Diceva il conte Verri...

"La voce della verità comincia da lontano a farsi ascoltare, poi si moltiplicano le forze, e la opinione regina dell'universo sorride in prima, poi disputa, poi freme, poi ricorre alle arti, poi termina derisa: questo è il solito gradato passo che fa la ragione a fronte dell'opinione" (Pietro Verri)

mercoledì 11 gennaio 2012

NON APRITE QUELLA PORTA!!


Villa Bossi è oggi puntellata più da interrogativi che da picchetti. Benché a fine anno sia stato approvato il piano preliminare di recupero dell’immobile secentesco, tempi e modalità d’intervento non sono affatto chiari. Con buona pace della Fondazione Cariplo, che sembra fremere d’investire i propri fondi nel progetto biassonese, ma ancor più dei nostri concittadini: il futuro volto della Villa potrebbe infatti lasciare tutti con l’amaro in bocca. 

Dello slancio sociale che, al tempo delle prime proposte, pervadeva le dichiarazioni della giunta leghista, ben poco è rimasto oggi: l’ala settentrionale della Villa, una superficie a pian terreno di circa 25 metri per 7, è destinata a divenire uno spazio espositivo per eventuali manifestazioni comunali; l’ala meridionale dirimpetto, sul lato destro del cinquecentesco portone d’ingresso (ovvero tutto il blocco edilizio che corre lungo via Umberto I), dovrebbe essere assegnato in gestione al Gruppo ricerche archeostoriche del Lambro, sia a livello che al piano. Per il resto, tolte due salette per riunioni al primo piano, la Villa farà la felicità della Provincia di Monza e Brianza: sua è la grande foresteria d’ingresso al lato sinistro del portone; suo tutto il blocco superiore a nord, consacrato alla creatività dei giovani imprenditori brianzoli; dei suoi ospiti il miniappartamento ricavato a mezzanino. 


Voilà: ecco qui che fine faranno i sudati 2.5 milioni di euro che servirebbero per restituire a Biassono uno dei suoi palazzi di maggior pregio storico. Poco importa se, nell’economia generale del progetto, il prezioso colonnato d’ingresso non abbia un adeguato riconoscimento, né che lo scalone padronale riesca più a restituire l’atmosfera dei tempi andati. Certo, i soffitti trabeati e gli eventuali affreschi d’epoca saranno mantenuti, ma nel complesso trapela la sensazione che della storia biassonese legata all’immobile verrà fatta piazza pulita. Insomma, un progetto forse più accurato e vincolante di quello a suo tempo condotto sull’ormai sfregiata Villa Verri, ma poi non tanto lontano dai “recuperi senz’anima” più volte denunciati da Gianfranco Pertot, architetto in forza al Gral. Quanto alle promesse spese verso il mondo della cultura e dell’associazionismo locale, servizi per la Terza Età inclusa, acqua passata. Esattamente come l’idea di ospitare la farmacia comunale nell’ala nord dell’immobile.

L’aspetto più discutibile resta comunque la scelta di voler improntare Villa Bossi alla filosofia del progetto The Hub (http://the-hub.net), “una rete internazionale di bellissimi spazi fisici dove imprenditori sociali, creativi e professionisti possono accedere a risorse, lasciarsi ispirare dal lavoro di altri, avere idee innovative, sviluppare relazioni utili, individuare opportunità di mercato e costruire quel bagaglio di esperienze che li aiuteranno veramente a cambiare il mondo. Un centro dedicato esclusivamente all'innovazione sociale e alle persone che la promuovono, imprenditori e operatori del non-profit, liberi professionisti e giovani studenti”. Nulla da ridire sulla bontà e la lungimiranza di questi spazi hi-tech, ad eccezione del fatto che sono sempre allestiti in grandi capitali internazionali e in edifici post-industriali. Vedere il nome di Biassono accanto a quello di Milano (http://milan.the-hub.net), Madrid, Rotterdam o Londra fa sicuramente gonfiare il petto d’orgoglio, ma dovrebbe anche far riflettere sulle differenze che corrono fra un piccolo paese della Brianza e una grande capitale europea. Sul network di contatti e opportunità che quest’ultima può garantire e i servizi di comunità che a Biassono continueranno invece a mancare. Bello poter cambiare il mondo, ma sarebbe meglio cominciare prima dal nostro paese. Trovarsi nel cuore della Brianza, ad equa distanza dagli altri Comuni di Provincia, non significa purtroppo essere al centro del mondo.


Il percorso imboccato dalla Provincia di Monza e Brianza, sin dai primi giorni della sua nascita nel 2008, tradisce tutta l’impazienza di chi vuol mostrarsi già grande, ma ancora veste tutine Chicco: ha infatti spinto i Comuni di Biassono, Bellusco, Sulbiate e Cesano Maderno a stravolgere e mettere in piedi progetti di recupero che puntino a creare fumosi “distretti culturali”, dove i maggiori investimenti arriveranno però dalle generose casse della Fondazione Cariplo. Chiaro che questa, oggi, pretenda che tutti i Comuni operino di pari passo, offrano le medesime garanzie, si adeguino alle sue richieste e, soprattutto, non facciano capricci. Tanto più, quando in gioco ci sono pure gli interessi della Camera del Commercio di Monza e Brianza e la supervisione dell’architetto provinciale Moioli. Cesano Maderno è stato commissariato? Gli uffici tecnici comunali sono in ritardo sui progetti? Le amministrazioni comunali non hanno ancora approvato gli atti di loro competenza? Peggio per noi. La colpa di uno ricade su tutti gli altri. Chi sbaglia per primo fa naufragare la generosa concessione di domani.  

Biassono ha già rivisto l’intero progetto di recupero proposto nel 2006 dall’architetto Leoni di Vergiate, desideroso di restituire a Villa Bossi un ruolo aggregante per la vita cittadina, più che per la Provincia. L’Ufficio tecnico comunale ha già approntato indagini materiche e geologiche, con l’intento di approvare la fase definitiva del progetto già entro febbraio. Eppure gli altri Comuni sono in ritardo sui rispettivi iter e si profila per tutti una richiesta di proroga che, al massimo, potrà concedere altri 180 giorni. Biassono può tirare il fiato. E’ il tempo necessario per strappare alla Soprintendenza ai Beni Architettonici un esame che si sarebbe in realtà dovuto commissionare a monte dell’operazione Bossi.




Che fare, dunque? L’uovo è rotto, ma non ancora rovesciato. Per fortuna. Contro ogni politica che pretende di calare dall’alto decisioni cui il cittadino può solo adeguarsi, Lista per Biassono è pronta a radunare tutti attorno allo stesso tavolo. Architetti, assessori, sindaci e rappresentanti d’associazioni. Tutti insieme, per conoscere ciò che sino ad ora è passato di banco in banco, venendo immancabilmente sottratto al giudizio di chi ha e mantiene il vero diritto all’ultima parola. Il biassonese. Alzi la mano chi è d’accordo.  

Alberto Caspani

5 commenti:

  1. Da Wikipedia: ninna nanna - nenia da cantare ai bambini per farli addormentare.

    Pssst, non facciamo troppo rumore se nò svegliamo gli abitanti di Biassono dal loro torpore.
    Sono state fatte tante promesse proprio per Cà de Bossi.
    Ve la ricordate la variante al piano regolatore fatta per la Rovagnati in cambio dei soldi per ristrutturare la Cà de Bossi? A quel tempo si era spacciata l’operazione di speculazione edilizia perché i biassonesi potessero poi usufruire di una rinata Villa in centro al paese; anziani, associazioni, museo, tutti avremmo usufruito di un bene comune importante…..
    Pssst, pssst…….dormi, dormi, biassonese non ti svegliare….psst,psst.

    Paci

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  2. Fabrizio Baccenetti12 gennaio 2012 01:36

    Come al solito i nostri amministratori si sono ben guardati dal presentare il progetto ai cittadini ed illustrare gli scopi e le finalità di questa operazione.
    Questa storia fa il paio con il PGT ( Piano di Governo del Territorio ).
    Come saranno contenti gli abitanti del centro quando sapranno che i soldi destinati al rifacimento della rete fognaria sono finiti nella Villa Bossi, per compiacere Cariplo, Provincia e Camera di Commercio di Monza e Brianza.
    La Lega non mette le mani nelle tasche dei biassonesi, ma stà svendendo a mani basse gli unici beni che abbiamo: il territorio e i beni architettonici come Villa Bossi.
    Poi diranno che è tutto a costo zero!
    Fabrizio

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    1. La lega da tempo mette le mani nelle tasche dei biassonesi: la tanto sbandierata abolizione dell'ICI (ma solo sulla prima casa) è stata prontamente rimpiazzata dall'addizionale comunale IRPEF (così chi ha case oltre la prima paga sia l'ICI che l'addizionale IRPEF), i costi comunali sono in continua crescita (Un esempio: quanti sono ora i vigili? Qual'è il livello di sicurezza a cui siamo giunti nonostante la considerevole crescita di vigili?), le svendite dei beni comunali (es. farmacia) etc. Cos'è tutto ciò se non "mettere le mani nelle tasche dei biassonesi"? Senza contare poi la "svendita" dei principi di equità e giustizia: la già ricordata modifica "ad hoc" del piano regolatore per consentire a Rovagnati un ampiamento discutibile (per inciso, come ha potuto edificare "sotto" i cavi dell'alta tensione senza rispettare le distanze previste?), il salto della lista di prenotazione nell'assegnazione delle cappelle cimiteriali per compiacere ancora Rovagnati, l'estensione ai residenti dell'intera provincia delle agevolazioni per l'intervento di edilizia convenzionata in via Misericordia etc. Mi auguro che, anche alla luce delle iniziative parlamentari leghiste (asservimento a Berlusconi per tutte le sue leggi ad personam, legge "mancia" conconseguente spreco di denaro in piena crisi economica, "salvataggio" di Cosentino etc) sempre più cittadini biassonesi aprano gli occhi su questa Lega ladrona.

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  3. Da studente di architettura avevo svolto ricerche storiche sul territorio del nostro comune donando successivamente al GRAL e all'Amministrazione Comunale la ricostruzione cartografica delle serie storiche delle mappe catastali disponibili in originale nei vari archivi storici. Ricordo anche di aver effettuato un rilievo completo per l'esame di Disegno di Cà Bossi attraverso il quale, proprio ridisegnandone le pregiate forme architettoniche, mi ero reso conto dell'importanza storico testimoniale di tale manufatto per il recupero del quale ora condivido pienamente il metodo e l'approccio scientifico proposto dall'arch. Pertot..
    Ebbene, questi studi e le successive esperienze in materia (per un periodo, presso la Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano, ho collaborato alla Cattedra di Restauro), mi stimolano a proporre un ulteriore modus, prima che operandi, vedendi. Vorrei suggerire di allargare semplicemente lo sguardo, senza porsi limiti, almeno in questa fase iniziale, di natura economica e relativi alle solite ristrettezze di bilancio. Un altro modus vedendi capace di spalancare lo sguardo ad una visione e una scala d'intervento più ampia in grado di facilitare l'individuazione della giusta soluzione. In pratica ritengo indispensabile che l'operazione di "recupero" non debba limitarsi al restauro, seppure scientifico, del manufatto di indubbio valore storico-architettonico, ma occuparsi anche del contesto urbano nel quale è inserito attraverso un operazione di "restauro urbanistico", almeno esteso al comparto edilizio con il quale il manufatto si relaziona da vicino nello spazio di pochi metri. Mi riferisco, alla necessità di fare del restauro di Cà Bossi un occasione formidabile per avviare una serie di interventi a scala urbana sugli immobili e gli spazi al suo intorno meglio noti, nella vigente legislazione (L 457/78), come "Ristrutturazione Urbanistica". In modo prioritario, sarebbe importantissimo estendere l'intervento, con il fattivo coinvolgimento dei privati e utilizzando tutta strumentazione normativa disponibile (dai Piani Particolareggiati, a quelli Integrati di Recupero ecc.), lungo tutta la via Umberto I°dove la cortina edilizia non presenta soluzioni di continuità con la Cà Bossi e regala al paese un profilo urbano di carattere cittadino forse unico. Ancora più in alto nella scala delle priorità, viene il ripristino dell'integrità degli originari spazi di accesso alla Villa Verri delimitata storicamente proprio dal fronte Nord della Cà Bossi, ad Ovest dalle ali minori della Villa oggi non più leggibile né fruibile a causa dell'edificio di tre piani costruito in epoca moderna proprio al centro di questo spazio e che andrebbe conseguentemente e irrevocabilmente demolito lasciando spazio ad una piazza/giardino opportunamente attrezzato sul quale potrà affacciarsi e valorizzarsi, come in origine, il palazzetto urbano di Cà Bossi sapientemente restaurato. Questo intendo per "contestualizzazione dell'intervento" : evitare di collocare un piccolo gioiello in un contesto degradato che finirebbe per svilirne il valore. E' evidente che tale intervento per esemplarità potrà facilitare l'avvio di processi analoghi la cui prospettiva e il cui obiettivo finale non può che essere il recupero dell'intero Centro Storico il cui valore avete contribuito a far conoscere anche attraverso l'iniziativa dello scorso anno.Per quanto riguarda le destinazioni d'uso e le risorse economico-finanziarie da reperire, non mi permetto di dare suggerimenti particolari ad amministratori di impareggiabile abilità nel costruire "operazioni a costo zero", voglio solo ricordare che su un tavolo da gioco quando le carte sono tante le combinazioni possibili sono molteplici anche grazie alla recuperata IMU.

    arch. Giorgio Beretta

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  4. Da cittadino di Biassono di recente "immigrazione", mi pare che sia meritoria l'attenzione che viene rivolta a questo bene storico, decisamente rilevante rispetto alle dimensioni del paese.
    Vorrei compiere tre osservazioni ingenue:
    1) Personalmente non apprezzo l'atteggiamento ipercritico verso l'amministrazione e una certa propensione allo scontro frontale che trapela dal testo: specie in realtà così ridotte, credo che un simile atteggiamento allontani piuttosto che attrarre.
    2) Da forestiero apprezzerei moltissimo che quando si tratta una questione venissero fornite info di base per facilitare comprensione e sintonizzazione dei problemi. Nel caso specifico, una scheda dove siano riportate in 12 righe localizzazione, proprietà del bene, stato d'uso, ecc. + qualche foto/pianta.
    3) L'hub oggi è di gran moda e comprendo benissimo che l'amministrazione voglia cavalcare l'onda. Comprendo bene anche le obiezioni di Caspani. Il successo di un hub non è dato dallo spazio fisico (che è relativamente secondario), ma dalle condizioni ambientali, imprenditoriali e relazionali che si riescono ad instaurare. Non di meno rifletterei sulla possibilità di realizzare un "sub-hub", accuratamente dimensionato rispetto a Biassono e orientato rispetto alle sue specificità produttive, eventualmente connesso a quello di Milano.

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