Diceva il conte Verri...

"La voce della verità comincia da lontano a farsi ascoltare, poi si moltiplicano le forze, e la opinione regina dell'universo sorride in prima, poi disputa, poi freme, poi ricorre alle arti, poi termina derisa: questo è il solito gradato passo che fa la ragione a fronte dell'opinione" (Pietro Verri)

giovedì 2 luglio 2020

Segreteria associata, opportunità per "fare rete"

Grazie al nuovo accordo di segreteria comunale associata, per Biassono si aprono importanti opportunità di rete in Brianza. L’approvazione dello schema di convenzione fra il nostro Comune, Ornago e Sulbiate, sancita in consiglio comunale lo scorso 30 giugno, ha non solo una funzione di ottimizzazione di spesa, ma crea anche le basi per una più stretta collaborazione sul piano amministrativo fra i tre sottoscrittori. Come Lista per Biassono ha rilevato in sede di voto, la condivisione dello stesso segretario comunale - la dottoressa Antonella Maria Carrera, subentrata dal 15 giugno al dottor Francesco Miatello (in pensione) - agevola infatti il dialogo e il coordinamento fra realtà territoriali con punti di forza in comune. L’articolo 12 dell’accordo, nel quale si pone l’accento sulle modalità di consultazione attraverso le figure dei sindaci, permette inoltre di muoversi più agilmente a livello operativo.  


L’importanza strategica dell’asse Biassono-Ornago era già stata messa in evidenza nel 2016, quando la nostra lista, in collaborazione con l’Associazione culturale Gaetano Osculati, il Museo civico e l'Assessorato alla Cultura, aveva realizzato un’iniziativa di gemellaggio per valorizzare l’eredità dei Conti Verri condivisa da entrambi i territori. A Ornago si trovano infatti una delle ville e la cappella di sepoltura di Pietro Verri, unitamente all’importante santuario della Beata Vergine del Lazzaretto (che conserva importanti reperti di famiglia, un tempo appartenenti a Biassono), promossi attraverso l’attività dell’Antica Bottega del Santuario e i percorsi storici tracciati sul territorio (fra cui il Cammino di S. Agostino). 



Per quanto riguarda Sulbiate, il Comune ha portato a termine in questi anni un progetto gemello rispetto a quello di Palazzo Bossi a Biassono, finanziato in parte da Fondazione Cariplo e inserito nel Distretto culturale evoluto di Monza e Brianza: il recupero di un’ex filanda, oggi conosciuta come Fabbrica del Saper Fare. Al cuore di questa iniziativa è l’idea di creare lavoro partendo da un forte radicamento locale, in modo tale che l’ex filanda operi come attivatore e rigeneratore d’impresa. Il suo obiettivo consiste cioé nel favorire la nascita di iniziative territoriali centrate su soluzioni innovative di prodotti, erogare servizi a supporto di imprese, contribuire alla crescita di giovani e artigiani, di dare vita a nuovi modelli di collaborazione e trasferimento di competenze tra diverse professionalità. La ampie finalità del progetto, sino ad ora, non hanno permesso di sfruttare appieno le potenzialità di questo polo, mentre il blocco delle attività dovute all’emergenza sanitaria ha messo in difficoltà anche la gestione di siti come Palazzo Bossi e Villa Monguzzi a Biassono. 


Problemi in realtà comuni a buona parte di quelle strutture brianzole che operano come piattaforme, dovuti al fatto di non essere riuscite ancora a sviluppare rapporti consolidati col territorio. Tenuto conto che, attraverso l’Associazione culturale Gaetano Osculati, fra le risorse locali strategiche può essere inclusa anche Villa Borromeo d’Adda ad Arcore (dov’è attivo il progetto “Casa degli Esploratori”), un coordinamento delle strategie, dei programmi e dei flussi economici di questi poli può oggi offrire proprio quel tipo di radicamento non pienamente espressosi in passato. Decisivo può allora essere il ruolo di Biassono nell’attivare un tavolo di confronto che valorizzi le rispettive sinergie, coinvolgendo Fondazione Cariplo in un percorso di crescita più articolato. In un periodo in cui ogni singola impresa e azienda mostra difficoltà a superare le sfide economiche generate dall’emergenza sanitaria, ripartire dal “fare rete” è certamente il modo migliore per abbattere i costi, creare posti di lavoro, intercettare nuovi bacini d’utenza e ridare linfa alle potenzialità della sharing economy.  

giovedì 25 giugno 2020

RIAPERTURA CENTRO SPORTIVO, CORSA AD OSTACOLI

La riapertura del centro sportivo somiglia sempre più a un’odissea. Dalla chiusura avvenuta nell’ottobre 2016 a oggi, tanti restano i punti d’incertezza sul rilancio degli impianti biassonesi.
I lavori di ristrutturazione e implementazione sono terminati nel 2018, eppure le risorse messe a disposizione hanno evidenziato subito caratteristiche poco appetibili per gli eventuali gestori. La nuova piscina, ad esempio, è stata allestita senza prevedere la possibilità di copertura, né un prato a complemento, utile per il suo pieno sfruttamento durante la bella stagione e per monetizzare gli ingressi. Lo skate park, per com’è stato concepito, risulta difficilmente assimilabile nelle attività di gestione, ragion per cui potrebbe rappresentare uno spazio libero in grado sì di offrire nuove opportunità ai giovani, ma anche di entrare in competizione trasversale con gli altri impianti a pagamento.
Nonostante i rilievi già evidenziati in passato da alcuni professionisti, il progetto di riqualificazione è stato pensato prendendo in considerazione più gli aspetti strutturali che gestionali. Al primo bando d’assegnazione, nel dicembre 2019, si sono perciò presentati solo quattro partecipanti. Tre sono stati squalificati per un vizio di forma nel testo di gara, emerso però solo in fase di apertura delle buste, scatenando accese proteste seduta stante. Il funzionario pubblico, non a caso, ha optato per un passo indietro, temendo un ricorso delle società penalizzate (provvedimento minacciato nella fase stessa di apertura delle buste).
Con l’inoltrarsi della stagione invernale, la caldaia che consente alla struttura aerostatica di sorreggersi è rimasta nel frattempo in continuo funzionamento, generando un non trascurabile dispendio energetico e monetario a carico dei cittadini del Comune.
Quindi è subentrato il lockdown dovuto all’emergenza sanitaria, capace di mettere in ginocchio l’economia in tutti i settori merceologici, ma in particolar modo la gestione degli impianti di maggior aggregazione: su scala nazionale, infatti, i centri sportivi sono stati i primi a chiudere e gli ultimi ai quali consentire la riapertura, senza però la possibilità di tornare a pieno regime. Ora l’amministrazione comunale ha presentato un nuovo bando per l’assegnazione del centro di via Parco, con scadenza il 31 Luglio e successiva apertura dei plichi per l’assegnazione il 3 agosto. Facendo “letteralmente” tesoro della lezione dei mesi passati e delle difficoltà economiche di mercato, la base d’asta è aumentata del 50% (da 30mila e 45 mila euro).  
Lo sport, a Biassono, è una vera corsa ad ostacoli.  

lunedì 22 giugno 2020

CENTRO STORICO, RIQUALIFICAZIONE GRIGIO TOPO

Una riqualificazione grigia. Proprio come il colore predominante che caratterizza il rendering del “nuovo” centro storico di Biassono, apparso sull’opuscolo informativo dell’amministrazione comunale. Grigia come quella decantata pietra beola che, con sin troppa insistenza, andrà pian piano a sostituire l’attuale manto d’asfalto fra via S. Martino, Piazza S. Francesco, via Verri, Umberto I e Roma. Grigia come i capelli di questa giunta che, ormai prossima a concludere il suo 5° mandato consecutivo, mostra ancora troppa continuità con politiche in voga negli anni ’90 e che, solo in quest’ultimo quinquennio, ha cominciato a introdurre alcune innovazioni su iniziativa del sindaco Luciano Casiraghi. 

Tenuto conto che il tema della rigenerazione - e non della mera riqualificazione - del centro storico del paese è all’ordine del giorno almeno dal 1994, benché ostacolato prima dall’implosione della giunta guidata da Giorgio Beretta, poi dai continui rimandi di quelle leghiste a guida Angelo De Biasio e Piero Malegori, dovremmo lanciare già fuochi d’artificio per il semplice fatto che le intenzioni si sono tradotte in un progetto preliminare. Eppure, il risultato di cui siamo stati informati in questi giorni (attraverso il volantino pervenuto direttamente nelle caselle postali di ogni cittadino) è il tipico topolino (grigio) partorito da un elefante (grigio). Dalla proposta traspare certamente uno sforzo di razionalizzazione (mitigazione dei dislivelli) e maggior cura estetica, ma è assai poco rispetto alle potenzialità di un centro storico a suo modo unico nel contesto della bassa Brianza. Riponiamo perciò speranza nel possibile dialogo prospettato dall’assessore ai lavori pubblici Alessio Anghileri, grazie all’attivazione di un servizio mail cui far pervenire osservazioni migliorative (centrostorico@biassono.org). 

Più volte Lista per Biassono ha cercato di mantenere vivo il dibattito, ricorrendo a questionari porta a porta, eventi pubblici, videointerviste con residenti e commercianti, mettendo anche sul tavolo piani di rigenerazione elaborati dopo consultazioni con professionisti. Di questa metodologia progressiva e partecipata, purtroppo, non abbiamo mai trovato traccia nell’azione amministrativa, dovendo di fatto prendere atto di un piano suscettibile di “aggiustamenti”, benché appaia di per sé concepito secondo una logica profondamente verticalizzata. La predisposizione di un’apposita piattaforma digitale sul progetto, alla quale garantire accesso ai cittadini, sarebbe stato uno strumento molto agile e funzionale per co-ideare il nuovo centro storico, ma a Biassono siamo lontani ancora anni luce dall’usufruire dei veri vantaggi della digitalizzazione.

Premesso che l’intervento prospettato, dal valore di 3 milioni 243mila euro ed esteso su un periodo di 9 mesi (1° lotto S. Francesco/S.Martino), è solo una parte di un più generale piano di recupero del centro storico, le criticità emerse sono notevoli. Proviamo a riassumerle in punti, limitandoci a osservazioni di carattere principalmente strutturale (l’analisi andrebbe affrontata secondo un approccio multidisciplinare e settoriale, ma non è certo questo il contesto).
  • La mitigazione delle gradinate del sagrato della chiesa parrocchiale è sicuramente un contributo migliorativo, soprattutto per quanto riguarda la funzione “sociale” prospettata per la parte retrostante l’edificio (piccola tribuna utilizzabile per eventi pubblici), ma è quanto meno curioso che sia l’amministrazione pubblica a provvedere di tasca propria per una proprietà della curia (senza negoziazioni compensative, come potrebbe essere l’acquisizione del grande campo di via Locatelli). Per quella stessa curia che, anni fa, si è anche opposta all’apposizione di una superficie di camminamento trasparente all’interno della parrocchiale, impedendo di fatto la visione delle fondamenta archeologiche del sito. Senza contare che, ancor oggi, l’aggregazione sul sagrato non è ufficialmente vista di buon occhio ed è stata più volte disincentivata sia dalle forze dell’ordine, che dal personale della parrocchia. Non dimentichiamo, inoltre, che un’altra proprietà parrocchiale godrà già dei “vantaggi” di lavori pubblici comunali, in relazione al nuovo parcheggio previsto all’ingresso dell’oratorio in via Verri (l’ennesimo, inutile sfregio al disegno di una delle ville nobiliari più importanti di Biassono, che privilegia la politica delle auto e dei parcheggi nel centro storico, a svantaggio del verde pubblico, ma non certo di chi potrà poi sfruttare quegli spazi per incamerare fondi durante grandi eventi comunali). Resta inoltre il dubbio, vista l’ampiezza della nuova rampa laterale d’accesso per disabili, dell’intaccamento delle epigrafi storiche poste dai Conti Verri, oggi di fatto invisibili ai più e non segnalate in alcun modo. 
  • Da quanto si deduce dal rendering, le conclamate aree verdi aggiuntive consisterebbero in qualche pianta in più sul lato nord della chiesa e tre piccole aiuole a est, ubicate all’estremità di spazi delimitati (e con possibile funzione di parcheggio). L’intero perimetro della chiesa parrocchiale resta dunque percorribile dalle auto, così come confermati sono i parcheggi oggi disponibili sul retro dell’edificio, nonché a fronte. Contro ogni indicazione urbanistica attuale, che invita a svuotare i centri storici dalle auto a favore di una fruibilità EASE (dall’acronimo inglese Easy, facile da girare, Accessible, accessibile, Safe, sicura, ed Enjoyable, gradevole/godibile per tutti), Biassono sceglie ancora una volta di privilegiare le auto e ragioni di “supporto logistico” ai commercianti locali, ignorando il fatto che la tipologia degli esercizi del centro storico non implica affatto l’uso di un mezzo per carico/scarico di grandi quantitativi di merci (come potrebbe accadere ad esempio per un supermercato o per grandi empori), ma invita a una lenta esplorazione delle attività al dettaglio (fra le quali, purtroppo, non sono ancora inclusi negozi “alla spina”, ideali per le brevi distanze rispetto alle abitazioni del centro storico). 
  • Come suggerisce anche Shane O’Mara, professore di Experimental Brain Research presso il Trinity College di Dublino, “per valutare la comodità degli spostamenti a piedi, e soprattutto fare confronti, sarebbe utile creare un indice di accessibilità pedonale. Comunque si decidesse di impostarlo, e i modi non mancano, dovrebbe misurare quanto è agevole occuparsi delle varie incombenze quotidiane senza ricorrere ai mezzi di trasporto. E’ molto accessibile una città in cui, quando uno esce dal portone di casa o dall’atrio di un albergo, ha tutto ciò che gli serve al massimo a qualche minuto di cammino”. Tenuto conto che ognuno di noi dovrebbe compiere almeno 12mila passi giornalieri, al fine di tutelare la propria salute, non si capisce per quale motivo un paese delle dimensioni di Biassono debba basarsi ancora sulla mobilità delle auto come primo riferimento d’accesso al suo centro storico. Chiudere quest’ultimo al loro accesso, sostituendo le aree parcheggio con spazi verdi, di decoro o per attrezzature finalizzate all’aggregazione (panchine, fontane, monumenti storici, giochi pubblici a terra o di superficie, orti, oasi botaniche, barriere naturali di mitigazione climatica e acustica…), sarebbe al contrario un primo importante provvedimento per trasformare il passante in frequentatore abitudinario: sarebbero agevolati i tempi di sosta e le possibilità di iterazione con le attività commerciali, così come nei rapporti di socializzazione, favorendo oltretutto un presidio di sicurezza territoriale a costo zero. E’ ancora O’Mara a ricordare come “gli urbanisti e i progettisti devono pensare alle strade come a “salotti all’aperto”. Chi si muove a piedi deve sentirsi in un ambiente accogliente e avere a disposizione posti per sedersi, rifocillarsi e distrarsi o interessarsi. (…) Quando uno cammina, ha tempo per esperienze di consumo personale che se fosse in macchina non farebbe. Inoltre i soldi così spesi rimangono nell’economia locale, mentre quelli per la benzina o l’auto stessa finiscono altrove. Alcuni economisti hanno persino suggerito che maggiore è la dipendenza dall’auto, minore è la produttività” (pp. 90-96).
  • Il progetto prevede semplici “corsie pedonali”, anziché “passaggi pedonali”, non cogliendo affatto le potenzialità di attraversamento “permeabile” degli spazi del centro storico. Ci si limita a girare intorno agli edifici, nonostante la struttura a corti intercomunicanti di Biassono (rimasta inalterata dal periodo medioevale) favorisca la pedonalità diffusa in modo estremamente fluido, con possibilità di interazioni in spazi protetti. Al contempo, andrebbe affrontato il problema dell’intasamento delle corti, i cui spazi vengono oggi utilizzati come parcheggi per le auto dei residenti, ma spesso anche di visitatori o frequentatori dei servizi ecclesiastici, impedendone la riqualificazione funzionale ed estetica. Se la creazione di parcheggi interrati può incorrere in difficoltà di realizzazione (bacini di valore archeologico interrati, alti costi di realizzazione, rischi di interferenza con i dotti interrati…), andrebbe però valutata la possibilità di ottimizzare l’uso di aree parcheggio di prossimità (es. Largo Pontida, nuovo parcheggio interrato nell’area ex benzinaio Eni o ex Pressindustria…), favorendo così il deflusso dei mezzi dal centro storico.
  • Il nuovo sistema d’illuminazione privilegia ancora pali di superficie, mettendo in primo piano le esigenze di manovra e mobilità a bordo di mezzi, nonostante l’illuminazione a raso sia paesaggisticamente meno invasiva, oltre che utile per segnalare eventuali percorsi privilegiati. In caso di totale pedonalizzazione/ciclabilità del centro, sarebbe inoltre auspicabile valutare l’utilizzo di materiali in grado di trasformare l’energia cinetica del passaggio in energia elettrica, o di rilasciare tramite fosforescenza l’energia accumulata durante il giorno. 
  • La pavimentazione non prevede canali di scolo che sfruttino la pendenza naturale verso la Valle del Lambro, né il possibile convogliamento in vasche idriche artificiali, diminuendo così l’impatto di permeabilizzazione della superficie, oltre che favorire il recupero idrico in caso di prolungati periodi di siccità.
  • A Biassono è arrivata la fibra ottica. Non sono stati però previsti digital hotspots, utili ad esempio per la ricarica e l’uso di device o la consultazione di monitor informativi, ideali per agevolare la sosta ed espandere anche la conoscenza del contesto storico del centro, offrendo oltretutto mappe interattive sulle attrattive locali. 
  • L’antico tracciato del Nemeton di origine celtica, ancora individuabile sul lato nord della parrocchiale, non viene messo in alcun modo in evidenza o valorizzato con appositi interventi strutturali, per quanto il suo valore archeoastronomico possa trasformarlo di per sé in un elemento di attrattività extracomunale. 

sabato 4 aprile 2020

CORONAVIRUS E AUTOSUFFICIENZA COMUNALE

Il coronavirus riscrive il nostro rapporto non solo con la Terra, ma anche con il suolo. Lo ha fatto ancor prima che le misure di sicurezza costringessero i cittadini nelle proprie abitazioni. Nel momento in cui il Comune di Monza ha deciso di chiudere il Parco Reale, onde evitare assembramenti rischiosi per la salute, il territorio di Biassono si è scoperto improvvisamente mutilato. Famiglie in cerca di uno spazio aperto per i propri figli, anziani abituati a passeggiare nel verde, ma anche habitué dello sport o semplici amanti delle “natura”, hanno avvertito una mancanza sino a quel momento quasi invisibile. 

Chi conosce i percorsi che dal centro storico del paese conducono sino alle rive del Lambro, invece, avrà di sicuro notato in zona un insolito incremento di visitatori, con ragazzi appoggiati alle piante per leggere più comodamente, altri seminascosti nell’erba alta dei campi  - intenti forse a telefonare con discrezione - altri ancora appollaiati su qualche masso in riva al fiume, persi nella contemplazione delle acque. Sino a quando è stato possibile, l’area-est di Biassono - parzialmente tutelata dal Parco Valle Lambro - ha offerto una piccola valvola di sfogo all’immobilizzazione extra comunale imposta dai provvedimenti governativi e, in un secondo tempo, regionali. Funzione quasi del tutto trascurata in tempi “normali”, quando è invece il Parco di Monza a esercitare la sua funzione di attrattore/ristoratore naturale dell’equilibrio psico-fisico (concetto del tutto alieno ai provvedimenti emanati per l’emergenza). 

Eppure le differenze sono evidenti: di fronte alla progressiva scomparsa di terreni liberi in tutti i Comuni della bassa Brianza, da una ventina di anni almeno il Parco si è trasformato in una “riserva di verde”: il punto più vicino e accessibile per sfuggire al grigiore urbano, all’interno del quale, tuttavia, l’ambiente naturale viene “fruito” anziché “vissuto”. Al Parco si va per correre, per pattinare, per pedalare in bicicletta; si va per stare in compagnia in un contesto rilassante, per fare ricerche di botanica, per osservare gli uccelli, per apprendere in che cosa consistano oggi le attività agricole e di allevamento. C’è chi frequenta il Parco, ahi noi, anche per godere delle corse in autodromo, come se queste fossero attività appropriate, nonostante gli effetti devastanti in termini di disturbo acustico e produzione d’inquinamento. Una riserva verde, in generale,  che svolge una funzione del tutto analoga a quella di una piscina urbana, o di un grande giardino pubblico.  

I terreni a est di Biassono, al contrario, permettono di vivere quel che resta della campagna aperta brianzola e del suo stile di vita. Mantengono un senso paesaggistico per l’orizzonte, grazie alle straordinarie vedute sui monti della Grigna e del Resegone, ma rivelano anche la cura con cui la terra viene accudita, arando campi, disegnando barriere verdi, cercando faticosamente un’armonizzazione fra fabbisogno agricolo e contatto spirituale con la natura. Non esistono vie prestabilite, o strade principali d’accesso; non sono presenti percorsi attrezzati per lo sport o punti di ritrovo. L’attraversamento di questi terreni invita piuttosto a vagare, a ritirarsi nell’intimità degli spazi marginali, a praticare attività fisica non seguendo alcun principio di performance, a ritrovare un contatto meditativo con se stessi, prima ancora che con l’altro, stimolando la curiosità dei nostri sensi. Si ruba una mora dai rovi. Si annusa un sambuco in fiore. Si cammina a piedi nudi nell’erba. Esperienze che ci siamo abituati a fare altrove. Ma, soprattutto, questa lenta esplorazione favorita dalla parte orientale del paese può proseguire in modo indefinito, sfruttando gli ultimi corridoi verdi che permettono di muoversi da un Comune all’altro, senza passare per le strade asfaltate.

Coronavirus e chiusura del Parco, insieme, sono riusciti a mostrare ai biassonesi che cosa hanno perso in tutti questi anni. Non è necessario aver letto le pagine di Cesare Cantù o i diari di Stendhal per farsi un’immagine di quale amabile territorio fosse la “verde Brianza”. Ancora sino ai primi anni ’80, Biassono godeva di un rapporto molto più equilibrato fra esigenze di sviluppo urbano, attività agricole e disponibilità di habitat naturale. La graduale perdita di terreni liberi, nel tempo, è stata in qualche modo compensata attraverso una mobilità sempre crescente: chi ha la possibilità, lascia il territorio comunale per trovare nel Parco di Monza, sui laghi o sulle montagne vicini, quegli stessi piaceri un tempo qui godibili. 

L’illusione che tutto fosse a portata di mano, in definitiva, ha impedito di rendersi conto delle virtù dell’autosufficienza: un Comune, stando al significato stesso della parola che lo definisce in quanto tale, dovrebbe essere in grado di bastare a se stesso. Dovrebbe disporre di terreni, risorse e servizi sufficienti per garantire una vita dignitosa a tutti i suoi abitanti. 

Chi lamenta di non avere il pane quotidiano, oggi, è la prima vittima di un sistema che sta cercando di privatizzare persino i bisogni essenziali dell’uomo. Chi non può affacciarsi da casa, perché non ha neppure un lembo di terra a suo servizio, è egli o ella stessa vittima di un mercato il cui fine è sempre e solo la massima capitalizzazione. Per troppo tempo abbiamo guardato con paternalistico compatimento tutte quelle società che, prive delle nostre meraviglie tecnologiche, perseveravano a vivere a livelli di “autosussitenza”. Eppure, come ricorda la saggezza delle babushke russe, sopravvissute alla caduta dello Stato grazie agli orti delle proprie dacie, “chi ha la terra, non manca di nulla”. 

La terra, ancor più quando è bene comune e non proprietà privata, garantisce cibo per tutti, risorse per la sopravvivenza, lavoro a chilometrozero e, soprattutto, cura l’uomo attraverso il suo stesso prendersi cura della terra. Lo autodisciplina al senso del limite, alla pazienza, al dialogo con la natura intesa come essere vivente, ancorché come “cosa” a disposizione. In quanto cittadini, dovremmo perciò tornare a reclamare a livello amministrativo la terra; una terra che sia di tutti, però, e non semplicemente un comodo giardino recintato, o un parco-giochi, da contemplare fuori dalla finestra. 

Dovremmo ripartire dall’idea-guida di “orto comunale” (assai meglio che “orto urbano”) come modello di sviluppo collettivo, in grado di dispensare cibo e lavoro a tutti quei cittadini che, usciti dall’emergenza della pandemia, potranno non avere più risorse su cui contare. Questo non significa che dovremo tornare tutti a essere contadini, bensì a ripensare il nostro territorio con la loro stessa capacità di resilienza e di cura: sviluppare, direttamente sul nostro territorio, beni e servizi per chi abita il nostro Comune; coltivare le capacità dei cittadini partendo proprio dalle caratteristiche peculiari dell’ambiente in cui viviamo, attraverso le quali sia possibile svolgere qui ed ora, ciò che sempre demandiamo a un altrove distante non solo nello spazio, ma anche nel tempo. In quest’ottica vanno perciò rivisti i criteri stessi di programmazione del territorio. Basti qualche esempio: recuperare terreni liberi ogni volta che cessi un’attività di servizio o produzione; favorire la conversione agricola e la riforestazione urbana; ripensare l’edilizia secondo il modello delle corti modulari, anziché delle unità abitative, con finalità di assistenza di vicinato; redistribuire i flussi demografici proporzionalmente all’ampiezza dei territori (prevedendo quindi un progressivo decremento della popolazione a Biassono e favorendo un ripopolamento delle aree interne italiane abbandonate); investire nell’artigianalità anziché nella massificazione delle merci; sviluppare presidi scolastici, sanitari e aziendali in grado di garantire il massimo livello di specializzazione concesso alle caratteristiche del territorio.  

Dovremmo cioé intendere la terra, la nostra terra, non più come risorsa “per” (costruire, sfruttare, fruire…), bensì come bene “grazie a cui” (vivere): un medium che elargisca solo in funzione di ciò che siamo poi in grado di restituire. Autosufficienza non significa però isolazionismo: vuol dire far parte di un sistema di “intelligenza vegetale” - come lo definisce il botanico Stefano Mancuso - nel quale ogni cellula è potenzialmente in grado di svolgere il lavoro di tutte le altre, restando però fra loro connesse in un unico organismo che contribuisca al loro costante sviluppo.   

Un tempo, fra il XII e il XV secolo, la comunità di Biassono era riuscita a garantire benessere a ogni suo abitante grazie al modello socio-agricolo degli Umiliati e delle Umiliate: un movimento spirituale che, partendo dal lavoro in comune dei campi e dalla lavorazione della lana ricavata dall’allevamento, era arrivato addirittura a fondare Case “coloniche” (Domus) per tutto il nord Italia, sino al cuore di Milano. La più importante si trovava proprio là dove sarebbe poi sorto il monastero di Santa Caterina di Brera e portava il nome di “Domus de Blasono”, dalla prima fondatrice. 

Ci fu un tempo, dunque, in cui fu la provincia rurale a proporsi come modello per la città. Oggi abbiamo l’occasione di onorare la memoria dei nostri avi, facendo nuovamente di Biassono una comunità dell’agire. Una comunità che non abbia bisogno di conurbanizzarsi per vivere, ma possa trovare in sé tutte le risorse di cui davvero necessiti. 


venerdì 17 gennaio 2020

S. ANTONIO: CHI SOFFIA SUL FUOCO?

Con Ordinanza n.25 del 17.12.2019 il Sindaco Casiraghi vietava, giustamente, l’utilizzo di “petardi, razzi, mortaretti ed artifici pirotecnici in genere dal 30 dicembre 2019 al 6 gennaio 2020”.
L’Ordinanza veniva disposta oltre che a tutela del riposo delle persone e della salute degli animali, anche perché, citiamo testualmente, “stante le condizioni meteoclimatiche particolarmente significative per la formazione e l’accumulo degli inquinanti è importante ridurre ogni possibile fonte d’immissione di gas e particolati atmosferici”.

Non è trascorso neppure un mese da quella data e,  se possibile, i livelli di inquinamento hanno ulteriormente superato le soglie di guardia da parecchi giorni.

Regione Lombardia è corsa ai ripari imponendo il divieto assoluto di accendere fuochi all’aperto con conseguente diffusione di nuove polveri nell’aria. Non pochi i Sindaci ed i Comuni che hanno deciso di rispettare le indicazioni regionali (Brugherio, Lissone, Cesano Maderno, Segrate, Cassano d’Adda e numerosi altri).

Oggi, come noto, si festeggia Sant’Antonio Abate, patrono dei contadini e degli animali domestici; diverse le iniziative di falò rituali in suo onore.

Falò rituali che, inevitabilmente, contribuiranno al peggioramento della qualità dell’aria in virtù del fatto che producono effetti che persistono anche per diversi giorni, soprattutto nei periodi invernali di stabilità atmosferica favorevole all’accumulo degli inquinanti.

Non è trascorso neppure un mese dalla data di quella prima Ordinanza, eppure il nostro ineffabile Sindaco in data 14.01.2020 ne emette altre due, di Ordinanze, per autorizzare l’accensione di due falò sul territorio comunale (in Via Madonna delle Nevi ed in Via Cascina Taverna).

Spariscono le esigenze di ridurre “ogni possibile fonte d’immissione di gas e particolati atmosferici” e prende il sopravvento la tradizione del falò, “parte di un rituale di purificazione e di consacrazione”; ...“non pratica abitudinaria, ma bensì (sic) evento straordinario tradizionale locale”;… “avvenimento proprio delle tradizioni locali padane, di genesi ultracentenaria e propiziatoria per il benessere della nostra gente e del nostro territorio”.

Le tradizioni sono importanti, ma la salute dei cittadini non dovrebbe essere anteposta a tutto? Quand’è che ci si renderà finalmente conto che l’aria, l’acqua, il cibo, la terra sono beni primari sempre più inquinati?

Sappiamo già ci sarà chi obietterà che il riscaldamento globale non si risolve di certo sospendendo un falò.

Tuttavia, se si vogliono realmente valorizzare le tradizioni contadine, il nostro Sindaco dovrebbe anzitutto salvaguardare i pochi terreni agricoli rimasti.
Ed adeguarsi alle disposizioni regionali, nella condizione data, non è esclusivamente questione di rispetto delle regole, ma soprattutto di buon senso.

--> Ma si sa, i politici puntano al consenso, e scontentare qualcuno fa perdere voti. Meglio quindi nascondere momentaneamente il tema inquinamento sotto il tappeto e fare magari una bella comparsata davanti ai falò.

lunedì 25 novembre 2019

Perché il populismo?

Agenda da aggiornare. Venerdì 29 novembre, presso Palazzo Bossi a Biassono (MB), approfondiremo insieme ad altre liste civiche del territorio il tema "populismo": una sfida alla politica tradizionale che impone un ripensamento delle strategie di comunicazione, di organizzazione e, soprattutto, di partecipazione popolare. 
Vi aspettiamo!


venerdì 27 settembre 2019

BIASSONO E' SMART!


La rivoluzione digitale è arrivata anche a Biassono. Forse un po’ in ritardo rispetto a quanto i cittadini di Milano già conoscono e sperimentano, ma in sorprendente anticipo sul territorio di provincia. In quest’ultima settimana, infatti, abbiamo compiuto decisi passi avanti per trasformarci in una “smart city”: una cittadina “intelligente”, nella quale servizi e risorse possano finalmente essere messi a sistema, grazie all’impiego delle tecnologie più avanzate. Il tema era stato più volte sollecitato in consiglio comunale da Lista per Biassono, venendo promosso anche attraverso mozioni mirate, senza ottenere però appoggio dalla maggioranza. 





Venerdì 20 settembre, in collaborazione con Brianza Innovation Retepiù e con un sorprendente invito ad accomodarsi nei giardini di Villa Verri, il sindaco Luciano Casiraghi ha invece proposto una serata di presentazione sui possibili sviluppi futuri di Biassono. Prendendo spunto da una battuta dell’esploratore Marco Polo ne “Le città invisibili” di Italo Calvino (“Di una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”), il rappresentante di Retepiù ha evidenziato quali siano oggi gli ambiti indispensabili su cui intervenire per trasformare la nostra comunità in una “smart city”: i bisogni quotidiani, i rapporti fra cittadini e la pubblica amministrazione, così come la digitalizzazione delle imprese e degli operatori di servizio







Dal 2008, a livello globale, il numero di persone che vivono in città ha infatti superato il numero di quelli che vivono in ambienti rurali, spingendo a rimodulare la nostra idea di comunità. Una tendenza, fra l’altro, che non pare volersi stabilizzare: se oggi il 56% della popolazione mondiale risulta concentrata nei nuclei urbani, nel 2050 lo sarà per il 70%. Nel nostro Paese, questi valori appaiono ancor più allarmanti: il 76% degli italiani vive già in città, ma nel 2050 saranno l’80%





Siamo ormai di fronte alla sfida dell’overpopulation (del sovraffollamento urbano), che comporta conseguenze sempre più pesanti dal punto di vista dell’inquinamento ambientale (2.5 milioni di morti in Europa occidentale nel 2017 e 76mila in Italia), ma anche dell’innalzamento della temperatura terrestre: oltre il 35% di produzione di anidride carbonica, oggi, deriva dagli impianti elettrici e di riscaldamento, così come dai trasporti (32%). L’energia assorbita dalle città, poi, oscilla fra il 60 e l’80% del totale, con picchi massimi proprio nei Comuni più piccoli. Da qui l’esigenza di un cambio di politica anche per cittadine come Biassono, chiamate a fare rete con i paesi limitrofi per puntare a una sensibile riduzione dei consumi energetici, ma anche per contrastare più efficacemente i cambiamenti climatici. I passi che il nostro Comune è tenuto compiere riguardano innanzitutto la connessione delle infrastrutture attraverso sensori intelligenti, in virtù dei quali sarà possibile raccogliere dati utili per le applicazioni e le piattaforme digitali finalizzate a un miglior coordinamento dei servizi. I nostri stessi smartphone sono destinati a divenire parte integrante delle politiche di riorganizzazione territoriale, offrendo possibilità di interazione sul piano della sicurezza pubblica e privata, nei rapporti con le scuole, rispetto ai consumi energetici e alle risorse della mobilità, oltre che della gestione delle riserve idriche o dello smaltimento dei rifiuti. 





Qualche esempio? I parcheggi liberi potranno essere trovati semplicemente con un click sul proprio telefono, ma anche la disponibilità di un mezzo per spostarsi in modalità car-sharing. I semafori saranno velocizzati attraverso l’uso di sensori per rilevare l’effettivo livello di traffico, mentre la moltiplicazione delle colonnine di ricarica elettrica permetterà di muoversi con mezzi meno inquinanti, connettendosi con ulteriori dispositivi digitali. E’ poi al vaglio l’adozione di nuove piste ciclabili autoilluminanti per risparmiare sui consumi (Pavia sta letteramente facendo da “apripista”), al pari dell’impiego di materiali edilizi per l’assorbimento delle sostanze inquinanti volatili, mentre già a breve i lampioni delle strade pubbliche si accenderanno solo se rileveranno movimento effettivo. 







A Milano è stato poi lanciato un servizio che sta conquistando molte altre cittadine: la cosiddetta “logistica dell’ultimo miglio”, che prevede consegne in tempi rapidissimi grazie ad apparecchiature completamente automatizzate (Yape). Una presentazione ad ampio spettro delle nuove possibilità sarà tenuta il 10 ottobre in Villa Reale a Monza, ma Biassono mostra di essere già sulla buona strada: a breve, in piazza Italia, sarà installata la prima colonnina di ricarica per l’utilizzo di un’auto elettrica in condivisione fra amministrazione comunale e cittadini (dai quali potrà essere fruita il mercoledì e il venerdì pomeriggio, oltre che per tutto il sabato e la domenica). 







Un altro affascinante assaggio delle innovazioni in via di lancio sul nostro territorio è stato offerto mercoledì 25 settembre, nella sede di Palazzo Bossi: lo Studio ZetaPiù dei fratelli Zurawski, nuovo gestore dell’immobile attraverso il progetto Talent Yard, non solo ha trasformato la storica dimora in uno spazio di sperimentazione per l’uso di scenografici effetti luminosi, ma ha ospitato anche alcune delle imprese più innovative della nostra zona: fra le tante proposte basate sull’uso delle tecnologie digitali, l’adozione della realtà virtuale e aumentata per finalità ricreative e lavorative, ma anche nuove modalità di apprendimento e comunicazione segnica, con l’obiettivo di superare le disabilità nelle scuole, così come sul lavoro o nella vita quotidiana. E ancora, collaborazioni con creativi e artisti per sviluppare i propri talenti, nell’ottica di individuare nuove opportunità di business. 





Finalità perseguite anche dal quarto Talent Garden organizzato domani, sabato 28 settembre, dall’Associazione culturale Gaetano Osculati: le iniziative in programma in Villa Verri rappresentano da anni una delle più importanti piattaforme di lancio e visibilità per i giovani del nostro territorio. Ma se l’edizione 2019 darà spazio soprattutto alle arti, con esibizioni fotografiche, musicali e teatrali, un altro progetto dell’associazione coinvolgerà a breve la Camera del Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi. Anche l’amministrazione si appresta a sviluppare nuovi servizi in convenzione con l’importante organo di rappresentanza delle imprese territoriali: durante l’ultimo consiglio comunale, è stata infatti approvata l’istituzione di uno sportello amministrativo che agevoli i rapporti diretti con la Camera del Commercio, avvantaggiandosi di una nuova piattaforma d’accesso e dei numerosi servizi digitali ad essa connessi. Sì, Biassono è davvero pronta a voltare pagina. Anzi, “a fare upgrade”.