazioni deficitarie relative ai canoni di gestione ed alle utenze del Centro Sportivo Comunale e di Villa Monguzzi (di recente definita un "fiore all'occhielllo"). Basta saper leggere i numeri; parlano da soli!
L'Amministrazione tiene a comunicare che, dal 2017, ha affidato la riscossione coattiva a "Società specializzata". Sappiamo anche, dalle evidenze contabili, che gli importi riscossi sono passati dai 45.025 euro del 2017 ai 622.165 del 2018, ai 551.278 del 2019.
L'impressione che se ne ricava è che comunque tale attività, oltre a costituire un business per le Società che la praticano, che si vedono riconoscere aggi anche superiori al 30%, non riesca ad incidere efficacemente sugli Esercizi di più vecchia data e vada comunque ad interessare quasi ed esclusivamente la fascia relativa al cosiddetto "contribuente medio", ovvero il privato cittadino. 
Abbiamo più volte sostenuto, e lo ribadiamo, che per Lista per Biassono l'incapacità o la mancata volontà di riscuotere quanto di spettanza del Comune costituisce uno degli indicatori principali per giudicare l'operato dell'Amministrazione comunale. Tanto più in periodi di prolungata crisi economica come l'attuale.
Abbiamo altresì sostenuto che questa Giunta e questo Consiglio, per quanto di rispettiva competenza, avrebbero dovuto quanto prima essere nella condizione di distinguere nettamente le situazioni di cosiddetta "morosità incolpevole", dalle altre. Per le prime, sperimentare anche forme innovative quali un Regolamento sul baratto amministrativo; le seconde, da perseguire.
Ci fa piacere rilevare che all'interno dell'Ufficio di Piano, nell'ambito degli interventi volti al contenimento dell'emergenza abitativa e al mantenimento dell'alloggio in locazione, si stia ragionando in un'ottica di sostegno alle famiglie con morosità incolpevole.