Diceva il conte Verri...

"La voce della verità comincia da lontano a farsi ascoltare, poi si moltiplicano le forze, e la opinione regina dell'universo sorride in prima, poi disputa, poi freme, poi ricorre alle arti, poi termina derisa: questo è il solito gradato passo che fa la ragione a fronte dell'opinione" (Pietro Verri)

venerdì 1 ottobre 2021

Antropologia del voto biassonese

Ci siamo! 

Con un ritardo di oltre 4 mesi rispetto al calendario prefissato e al termine della campagna elettorale più anomala della sua storia, Biassono torna al voto. Domenica 3 e Lunedì 4 ottobre 2021 saranno decisivi per capire chi avrà l’onere e l’onore di amministrare il nostro paese nei prossimi anni. Che sia autunno anziché primavera, poco conta per i cittadini chiamati ai seggi. Ormai, si dirà, non ci sono più mezze stagioni; dobbiamo però riconoscere che cominciano a venir meno pure le condizioni per far politica. Almeno per noi. In quei 4 mesi di ritardo, infatti, si cela una delle ragioni cruciali per cui mancherà all’appello Lista per Biassono.


 

QUALCOSA E’ CAMBIATO
Per chi, come il nostro gruppo, ha fermamente creduto e dimostrato che l’impegno civico necessita di relazioni umane, di contatto fisico, di dialogo vivo e iniziative in presenza, gli impedimenti sociali aggravati dallo “stato di emergenza” non sono affatto misure di cui rammaricarsi con un mesto “Eh va beh, quest’anno è andata così!”. Come scriveva Ernst Juenger nel suo Trattato del Ribelle, “la natura dell’interrogazione è cambiata. Nell’epoca in cui viviamo gli organi di potere ci interrogano senza posa, e certo non si può dire che siano animati esclusivamente da un’ideale di brama di conoscenza. Quando ci interpellano con le loro domande, non cercano il nostro contributo alla verità oggettiva né, tanto meno, alla soluzione di questo o quel problema particolare. Ciò che importa non è la nostra soluzione, bensì la nostra risposta. La differenza è importante. Assimila l’interrogazione all’interrogatorio. Possiamo osservarla seguendo l’evoluzione che dalla scheda elettorale porta al questionario”. (p.10, Adelphi, 2020). 


VERSO LA “DEMOCRAZIA” DIGITALE

Permane sicuramente il gesto abitudinario, volenteroso, di recarsi alle urne, apporre o meno una croce ed eventualmente indicare preferenze (o contestazioni), quindi imbucare la scheda elettorale, ma con l’invito governativo - questa volta - a non intrattenersi a lungo con i propri concittadini fuori dalla sede di voto. Di non stare troppo vicini, accalcati. E, nel caso, con mascherina ben sopra il naso. Addirittura ci si è spinti, nell’atto di conversione in legge del Decreto Green Pass bis, a vietare agli scrutatori l’accesso ai seggi in occasione dei ballottaggi, qualora gli stessi non siano dotati del lasciapassare verde. Persino l’accesso agli uffici della pubblica amministrazione, dopo la metà di ottobre, sarà interdetto al cittadino senza certificazione. Non sono decisioni innocue. Dall’11 settembre 2020, oltretutto, aleggia il timore che le future elezioni avverranno principalmente o in via esclusiva attraverso il voto digitale, dopo la rivelazione del Ministero dell’Interno circa l’esistenza di una “commissione ad hoc sul voto elettronico nella circoscrizione estera”. Commissione di cui nessuno sapeva nulla, neppure il Copasir, prima di una richiesta d’accesso agli atti avanzata da Fabio Pietrosanti, presidente dell’organizzazione per i diritti digitali “Hermes”. Uno staff di 13 persone, però, con un mandato ben preciso: predisporre le linee guida “per la sperimentazione del voto elettronico…attività pregiudiziale all’adozione di qualsiasi iniziativa di sperimentazione… garantendo la sicurezza informatica”. L’impegno dell’Italia in questo campo sembra oggi in totale controtendenza rispetto alla maggior parte dei Paesi europei e, forse, dovremmo iniziare a interrogarci meglio sul perché parole come “emergenza” o “sperimentazione”, nel nostro Paese, si siano sostituite al tradizionale vocabolario della politica, ben più incline a idee di “programmazione” o “trasformazione”. Basti pensare che la Germania ha bandito il voto elettronico già nel 2009, la Norvegia nel 2013 e, due anni fa, pure la Svizzera, dopo che l’Università di Zurigo ha dimostrato l’intrinseca insicurezza del sistema, oltre che l’inefficacia di questa nuova modalità per il rilancio della partecipazione elettorale. 


PIU’ VOLTI, CHE PROGRAMMI

Non prevedendo ballottaggio per via di un numero di cittadini inferiore alle 15mila unità, Biassono sarà fortunatamente esentato dalle misure più restrittive di gestione dei seggi. Dovrà però fare i conti con una scelta di voto assai meno chiara che nelle passate elezioni: quattro liste, di cui una partitica e tre “civiche” (Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia per Luciano Casiraghi, Biassono Civica per Angela Galbiati, Biassono nel Cuore per Alessandro Bianchi, Biassono Risorge per Francesco Romeo), i cui programmi hanno subito una forte penalizzazione in termini di dibattito e presentazione, proprio a causa del ritardo d’indizione delle elezioni e per gli effetti delle misure sanitarie in vigore. Conseguentemente la campagna elettorale è stata compressa in poco più di un mese, puntando soprattutto sulla personalizzazione del voto, sull’intensificazione della comunicazione digitale e, giocoforza, limitando l’analisi delle proposte avanzate a fugaci lanci e slogan non di rado ridondanti. Condizione che, ad esempio, non ha permesso all’elettorato di comprendere appieno i motivi di scissione della maggioranza uscente, dovuta a provvedimenti basati più sul prevalere d’interessi di corrente dei vertici sovracomunali della Lega Nord, che di carattere prettamente disciplinare. Quando le forze politiche locali tendono a rafforzare il proprio coordinamento con i vertici di partito, ad essere sacrificate sono quasi sempre le istanze del territorio, non certo le politiche di segreteria. Al di là delle motivazioni personali dell'una o dell'altra parte, non è mai piacevole lasciarsi dopo anni di collaborazione, perché significa che qualcosa si è irrimediabilmente rotto nella capacità di comprensione e dialogo interno, così come nell'omogeneità della squadra. Tanto più, quando a separarsi sono persone di lunga esperienza che, nel bene o nel male, hanno acquisito capacità gestionali oggi sempre più rare in chi entra in politica. 


IL PROBLEMA DELLE CORRENTI

Nel 2011 era toccato al Partito Democratico, che dimostrando di non credere nel modello inclusivo degli schieramenti civici, aveva scelto di staccarsi da Lista per Biassono per “contare” i propri elettori e dar loro un riferimento elettorale preciso. Nel 2016, Lista per Biassono ha subito a sua volta la penalizzante fuoriuscita di tre volontari, avvicinatisi al Partito Democratico anziché tener fede alla vocazione prettamente civica dello schieramento originario, salvo poi dar vita col PD a una nuova lista “civica” denominata appunto Biassono Civica. In realtà, in condizione di debolezza elettorale in determinati territori, sono spesso i vertici di partito a sollecitare le sottosezioni a una confluenza in schieramenti indipendenti, purché questi vengano epurati dagli elementi non allineati alle politiche nazionali. Deplorevole abitudine che, nel tempo, ha finito per logorare anche la credibilità dei movimenti civici, disaffezionando ulteriormente l’elettorato. Dopo circa 25 anni di sostanziale autogestione, quest’anno è toccato infine alla Lega Nord di Biassono. E non a caso, visto l’insorgere di correnti interne nazionali che, nella loro battaglia egemonica, minano l’orientamento stesso del partito. Democrazia Cristiana e Partito Comunista, durante la Prima Repubblica, offrirono poi più volte dimostrazioni di tal sorta. 


ATTENZIONE AL TERRITORIO

La nota positiva, dal punto di vista delle esigenze comunali, è che al di là delle inevitabili carrellate di “onorevoli” in visita a Biassono, i programmi stilati sono riusciti a conservare almeno una visione di forte radicamento territoriale. Da una parte, l’alleanza di Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia per Luciano Casiraghi ha messo sul piatto proposte che, pur nel segno della continuità amministrativa, fanno in parte tesoro del dialogo con le forze di minoranza uscenti; dall’altra “Biassono nel Cuore per Alessandro Bianchi” ha puntato a sviluppare nuove idee sulla matrice storica dei due mandati del sindaco Piero Malegori. Alla sua seconda esperienza elettorale (benché in continuità con la precedente rappresentanza del Partito Democratico), Biassono Civica ha investito soprattutto nello sguardo e nella sensibilità femminile del proprio candidato, Angela Galbiati, individuando 10 priorità programmatiche che mirano a conferire maggior efficienza al modello di gestione leghista, evitandone però un radicale e rischioso ripensamento. Biassono Risorge, novità in corsa su iniziativa di Francesco Romeo, dedica invece più attenzione alla valorizzazione pubblica dei servizi al cittadino, con l’obiettivo di ridimensionare l’iniziativa privata e sostenere consistenti investimenti nelle politiche per la famiglia, per quanto le chiarificazioni sulle modalità di finanziamento appaiano molto concise.           


L’EREDITA’ DI LISTA PER BIASSONO

Nell’offerta programmatica di queste elezioni, per chi non potrà votare più Lista per Biassono, spiccano fortunatamente alcuni espliciti richiami al nostro operato, confermatosi una volta ancora di notevole avanguardia rispetto ai tempi e alle scelte delle altre forze politiche: fra le tante proposte riprese, l’azzeramento del consumo di suolo, la rimessa in discussione del Piano di Governo del Territorio alla luce dei cambiamenti intercorsi negli ultimi 10 anni, la riqualificazione del centro storico come tessuto di attività e commercio di vicinato, la possibilità di creazione di un marchio territoriale per la valorizzazione delle tipicità, l’adozione di piattaforme digitali per facilitare i servizi, l’istituzione del pedibus, la valorizzazione della produzione agricola a km zero, l’ideazione di un parco agricolo a tutela dei terreni verdi rimasti. Nel corso degli ultimi cinque anni sono stati inoltre avviati dall’amministrazione comunale, in linea con le ripetute richieste e mozioni di Lista per Biassono, alcuni passi per la promozione dell’identità storica del paese e dell’offerta di servizi al cittadino: l’installazione della segnaletica turistica e il potenziamento del vigneto comunale, ad esempio, o la messa a disposizione di una casetta dell’acqua in piazza Libertà, di un’area cani, di un servizio di car sharing elettrico, o ancora l’accordo fra segreterie intercomunali per incentivare i progetti di rete.     


NODI IRRISOLTI

Colpisce, tuttavia, il sostanziale allineamento di ogni forza politica oggi in corsa al devastante progetto di Pedemontana, resuscitata solo mediante l’immissione di coperture pubbliche degli investimenti, per quanto l’opera non risponda ad alcun requisito di sostenibilità. Né lascia indifferenti il fatto che, in appena cinque anni, sia completamente uscito dal vocabolario politico quel modello alternativo di “economia della condivisione” (sharing economy) cui Lista per Biassono aveva interamente votato il proprio programma, in netta opposizione alle istanze liberiste sia locali che nazionali. La pandemia ha inferto a questo modello un colpo quasi mortale, giunto in realtà con tempismo provvidenziale nel momento in cui la digitalizzazione stava generando effetti collaterali di sviluppo più equo e cooperativo, riorganizzato su filiere orizzontali anziché verticali. Il risultato, dal punto di vista dell’orientamento politico, è che per la prima volta dal dopoguerra non sarà presente a Biassono alcuna lista capace di rappresentare anche istanze di “sinistra”. L’elettore di Lista per Biassono si troverà di fronte quattro schieramenti di chiara impronta neoliberista e cattolico-parrocchiale, chiamati fra l’altro a giustificare l’ammiccante ricorso a concetti come sostenibilità, economia circolare o tutela ambientale, senza mettere di fatto in questione il modello di sviluppo tradizionale basato su profitto, privatizzazioni e, conseguentemente, su consumo sbilanciato delle risorse. 


IL JOLLY DELLA SOSTENIBILITA’

Non è allora un caso se il tema della “terra”, verosimilmente la principale risorsa su cui i Comuni potranno puntare per contenere il processo di depauperamento delle classi medio-basse, è stato toccato solo in modo marginale, o addirittura ignorato. Per noi di Lista per Biassono la redistribuzione e liberazione dal cemento dei terreni locali non è affatto un vezzo anacronistico, ma una necessità di tutela dalla totale dipendenza rispetto a un mercato che, nell’era della globalizzazione, può essere strangolato da un momento all’altro. Canale di Suez bloccato, o Regno Unito con gli scaffali vuoti, sono infatti moniti da non sottovalutare. In linea generale, sarebbe stato segno d’accortezza se le liste in corsa avessero previsto anche la sostenibilità di un sistema gestionale e amministrativo “off-grid”, in grado cioé di far da scudo a sempre più probabili black-out energetici o cyber attacchi alla rete internet. Già nel 2016, infatti, Lista per Biassono spingeva per agevolare l’adozione di microimpianti domestici a energia pulita; più volte ci siamo poi spesi in consiglio comunale per denunciare la leggerezza con cui le pubbliche amministrazioni stanno digitalizzando i propri servizi, senza disporre ancora di sistemi di protezione autonoma. Una leggerezza, o forse sarebbe meglio definirla incoscienza, che ritroviamo anche nelle odierne politiche sanitarie. 


TRASFERIMENTI DI POTERE

Senza voler aprire lo spinoso dibattito sull’affidabilità o sull’unicità dell’efficacia dei vaccini, la strategia dei tamponi espone i cittadini a rischi altissimi: l’Italia ha infatti sottoscritto un accordo di condivisione con l’Unione Europea di tutti i dati “estratti” dal cittadino (di natura organico/genetica), senza però addurre prove contrarie alla denuncia di accordi di scambio con le grandi case farmaceutiche. I contratti siglati in merito alle forniture di vaccini e materiale sanitario in Europa, infatti, restano in larga parte censurati, oltre che non accessibili a verifiche pubbliche, nonostante gli scandali in materia scoppiati in Israele: la rivelazione cioé di un accordo segreto fra governo e Pfizer basato sullo scambio di quote gratuite di vaccini per “big data” sanitari a costo zero, estratti dai cittadini (NB. i link potrebbero non essere accessibili, per via dei filtri o delle censure dei motori di ricerca). Tentativi di estorsione fraudolenta di queste informazioni altamente strategiche sono già avvenuti in passato (un esempio, gli pseudo test gratuiti del DNA via social network, per scoprire le proprie origini ancestrali), tanto da essere apertamente denunciati dal genetista David Reich nel suo fondamentale saggio “Chi siamo e come siamo arrivati fin qui. La rivoluzione del DNA antico” (Cortina, 2020). L’obiettivo di trasferire queste informazioni sensibili su un unico supporto digitale - cioé l’attuale Green Pass destinato a trasformarsi entro il 2022 in vero e proprio Passaporto Vaccinale Digitale - non gioca certo a favore della sicurezza e della libertà della persona, bensì del profitto delle grandi case farmaceutiche e del capillare condizionamento politico da esse agevolato. Non dovrebbe perciò stupire il fatto che i “cyber attacchi sanitari” siano cominciati proprio in coincidenza con la pandemia, prelevando dai database nazionali - sempre a costo zero - informazioni che per l’industria valgono oro zecchino e che, per i governi, dovrebbero essere invece “intangibili” (nozione sempre più svuotata di significato, considerata anche la sospensione per tre anni della Direttiva ePrivacy europea avviata dal Parlamento dell’Unione lo scorso agosto, col pretesto della prevenzione alla pedopornografia e l'adozione del programma ChatControl). 


DEMOCRAZIA MALATA

A chi può interessare se io ho la glicemia o il colesterolo alto - si è chiesta persino la giornalista Milena Gabanelli sul Corriere della Sera del 29 settembre scorso - se ho subito un intervento alla prostata, ho problemi cardiaci o sono in sovrappeso? In realtà i nostri dati sanitari sono una merce preziosissima da mettere sul mercato. Le multinazionali farmaceutiche possono orientare le loro scelte di marketing per decidere su quali città puntare per la vendita di un farmaco, oppure su quali età e per che patologie; le assicurazioni private possono decidere a chi conviene o meno vendere una polizza malattia (in pratica come una banca che decide di dare un mutuo in base al rating). Conoscere la storia sanitaria di una persona può essere uno strumento decisivo per un’assunzione, l’erogazione di un mutuo, o per venderle prodotti mirati. E’ il motivo per cui gli ospedali sono diventati uno dei principali bersagli dei pirati informatici”. Ma c’è ben altro: Gabanelli non lo scrive, a differenza di quanto osi fare il filosofo Paul Preciado in “Testo tossico” (Fandango Libri, 2015), ma le odierne conoscenze manipolatorie del patrimonio genetico possono condizionare non solo la gestione dei corpi, ma addirittura la loro produzione. I Big Data sanitari, in ultima istanza, sono considerati possibile arma risolutiva di conflitti batteriologi asimmetrici, di cui la pandemia da Covid potrebbe rappresentare già un significativo banco di prova. 


DEBITI CHE LEGANO LE MANI

Alla luce delle suddette considerazioni, riteniamo che le attuali politiche di gestione amministrativa siano ormai strette in una morsa legislativa, nonché di mercato, che impedisce il pieno esercizio delle funzioni democratiche e la reale tutela dei diritti dei cittadini. Per quanto sia questa una considerazione che alimenta posizioni contrapposte all’interno della nostra stessa lista, certamente la problematica non agevola la riproposizione di modelli consuetudinari di attivismo civico. Lista per Biassono, infatti, riconosce influenze sulle politiche comunali che non pertengono alle intrinseche dinamiche del territorio, benché producano di fatto ricadute altamente impattanti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del Governo, ad esempio, comporta un indebitamento e un condizionamento degli investimenti tali, che la libertà di programmazione dei bilanci comunali subirà negli anni una limitazione ancor più forte di quella esercitata in passato dal Patto di Stabilità.     


E proprio in merito agli investimenti sul territorio, non abbiamo udito levarsi alcuna voce di ridefinizione dei rapporti riguardanti l’ex area Pressindustria - ora occupata da un nuovo e ingombrante complesso residenziale-commerciale (lasciando in proprietà al Comune un edificio a lato di metratura limitata) - né tanto meno l’area McDonald, la cui perdita strategica per l’amministrazione non può certo essere compensata dalla promessa di assunzioni temporanee di una manciata di biassonesi.  


L’AVVENTO DELLE EPISTEMOLOGIE DEL SUD

Nei programmi per il 2021-2026 abbiamo fra l’altro riscontrato una fastidiosa propensione paternalistica all’integrazione e all’inclusione della diversità, che evita - o semplicemente ignora - uno sviluppo della socialità orientata al riconoscimento delle cosiddette “epistemologie del Sud”: modi di conoscere e vivere i rapporti fra cittadini che evitino la riproduzione, più o meno consapevole, di forme di distanziamento cognitivo e morale, oltre che di politiche atte ad alimentare - anziché superare - la possibile condizione di dipendenza dei cittadini stranieri, disabili, anziani, giovani o emarginati.


Viviamo in un tempo - scrive in merito il sociologo Boaventura De Sousa Santos nell’ottimo saggio “La fine dell’impero cognitivo” (Castelvecchi, 2021) - in cui le forme più moralmente ripugnanti di disuguaglianza e discriminazione sociale stanno diventando politicamente accettabili. Le forze politiche e sociali che un tempo sfidavano questo stato di cose, in nome di possibili alternative sociali e politiche, sembrano aver perso slancio e, in generale, paiono essere ovunque sulla difensiva. Le moderne ideologie di contestazione politica sono state in gran parte cooptate dal neoliberismo. Forme di resistenza esistono ancora, ma sono sempre meno credibili come portatrici di un’alternativa realistica. Esse prendono sempre più piede al di fuori delle istituzioni e non attraverso le modalità di mobilitazione politica avvalse in precedenza: partiti politici e movimenti sociali. La politica predominante diventa epistemologica quando è in grado di sostenere in modo credibile che l’unica conoscenza valida disponibile è quella che ratifica il proprio dominio. (…) Ciò significa che la ricostruzione o la reinvenzione della politica del conflitto richiede una trasformazione epistemologica” (p.5).


STRATEGIE D’AVANGUARDIA

Ed è a tale “trasformazione epistemologica” che riteniamo debba votarsi l’impegno civico dei gruppi d’avanguardia, onde interrompere la riproduzione di sistemi di gestione politica inveterati e inefficaci, oltre che per liberare nuove forze sociali e creative per Biassono. L’uscita di scena di LpB non ha nulla a che vedere con la disillusione ideale di un Platone in fuga da Siracusa - così ben descritta nella sua celebre Lettera VII - ma certo giudica fondamentale un ritorno alla formazione filosofica per chiunque decida di impegnarsi nella sfera pubblica. Senza la capacità di esercitare il proprio pensiero in modo trasversale rispetto ai saperi specialistici, diviene oggi quasi impossibile cogliere la complessità dei processi e riconoscere i limiti delle prospettive disciplinari. Non è un caso che i processi cognitivi avvallino ormai supinamente politiche unidirezionali, accettando come naturale l’assioma del “non avere altra scelta” e riflettendo dunque, sul piano mentale, dinamiche selettive ed escludenti proprie del modello economico neoliberista. 


PER UN ILLUMINISMO AGGIORNATO

Se abbiamo un rammarico, in relazione al programma che Lista per Biassono aveva presentato nel 2016 e provato poi a sostenere con mozioni mirate, è senza dubbio quello di non essere riusciti a realizzare un Festival dell’Illuminismo in Villa Verri. Un festival che, oltre a riabituare la cittadinanza al potere critico della dialettica rispetto alla sterilità delle logiche dualistiche, avrebbe sicuramente contribuito a rivitalizzare la funzione della filosofia nella rimodulazione dal basso delle politiche amministrative. Biassono è stata culla dell’Illuminismo e sarebbe quanto meno lodevole se, dagli scranni di Villa Verri, potesse concretizzarsi il progetto politico di “Illuminismo aggiornato” di cui scrisse il grande politologo Giorgio Galli poco prima di morire. “Credo oggi di poter definire l’Illuminismo aggiornato anche come recupero dell’immaginazione creativa - si legge a p.9 del suo pamphlet “Illuminismo magico  (Mimesis minima, 2018) - Esso recupera criticamente, superando la “modernità”, la visione positiva (e diciamo ottimistica) della storia”. E ancora: “E’ evidente che, già ora, il consenso è manipolabile - e di fatto manipolato - dalla cosiddetta informazione gestita dai “big data” delle multinazionali dell’informatica, mentre si paventa il pericolo ulteriore della ben più pervasiva manipolazione delle neuro-scienze messe a punto dalle multinazionali di Big Pharma. Il trasferimento del potere decisionale dalle élite auto-investite di queste multinazionali a una rappresentanza di cittadini, attraverso procedure democratiche, renderebbe più difficile la manipolazione, anche mediante una migliore selezione delle doti necessarie per arrivare a un potere tanto incisivo” (pp. 69-70). 


UNA POLITICA PIU’ UMANA

Di tutto questo, purtroppo, non abbiamo letto, né trovato accenni nei programmi elettorali di Biassono. Né, in fondo, ce lo aspettavamo. Restano almeno i positivi segnali di apertura che, negli ultimi anni, il sindaco Luciano Casiraghi ha mostrato verso iniziative culturali capaci di riportare al centro del dibattito la storia di Biassono. Resta anche il ringraziamento personale da lui espresso alla fine dell’ultimo consiglio comunale per l’importante contributo apportato alla vita civica da Lista per Biassono. Gesto di rara umiltà che, nello sbiadito panorama odierno della politica, ci offre ancora una chiave di riavvicinamento alla vita civile, partendo da quanto non potrà essere rimosso neppure da un possibile “distanziamento sociale a tempo indeterminato”: la persona. 


Sono sempre gli interpreti delle idee a rendere grandi le idee stesse. Se imparassimo tutti a rispettare l’avversario politico in quanto essere umano, con i suoi inevitabili difetti, avremmo già compiuto un grande passo avanti rispetto al logoramento morale fomentato dagli pseudo dibattiti dei social network, o dalle ricostruzioni narrative più o meno attendibili operate dai media. Torniamo dunque in strada. Andiamo a conoscere di persona chi intende amministrare il nostro paese. Beviamoci un caffé insieme. Non una volta. Ma più e più volte ancora, affinché il tempo permetta di ricostruire gradualmente quei rapporti di fiducia e di vicinato che, prima di dar vita a paesi, hanno generato comunità. 


Domenica 3 e lunedì 4 ottobre, nella cabina dei seggi, non rincorrete affannosamente le righe dei programmi qualora vi sembrino troppo simili fra loro, o perché non siete riusciti a soppesarli adeguatamente, per un motivo o per l’altro. Provate invece a interrogarvi su ciascun candidato, sui rapporti intrattenuti o meno in questi anni, sulle parole o i gesti che sono riusciti ad accendere non solamente sogni, ma progetti. Voglia di mettervi in gioco. Desiderio di cambiare o perfezionare. Per quanto divisi da simboli o visioni contrastanti, i candidati al consiglio comunale di Biassono sono, e restano innanzitutto, persone che hanno scelto di sacrificare agi, tempo e affetti personali per il bene collettivo. Se anche voi saprete corrispondere il loro impegno, restando vigili sull’operato di ognuno, ne avremo tutti da guadagnare e ben poco da perdere. 


Buon voto, dunque, e un grazie di cuore per aver creduto anche in noi!


Alberto Caspani

Capogruppo di Lista per Biassono



sabato 1 maggio 2021

Regolamenti comunali: come darsi la zappa sui piedi

I compromessi non fanno mai bene alla politica, soprattutto quando occorre adottare regolamenti che intendano supportare progetti innovativi come la trasmissione audio e video dei consigli comunali, o l'istituzione degli orti urbaniNuova conferma è arrivata proprio ieri sera, al termine della seduta in Villa Verri che, dopo lunghi mesi, ha riportato al confronto dal vivo i rappresentanti delle forze politiche di Biassono. 


Un ritorno dai contorni sempre più surreali: entrata in municipio condizionata dal riconoscimento facciale e dalla misurazione della temperatura corporea, quindi sterilizzazione delle mani e presa di posizione nell’apposito stallo creato per il banco consiliare, diviso da pannelli semi-trasparenti per evitare la circolazione laterale del respiro dei consiglieri (benché tenuti ad indossare una mascherina facciale e nonostante la sala fosse areata dalle finestre aperte, oltre che sanificata dall’uso di un depuratore antibatterico). Il Covid19 ci abitua sempre più a scene da allevamento intensivo. 


Le prime avvisaglie di incomprensione fra maggioranza e opposizioni sono emerse proprio durante la valutazione del “Regolamento per le trasmissioni audiovisive del consiglio comunale”, discusso per mesi in commissione consultiva, dopo un travagliato percorso di riconoscimento che risale addirittura al 2012: anno in cui Lista per Biassono presentò la prima mozione per favorire una maggior pubblicità delle sedute in Villa Verri, inizialmente bocciata dalla maggioranza, per essere poi ripresa ed approvata alle condizioni della Lega Nord. Una strategia messa in atto anche con il progetto degli orti comunali, la cui istituzione era stata chiesta tramite mozione da Lista per Biassono nell’ormai remoto 2014. 


TEMPI LUNGHI PER LO STREAMING 

Alla luce dei complessi sviluppi della comunicazione digitale, il regolamento per le trasmissioni punta a bilanciare sia le esigenze di pubblicità, sia quelle di tutela dei dati sensibili, prevedendo però tempi d’applicazione che potrebbero spingersi oltre il mandato dell’attuale amministrazione. L’adeguamento delle attrezzature e dei sistemi tecnologici comunali, infatti, dovrà essere effettuato entro 6 mesi, potenzialmente a ridosso del periodo in cui Biassono sarà chiamato al voto (sempre che l’emergenza Covid19 non spinga a posticipare ulteriormente le elezioni amministrative, già slittate da maggio 2021 a ottobre 2021). L’articolo 5, che permetterà la trasmissione in streaming sul web e/o la registrazione digitale della seduta, rendendola disponibile sul sito del Comune nei 12 mesi successivi, implica un’attenta valutazione dei mezzi di diffusione e archiviazione. La pubblica amministrazione, infatti, non può permettersi di cedere diritti d’uso a terzi non regolamentati, sia che si tratti di giornalisti, cittadini privati o, soprattutto, di società tecnologiche come Zoom, Youtube o Facebook che mettono a disposizione le proprie piattaforme, a patto di detenere e usare per proprie finalità quanto viene divulgato. In tal senso, è fondamentale che il Comune si doti di propri server e di spazi digitali sotto il suo diretto controllo, o di società che accettino le misure di sicurezza della pubblica amministrazione. 


Nell’ottica di una massima tutela da fenomeni di discrezionalità, Lista per Biassono ha ottenuto anche che il testo del regolamento fosse emendato nel passaggio riferito alle competenze del Presidente del Consiglio Comunale. Il passaggio che riporta la possibilità di sospensione delle riprese - “ove (il presidente) ravvisi che le modalità di svolgimento dell’attività autorizzata arrechino pregiudizio al normale svolgimento della seduta consiliare” - è stato modificato sostituendo il termine “consueto” a “normale”, in modo tale da aver un riferimento tradizionale e abitudinario, anziché soggettivo, su come si debbano svolgere le sedute. Per quanto riguarda l’articolo 9 dedicato al rilascio delle interviste, non è stata invece accolta la richiesta di LpB di prevedere in ogni seduta uno spazio che consenta ai capogruppo di essere video-intervistati all’inizio del consiglio comunale, spiegando in pochi minuti e con parole semplici le proprie posizioni sui temi caldi all’ordine del giorno (così da facilitare la comprensione del  pubblico quando si affrontano temi con inevitabili tecnicismi amministrativi).


LA ZAPPA SUI PIEDI

La situazione è invece precipitata in occasione del successivo “Regolamento per la concessione degli orti urbani su terreni di proprietà del Comune di Biassono”. Il testo in esame è apparso subito il risultato di un faticoso compromesso fra due tendenze: da una parte, il tentativo di valorizzare gli orti comunali come risorsa per lanciare progetti di agricoltura innovativa, con possibilità di sperimentare la messa a coltura di specie rare, prodotti tipici del territorio, adozione di tecniche di coltivazione più complesse e creazione di una rete di interazione capace di sostenere economicamente il progetto stesso; dall’altra, la volontà di mettere a disposizione lotti di terra (di pochi metri quadrati e in prossimità del vigneto comunale), con finalità di aiuto alimentare alle famiglie biassonesi, ma soprattutto agli anziani, seguendo però un approccio amatoriale-hobbystico


Una contraddizione espressamente denunciata da Lista per Biassono già in sede di commissione che, tuttavia, non ha portato le altre forze consiliari a riconsiderare il lavoro fatto, presentando sui tavoli di Villa Verri un documento più chiaro negli intenti e nelle modalità organizzative. Nessuna sorpresa, dunque, se diversi tentativi di emendare il testo siano stati avanzati prima dal consigliere Domenico Dosa di Biassono Civica, poi dall’assessore Sergio Motta, dando adito quest’ultimo anche a un contenzioso sul proprio mancato rispetto dei tempi previsti per la presentazione degli emendamenti (in particolare, la scelta di rimuovere i criteri di reddito per l’assegnazione dei lotti e privilegiare la fascia anziana). Posto che, su conferma della segretaria comunale, entrambe le proposte si sarebbero potute discutere e mettere ai voti durante la sessione, le diverse chiavi di lettura insite nel testo hanno infine spaccato gli schieramenti in campo


Dopo una pausa di confronto, il Presidente del Consiglio Comunale ha abbandonato i lavori, spingendo la maggioranza a ritirare il punto d’approvazione del regolamento, con voto d’astensione delle opposizioni. A pagarne le conseguenze, ancora una volta, saranno i cittadini biassonesi, che dovranno attendere gli esiti di un lavoro di limatura che si preannuncia ancora ostico e che, forse, sarebbe semplificato da una mappatura delle esigenze presenti sul territorio.


IL REFERENDUM PROIBITO

Tempi in ogni caso più ridotti rispetto alla vera priorità che aveva spinto, nel 2016, all’istituzione della commissione: l’adozione del regolamento per i referendum consultivi del Comune di Biassono, previsto per Statuto e rispetto al quale Biassono è inadempiente dal 2004. Proprio oggi che il progetto Pedemontana torna a incombere sul nostro territorio, con effetti devastanti per le ultime aree verdi libere e i movimenti ambientalisti dell’intera Brianza si preparano a una grande manifestazione di dissenso, il referendum sarebbe stato indispensabile per garantire un futuro vivibile al nostro Comune. Trascorsi ormai cinque anni e a fine mandato, la giunta ha invece dimostrato che gli obblighi dello Statuto di Biassono sono discrezionali rispetto agli interessi della maggioranza.  


ADDIO ALLA SCUOLA ELEMENTARE DI S.ANDREA 

Il consiglio comunale di ieri, però, ha confermato anche la volontà di procedere verso l’abbattimento della scuola elementare Martin Luther King, a favore della creazione di un nuovo polo nella congestionata area di via Locatelli. I 320mila euro di fondi pubblici (statali e regionali) che l’amministrazione comunale potrà investire nell’efficientamento energetico e nello sviluppo sostenibile - purché i lavori siano aggiudicati entro il prossimo settembre - saranno destinati alla sostituzione dei serramenti delle scuole medie di via Locatelli. Un buon risultato, ma alquanto discutibile. Se gli interventi sulle scuole biassonesi rappresentano una priorità, colpisce che non siano mai messi a disposizione per un rilancio di ampio respiro della struttura scolastica “più sostenibile” dell’intero Comune. Per le sue caratteristiche architettoniche e logistiche, in primis la contiguità al Parco di Monza, la scuola elementare di S. Andrea presenta infatti eccezionali opportunità di  trasformazione in un modello “green” certificato, dando modo di intercettare importanti fondi messi a disposizione anche dall’Unione europea. Al contrario, l’assessore all’Urbanistica Alessio Anghileri punta a un semplice adeguamento sismico - ma di “spesa consistente” - attraverso fondi extra-comunali, in attesa di poter abbattere quanto prima l’edificio e costruire un nuovo polo scolastico in via Locatelli. Come dire, soldi ridotti in polvere. 


Proprio come i diritti dei lavoratori in questi tempi di neo-liberismo selvaggio. 


Ma oggi e domani, è sempre 1° maggio.



 

mercoledì 17 marzo 2021

Amministrative 2021: lasciarsi il fango alle spalle

Fango, nient’altro che fango. Anche a Biassono è ormai costume acquisito gettare discredito, e alimentare ironia greve, contro chiunque pensi od operi diversamente da se stessi. 

Le recenti dichiarazioni alla stampa di Francesco Romeo, autocandidatosi sindaco del nostro Comune, non sono che il risultato epigonico di un modello democratico in piena crisi. 


Preferiamo perciò considerare come mera strategia della provocazione i suoi primi, e alquanto goffi, tentativi di ergersi a giudice disinformato della politica biassonese ("...e Villa Ca' de Bossi? Affidata al gruppo consiliare di minoranza per non farlo più abbaiare"); chiaro l’intento di far parlare di sé, visto che la lista “Biassono Risorge” di cui è portavoce non ha messo ancora in campo alcun progetto concreto di alternativa politica, ma sicuramente ha già irrigidito le posizioni degli elettori (tanto più, per la sua connivenza con il partito Fratelli d’Italia). 


Non è una novità. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad attacchi enfatici e post arroganti da parte di Biassono Civica, non di rado diretti contro il sindaco in quanto persona, anziché come rappresentante amministrativo. Giudizi - spesso tardivi e banali - su qualsiasi argomento utile per apparire sui giornali, occupare spazi pubblici sui social network, o avere maggior visibilità nei consigli comunali. Lo ha sperimentato sulla propria pelle anche Lista per Biassono, ferocemente attaccata e denigrata per tutto il corso della campagna elettorale del 2016 e oltre, non solo per aver chiesto il rispetto delle regole che ci si era dati per un possibile cammino unito fra forze autenticamente civiche, ma addirittura rea di aver consegnato il Comune alla Lega Nord a causa di un atto d’insubordinazione rispetto ai disegni del Partito Democratico.  


Perché proprio qui sta uno dei fattori decisivi dell’attuale crisi. L’intento manipolatorio e opportunistico dei partiti di rappresentanza nazionale verso la libera iniziativa civica, che ben poco ha a che spartire con visioni ideologiche e finalità di potere anni luce lontane dalle reali esigenze dei territori. Così come le elezioni amministrative del 2016 hanno segnato la messa in crisi dell’aggregazione politica apartitica (con l’entrata in scena a Biassono di più liste civiche eterodirette dai partiti, a differenza del cammino indipendente di Lista per Biassono), i recenti tentativi di mostrare la vitalità del civismo hanno dato vita al fenomeno degli pseudo-movimenti, di cui i “Fridays for Future” o le “Sardine” sono fra le espressioni più subdole: fumogeni delle oligarchie di potere che canalizzano il malcontento pubblico in apparenti movimenti di contestazione. Per maggiori spiegazioni, chiedere allo stesso Movimento 5 Stelle, o seguire le inchieste su finanziamenti di sostegno ben poco trasparenti, apparse persino su Focus in Germania. 


Discorso differente, ma non dissimile, riguarda anche la giunta biassonese della Lega Nord, in apparenza rimasta coerente con la propria identità partitica (per quanto mutata nelle sue componenti ideologiche interne) e, in quanto forza di maggioranza in consiglio comunale, in grado di respingere qualsiasi critica o proposta non allineata alla propria volontà, grazie a mezzi “legittimi” di marginalizzazione dell’avversario (il che non significa eticamente corretti o politicamente adeguati, come dimostrano l’uso strumentale dei regolamenti e dei bandi, o l’orientamento conferito all’azione dei tecnici). 


L’irrompere della pandemia da Covid19, a partire da marzo 2020, ha in fondo accelerato un processo di crisi che la democrazia rappresentativa vive dal momento in cui tutte le forze politiche si sono adeguate allo stesso modello di sviluppo economico. 


Oggi il tema della sanità pubblica non è più una delle componenti della vita politica della comunità, ma è stato trasformato nel suo perno di orientamento e condizionamento, al punto da essere arrivati a posticipare tutte le elezioni previste per aprile/maggio 2021. Un atto di per sé estremamente grave, perché implica l’impossibilità per il cittadino di mettere in campo risposte politiche alternative a una crisi potenzialmente infinita (se il virus non scomparirà perché le varianti continueranno a “proliferare”, come pare inevitabile dalla scelta di ricorrere alla sola strategia della protezione “vaccinale”, l’emergenza sanitaria potrebbe giustificare la messa in sospensione a tempo indeterminato, o l’alterazione materiale, dell’esercizio di voto al pari dei diritti alla libera circolazione). Ancor più grave, poi, se si considera che tutti i Dpcm (Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri) attraverso cui è stata gestita la crisi - sino agli inizi di questo mese - sono stati giudicati “illegittimi e incostituzionali”, lesivi cioé dei diritti fondamentali del popolo italiano. Diritti che neppure gli attuali Decreti Legge per il Covid19, stando alle sentenze di più Tribunali, risultano in grado di tutelare completamente.      


Lista per Biassono, dunque, non sarà presente alle prossime elezioni amministrative non tanto per un “esaurimento” del proprio progetto, com’è stato riportato da alcuni articoli di stampa locale, bensì per l’assenza di condizioni socio-politiche adeguate a canalizzare una volontà civica indipendente. 


Siamo convinti che occorra ricostruire la capacità d’iniziativa e d’azione del cittadino dalle basi, non solo creando un tessuto materiale d’aggregazione di cui oggi continuiamo a essere privati, ma lavorando al contempo sullo sviluppo di competenze amministrative indispensabili per operare, nella dimensione pubblica, con cognizione di causa, consapevolezza critica e, appunto, capacità progettuale autonoma. Senza queste qualità - come dimostra il superficiale dibattito politico apertosi sulla stampa - il cittadino cooptato nelle liste amministrative o chiamato al voto risulta un semplice esecutore di linee direttive poco comprensibili, se non addirittura avulse dal proprio territorio. 


Una delle esigenze su cui occorre intervenire al più presto - e in funzione della quale l’eredità di Lista per Biassono può tradursi in un nuovo fenomeno d’iniziativa e aggregazione - è allora la “produzione dello spazio” comunale, volendo usare un’espressione cara al filosofo e sociologo Henri Lefebvre. 


Per svilupparsi in modo democratico, la dialettica politica ha assoluto bisogno di calarsi in una dimensione viva, non virtuale o “a distanza”. Se non si ha il coraggio o la forza di mettere in discussione atti incostituzionali (ai sindaci non è lasciata alcuna libertà di adattare i provvedimenti statali in funzione del livello di gravità dell’emergenza, se non in modo peggiorativo), ciò non significa che l’azione politica debba rassegnarsi a litigi da social network o a protagonismi da rotocalco. 


Ogni contrada di Biassono, ad esempio, può sin da ora individuare uno spazio pubblico all’aperto dove consentire il ritrovo in sicurezza dei propri residenti che, con cadenza autoregolamentata, lascino emergere necessità e proposte d’intervento amministrativo. In tal senso, i parcheggi offrono superfici già predisposte, grazie alla regolarità dei loro frazionamenti: il cortile retrostante di Villa Verri, in particolare, è conformato a ferro di cavallo quasi fosse un vero e proprio anfiteatro da riunione e, se fosse tenuto libero dalle auto in sosta, potrebbe fungere da area centrale di dibattito, ospitando eventuali portavoce di contrada, o semplici cittadini che vogliano tornare a discutere pubblicamente del proprio Comune. 


In alternativa alla didattica a distanza, il cui impatto e le cui conseguenze in Italia non sono stati ancora analizzati da adeguati studi di lungo termine, famiglie, personale docente e amministratori possono sottoscrivere un accordo di collaborazione che preveda l’istituzione di percorsi didattici all’aperto, sia negli spazi urbani che nelle aree parco, secondo il modello sperimentale dell’educazione diffusa. 


Per fronteggiare il crescere della disoccupazione e il crollo della produttività, aziende ed esercizi del territorio hanno a loro volta la facoltà di predisporre percorsi di professionalizzazione calibrati sulla domanda biassonese, non solo sviluppando capacità e competenze, ma traendo anche vantaggio dalla possibilità di fare rete per ovviare a eventuali mancanze strutturali/organiche generate dalla crisi. 


Questi sono solo semplici spunti, che dimostrano però come sia possibile iniziare a ripensare un’economia dal basso e pronta a rispondere alle esigenze dei propri cittadini, prendendo oltretutto le distanze dall’attesa salvifica di fondi calati dall’alto dello Stato e non di rado spesi in modo del tutto insoddisfacente. 


Se le enormi quantità di fondi pubblici dirottati per l’acquisto di vaccini, tamponi, test e attrezzature varie della nuova filiera biofarmacologica fossero state investite nel rafforzamento della medicina di base per interventi tempestivi, la pandemia grazie a cui sta nascendo una sempre più coercitiva società digitale sarebbe, molto probabilmente, ciò che di fatto è: un virus il cui tasso di mortalità accertato per le persone in salute oscilla fra lo 0,31 e lo 0,05%. 

giovedì 26 novembre 2020

COVID19 E LA MIOPIA POLITICA DI VILLA VERRI


Non ci siamo. L’ultimo consiglio comunale, tenutosi da remoto giovedì 19 novembre, ha messo ancor più in evidenza l’inadeguatezza della politica odierna rispetto alla complessità delle trasformazioni in corso, dettate dalla pandemia da Covid19. Dopo il primo esperimento via Zoom tentato nel periodo di lockdown “duro”, il 23 aprile scorso, la partecipazione del pubblico da casa ha raggiunto a mala pena le 140 visualizzazioni: una cinquantina in più rapportandole alla sessione precedente, ma ben al di sotto dell’1% della popolazione di Biassono. Se questi sono i risultati della “rivoluzione digitale” che lo Stato (o dovremmo dire l’Unione Europea?) sta imponendo a colpi di decreti, dovremmo interrogarci quanto meno sul livello d’efficienza delle risorse a disposizione e sull'effetto "bolla" per la partecipazione civica.
 

Prendiamo, ad esempio, la tempestività operativa del gestore Tim. Esaurito il traffico di Gigabyte dell’abbonamento privato mensile di uno dei consiglieri, per tutta la giornata del 19 novembre lo stesso consigliere ha tentato di mettersi in contatto con un operatore della compagnia, onde far ripartire l’abbonamento prima delle 20.30, orario d’inizio del consiglio comunale (il confronto telefonico con l'operatore resta infatti l'unica modalità possibile per il riavvio del traffico dati, nonostante la pubblicizzazione di una nuova app che dovrebbe consentire ogni operazione in modo indipendente). Tim ha continuato a rispondere di “non aver operatori al momento disponibili” (problema acuitosi proprio con lo scoppio della pandemia, verosimilmente per la mancanza di personale che lavora nei call center delocalizzati all’estero). Il consigliere ha così dovuto lasciare il proprio domicilio, cercando di attuare il collegamento dal municipio: quest’ultimo, però, è dotato di cavi di rete adatti solo per pc, non per dispositivi Apple; in alternativa offre un network wi-fi a bassa banda, inadatto per sostenere con fluidità il traffico di dati previsti dal consiglio comunale via Zoom. Altri consiglieri, giunti a loro volta in Villa Verri, hanno avuto invece problemi di collegamento dovuti ai filtri di sicurezza della rete comunale, impedendo l’accesso alla rete dai propri dispositivi. 


ANALFABETISMO DIGITALE


Nel frattempo, l’interrogazione di un gruppo di minoranza reclamava spiegazioni sul perché i consigli comunali non siano ancora trasmessi per via digitale, nonostante l’approvazione di un’apposita delibera. Richiesta avanzata senza essere neppure sfiorati dal fatto che, a livello pubblico, le misure di sicurezza per garantire questo tipo di servizio non riescono a essere perseguite oggi neppure su scala nazionale: come ha ben mostrato la recente inchiesta “La scuola a casa”, dedicata alla didattica a distanza, quando accettiamo le condizioni di servizio di Google, Microsoft o Zoom, i dati poi generati finiscono automaticamente negli archivi statunitensi o cinesi, gratis e senza filtro alcuno. Se è già molto grave passare informazioni sensibili riguardanti i nostri studenti e le nostre famiglie ad enti terzi, che potrebbero usarli per scopi a noi sconosciuti, ancor peggiore appare l’analfabetismo digitale di una classe politica che neppure si avvede del pericolo. Stiamo infatti trasferendo sul web non solo la vita privata di ogni cittadino, ma ora anche quella delle nostre stesse istituzioni, con dati altamente strategici, senza poter essere tutelati da applicazioni e strumenti di cybersecurity nazionali. La proposta di creare un Istituto italiano di cybersicurezza è arrivata infatti solo con l’ultima legge di bilancio, nonostante riviste tecniche come Wired denunciassero da tempo un cambio di passo, “perché è nella quotidianità dei gesti compiuti sui nostri dispositivi che si sostanzia l’esecuzione di pratiche virtuose capaci di rendere il cittadino più sicuro”. Nel 2019 l’Italia ha investito 1.3 miliardi di euro in questo settore altamente strategico, appena il 5% dei 20 miliardi spesi invece in Europa. “Siamo infatti il quarto mercato - scrive industriaitaliana.it - dopo Regno Unito, Francia e Germania. Nulla di cui andare fieri, tanto che nella sua Relazione annuale del 2018, la Banca d’Italia sottolineava la debolezza strutturale delle imprese italiane a sviluppare strategie di sicurezza informatica sufficientemente sofisticate da poter contrastare gli attacchi”. Per AgendaDigitale, la sicurezza dei Comuni italiani è addirittura un "quadro a tinte fosche". 


POCHE RISORSE PER L'AMBIENTE


Non migliore è la situazione sul fronte della tutela della sanità pubblica. Una seconda interrogazione ha puntato l’indice sull’impegno dell’amministrazione nel risolvere i disagi causati dall’emissione di odori sgradevoli sul territorio biassonese. Anche in questo caso, quasi 25 anni di battaglie dei cittadini sembrano essere finiti nel dimenticatoio. Nonostante il problema sia stato chiarito già da tempo, grazie soprattutto all’attivismo del Comitato Antiodori costituitosi a Biassono sul finire degli anni ’90, periodicamente in consiglio comunale assistiamo al rimpallo delle responsabilità d’intervento. L’unico ente in grado di presidiare il territorio resta Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente), avendo sia l’autorità che gli strumenti per effettuare controlli a tappeto, ma evidentemente risorse finanziarie non sufficienti. Questa carenza strutturale costringe ad azioni molto dilazionate e spesso “preannunciate”, dando in tal modo il tempo a chi scarica sostanze maleodoranti (e non di rado tossiche) di non essere più tracciabile. Più volte, in passato, gli indizi hanno puntato sull’azienda chimica Sir di Macherio, che dispone fra l’altro di appositi depuratori (sulla cui costante messa in funzione sussistono grandi dubbi), ma è anche chiaro che in un periodo di accentuata fragilità lavorativa qualcuno potrebbe pensare di usare la mano leggera. Assegnare l’incarico di rilevazione a un’agenzia privata (come fatto ad esempio dalla Provincia di Vicenza con Osmotech per il progetto Giada), potrebbe garantire risultati più tempestivi e oggettivi, nonché utili per attivare le procedure di polizia giudiziaria dell’Arpa, ma anche in questo caso occorrerebbero fondi comunali a disposizione per politiche ambientali (fondi che, singolarmente, le amministrazioni comunali non riescono spesso a permettersi, a meno che non si pianifichino politiche congiunte). 


DIPENDENZA STATALE


Qui, però, tocchiamo il terzo e più grave testo dolente. I fondi comunali e pubblici. Nell’analisi del bilancio consolidato, andata in scena in Villa Verri, è emersa una volta ancora la miopia della politica odierna. Benché dovessero essere evidenti a tutti i primi effetti destabilizzanti della pandemia, che ritardando l’incasso delle tasse e delle sanzioni locali ha costretto il Comune a dipendere principalmente dagli stanziamenti statali (risorsa che, nell’economia complessiva, continua ad alimentare l’insostenibile debito pubblico italiano), il dibattito ha finito per arenarsi in questioni di minimo impatto. Emblematica, in tal senso, la polemica sulle spese di gestione degli impianti del centro sportivo (è giusto mantenere attivi luce e riscaldamento quando le strutture non sono in funzione? Aiutano a preservarli dal logorio, o sono solo uno spreco?). Al contrario, le emergenze appena tamponate attraverso l’ultimo bilancio sono sintomo di un progressivo indebolimento dell’autonomia economica dell'amministrazione comunale che, nei prossimi mesi, potrebbe portare a una vera e propria esautorazione della politica locale rispetto alle scelte governative.
 

Se i Comuni saranno costretti a fare sempre più affidamento su risorse liquide statali, anziché sul potere di riscossione territoriale messo in crisi dal prolungarsi della pandemia, è altresì indispensabile individuare quanto prima nuove modalità di autosufficienza economica. Il dibattito politico sembra ormai votato fideisticamente al ruolo salvifico del “Recovery Fund”, che dovrebbe garantire soldi a pioggia per progetti territoriali ben giustificati, accettando dunque supinamente le politiche di indebitamento pubblico che hanno stremato l’Italia degli ultimi decenni. Eppure, se ancora conta far politica sul territorio, risorse alternative possono essere messe già in campo: l’obiettivo del futuro dovrebbe cioé consistere nel favorire una sempre maggior autarchia comunale, creando le condizioni per generare servizi e risorse a diretto beneficio della propria comunità. Un Comune sano, al pari di uno Stato sano, non programma il proprio futuro "a debito".  


IL FUTURO NELL'AUTARCHIA VERDE


Oggi disponiamo di tecnologie leggere che, ad esempio, permettono di limitare la dipendenza energetica dalle reti pubbliche, di organizzare piattaforme di scambio e circolazione di beni a chilometro zero, di produrre in loco, grazie a stampanti 3D, anche quei beni essenziali che siamo soliti importare. Avremmo bisogno di terreni liberi per ridare slancio all’agricoltura di sussistenza e di tutela della biodiversità, creando anche attraverso questa modalità nuovi posti di lavoro per la manodopera locale. A Biassono, però, abbiamo esaurito da tempo suolo e risorse agricole strategiche. In mancanza di una politica di riequilibrazione dei consumi (abbattimento in negativo dei livelli di edificazione, innalzamento dei livelli di disponibilità di suolo, favorendo così un bilanciamento demografico proporzionale alle risorse ambientali), andrebbe perseguito almeno un piano di accordo con amministrazioni comunali dove il trend risulti invece opposto (basse risorse demografiche e produttive, alta disponibilità di terreni a destinazione agricola). Un tema che non sfiora neppure le preoccupazioni del consiglio comunale. Biassono continua a tamponare, con giri di bilancio, le voci economiche colpite dagli effetti della pandemia, provvedendo al graduale azzeramento di capitoli giudicati “non essenziali”, semplicemente perché mancano oggi le condizioni abituali per la loro attivazione. Dalle politiche giovanili alla programmazione culturale, dallo sviluppo sostenibile del commercio al rafforzamento delle risorse ambientali, dalla riorganizzazione della partecipazione civica al lancio di nuovi progetti sociali e di consolidamento comunitario. Se la pandemia dovesse “cronicizzarsi”, un approccio simile è davvero sostenibile e accettabile su lungo termine?  


PIU’ EDUCAZIONE, MENO POLITICA

Benché siano ancora in molti a pensare che Covid19 sia il prodotto temporaneo di una sfortunata serie di concause, diventa sempre più manifesta l’agenda di ristrutturazione economica e sociale che questo “misterioso” virus, di giorno in giorno, sta agevolando affinché non sia più possibile tornare alle nostre abitudini di vita del passato. Abitudini che certo hanno causato forti scompensi negli equilibri ecosistemici e demografici globali, ma plasmate anche da un’idea di socialità e crescita personale che non possono essere sostituite dagli algoritmi politici dell’intelligenza artificiale, così come da qualsivoglia agenda che si autogiustifichi come l'unica possibile

Fra pochi mesi Biassono andrà ad elezioni amministrative, venendo privato di tutte quelle modalità di confronto, partecipazione e interazione che sono alla base di una sana democrazia diretta. La forma più alta di democrazia nota sin dai tempi della Grecia antica, ingabbiata progressivamente da meccanismi di democrazia rappresentativa sempre meno sovrana. Dopo la farsa del referendum sul taglio dei parlamentari (che, in assenza di riforme del sistema elettivo, si è al momento tradotta in un mero ridimensionamento del potere decisionale del cittadino rispetto alla classe politica, in linea con quanto era un tempo auspicato dal programma della Loggia P2), nell’ultimo consiglio comunale abbiamo avuto una nuova dimostrazione di “destrutturazione” statale, relativamente all’istituzione di un “ufficio procedimenti in forma associata” della Provincia di Monza e Brianza. Un organismo, quest'ultimo, apparentemente abolito dal punto di vista dell’elettività delle cariche da parte dei cittadini, ma di fatto rimasto in funzione attraverso la delega di potere elettivo ai rappresentanti politici locali. 

La destrutturazione delle Province - cui sono stati sottratti fondi che avevano impatto sul territorio per essere redistribuiti su politiche nazionali - è correlata all’accentuarsi di criticità di gestione locale. Se la nomina di un ufficio procedimenti in forma associata può di per sé apparire un servizio funzionale, proprio perché garantisce maggior oggettività di giudizio del personale amministrativo in caso di scontri interni al Comune (grazie all’autorità di una voce terza esterna), paradossale è il fatto che i fondi di istituzione debbano essere garantiti ancora una volta dai Comuni stessi, anziché dallo Stato. Il persistente spoglio delle risorse economiche territoriali, per quanto limitate possano essere in questo caso (Biassono è chiamato a versare 1.000 euro all’anno), va di pari passo con la sottrazione al cittadino del personale potere di controllo sulle politiche nazionali.

Avanti di questo passo, la politica stessa non può che trasformarsi in un teatro di opposizioni rispetto al quale noi sediamo in qualità di meri spettatori, chiamati a tifare per l’una o l’altra parte, senza avere però il diritto di intervenire sul preconfezionamento dei termini di dibattito e la monodimensionalità del modello economico, mettendo in campo risposte alternative all'unica narrazione concessa. La risposta alla crisi economica e sociale odierna non può più arrivare da una politica del genere, ormai svuotata del potere decisionale del cittadino, ma da una riorganizzazione dell’azione civica. Da un cambio delle regole del gioco a partire proprio dalla gestione del territorio e, di riflesso, dello Stato. In una parola, da nuove forme di educazione e partecipazione diffusa, che permettano di sviluppare strumenti critici personali, una visione del sapere transdisciplinare anziché transumana e, soprattutto, dal controllo diretto sulla produzione e i servizi.   

Alberto Caspani