Diceva il conte Verri...

"La voce della verità comincia da lontano a farsi ascoltare, poi si moltiplicano le forze, e la opinione regina dell'universo sorride in prima, poi disputa, poi freme, poi ricorre alle arti, poi termina derisa: questo è il solito gradato passo che fa la ragione a fronte dell'opinione" (Pietro Verri)

martedì 26 settembre 2017

IL BUSINESS DELLE VILLE NOBILIARI BIASSONESI


A Biassono la cultura comincia a muovere primi passi d’impresa. Le iniziative in calendario nell’ultimo weekend, fra “Ville aperte”, “Talent Garden” e “Video mapping”, hanno infatti manifestato un diverso modo di pensare e di proporsi pubblicamente, sempre più in linea con quanto Lista per Biassono sostiene ormai da anni.

Rompere con gli inveterati schemi del passato, fare sistema rispetto alle risorse territoriali, puntare sull’originalità del proprio contesto e, soprattutto, creare le condizioni perché i giovani possano farsi motore di creatività. L’apertura della settecentesca Villa Segramora e del suo magnifico parco, dopo anni di mediazione fra l’amministrazione comunale e i titolari della proprietà, è stato senza dubbio un grande risultato: non solo ha permesso ai nostri concittadini di prendere consapevolezza di un altro prezioso tesoro presente a Biassono, ma dimostra come l’interesse privato possa incontrare più facilmente quello pubblico, laddove le iniziative siano inserite in progetti di ampio respiro, anziché limitate ad eventi estemporanei. 

Puntare su un’idea forte, l’eredità nobiliare che accomuna e intreccia i destini di Villa Verri, Palazzo Bossi e Villa Segramora, garantisce una visibilità maggiore ai siti storici, creando un circuito di visita omogeneo, capace d’incrementare sia il numero dei visitatori, che il loro tempo di permanenza sul territorio biassonese. Questo significa che, accanto alle attrattive monumentali, possono essere sviluppati di pari passo prodotti culturali, commerciali e turistici a supporto delle stesse. Emblematico, in tal senso, il mancato inserimento nel programma di visita a Biassono del “percorso segnaletico” allestito ormai da un anno, ma di fatto mai sfruttato. Neppure durante i giorni del Fuori GP, quando il percorso avrebbe potuto offrire un valido strumento per veicolare i flussi turistici su tutto il territorio comunale mappato, mettendo in contatto i visitatori esterni con gli esercizi, i negozi e le associazioni di Biassono. Un invito a lavorare in questa direzione era già stato sollecitato da Lista per Biassono a seguito della visita di gemellaggio a Minusio lo scorso anno (di nuovo in programma il prossimo 7 ottobre), ma sino ad ora non sono stati fatti passi in avanti. 


Eppure proprio Lista per Biassono prima, l’Associazione culturale Gaetano Osculati poi, avevano dimostrato l’efficacia dei percorsi guidati nell’avvicinare alla vita sociale del paese tanto i nostri concittadini quanto i visitatori esterni. In futuro, sarà dunque necessario formare un gruppo di guide comunali - magari col concorso dei nostri studenti - pronte a mettersi in gioco durante gli eventi di grande richiamo. Il tema scelto per il secondo Talent Garden dell’Associazione culturale Gaetano Osculati, l’eredità illuminista di Villa Verri attraverso le vicende amorose dei Conti che l’hanno abitata nei secoli addietro, ha contribuito a sua volta a rafforzare il messaggio culturale sotteso alla manifestazione Ville Aperte. La sede municipale funziona molto bene come set di spettacoli o come spazio produttivo/commerciale, essendo in grado di attirare numerosi visitatori quando le iniziative ospitate puntano alla valorizzazione delle sue radici storiche. Così come avvenuto in molti altri Comuni della Brianza, occorrerebbe valutare con maggior attenzione e, possibilmente, attraverso progetti alla mano, la possibilità di destinarla sempre più di frequente a tali funzioni: se il Comune avesse l’opportunità di trarre benefici economici da tali eventi, si ritroverebbe annualmente un tesoretto molto utile per le casse pubbliche. Anche l’iniziativa di video mapping sulla facciata di Villa Verri, proposta lunedì 25 settembre, ha acquistato un valore doppio agli occhi del pubblico: oltre ad aver sorpreso per l’originalità tecnica, è riuscita a trasmettere un messaggio di tutela del patrimonio territoriale biassonese, aiutando a maturare una diversa consapevolezza circa il valore e l’impiego di Villa Verri. 

Da notare che, sia quest’ultima manifestazione che il Talent Garden, si sono basate sul contributo creativo di giovani del nostro territorio. Risorse preziosissime che, attraverso la cultura, hanno messo in gioco qualità professionali in grado di aprire loro opportunità lavorative. Facendo tesoro del contributo offerto dal personale della Scuola d’Agraria del Parco di Monza, messosi a disposizione per la visita del giardino di Villa Segramora, un nuovo progetto potrebbe accrescere ancor più il ruolo di Villa Verri come motore economico-sociale di Biassono: il suo giardino, mai studiato da un punto di vista paesaggistico (nonostante al tempo del Conte Carlo Verri fosse uno spazio di agricoltura sperimentale apprezzato in tutt’Europa), offre per varietà e ampiezza un contesto ideale per l’allestimento di un percorso botanico-sensoriale. Col supporto di partner privati, la cui disponibilità è già stata sondata da Lista per Biassono, sarebbe possibile inserire una segnaletica “green” per il riconoscimento delle sue essenze di valore (o tali, ma di nuova piantumazione), abituando non solo i frequentatori dei giardini ad un maggior rispetto del patrimonio comunale, ma dando modo agli alunni delle scuole locali di educarsi a una sensibilità ecologica e sostenibile. In tal senso, Lista per Biassono intende presentare a breve un progetto pensato per “raccogliere i frutti” di un weekend a suo modo epocale.   

lunedì 11 settembre 2017

NUOVO RICORSO CONTRO IL MASTERPLAN DI BIASSONO

Per i terreni al confine con Lissone si avvicina l'ora della verità. A distanza di anni dal primo ricorso, supportato da Lista per Biassono contro il Piano di Governo del Territorio voluto dalla Lega Nord, il prossimo 16 novembre il Tar si pronuncerà infine sulla questione biassonese. Ma sul percorso verso il giorno del giudizio la maggioranza leghista ha visto bene di piazzare una nuova insidia, adottando in consiglio comunale una "implicita variante" al PGT che necessitava di essere impugnata legalmente, in coerenza con quanto già denunciato da Lista per Biassono in occasione del primo ricorso. Le opposizioni, che nell'occasione avevano espresso voto contrario e denunciato il nuovo tentativo di agevolare il disegno di cementificazione di Biassono, non hanno dunque potuto che rispondere all'appello di Legambiente Lombardia e supportare un nuovo ricorso presentato ieri in Provincia. Riportiamo dunque il comunicato stampa diffuso da Legambiente in merito alla questione.  

"Sembra una battaglia sulla corretta interpretazione delle norme urbanistiche locali quella che si va profilando al TAR Lombardia, che oggi ha ricevuto, a firma degli avvocati Emanuela Beacco e Michele Memola, un nuovo ricorso contro il Piano di Governo del Territorio (PGT) di Biassono. Il PGT del comune è stato approvato nel 2012 ma già allora, a seguito di segnalazione di cittadini e di una lista d’opposizione, era stato impugnato con un ricorso tutt’ora pendente, anche allora a firma di Legambiente. La vicenda urbanistica si è però ora arricchita di un nuovo atto, approvato dal Consiglio Comunale, con voto contrario  delle opposizioni, prima dell’estate. Una delibera che dà l’assenso – con procedura atipica e palesemente illegittima, ma gravida di pericolose conseguenze – alla proposta dell’operatore privato di attuare il piano con un progetto riguardante l’area di trasformazione urbanistica AT1, la più estesa tra quelle previste dal PGT. Da qui la necessità, per dar seguito all’azione già intentata, di procedere con una nuova impugnazione al giudice amministrativo.

Per capire il motivo del contendere, è opportuno premettere che il comune di Biassono è uno dei più cementificati della Lombardia, certificando un consumo di suolo sul 67% del territorio comunale. Dovrebbe essere pacifico che un comune che ha già dato così tanto al cemento abbia il massimo rispetto per il poco territorio libero rimasto, su cui dovrà fare affidamento per i futuri bisogni della comunità. Un principio sancito anche dal Piano Territoriale (PTC) della Provincia di Monza, che stabilisce un limite perentorio per le facoltà di nuove edificazioni su terreno libero. Ma non è di questo avviso chi oggi amministra il comune, a maggioranza leghista, che forse ritiene di poter esaurire i pochi territori liberi nell’arco del proprio mandato. Infatti, il PGT prevede un ambito di trasformazione, AT1, confinante con Lissone, che contempla la possibilità di urbanizzare ben 307.000 mq di territorio: in pratica, un incremento del 10% della superficie già urbanizzata, e pari a dieci volte il consentito dal PTC provinciale. Su questa previsione pende il primo ricorso, la cui udienza è prevista a novembre, ma l’immobiliare non ha atteso la sentenza del TAR, e ha  presentato un fascicolo urbanistico sconcertante: su tutto il territorio dell’AT1 infatti, l’operatore BWP-Blasonium West Promotion propone una cementificazione pressoché totale, con carichi urbanistici elevatissimi: una superficie lorda di pavimento pari a ben 180.000 mq di centri commerciali, palazzi uffici e capannoni industriali. In pratica, vista la tipologia prevista di edifici, si potrebbe arrivare a costruire quasi un milione di metri cubi tra capannoni e due ‘torri direzionali’ da dieci piani ciascuna. BWP deve conoscere bene i suoi polli se non ipotizza a beneficio del comune nessuna significativa contropartita, né in servizi pubblici né in opere a verde o compensazioni, arrivando al paradosso di occupare con colate di cemento perfino i terreni destinati a future espansioni cimiteriali. In Consiglio la maggioranza ha incredibilmente votato a favore della proposta, certificandone la conformità al PGT e ignorando tutti i rilievi di difformità sollevati in sede di dibattito consigliare e in precedenti puntuali osservazioni. E’ contro questo nuovo atto comunale che viene depositato oggi al TAR il nuovo ricorso che si basa, oltre che sulla evidente irragionevolezza dell’atto assunto dal Consiglio Comunale, anche sulle norme del piano territoriale provinciale, che racchiude l’intero ambito in un’area di tutela individuata appositamente per preservare gli ultimi varchi di territorio libero tra i centri abitati.


“Le scelte dell’amministrazione, se non contrastate, rischiano di innescare una nuova ondata di cemento sugli ultimi varchi di verde superstite nella Brianza Centrale – dichiara Barbara Meggetto, firmataria del ricorso in qualità di presidente di Legambiente Lombardia – per questo, in appoggio ai cittadini e alle liste di opposizione del  Consiglio Comunale che hanno denunciato il caso, abbiamo deciso di scendere nuovamente in campo per difendere il territorio ma soprattutto a tutela di un PTC, quello della provincia di Monza, che ha assunto come priorità la difesa della risorsa più preziosa, il suolo”.

martedì 8 agosto 2017

BIASSONO FUORI DAI COMUNI RICICLONI

Legambiente ha reso noto il Rapporto Comuni Ricicloni 2017, ma Biassono è sparito dalla classifica. Eppure, sino a non molto tempo fa, ci consideravamo fra i migliori. Che cos'è successo?

Per essere annoverati nel Rapporto, i Comuni - da un paio d'anni - devono anche attestarsi su una quantità di rifiuto non riciclabile e non differenziabile, il cosiddetto rifiuto secco, che non può superare i 75 Kg per abitante per anno. Un parametro più stringente rispetto al recente passato, che rappresenta una sfida stimolante ed un traguardo ambizioso, raggiungibile partendo proprio dalla capacità dei Comuni di realizzare un'alta percentuale di raccolta differenziata. Non è più da solo sufficiente, quindi, l'aver raggiunto la soglia di legge del 65% di raccolta differenziata.

I Comuni lombardi “rifiuti free”, ovverosia quelli distintisi per aver ridotto la produzione di rifiuti ben oltre la quantità prevista dal quadro normativo europeo, passano dai 76 dell'anno scorso, a 90, dei quali 20 oltre i 10.000 abitanti.

Il nostro Comune è sempre stato ai primi posti tra i Comuni brianzoli in materia di raccolta differenziata, anche se i suoi cittadini, rispetto all'impegno profuso, non hanno mai tratto significativo beneficio in termini di riduzione delle tariffe. Più volte abbiamo sottolineato l'inopportunità di fare redigere il Piano Finanziario annuale, mediante il quale vengono fissate tariffe ed obiettivi di gestione a Gelsia Ambiente Srl, gestore stesso del servizio di raccolta.

Piano Finanziario le cui previsioni si attestano sempre sul “mantenimento del valore di produzione dei rifiuti non riciclabili in linea con l'anno precedente” e non hanno mai  contemplato l'avvio concreto di iniziative atte alla riduzione del rifiuto prodotto od alla promozione di comportamenti corretti al fine di migliorare anche la qualità della raccolta differenziata.

Primo classificato tra i Comuni lombardi sopra i 10.000 abitanti è Carugate, 15.267 abitanti, con un percentuale di raccolta differenziata dell'84,9% ed un indice procapite secco residuo (Kg/ab/anno) di 51,7.

Nella provincia di Monza e Brianza sono 4 i Comuni Ricicloni:
Bellusco - (7.360 abitanti) -  RD: 82,9% - procapite secco: 63,0
Ronco Briantino ( 3.476 abitanti) –  RD: 78,9% - procapite secco: 67,8
Caponago ( 5.211 abitanti) -  RD: 79,1% - procapite secco: 72,4
Bernareggio ( 11.041 abitanti) –  RD: 78,5%  - procapite secco: 74,2

Caratteristiche comuni che emergono dai dati:

1)    a caratterizzare i vincitori di Comuni Ricicloni 2017 è l'introduzione della cosiddetta tariffa puntuale, ovvero un sistema basato sulla quantità di rifiuto effettivamente prodotto;

2)   uniti è meglio: l'83% dei Comuni a bassa produzione di rifiuto indifferenziato fa parte di un Consorzio.

Secondo i dati disponibili di Arpa Lombardia, nel 2015 il Comune di Biassono (12.091 abitanti) aveva un residuo secco (Kg/ab/anno) pari a 116, ben al di sopra della soglia stabilita di 75. Ancora molto su cui lavorare, come si vede, per il nostro Assessore di competenza.    

venerdì 4 agosto 2017

REFERENDUM SI', MA NON A CASA NOSTRA!

Eravamo stati facili profeti: la Lega Nord esalta il ruolo dei Comuni quali “Enti fondamentali per l'autogoverno e la democrazia diretta”.

L'Amministrazione biassonese, poi, in maniera del tutto impropria e inopportuna decide di scendere direttamente in campo per sponsorizzare e promuovere il referendum consultivo regionale del prossimo 22 ottobre.

Da arbitro, ammesso e non concesso lo sia mai stato, a giocatore di una delle squadre.
A Biassono è il Comune stesso, non i Partiti, non i Comitati Promotori,  che si è assunto l'onere di sensibilizzare la cittadinanza alla partecipazione al voto.

Stride alquanto però la circostanza che, proprio nello stesso momento in cui si esaspera la portata di questo spreco di danaro pubblico a fini di parte, si erigano muri e barricate contro anche la sola mera eventualità di poterne indire uno, di Referendum consultivo, in terra biassonese.
Eravamo abituati alle bizzarrie della macchina amministrativa locale. Avevamo assistito, anche di recente, a Pareri Tecnici che, ad anni alterni, avevano classificato come “tecnicamente ammissibili” o meno emendamenti al Bilancio concepiti con lo stesso identico criterio.

Quella di venerdì scorso, però, non l'avevamo mai ancora vista: una proposta di deliberazione presentata da Lista per Biassono allo scopo di modificare l'articolo 25 dello Statuto comunale prevedendo l'adozione di un Regolamento per la disciplina dell'istituto del Referendum consultivo, accompagnata non da uno, ma da due Pareri Tecnici che si contraddicevano a vicenda.

Riportiamo testualmente: “Parere non necessario”.

E poi: “Ai sensi dell'articolo 49 comma 1 del TUEL si intende la presente mozione quale proposta di mero atto di indirizzo politico nei confronti dei componenti il Consiglio, in quanto gli articoli allegati, così come formulati e presentati, sono tecnicamente inidonei a produrre immediate modificazioni o integrazioni all'attuale disciplina in essere e vanno pertanto considerati delle proposte per una o più deliberazioni consigliari eventuali e future in materia”.

L'articolo 49 citato prevede che su ogni proposta di deliberazione sottoposta al Consiglio che non sia mero atto di indirizzo deve essere richiesto il parere in ordine alla sola regolarità tecnica del Responsabile del Servizio interessato.

Delle due l'una: o la proposta di Lista per Biassono era di mero indirizzo, e quindi il Parere non era necessario ed il Consiglio poteva e doveva deliberare in merito, oppure non lo era.
Qui siamo al paradosso per cui il Responsabile si sente in dovere di esprimere un Parere Tecnico (quindi la proposta non era di mero indirizzo), ed il Parere derubrica la proposta a mero atto di indirizzo politico, demandando ad altre eventuali e future deliberazioni.

Neppure Kafka sarebbe stato in grado di fare meglio!

Biassono continua a non avere un Regolamento che disciplini modalità, termini e procedura per l'espletamento di un Referendum consultivo sul territorio.
I biassonesi continuano ad avere solo sulla carta un istituto di democrazia diretta ma, dal 2005, continuano a non poterlo effettivamente esercitare.

Gli elettori biassonesi stanno per essere sommersi da pressanti inviti alla partecipazione al voto per il Referendum consultivo regionale, ma sono in tutti i modi scoraggiati e dissuasi dal chiederne la convocazione di uno analogo a livello comunale.
La sola e semplice possibilità di indirne uno sul Masterplan relativo all'ambito di trasformazione 1, già aveva scosso i nervi della dirigenza leghista locale che aveva dato inizio ad una discutibile quanto risibile manovra preventiva di denigrazione e discredito.
Ora ritengono di aver chiuso il cerchio rinviando sine die l'adozione, a livello istituzionale, del Regolamento attuativo.

I nostri amministratori dovrebbero però tenere ben presente che l'ordinamento italiano presta una attenzione particolare alla partecipazione diretta del cittadino nella vita delle istituzioni locali.

Gli istituti di partecipazione e gli organismi consultivi del cittadino fanno infatti parte del contenuto necessario e non meramente facoltativo degli Statuti e, una volta previsto, l'istituto referendario DEVE essere compiutamente disciplinato da un Regolamento.

I biassonesi devono avere l'effettiva possibilità di esprimere il proprio assenso o dissenso sui temi proposti, in modo tale che gli Organi ai quali compete decidere, assumano le determinazioni del caso, consapevoli dell'orientamento prevalente della comunità locale che amministrano.

Rimandare per guadagnare tempo non serve a nulla perché, se la lingua italiana ha ancora un senso, tale orientamento della comunità locale deve essere sondato  in via  preventiva, e non dopo che le decisioni sono state assunte ed attuate.
A Biassono, per ora, siamo al: Referendum SI, ma non a casa nostra!
Ma la battaglia continua.


giovedì 3 agosto 2017

GIORDANO COLOMBO: CHI E' MAI COSTUI?

E' destino che, all'interno del Consiglio Comunale biassonese, ci debba essere qualcuno che si assume il non semplice e ingrato compito di rallegrare gli astanti con frizzi e lazzi.

In questa legislatura, fino ad ora, il ruolo in commedia ha indubitabilmente deciso di recitarlo il Consigliere Giordano Colombo.

Fatti suoi, si dirà; ognuno è libero di interpretare la carica della quale i cittadini lo hanno investito nella maniera che reputa più consona e degna. Ciò che invece non è ulteriormente tollerabile è che lo stesso Consigliere, volta per volta, seduta dopo seduta, decida a suo insindacabile giudizio di ascriversi a diversi e sempre più improbabili Gruppi consiliari.

Premesso che ciascun Consigliere rappresenta l'intero Comune, senza vincolo di mandato, la costituzione e l'appartenenza a Gruppi consiliari è tuttavia una questione seria, disciplinata dalle norme, dallo Statuto e dal Regolamento.

Tempo per tempo, invece, abbiamo appreso che il soggetto di cui si parla, quando prendeva la parola, lo faceva a nome e per conto del Gruppo nel quale è stato eletto (“Lega Nord-Lega Lombarda per l'indipendenza della Padania”), ma anche in qualità di “Indipendente del Gruppo Lega Nord – Padania”, ma anche, dopo svariate, improbabili e fantomatiche peregrinazioni, come esponente dell'ultimo “Forza Italia con la Lega Nord per l'unità del Centrodestra”.

Vorremmo ricordargli, a ogni buon conto, il disposto dell'articolo 32, comma 9, del Regolamento: “i Consiglieri comunali che si distaccano dal Gruppo nel quale sono stati eletti e non aderiscono ad altri Gruppi non acquisiscono le prerogative e la rappresentanza spettanti ad un Gruppo consiliare”.

Dal Capogruppo della Lega Nord gradiremmo sapere di quanti, e quali, Consiglieri è composto il Gruppo di maggioranza. Al Consigliere Giordano Colombo chiediamo che, quanto prima, si chiarisca con sé stesso.

Consulti pure, se lo ritiene necessario, il suo collega di percorso politico Mauro Rossi, ma certifichi definitivamente a quale Gruppo consiliare reputa di appartenere. Sarebbe un atto di serietà nei confronti dei cittadini che lo hanno eletto, ma anche, e soprattutto, nei riguardi di ciascun biassonese.

    

mercoledì 2 agosto 2017

BIMBI E PEDIATRI. UN'OCCASIONE PERSA

Guardia medica pediatrica: accuse di disinformazione a destra e a manca. Lista per Biassono non ha nessunissima intenzione di prendere parte alla polemica scatenatasi sui social media tra Biassono Civica e Lega Nord, ma il richiamo ai fatti è necessario per prendere atto dell'occasione persa nell'ultimo consiglio comunale. 

Il tema è noto e avvertito, tant'è vero che sia Lista per Biassono che Biassono Civica lo avevano previsto all'interno del proprio programma elettorale dello scorso anno, raccogliendo le istanze di un gruppo di mamme attive su Facebook. Peccato che, dal 2016 a oggi, qualcosa sia cambiato nello scenario brianzolo. Ben pochi, però, si sono presi la briga di verificare direttamente cosa stesse accadendo sul nostro territorio e quali mosse fossero state indicate dalle istituzioni a riguardo.

La scorsa settimana, anziché andare alla conta, si sarebbero dovuti cogliere e valorizzare alcuni elementi di novità emersi anche nel corso del dibattito consiliare. Da un lato l'apertura, magari insufficiente, magari eccessivamente prudente, dell'assessore ai Servizi sociali Nadia Beretta, che si è pubblicamente impegnata a portare la problematica all'attenzione della prossima e imminente (4 agosto) assemblea del Distretto Socio Sanitario di Carate Brianza. Dall'altro, quanto esposto dal Capogruppo di Lista per Biassono Alberto Caspani, in ordine ai contatti intervenuti con ATS Brianza.

Nella nostra area esiste già il progetto regionale “il pediatra del sabato” ed è subordinato alla disponibilità sia dei pediatri che vogliano aderire, sia degli spazi da adibire ad ambulatorio. E' attivo a Limbiate nei giorni di sabato e prefestivi (dalle 14,30 alle 18,30). L'accesso è libero ed è rivolto a bambini che presentano un quadro sintomatologico acuto ma non urgente (nel qual caso si deve fare riferimento al Pronto Soccorso): in queste condizioni è perciò possibile ottenere la valutazione di un medico pediatra che non può essere rinviata al lunedì successivo. Da quando le Asl di Lecco e Monza si sono fuse nell'Agenzia di Tutela della Salute, istituita il 1° gennaio scorso, tutti i loro servizi sono stati pubblicizzati attraverso un nuovo sito, mediante il quale trovare più facilmente risposte ai propri quesiti sanitari. Al contempo, sono state effettuate verifiche sulla loro sostenibilità economica ed efficienza.

Ha riferito, il Capogruppo Caspani, della possibilità che il Sevizio competente di ATS avvii un ragionamento, dopo le ferie estive, in ordine all'eventuale disponibilità dei pediatri, alla loro turnazione e alla sede da adibire ad ambulatorio. Si tratterà verosimilmente di un progetto "leggero" che, ovviando alla possibilità d'istituire un'altra guardia medica (troppo costosa e sicuramente non disponibile su richiesta di un singolo Comune), possa comunque venire incontro alle esigenze dei genitori della nostra zona. 

Appare di tutta evidenza che, volente o nolente la giunta biassonese, i passaggi fondamentali e non eludibili dovevano essere il consenso di ATS e, soprattutto, la disponibilità dei medici pediatri (quello della sede da adibire ad ambulatorio ci sembra il problema minore, se si ragiona in un'ottica di Distretto Caratese, che raggruppa 13 Comuni).

Si sarebbe potuto, e si doveva, affrontare il tema con maggiore cognizione di causa e con ogni utile elemento a disposizione per un'equilibrata valutazione. Si è preferito invece forzare e andare al voto, conoscendone l'esito scontato, pur di avere visibilità e una “bandierina” da sventolare.

Dell'argomento, ormai, il Consiglio Comunale non potrà discutere e deliberare per diverso tempo. Se il tema dovesse ritornare tra i banchi dell'assise cittadina, sarà solo per “gentile concessione” dell'assessore Beretta, la quale verosimilmente si limiterà a una comunicazione cui non potrà seguire alcun dibattito.

L'auspicio è che il buon senso torni a prevalere, imparando a dialogare prima con tutte le istituzioni, anziché usare proposte come fossero volantini elettorali. 
   

venerdì 28 luglio 2017

ASILO NIDO: CONTRIBUTI SI', CONTRIBUTI NO

E voilà! Con un colpo di spugna e un nuovo bando per l'assegnazione dei contributi agli iscritti all'asilo nido, la giunta leghista si riscopre improvvisamente attenta a "tutti" i cittadini. 

Nonostante il primo bando fosse stato salutato addirittura con un "chapeu" dall'altro gruppo di minoranza, pronto a riconoscere l'imparzialità della giunta sia verso i cittadini italiani che di origine straniera, il torto a questi ultimi era quanto mai palese. 

A tal punto che la stessa giunta, forse, ha dovuto ricredersi. O semplicemente, di fronte all'ennesimo bando mal pensato, ha fatto buon viso a cattivo gioco. Dal momento che le famiglie italiane non rispondono, proviamo con una strizzatina d'occhio alle straniere. 

Ma andiamo con ordine. 

Il nostro Comune aveva recentemente messo a bando l'assegnazione di contributi economici straordinari pari a 30.000 euro, destinati alle famiglie biassonesi con minori frequentanti asili nido pubblici e/o privati. Leggendo allora delibera di giunta e bando annesso, era impossibile non notare che - in relazione ai soggetti e/o nuclei familiari non comunitari - il requisito necessario consistesse nel "possesso del titolo di soggiorno di lungo periodo di tutti i componenti il nucleo familiare"

Tale permesso, che ha sostituito a tutti gli effetti la carta di soggiorno, può essere richiesto dai cittadini stranieri in possesso dei seguenti requisiti:

1) almeno 5 anni di soggiorno continuativo sul territorio italiano; 
2) disponibilità di un reddito non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale; 
3) alloggio idoneo e, dulcis in fundo, superamento di un test di conoscenza della lingua italiana.

Il rilascio e l'aggiornamento del Permesso di Soggiorno di lungo periodo, oltre che venire trattato in maniera difforme sul territorio nazionale, presenta ancora oggi problematiche non risolte.

In particolare, ai familiari degli stranieri in possesso del permesso di soggiorno che abbiano fatto ingresso attraverso la procedura di RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE, non viene rilasciato il titolo equivalente ma un semplice permesso di soggiorno per motivi di famiglia nonostante siano in possesso di tutti i requisiti per ottenerne uno di lungo periodo.


E prevedere quale requisito necessario per la partecipazione al bando del Comune di Biassono il possesso del “titolo di soggiorno di lungo periodo di tutti (è scritto proprio così) i componenti il nucleo familiare”, è a nostro modo di vedere una maniera subdola di discriminare gli stranieri non comunitari in tutti i casi di avvenuta ricongiunzione familiare. Ora, a sorpresa, la svolta: il requisito per gli stranieri comunitari è solo quello di essere regolarmente presenti sul territorio. Che dire? 





giovedì 13 luglio 2017

REFERENDUM A CASA LORO

Ha preso avvio il battage pubblicitario a favore del Referendum consultivo sull'autonomia della Regione Lombardia indetto per il prossimo 22 ottobre.

Le imponenti affissioni pubblicitarie sui mezzi di trasporto e nelle principali vie di tutte le città lombarde, unite alle inserzioni online, fanno ragionevolmente ritenere che la cifra già prevista di 46 milioni di euro, sarà destinata a lievitare. Risorse sottratte agli investimenti utili a risolvere i problemi reali dei cittadini lombardi. Si sta invece costruendo una leggenda che spaccia questo Referendum, di mera e vuota propaganda, come la cura di tutti i mali.

Anche la nostra Amministrazione si sente impegnata nell'operazione e, solerte, dal sito istituzionale del Comune informa i biassonesi che potranno esprimere il proprio voto attraverso le opzioni SI – NO o SCHEDA BIANCA ( l'astensione, evidentemente, non è contemplata). La stessa solerzia avremmo voluto vedere anche in casa nostra.

Dal luglio 2004 il Comune di Biassono si è dotato di uno Statuto il cui articolo 25 testualmente prevede: “il Referendum consultivo è disciplinato dal presente Statuto e dal regolamento, con il quale tutti i Cittadini iscritti alle liste elettorali del Comune nonché i Cittadini con età fra i sedici ed i diciotto anni, sono chiamati a pronunciarsi in merito a programmi, piani, progetti, interventi ed ogni altro argomento..........relativi all'Amministrazione ed al funzionamento del Comune, esprimendo sul tema o sui temi proposti il proprio assenso, dissenso o non voto, affinché gli organi ai quali compete decidere, assumano le proprie determinazioni, consapevoli dell'orientamento prevalente della comunità”.

Il Consiglio Comunale avrebbe dovuto approvare, entro un anno, i regolamenti previsti dallo StatutoEvidentemente il regolamento che disciplina l'esercizio di questo importante strumento di democrazia diretta non è mai stato in cima ai pensieri ed alle preoccupazioni delle Giunte leghiste che si sono succedute.

Sono infatti passati ben 13 anni e del regolamento sul Referendum consultivo a Biassono ancora nessuna traccia.

Nel frattempo incombono piani attuativi e proposte di trasformazione destinate ad impattare pesantemente sul nostro territorio. Lista per Biassono, allo scopo di poter dare ai biassonesi la possibilità di esprimersi nel merito così come statutariamente previsto, cercherà di porre rimedio alla situazione nel corso del primo Consiglio Comunale utile. L'impressione, comunque, è che la strada sarà irta di ostacoli e di ostracismi di ogni genere.


Ma se un Referendum, ancorché consultivo, per il momento solo annunciato ha già iniziato ad ingenerare nervosismo nelle alte sfere leghiste e tentativi preventivi di screditamento, forse significa che, ancora una volta, Lista per Biassono è sulla strada giusta.    

martedì 4 luglio 2017

UN'OASI DI BIOENERGETIC LANDSCAPE PER BIASSONO

Non un ambito industriale, né un semplice parco per gli ultimi terreni liberi al confine con Lissone, ma un progetto di “bioenergetic landscaping”. Parolone inglese che, tradotto in italiano spiccio, significa essenzialmente creare un’oasi naturale per la cura psicofisica attraverso le proprietà energetiche delle piante e del paesaggio. Perché la nuova frontiera dell’urbanistica parte proprio da qui: dalla recente scoperta che le piante emettono campi elettromagnetici in grado non solo di veicolare informazioni ambientali, ma di condizionare la qualità della vita e della biosfera in funzione di determinate caratteristiche di specie, di posizionamento e contestualizzazione. E’ una grande opportunità che Lista per Biassono invita a cogliere, nel tentativo di scongiurare una nuova cementificazione del nostro territorio. Oggi le oasi bioenergetiche sono infatti una delle frontiere più appetibili della green economy, tenuto conto che l’Italia vanta una biodiversità unica nell’intero contesto europeo e mondiale. Il famigerato AT1, l’ambito di trasformazione che intende destinare 307mila metri quadrati a nuovi spazi per aziende e attività commerciali, può sicuramente offrire un rilancio economico per Biassono e la Brianza, ma a patto di cambiare radicalmente approccio e punto di vista.


Innanzitutto non limitandosi a una prospettiva comunale: abbiamo a disposizione un bacino naturale che coinvolge in modo diretto il territorio di altre amministrazioni (Vedano al Lambro, Lissone e Monza) e si colloca strategicamente fra due cinture verdi. Quella del Parco Brianza Centrale e del Grugnotorto-Villoresi. In seconda battuta, occorre valutare la qualità stessa dei terreni: mortificati da anni di costante erosione dei loro confini, non hanno più caratteristiche convenienti per attività agricole. Non a caso, l’unica risposta sinora messa sul piatto per renderli beni redditizi e produttivi è stata quella di carattere edilizio. Vacillando però i grandi progetti infrastrutturali che dovrebbero sostenerne lo sviluppo, Pedemontana (ad alto rischio fallimento) e la bretella della nuova strada provinciale ad essa connessa, l’azzardo di creare una nuova cattedrale nel deserto è evidente. 

Al contrario, se si implementassero le riserve locali d’alto fusto e si riprogettasse il paesaggio secondo i criteri del moderno “bioenergetic landscaping” (alla lettera, paesaggio bioenergetico), si potrebbe ottenere un vasto laboratorio terapeutico per accrescere il benessere dei visitatori (non solamente locali, dunque), oltre che un’efficace barriera per la mitigazione del microclima. Anzi, le metrature in gioco a livello provinciale, nonché le indicazioni paesaggistico-ambientali del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, potrebbero farne uno dei più grandi sull’intero territorio nazionale, con costi decisamente inferiori a quelli edificatori e vantaggi destinati a tutta la comunità. L’Oasi Zegna di Biella, il Bosco della Ragnaia a San Giovanni d’Asso, ma anche il Parco di Villa Seghetti Panichi a Castel di Lama o di Castello Quistini a Rovato, sono ottimi esempi per comprendere quanto la creazione di aree a verde qualificato rappresenti un motore dell’economia del territorio, sviluppando al contempo riserve di benessere “rinnovabili” (e non a esaurimento, come i progetti di consumo del territorio basati sulla delocalizzazione e redistribuzione degli impianti aziendali/produttivi).

I recenti studi condotti sulle piante e gli ambienti naturali dimostrano infatti che questi hanno effetti positivi non solo sullo stress, ma nel rafforzamento delle difese immunitarie e, in ultima istanza, contro l’insorgenza di tumori. Funzioni che, nel nostro bacino fortemente inquinato, potrebbero essere esercitate dal grande polmone del Parco di Monza, se non fossero però vanificate dalla presenza interna del circuito automobilistico: non solo una fonte d’inquinamento atmosferico, ma soprattutto acustico. Il disturbo dei motori in pista, così facilmente sottovalutato o grossolanamente ridefinito “musica per le orecchie”, ha infatti l’ingrata capacità di riattivare i processi biochimici sull’asse amigdala-ipotalamo-ipofisisurrene, che spingono l’organismo a reazioni antistress (dunque a farlo lavorare inconsciamente anche quando potrebbe riposarsi). 

L’area al confine con Lissone, potendo invece svilupparsi lontana da forti fonti d’inquinamento acustico, presenta caratteristiche molto più adatte per favorire terapie di wellness: trattamenti basati sull’interrelazione fra peculiarità ambientali, condizioni sociali e percezione umana. Per essere considerato propriamente naturale, un luogo deve favorire “attenzione involontaria”, ovvero permettere al corpo di focalizzare le informazioni da elaborare senza compiere sforzi apprezzabili (è la cosidetta Attention Restoration Theory). L’efficienza della nostra attenzione viene recuperata, oltre che col sonno, attraverso quattro caratteristiche fondamentali del paesaggio naturale: 1) stando in ambienti che si presentano fisicamente diversi e geograficamente distinti rispetto a quelli che appartengono al quotidiano (being away); 2) occupando uno spazio abbastanza esteso e provvisto di coerenza tale da coinvolgere - per un tempo sufficientemente lungo - l’attenzione involontaria del visitatore, in modo da poter “esplorare” senza particolari sforzi (extend); 3) frequentando un luogo che abbia “fascino”, che generi cioè significati in grado di coinvolgere la nostra parte emozionale/evocativa rispetto a quella riflessiva (fascination); 4) individuando un ambiente capace di supportare le nostre intenzioni e aspettative, senza suscitare motivi d’ansia o stress (compatibility). 

In base a queste quattro caratteristiche è quindi possibile stendere una scala di valori sul potere terapeutico di un certo ambiente (Perceived Restorativeness Scale). Non va poi trascurata l’accessibilità della zona: la soglia dei 300 metri di lontananza (5/6 minuti a piedi) dall’area verde risulta proprio quella che segna il passaggio da una frequentazione regolare a episodica. L’episodicità, purtroppo, può ridurre, se non annullare del tutto, gli effetti benefici che la frequentazione delle aree naturali hanno sul corpo e la psiche: le ultime ricerche condotte in Giappone prescrivono idealmente due ore quotidiane di esposizione (il cosiddetto forest bathing, il bagno nel verde, che può portare a un incremento del 40-50% dei linfociti Natural Killer, quelli che difendono il nostro il corpo da agenti esterni perturbanti o cancerogeni). Questo è il tempo ideale per assorbire i monoterpeni emessi dalle piante: biomolecole volatili dalle notevoli proprietà curative, ritrovabili anche nelle resine e negli olii essenziali (limonene, alfa e beta pinene, eucaliptolo, mentolo, geraniolo, canfora…). Il loro assorbimento può generare effetti stimolanti, sedativi, ansiolitici o antidepressivi, a seconda del tipo di pianta e della quantità di monoterpeni da essa rilasciata. In sostanza, se i terreni oggi liberi fossero piantumati seguendo criteri scientifici, potrebbero trasformarsi in un laboratorio all’aria aperta per stimolare diverse funzioni del nostro corpo: ad esempio, assorbire i monoterpeni della canfora e dell’eucalipto aiuta a riscaldare il livello cutaneo, quelli del timolo hanno un’azione antisettica, mentre quelli del mentolo antispastica. 

Diventa perciò essenziale studiare quali piante inserire nel territorio e valutare soprattutto quali di esse rilascino maggiori quantità di monoterpeni: per le nostre zone potrebbero essere molto indicati lecci, faggi e castagni. Meglio stare invece lontani dai cipressi: sono fra le poche piante diffuse ad avere effetti negativi sull’uomo. Dall’altra, la presenza di numerose piante e zone umide, ancor meglio se arricchite da corsi d’acqua o fontane, sono naturali generatori di ioni negativi nell’aria: particelle che contribuiscono a bilanciare energicamente il nostro corpo, annullando gli effetti dello stress, della stanchezza, dell’asma, di una pressione arteriosa troppo alta e del naturale deterioramento fisico. Incrementano inoltre le capacità mnemoniche, favoriscono il sonno rigenerativo, intercettano i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento. Fra l’altro con curiose distinzioni di sesso: nelle pratiche di “earthing”, fra le quali sono famosi l’abbraccio dei tronchi o la camminata a piedi nudi, si è scoperto che le querce (considerate piante maschili sin dai tempi mitici) incrementano maggiormente la loro attività elettromagnetica se toccate da donne, emettendo particelle benefiche per le ovaie, le ghiandole surrenali e la tiroide. Il frassino, associato sin dall’antichità al dio dei mari Poseidone, ha invece forti influenze sulla qualità dei liquidi corporali, agendo sui reni, la vescica e il sistema linfatico. Tutte le piante, in ogni caso, riducono o annullano la carica elettrica rilasciata dai nostri smartphone attraverso il loro campo magnetico, “ripulendoci” dai loro effetti negativi. Questione di ioni, anche. L’aria, se carica di ioni negativi (soprattutto dopo i temporali), può addirittura abbattere sino al 75% i valori di PM10 negli ambienti chiusi. 


Creare ampie aree verdi che ottimizzino le proprietà elettromagnetiche delle piante e valorizzino la biofilia archetipica dell’uomo - creare cioè oasi bioenergetiche capaci di assecondare il nostro bisogno di naturalità - significa disporre di un laboratorio per cure quotidiane adatto a qualsiasi generazione, oltre che di una risorsa attrattiva all’avanguardia in Italia. Ecco perché ogni possibile progetto di valorizzazione dei terreni al confine con Lissone dovrebbe partire proprio da qui. I bilanci del settore wellness sono sotto gli occhi di tutti: davanti a crisi, stress e incertezze, la prima preoccupazione per l’uomo resta sempre la salute. E curarsi nella bellezza di un ambiente strutturato per rispondere alle nostre aspettative può essere un investimento dai margini di profitto a crescita indefinita.   

domenica 25 giugno 2017

PALAZZO BOSSI E LA PSICOSI DELL'ACCERCHIAMENTO


Palazzo Bossi è diventato l’emblema delle psicosi leghiste. Oltre tre milioni di euro d’investimento, già due bandi di gara andati deserti, un’inaugurazione che continua a essere procrastinata, ma alla prima vera opportunità di confrontarsi su un possibile progetto di grande respiro, viene mandato tutto in fumo. Nonostante il sindaco Luciano Casiraghi fosse al corrente da mesi del percorso di dialogo intrapreso con i musei italiani circa il progetto “Casa degli esploratori”, sia attraverso la corrispondenza mail fra gli attori coinvolti, sia con inviti personali a riunioni a Milano, sia mediante gli aggiornamenti diretti forniti dal consigliere Alberto Caspani (in costante dialogo con le istituzioni coinvolte in quanto membro dell’Associazione culturale Gaetano Osculati), all’articolo apparso su Il Cittadino di Monza e Brianza non ha retto. 

Ha inforcato il telefono e ha scaricato tutta la sua rabbia proprio contro chi si era offerto di organizzare una prestigiosa giornata di confronto sulla storia dell’esplorazione, dando modo di presentare a Milano il recupero di Palazzo Bossi e valutare se il sito potesse essere adatto a ospitare il progetto “Casa degli Esploratori”. Una reazione che ha lasciato basiti e creato forte imbarazzo nei referenti del museo Mudec di Milano, dal momento che il sindaco si è dichiarato ingiustificatamente “non a conoscenza dei fatti”, ma soprattutto - rifacendosi alla sua personalissima lettura dell’articolo de Il Cittadino - ha sostenuto che il Mudec stesse agendo da “deus ex machina” per impadronirsi di Palazzo Bossi. Tutto questo, benché la notizia fosse già stata comunicata personalmente al sindaco e trattata sul nostro blog - senza che fossero mosse obiezioni di sorta - ricapitolando i passaggi intrapresi e precisando anche i cambi di programma in corso (la giornata di convegno, prevista inizialmente per il 6 luglio, era stata poi posticipata dal Mudec a fine settembre, non avendo il tempo materiale per spedire e raccogliere tutti gli inviti previsti. Ragion per cui l’articolo del blog aveva atteso l’avvio della nuova procedura d’invito per essere quindi ripubblicato secondo la nuova iniziativa del museo). 

Evidentemente, all’interno della maggioranza leghista, qualcuno deve aver costretto il primo cittadino a un imbarazzante dietrofront. Sbigottiti da simili giravolte e sentitisi addirittura accusare d’interferire con la politica biassonese, i referenti del Mudec hanno preso le distanze dall’amministrazione comunale, togliendo dal programma del convegno il punto di presentazione di Palazzo Bossi e rinnovando il proprio invito all'evento di settembre alla sola Associazione culturale Gaetano Osculati. Impossibile confrontarsi con chi non riesce neppure a distinguere fra una libera discussione di idee e la concretizzazione di un eventuale progetto. Risultato: la destinazione di Palazzo Bossi, i cui alti costi di gestione non sarebbero stati certo un limite per un possibile consorzio di realtà culturali extracomunali, torna di nuovo in alto mare. Ma i nostri amministratori possono esserne fieri: hanno dimostrato di essere padroni a casa loro. Poco importa se il resto d’Italia, dopo le plateali figuracce cominciate con gli sfollamenti del Tai Chi, i balletti sexy in Comune e le divise naziste, ci consideri ormai un caso clinico e irrecuperabile.