Diceva il conte Verri...

"La voce della verità comincia da lontano a farsi ascoltare, poi si moltiplicano le forze, e la opinione regina dell'universo sorride in prima, poi disputa, poi freme, poi ricorre alle arti, poi termina derisa: questo è il solito gradato passo che fa la ragione a fronte dell'opinione" (Pietro Verri)

sabato 11 luglio 2020

CHECK UP BILANCIO DI BIASSONO

Come sta il Comune di Biassono? Ecco un'analisi generale del Conto Consuntivo 2019, in discussione nell'ultimo consiglio comunale dello scorso 7 luglio. 
ENTRATE TRIBUTARIE che passano da euro 5.149.039 (2016) ad euro 5.312.014 (2017), ad euro 6.022.672 (2018), agli attuali euro 5.776.445, con una diminuzione del 4,09%
Tra queste:
IMU: 1.250.000 (2015);  1.660.872 (2016); 1.600.000 (2017); 1.702.000 (2018); 1.600.000 (2019)
TASI: 1.815.000 (2015); 555.326 (2016); 610.000 (2017); 570.000 (2018); 570.000 (2019)
TARI: 1.2000.615 (2015); 1.221.067 (2016); 1.235.000 (2017); 1.345.884 (2018); 1.250.000 (2019)
ADDIZ. COM. IRPEF: 1.575.000 (2015); 1.615.000 (2016); 1.700.000 (2017); 1.710.000 (2018); 1.740.000 (2019)
TRASFERIMENTI da Stato, Regione ed altri Enti passano da euro 4.304.279 (2016) ad euro 4.112.581 (2017); ad euro 4.859.699 (2018); agli attuali euro 5.533.949,20 (di questi, 4.147.758,01 vanno imputati all'Ufficio di Piano)  .
Le ENTRATE EXTRATRIBUTARIE passano da euro 2.577.666 (2016), ad euro 1.692.204 (2017), ad euro 1.794.082 (2018), agli attuali euro 1.639.153 con una riduzione del 8,64%.
Queste le principali voci di entrata:
Sanzioni Codice Strada: 345.000 (2015); 249.821 (2016); 249.384 (2017); 450.000 (2018); 417.644 (2019  - 7,19%)
Concessioni cimiteriali: 118.912 (2015); 129.936 (2016); 110.956 (2017); 166.728 (2018); 161.467(2019 - 3,16%)
Proventi refezione scolastica: 7.000 (2015); 17.167 (2016); 8.166 (2017); 53 (2018); 30 (2019)
Proventi trasporti alunni: 48.003 (2015); 49.205 (2016); 51.589 (2017); 48.231 (2018); 40.534 (2019 - 15,96%)
Convenzione operatori telefonia mobile: 87.000 (2015); 113.005 (2016); 163.627 (2017); 90.344 (2018); 98.173 (2019 + 8,67%)
Fitti reali di fabbricati: 120.405 (2015); 105.350 (2016); 96.279 (2017); 92.088 (2018); 86.884 (2019 - 5,65%)
Recupero spese immobili in affitto: 60.680 (2015); 71.293 (2016); 83.228 (2017); 58.807 (2018); 60.287 (2019 + 2,52%)

Tra le ENTRATE PER ALIENAZIONE e TRASFERIMENTI DI CAPITALE:
Proventi concessioni edilizie urbane primarie: 200.535 (2015); 510.935 (2016); 283.478 (2017); 224.873 (2018); 95.709 (2019 - 57,44%) – segnale esaurimento consumo territorio
Proventi concessioni edilizie urbane secondarie: 96.797 (2015); 217.594 (2016); 134.660 (2017); 57.411 (2018); 43.621 (2019 - 24,02%)
  
Per quanto attiene alle SPESE, al netto delle somme relative all'Ufficio di Piano,  quelle correnti aumentano del 6,58% passando da 7.974.720 (2018) agli attuali 8.215.599, ed hanno la seguente incidenza sul Bilancio:
spese istituzionali, generali e di gestione: sono pari al 32,83% di tutte le spese
ordine pubblico e sicurezza: sono pari al 4,50% di tutte le spese
istruzione e diritto allo studio: costituiscono il 10,71% di tutte le spese
tutela e valorizzazione dei beni e della attività culturali: rappresentano il 2,20%
politiche giovanili, sport e tempo libero: 1,36% di tutte le spese
turismo: 0,00%
assetto del territorio ed edilizia abitativa: 0,96% di tutte le spese
sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente: 20,98% di tutte le spese 
trasporti e diritto alla mobilità: 7,49% di tutte le spese
soccorso civile: 0,11% di tutte le spese
diritti sociali, politiche sociali e famiglia: 18,55% di tutte le spese
sviluppo economico e competitività: 0,17% di tutte le spese 
politiche per il lavoro e la formazione professionale: 0,06% di tutte le spese 
energia e diversificazione delle fonti energetiche: 0%
relazioni con le altre autonomie territoriali e locali: 0%

Questo, invece, l'andamento delle spese per investimenti: da euro 882.825,28 (2015)  ad euro 1.294.170,28 (2016) ad euro  134.398 (2017), ad euro 1.365.109,40 (2018), agli attuali euro 783.499,98.  Tra le opere realizzate: 
Completamento sistema informatico uff. comunali : euro 36.458
Acquisto attrezzature per la sicurezza pubblica: euro 31.600
Opere straordinarie Scuole: euro 87.480
Manutenzione straordinaria Palazzetto Sport: euro 24.041
Realizzazione loculi Cimitero: euro 259.999
Asfaltature stradali: euro 56.482
Messa in sicurezza strade comunali: euro 100.000
Installazione colonnine per controllo velocità: euro 17.324
Prolungamento Via delle Vigne: euro 22.715
Interventi efficientamento energetico: euro 89.705
L'esercizio 2019 si chiude con un avanzo complessivo di euro 5.473.441,13
Che risulta così suddiviso :
euro 1.052.771,08 avanzo libero non vincolato 
euro 1.007.040.96 risorse vincolate
euro 3.413.629,09 risorse accantonate; di queste, euro 3.342.679,92 rappresentano il vincolo che l'Amministrazione ha posto all'utilizzo dell'Avanzo di Bilancio mediante l'accantonamento nel Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (che assommava ad euro 1.187.365,04 nel 2016, euro 2.315.307,75 nel 2017, ed euro 3.353.102,47 nel 2018).
E siamo, quindi, ai residui attivi di dubbia esigibilità che, giocoforza, non possono non attirare l'attenzione, e la denuncia, di ogni forza di opposizione che svolga con scrupolo e diligenza il compito di controllo che la cittadinanza gli ha affidato.
Una vera ed autentica "montagna" che le Amministrazioni leghiste succedutesi ininterrottamente dal 1996 ad oggi stanno cercando di "smontare" solo ed esclusivamente a partire dal 2017 e solo ed esclusivamente in conseguenza del noto provvedimento della Corte dei Conti. 
Le cifre dei residui attivi non riscossi, tralasciando l'esercizio 2019:
Anni precedenti al 2015: euro 1.507.882,34
2015: euro 426.530,55
2016: euro 1.371.580,24
2017:  euro 845.238,91
2018: euro 1.894.832,58

Complessivamente i Residui Attivi al 31.12.2019 ammontano ad euro 11.336.615,58 9.690.991,51 (erano 9.690.991,51 nel 2018 ed 8.091.108,26 nel 2017).
Somma che rimarrebbe pesantissima anche scorporando la Competenza 2019 (euro 5.290.550,96). Ci attesteremmo infatti sulla considerevole cifra assoluta di euro 6.046.064,10 (erano 3.543.075,14 nel 2016, 4.096.153,51 nel 2017 e 4.927.293,08 nel 2018). 
La domanda che, a nome del biassonese medio, ci sentiamo di porre a chi ha amministrato sinora il nostro Comune può apparire semplice e banale: perché?
Perché si sono lasciati passare quasi vent'anni per "dare avvio" ad un'attività di accertamento? Perché si sono lasciate cadere nel vuoto le segnalazioni e le grida d'allarme che puntualmente Lista per Biassono sollevava? Perché ci si è mossi solo ed esclusivamente dopo la censura e la diffida della Corte dei Conti?
Non solo; come visto, l'evidenza dei Residui Attivi Mantenuti mette in rilievo che molti degli stessi, anche di lunga data, sono posti in capo a: Operatori della Telefonia Mobile, Compagnie di Assicurazione, Enti e Società per Azioni, Studi professionali, della cui insolvenza ci riesce impossibile capire le ragioni.
E come se non bastasse, a differenza dei privati cittadini, per questi soggetti inottemperanti, persone giuridiche che chiudono Bilanci floridi, non sono neppure previste more, penalità e/o sanzioni.
Anzi; gli si rinnovano le convenzioni in essere senza prendersi la briga di sanare le situazioni debitorie pregresse!
Qualche esempio concreto:
Esercizio 2012: la società Wind Tre SpA è debitrice di euro 3.403,44 oltre ad altri euro 4.638,21.
Non solo non si riesce a recuperare da una SpA tali somme, ma nel 2013, senza sanare il pregresso, si rinnovano le due convenzioni con la stessa Società che risulta ad oggi debitrice di altri euro 18.000 ed ulteriori euro 13.000.
Esercizio 2013: insolventi anche la società Telecom Italia SpA  per 16.310,91 euro e la società Wind Telecomunicazioni per 3.947,71 euro.
Esercizio 2014: inspiegabili i 10.000 euro che la società Cierre liquidazione danni deve in virtù di un accordo transattivo. Ovvero: il Comune raggiunge una transazione verosimilmente rinunciando a parte del suo credito e poi non riesce ad incassare quanto convenuto e stipulato nero su bianco in un verbale di accordo?
Esercizio 2017: la società Monza Mobilità s.r.l. è debitrice delle somme di euro 7.620,00 oltre ad euro 3.247,25 per canone di concessione temporanea di aree comunali per parcheggi.
Perché gli è stata rinnovata la concessione per il 2018 senza che sia intervenuta una sanatoria del pregresso?
Non ci dilunghiamo, per carità di patria, sulle annose situazioni deficitarie relative ai canoni di gestione ed alle utenze del Centro Sportivo Comunale e di Villa Monguzzi (di recente definita un "fiore all'occhielllo"). Basta saper leggere i numeri; parlano da soli!
L'Amministrazione tiene a comunicare che, dal 2017, ha affidato la riscossione coattiva a "Società specializzata". Sappiamo anche, dalle evidenze contabili, che gli importi riscossi sono passati dai 45.025 euro del 2017 ai 622.165 del 2018, ai 551.278 del 2019.
L'impressione che se ne ricava è che comunque tale attività, oltre a costituire un business per le Società che la praticano, che si vedono riconoscere aggi anche superiori al 30%, non riesca ad incidere efficacemente sugli Esercizi di più vecchia data e vada comunque ad interessare quasi ed esclusivamente la fascia relativa al cosiddetto "contribuente medio", ovvero il privato cittadino. 
Abbiamo più volte sostenuto, e lo ribadiamo, che per Lista per Biassono l'incapacità o la mancata volontà di riscuotere quanto di spettanza del Comune costituisce uno degli indicatori principali per giudicare l'operato dell'Amministrazione comunale. Tanto più in periodi di prolungata crisi economica come l'attuale.
Abbiamo altresì sostenuto che questa Giunta e questo Consiglio, per quanto di rispettiva competenza, avrebbero dovuto quanto prima essere nella condizione di distinguere nettamente le situazioni di cosiddetta "morosità incolpevole", dalle altre. Per le prime, sperimentare anche forme innovative quali un Regolamento sul baratto amministrativo; le seconde, da perseguire.
Ci fa piacere rilevare che all'interno dell'Ufficio di Piano, nell'ambito degli interventi volti al contenimento dell'emergenza abitativa e al mantenimento dell'alloggio in locazione, si stia ragionando in un'ottica di sostegno alle famiglie con morosità incolpevole.

giovedì 2 luglio 2020

Segreteria associata, opportunità per "fare rete"

Grazie al nuovo accordo di segreteria comunale associata, per Biassono si aprono importanti opportunità di rete in Brianza. L’approvazione dello schema di convenzione fra il nostro Comune, Ornago e Sulbiate, sancita in consiglio comunale lo scorso 30 giugno, ha non solo una funzione di ottimizzazione di spesa, ma crea anche le basi per una più stretta collaborazione sul piano amministrativo fra i tre sottoscrittori. Come Lista per Biassono ha rilevato in sede di voto, la condivisione dello stesso segretario comunale - la dottoressa Antonella Maria Carrera, subentrata dal 15 giugno al dottor Francesco Miatello (in pensione) - agevola infatti il dialogo e il coordinamento fra realtà territoriali con punti di forza in comune. L’articolo 12 dell’accordo, nel quale si pone l’accento sulle modalità di consultazione attraverso le figure dei sindaci, permette inoltre di muoversi più agilmente a livello operativo.  


L’importanza strategica dell’asse Biassono-Ornago era già stata messa in evidenza nel 2016, quando la nostra lista, in collaborazione con l’Associazione culturale Gaetano Osculati, il Museo civico e l'Assessorato alla Cultura, aveva realizzato un’iniziativa di gemellaggio per valorizzare l’eredità dei Conti Verri condivisa da entrambi i territori. A Ornago si trovano infatti una delle ville e la cappella di sepoltura di Pietro Verri, unitamente all’importante santuario della Beata Vergine del Lazzaretto (che conserva importanti reperti di famiglia, un tempo appartenenti a Biassono), promossi attraverso l’attività dell’Antica Bottega del Santuario e i percorsi storici tracciati sul territorio (fra cui il Cammino di S. Agostino). 



Per quanto riguarda Sulbiate, il Comune ha portato a termine in questi anni un progetto gemello rispetto a quello di Palazzo Bossi a Biassono, finanziato in parte da Fondazione Cariplo e inserito nel Distretto culturale evoluto di Monza e Brianza: il recupero di un’ex filanda, oggi conosciuta come Fabbrica del Saper Fare. Al cuore di questa iniziativa è l’idea di creare lavoro partendo da un forte radicamento locale, in modo tale che l’ex filanda operi come attivatore e rigeneratore d’impresa. Il suo obiettivo consiste cioé nel favorire la nascita di iniziative territoriali centrate su soluzioni innovative di prodotti, erogare servizi a supporto di imprese, contribuire alla crescita di giovani e artigiani, di dare vita a nuovi modelli di collaborazione e trasferimento di competenze tra diverse professionalità. La ampie finalità del progetto, sino ad ora, non hanno permesso di sfruttare appieno le potenzialità di questo polo, mentre il blocco delle attività dovute all’emergenza sanitaria ha messo in difficoltà anche la gestione di siti come Palazzo Bossi e Villa Monguzzi a Biassono. 


Problemi in realtà comuni a buona parte di quelle strutture brianzole che operano come piattaforme, dovuti al fatto di non essere riuscite ancora a sviluppare rapporti consolidati col territorio. Tenuto conto che, attraverso l’Associazione culturale Gaetano Osculati, fra le risorse locali strategiche può essere inclusa anche Villa Borromeo d’Adda ad Arcore (dov’è attivo il progetto “Casa degli Esploratori”), un coordinamento delle strategie, dei programmi e dei flussi economici di questi poli può oggi offrire proprio quel tipo di radicamento non pienamente espressosi in passato. Decisivo può allora essere il ruolo di Biassono nell’attivare un tavolo di confronto che valorizzi le rispettive sinergie, coinvolgendo Fondazione Cariplo in un percorso di crescita più articolato. In un periodo in cui ogni singola impresa e azienda mostra difficoltà a superare le sfide economiche generate dall’emergenza sanitaria, ripartire dal “fare rete” è certamente il modo migliore per abbattere i costi, creare posti di lavoro, intercettare nuovi bacini d’utenza e ridare linfa alle potenzialità della sharing economy.  

giovedì 25 giugno 2020

RIAPERTURA CENTRO SPORTIVO, CORSA AD OSTACOLI

La riapertura del centro sportivo somiglia sempre più a un’odissea. Dalla chiusura avvenuta nell’ottobre 2016 a oggi, tanti restano i punti d’incertezza sul rilancio degli impianti biassonesi.
I lavori di ristrutturazione e implementazione sono terminati nel 2018, eppure le risorse messe a disposizione hanno evidenziato subito caratteristiche poco appetibili per gli eventuali gestori. La nuova piscina, ad esempio, è stata allestita senza prevedere la possibilità di copertura, né un prato a complemento, utile per il suo pieno sfruttamento durante la bella stagione e per monetizzare gli ingressi. Lo skate park, per com’è stato concepito, risulta difficilmente assimilabile nelle attività di gestione, ragion per cui potrebbe rappresentare uno spazio libero in grado sì di offrire nuove opportunità ai giovani, ma anche di entrare in competizione trasversale con gli altri impianti a pagamento.
Nonostante i rilievi già evidenziati in passato da alcuni professionisti, il progetto di riqualificazione è stato pensato prendendo in considerazione più gli aspetti strutturali che gestionali. Al primo bando d’assegnazione, nel dicembre 2019, si sono perciò presentati solo quattro partecipanti. Tre sono stati squalificati per un vizio di forma nel testo di gara, emerso però solo in fase di apertura delle buste, scatenando accese proteste seduta stante. Il funzionario pubblico, non a caso, ha optato per un passo indietro, temendo un ricorso delle società penalizzate (provvedimento minacciato nella fase stessa di apertura delle buste).
Con l’inoltrarsi della stagione invernale, la caldaia che consente alla struttura aerostatica di sorreggersi è rimasta nel frattempo in continuo funzionamento, generando un non trascurabile dispendio energetico e monetario a carico dei cittadini del Comune.
Quindi è subentrato il lockdown dovuto all’emergenza sanitaria, capace di mettere in ginocchio l’economia in tutti i settori merceologici, ma in particolar modo la gestione degli impianti di maggior aggregazione: su scala nazionale, infatti, i centri sportivi sono stati i primi a chiudere e gli ultimi ai quali consentire la riapertura, senza però la possibilità di tornare a pieno regime. Ora l’amministrazione comunale ha presentato un nuovo bando per l’assegnazione del centro di via Parco, con scadenza il 31 Luglio e successiva apertura dei plichi per l’assegnazione il 3 agosto. Facendo “letteralmente” tesoro della lezione dei mesi passati e delle difficoltà economiche di mercato, la base d’asta è aumentata del 50% (da 30mila e 45 mila euro).  
Lo sport, a Biassono, è una vera corsa ad ostacoli.  

lunedì 22 giugno 2020

CENTRO STORICO, RIQUALIFICAZIONE GRIGIO TOPO

Una riqualificazione grigia. Proprio come il colore predominante che caratterizza il rendering del “nuovo” centro storico di Biassono, apparso sull’opuscolo informativo dell’amministrazione comunale. Grigia come quella decantata pietra beola che, con sin troppa insistenza, andrà pian piano a sostituire l’attuale manto d’asfalto fra via S. Martino, Piazza S. Francesco, via Verri, Umberto I e Roma. Grigia come i capelli di questa giunta che, ormai prossima a concludere il suo 5° mandato consecutivo, mostra ancora troppa continuità con politiche in voga negli anni ’90 e che, solo in quest’ultimo quinquennio, ha cominciato a introdurre alcune innovazioni su iniziativa del sindaco Luciano Casiraghi. 

Tenuto conto che il tema della rigenerazione - e non della mera riqualificazione - del centro storico del paese è all’ordine del giorno almeno dal 1994, benché ostacolato prima dall’implosione della giunta guidata da Giorgio Beretta, poi dai continui rimandi di quelle leghiste a guida Angelo De Biasio e Piero Malegori, dovremmo lanciare già fuochi d’artificio per il semplice fatto che le intenzioni si sono tradotte in un progetto preliminare. Eppure, il risultato di cui siamo stati informati in questi giorni (attraverso il volantino pervenuto direttamente nelle caselle postali di ogni cittadino) è il tipico topolino (grigio) partorito da un elefante (grigio). Dalla proposta traspare certamente uno sforzo di razionalizzazione (mitigazione dei dislivelli) e maggior cura estetica, ma è assai poco rispetto alle potenzialità di un centro storico a suo modo unico nel contesto della bassa Brianza. Riponiamo perciò speranza nel possibile dialogo prospettato dall’assessore ai lavori pubblici Alessio Anghileri, grazie all’attivazione di un servizio mail cui far pervenire osservazioni migliorative (centrostorico@biassono.org). 

Più volte Lista per Biassono ha cercato di mantenere vivo il dibattito, ricorrendo a questionari porta a porta, eventi pubblici, videointerviste con residenti e commercianti, mettendo anche sul tavolo piani di rigenerazione elaborati dopo consultazioni con professionisti. Di questa metodologia progressiva e partecipata, purtroppo, non abbiamo mai trovato traccia nell’azione amministrativa, dovendo di fatto prendere atto di un piano suscettibile di “aggiustamenti”, benché appaia di per sé concepito secondo una logica profondamente verticalizzata. La predisposizione di un’apposita piattaforma digitale sul progetto, alla quale garantire accesso ai cittadini, sarebbe stato uno strumento molto agile e funzionale per co-ideare il nuovo centro storico, ma a Biassono siamo lontani ancora anni luce dall’usufruire dei veri vantaggi della digitalizzazione.

Premesso che l’intervento prospettato, dal valore di 3 milioni 243mila euro ed esteso su un periodo di 9 mesi (1° lotto S. Francesco/S.Martino), è solo una parte di un più generale piano di recupero del centro storico, le criticità emerse sono notevoli. Proviamo a riassumerle in punti, limitandoci a osservazioni di carattere principalmente strutturale (l’analisi andrebbe affrontata secondo un approccio multidisciplinare e settoriale, ma non è certo questo il contesto).
  • La mitigazione delle gradinate del sagrato della chiesa parrocchiale è sicuramente un contributo migliorativo, soprattutto per quanto riguarda la funzione “sociale” prospettata per la parte retrostante l’edificio (piccola tribuna utilizzabile per eventi pubblici), ma è quanto meno curioso che sia l’amministrazione pubblica a provvedere di tasca propria per una proprietà della curia (senza negoziazioni compensative, come potrebbe essere l’acquisizione del grande campo di via Locatelli). Per quella stessa curia che, anni fa, si è anche opposta all’apposizione di una superficie di camminamento trasparente all’interno della parrocchiale, impedendo di fatto la visione delle fondamenta archeologiche del sito. Senza contare che, ancor oggi, l’aggregazione sul sagrato non è ufficialmente vista di buon occhio ed è stata più volte disincentivata sia dalle forze dell’ordine, che dal personale della parrocchia. Non dimentichiamo, inoltre, che un’altra proprietà parrocchiale godrà già dei “vantaggi” di lavori pubblici comunali, in relazione al nuovo parcheggio previsto all’ingresso dell’oratorio in via Verri (l’ennesimo, inutile sfregio al disegno di una delle ville nobiliari più importanti di Biassono, che privilegia la politica delle auto e dei parcheggi nel centro storico, a svantaggio del verde pubblico, ma non certo di chi potrà poi sfruttare quegli spazi per incamerare fondi durante grandi eventi comunali). Resta inoltre il dubbio, vista l’ampiezza della nuova rampa laterale d’accesso per disabili, dell’intaccamento delle epigrafi storiche poste dai Conti Verri, oggi di fatto invisibili ai più e non segnalate in alcun modo. 
  • Da quanto si deduce dal rendering, le conclamate aree verdi aggiuntive consisterebbero in qualche pianta in più sul lato nord della chiesa e tre piccole aiuole a est, ubicate all’estremità di spazi delimitati (e con possibile funzione di parcheggio). L’intero perimetro della chiesa parrocchiale resta dunque percorribile dalle auto, così come confermati sono i parcheggi oggi disponibili sul retro dell’edificio, nonché a fronte. Contro ogni indicazione urbanistica attuale, che invita a svuotare i centri storici dalle auto a favore di una fruibilità EASE (dall’acronimo inglese Easy, facile da girare, Accessible, accessibile, Safe, sicura, ed Enjoyable, gradevole/godibile per tutti), Biassono sceglie ancora una volta di privilegiare le auto e ragioni di “supporto logistico” ai commercianti locali, ignorando il fatto che la tipologia degli esercizi del centro storico non implica affatto l’uso di un mezzo per carico/scarico di grandi quantitativi di merci (come potrebbe accadere ad esempio per un supermercato o per grandi empori), ma invita a una lenta esplorazione delle attività al dettaglio (fra le quali, purtroppo, non sono ancora inclusi negozi “alla spina”, ideali per le brevi distanze rispetto alle abitazioni del centro storico). 
  • Come suggerisce anche Shane O’Mara, professore di Experimental Brain Research presso il Trinity College di Dublino, “per valutare la comodità degli spostamenti a piedi, e soprattutto fare confronti, sarebbe utile creare un indice di accessibilità pedonale. Comunque si decidesse di impostarlo, e i modi non mancano, dovrebbe misurare quanto è agevole occuparsi delle varie incombenze quotidiane senza ricorrere ai mezzi di trasporto. E’ molto accessibile una città in cui, quando uno esce dal portone di casa o dall’atrio di un albergo, ha tutto ciò che gli serve al massimo a qualche minuto di cammino”. Tenuto conto che ognuno di noi dovrebbe compiere almeno 12mila passi giornalieri, al fine di tutelare la propria salute, non si capisce per quale motivo un paese delle dimensioni di Biassono debba basarsi ancora sulla mobilità delle auto come primo riferimento d’accesso al suo centro storico. Chiudere quest’ultimo al loro accesso, sostituendo le aree parcheggio con spazi verdi, di decoro o per attrezzature finalizzate all’aggregazione (panchine, fontane, monumenti storici, giochi pubblici a terra o di superficie, orti, oasi botaniche, barriere naturali di mitigazione climatica e acustica…), sarebbe al contrario un primo importante provvedimento per trasformare il passante in frequentatore abitudinario: sarebbero agevolati i tempi di sosta e le possibilità di iterazione con le attività commerciali, così come nei rapporti di socializzazione, favorendo oltretutto un presidio di sicurezza territoriale a costo zero. E’ ancora O’Mara a ricordare come “gli urbanisti e i progettisti devono pensare alle strade come a “salotti all’aperto”. Chi si muove a piedi deve sentirsi in un ambiente accogliente e avere a disposizione posti per sedersi, rifocillarsi e distrarsi o interessarsi. (…) Quando uno cammina, ha tempo per esperienze di consumo personale che se fosse in macchina non farebbe. Inoltre i soldi così spesi rimangono nell’economia locale, mentre quelli per la benzina o l’auto stessa finiscono altrove. Alcuni economisti hanno persino suggerito che maggiore è la dipendenza dall’auto, minore è la produttività” (pp. 90-96).
  • Il progetto prevede semplici “corsie pedonali”, anziché “passaggi pedonali”, non cogliendo affatto le potenzialità di attraversamento “permeabile” degli spazi del centro storico. Ci si limita a girare intorno agli edifici, nonostante la struttura a corti intercomunicanti di Biassono (rimasta inalterata dal periodo medioevale) favorisca la pedonalità diffusa in modo estremamente fluido, con possibilità di interazioni in spazi protetti. Al contempo, andrebbe affrontato il problema dell’intasamento delle corti, i cui spazi vengono oggi utilizzati come parcheggi per le auto dei residenti, ma spesso anche di visitatori o frequentatori dei servizi ecclesiastici, impedendone la riqualificazione funzionale ed estetica. Se la creazione di parcheggi interrati può incorrere in difficoltà di realizzazione (bacini di valore archeologico interrati, alti costi di realizzazione, rischi di interferenza con i dotti interrati…), andrebbe però valutata la possibilità di ottimizzare l’uso di aree parcheggio di prossimità (es. Largo Pontida, nuovo parcheggio interrato nell’area ex benzinaio Eni o ex Pressindustria…), favorendo così il deflusso dei mezzi dal centro storico.
  • Il nuovo sistema d’illuminazione privilegia ancora pali di superficie, mettendo in primo piano le esigenze di manovra e mobilità a bordo di mezzi, nonostante l’illuminazione a raso sia paesaggisticamente meno invasiva, oltre che utile per segnalare eventuali percorsi privilegiati. In caso di totale pedonalizzazione/ciclabilità del centro, sarebbe inoltre auspicabile valutare l’utilizzo di materiali in grado di trasformare l’energia cinetica del passaggio in energia elettrica, o di rilasciare tramite fosforescenza l’energia accumulata durante il giorno. 
  • La pavimentazione non prevede canali di scolo che sfruttino la pendenza naturale verso la Valle del Lambro, né il possibile convogliamento in vasche idriche artificiali, diminuendo così l’impatto di permeabilizzazione della superficie, oltre che favorire il recupero idrico in caso di prolungati periodi di siccità.
  • A Biassono è arrivata la fibra ottica. Non sono stati però previsti digital hotspots, utili ad esempio per la ricarica e l’uso di device o la consultazione di monitor informativi, ideali per agevolare la sosta ed espandere anche la conoscenza del contesto storico del centro, offrendo oltretutto mappe interattive sulle attrattive locali. 
  • L’antico tracciato del Nemeton di origine celtica, ancora individuabile sul lato nord della parrocchiale, non viene messo in alcun modo in evidenza o valorizzato con appositi interventi strutturali, per quanto il suo valore archeoastronomico possa trasformarlo di per sé in un elemento di attrattività extracomunale. 

sabato 4 aprile 2020

CORONAVIRUS E AUTOSUFFICIENZA COMUNALE

Il coronavirus riscrive il nostro rapporto non solo con la Terra, ma anche con il suolo. Lo ha fatto ancor prima che le misure di sicurezza costringessero i cittadini nelle proprie abitazioni. Nel momento in cui il Comune di Monza ha deciso di chiudere il Parco Reale, onde evitare assembramenti rischiosi per la salute, il territorio di Biassono si è scoperto improvvisamente mutilato. Famiglie in cerca di uno spazio aperto per i propri figli, anziani abituati a passeggiare nel verde, ma anche habitué dello sport o semplici amanti delle “natura”, hanno avvertito una mancanza sino a quel momento quasi invisibile. 

Chi conosce i percorsi che dal centro storico del paese conducono sino alle rive del Lambro, invece, avrà di sicuro notato in zona un insolito incremento di visitatori, con ragazzi appoggiati alle piante per leggere più comodamente, altri seminascosti nell’erba alta dei campi  - intenti forse a telefonare con discrezione - altri ancora appollaiati su qualche masso in riva al fiume, persi nella contemplazione delle acque. Sino a quando è stato possibile, l’area-est di Biassono - parzialmente tutelata dal Parco Valle Lambro - ha offerto una piccola valvola di sfogo all’immobilizzazione extra comunale imposta dai provvedimenti governativi e, in un secondo tempo, regionali. Funzione quasi del tutto trascurata in tempi “normali”, quando è invece il Parco di Monza a esercitare la sua funzione di attrattore/ristoratore naturale dell’equilibrio psico-fisico (concetto del tutto alieno ai provvedimenti emanati per l’emergenza). 

Eppure le differenze sono evidenti: di fronte alla progressiva scomparsa di terreni liberi in tutti i Comuni della bassa Brianza, da una ventina di anni almeno il Parco si è trasformato in una “riserva di verde”: il punto più vicino e accessibile per sfuggire al grigiore urbano, all’interno del quale, tuttavia, l’ambiente naturale viene “fruito” anziché “vissuto”. Al Parco si va per correre, per pattinare, per pedalare in bicicletta; si va per stare in compagnia in un contesto rilassante, per fare ricerche di botanica, per osservare gli uccelli, per apprendere in che cosa consistano oggi le attività agricole e di allevamento. C’è chi frequenta il Parco, ahi noi, anche per godere delle corse in autodromo, come se queste fossero attività appropriate, nonostante gli effetti devastanti in termini di disturbo acustico e produzione d’inquinamento. Una riserva verde, in generale,  che svolge una funzione del tutto analoga a quella di una piscina urbana, o di un grande giardino pubblico.  

I terreni a est di Biassono, al contrario, permettono di vivere quel che resta della campagna aperta brianzola e del suo stile di vita. Mantengono un senso paesaggistico per l’orizzonte, grazie alle straordinarie vedute sui monti della Grigna e del Resegone, ma rivelano anche la cura con cui la terra viene accudita, arando campi, disegnando barriere verdi, cercando faticosamente un’armonizzazione fra fabbisogno agricolo e contatto spirituale con la natura. Non esistono vie prestabilite, o strade principali d’accesso; non sono presenti percorsi attrezzati per lo sport o punti di ritrovo. L’attraversamento di questi terreni invita piuttosto a vagare, a ritirarsi nell’intimità degli spazi marginali, a praticare attività fisica non seguendo alcun principio di performance, a ritrovare un contatto meditativo con se stessi, prima ancora che con l’altro, stimolando la curiosità dei nostri sensi. Si ruba una mora dai rovi. Si annusa un sambuco in fiore. Si cammina a piedi nudi nell’erba. Esperienze che ci siamo abituati a fare altrove. Ma, soprattutto, questa lenta esplorazione favorita dalla parte orientale del paese può proseguire in modo indefinito, sfruttando gli ultimi corridoi verdi che permettono di muoversi da un Comune all’altro, senza passare per le strade asfaltate.

Coronavirus e chiusura del Parco, insieme, sono riusciti a mostrare ai biassonesi che cosa hanno perso in tutti questi anni. Non è necessario aver letto le pagine di Cesare Cantù o i diari di Stendhal per farsi un’immagine di quale amabile territorio fosse la “verde Brianza”. Ancora sino ai primi anni ’80, Biassono godeva di un rapporto molto più equilibrato fra esigenze di sviluppo urbano, attività agricole e disponibilità di habitat naturale. La graduale perdita di terreni liberi, nel tempo, è stata in qualche modo compensata attraverso una mobilità sempre crescente: chi ha la possibilità, lascia il territorio comunale per trovare nel Parco di Monza, sui laghi o sulle montagne vicini, quegli stessi piaceri un tempo qui godibili. 

L’illusione che tutto fosse a portata di mano, in definitiva, ha impedito di rendersi conto delle virtù dell’autosufficienza: un Comune, stando al significato stesso della parola che lo definisce in quanto tale, dovrebbe essere in grado di bastare a se stesso. Dovrebbe disporre di terreni, risorse e servizi sufficienti per garantire una vita dignitosa a tutti i suoi abitanti. 

Chi lamenta di non avere il pane quotidiano, oggi, è la prima vittima di un sistema che sta cercando di privatizzare persino i bisogni essenziali dell’uomo. Chi non può affacciarsi da casa, perché non ha neppure un lembo di terra a suo servizio, è egli o ella stessa vittima di un mercato il cui fine è sempre e solo la massima capitalizzazione. Per troppo tempo abbiamo guardato con paternalistico compatimento tutte quelle società che, prive delle nostre meraviglie tecnologiche, perseveravano a vivere a livelli di “autosussitenza”. Eppure, come ricorda la saggezza delle babushke russe, sopravvissute alla caduta dello Stato grazie agli orti delle proprie dacie, “chi ha la terra, non manca di nulla”. 

La terra, ancor più quando è bene comune e non proprietà privata, garantisce cibo per tutti, risorse per la sopravvivenza, lavoro a chilometrozero e, soprattutto, cura l’uomo attraverso il suo stesso prendersi cura della terra. Lo autodisciplina al senso del limite, alla pazienza, al dialogo con la natura intesa come essere vivente, ancorché come “cosa” a disposizione. In quanto cittadini, dovremmo perciò tornare a reclamare a livello amministrativo la terra; una terra che sia di tutti, però, e non semplicemente un comodo giardino recintato, o un parco-giochi, da contemplare fuori dalla finestra. 

Dovremmo ripartire dall’idea-guida di “orto comunale” (assai meglio che “orto urbano”) come modello di sviluppo collettivo, in grado di dispensare cibo e lavoro a tutti quei cittadini che, usciti dall’emergenza della pandemia, potranno non avere più risorse su cui contare. Questo non significa che dovremo tornare tutti a essere contadini, bensì a ripensare il nostro territorio con la loro stessa capacità di resilienza e di cura: sviluppare, direttamente sul nostro territorio, beni e servizi per chi abita il nostro Comune; coltivare le capacità dei cittadini partendo proprio dalle caratteristiche peculiari dell’ambiente in cui viviamo, attraverso le quali sia possibile svolgere qui ed ora, ciò che sempre demandiamo a un altrove distante non solo nello spazio, ma anche nel tempo. In quest’ottica vanno perciò rivisti i criteri stessi di programmazione del territorio. Basti qualche esempio: recuperare terreni liberi ogni volta che cessi un’attività di servizio o produzione; favorire la conversione agricola e la riforestazione urbana; ripensare l’edilizia secondo il modello delle corti modulari, anziché delle unità abitative, con finalità di assistenza di vicinato; redistribuire i flussi demografici proporzionalmente all’ampiezza dei territori (prevedendo quindi un progressivo decremento della popolazione a Biassono e favorendo un ripopolamento delle aree interne italiane abbandonate); investire nell’artigianalità anziché nella massificazione delle merci; sviluppare presidi scolastici, sanitari e aziendali in grado di garantire il massimo livello di specializzazione concesso alle caratteristiche del territorio.  

Dovremmo cioé intendere la terra, la nostra terra, non più come risorsa “per” (costruire, sfruttare, fruire…), bensì come bene “grazie a cui” (vivere): un medium che elargisca solo in funzione di ciò che siamo poi in grado di restituire. Autosufficienza non significa però isolazionismo: vuol dire far parte di un sistema di “intelligenza vegetale” - come lo definisce il botanico Stefano Mancuso - nel quale ogni cellula è potenzialmente in grado di svolgere il lavoro di tutte le altre, restando però fra loro connesse in un unico organismo che contribuisca al loro costante sviluppo.   

Un tempo, fra il XII e il XV secolo, la comunità di Biassono era riuscita a garantire benessere a ogni suo abitante grazie al modello socio-agricolo degli Umiliati e delle Umiliate: un movimento spirituale che, partendo dal lavoro in comune dei campi e dalla lavorazione della lana ricavata dall’allevamento, era arrivato addirittura a fondare Case “coloniche” (Domus) per tutto il nord Italia, sino al cuore di Milano. La più importante si trovava proprio là dove sarebbe poi sorto il monastero di Santa Caterina di Brera e portava il nome di “Domus de Blasono”, dalla prima fondatrice. 

Ci fu un tempo, dunque, in cui fu la provincia rurale a proporsi come modello per la città. Oggi abbiamo l’occasione di onorare la memoria dei nostri avi, facendo nuovamente di Biassono una comunità dell’agire. Una comunità che non abbia bisogno di conurbanizzarsi per vivere, ma possa trovare in sé tutte le risorse di cui davvero necessiti. 


venerdì 17 gennaio 2020

S. ANTONIO: CHI SOFFIA SUL FUOCO?

Con Ordinanza n.25 del 17.12.2019 il Sindaco Casiraghi vietava, giustamente, l’utilizzo di “petardi, razzi, mortaretti ed artifici pirotecnici in genere dal 30 dicembre 2019 al 6 gennaio 2020”.
L’Ordinanza veniva disposta oltre che a tutela del riposo delle persone e della salute degli animali, anche perché, citiamo testualmente, “stante le condizioni meteoclimatiche particolarmente significative per la formazione e l’accumulo degli inquinanti è importante ridurre ogni possibile fonte d’immissione di gas e particolati atmosferici”.

Non è trascorso neppure un mese da quella data e,  se possibile, i livelli di inquinamento hanno ulteriormente superato le soglie di guardia da parecchi giorni.

Regione Lombardia è corsa ai ripari imponendo il divieto assoluto di accendere fuochi all’aperto con conseguente diffusione di nuove polveri nell’aria. Non pochi i Sindaci ed i Comuni che hanno deciso di rispettare le indicazioni regionali (Brugherio, Lissone, Cesano Maderno, Segrate, Cassano d’Adda e numerosi altri).

Oggi, come noto, si festeggia Sant’Antonio Abate, patrono dei contadini e degli animali domestici; diverse le iniziative di falò rituali in suo onore.

Falò rituali che, inevitabilmente, contribuiranno al peggioramento della qualità dell’aria in virtù del fatto che producono effetti che persistono anche per diversi giorni, soprattutto nei periodi invernali di stabilità atmosferica favorevole all’accumulo degli inquinanti.

Non è trascorso neppure un mese dalla data di quella prima Ordinanza, eppure il nostro ineffabile Sindaco in data 14.01.2020 ne emette altre due, di Ordinanze, per autorizzare l’accensione di due falò sul territorio comunale (in Via Madonna delle Nevi ed in Via Cascina Taverna).

Spariscono le esigenze di ridurre “ogni possibile fonte d’immissione di gas e particolati atmosferici” e prende il sopravvento la tradizione del falò, “parte di un rituale di purificazione e di consacrazione”; ...“non pratica abitudinaria, ma bensì (sic) evento straordinario tradizionale locale”;… “avvenimento proprio delle tradizioni locali padane, di genesi ultracentenaria e propiziatoria per il benessere della nostra gente e del nostro territorio”.

Le tradizioni sono importanti, ma la salute dei cittadini non dovrebbe essere anteposta a tutto? Quand’è che ci si renderà finalmente conto che l’aria, l’acqua, il cibo, la terra sono beni primari sempre più inquinati?

Sappiamo già ci sarà chi obietterà che il riscaldamento globale non si risolve di certo sospendendo un falò.

Tuttavia, se si vogliono realmente valorizzare le tradizioni contadine, il nostro Sindaco dovrebbe anzitutto salvaguardare i pochi terreni agricoli rimasti.
Ed adeguarsi alle disposizioni regionali, nella condizione data, non è esclusivamente questione di rispetto delle regole, ma soprattutto di buon senso.

--> Ma si sa, i politici puntano al consenso, e scontentare qualcuno fa perdere voti. Meglio quindi nascondere momentaneamente il tema inquinamento sotto il tappeto e fare magari una bella comparsata davanti ai falò.