Diceva il conte Verri...

"La voce della verità comincia da lontano a farsi ascoltare, poi si moltiplicano le forze, e la opinione regina dell'universo sorride in prima, poi disputa, poi freme, poi ricorre alle arti, poi termina derisa: questo è il solito gradato passo che fa la ragione a fronte dell'opinione" (Pietro Verri)

lunedì 22 giugno 2020

CENTRO STORICO, RIQUALIFICAZIONE GRIGIO TOPO

Una riqualificazione grigia. Proprio come il colore predominante che caratterizza il rendering del “nuovo” centro storico di Biassono, apparso sull’opuscolo informativo dell’amministrazione comunale. Grigia come quella decantata pietra beola che, con sin troppa insistenza, andrà pian piano a sostituire l’attuale manto d’asfalto fra via S. Martino, Piazza S. Francesco, via Verri, Umberto I e Roma. Grigia come i capelli di questa giunta che, ormai prossima a concludere il suo 5° mandato consecutivo, mostra ancora troppa continuità con politiche in voga negli anni ’90 e che, solo in quest’ultimo quinquennio, ha cominciato a introdurre alcune innovazioni su iniziativa del sindaco Luciano Casiraghi. 

Tenuto conto che il tema della rigenerazione - e non della mera riqualificazione - del centro storico del paese è all’ordine del giorno almeno dal 1994, benché ostacolato prima dall’implosione della giunta guidata da Giorgio Beretta, poi dai continui rimandi di quelle leghiste a guida Angelo De Biasio e Piero Malegori, dovremmo lanciare già fuochi d’artificio per il semplice fatto che le intenzioni si sono tradotte in un progetto preliminare. Eppure, il risultato di cui siamo stati informati in questi giorni (attraverso il volantino pervenuto direttamente nelle caselle postali di ogni cittadino) è il tipico topolino (grigio) partorito da un elefante (grigio). Dalla proposta traspare certamente uno sforzo di razionalizzazione (mitigazione dei dislivelli) e maggior cura estetica, ma è assai poco rispetto alle potenzialità di un centro storico a suo modo unico nel contesto della bassa Brianza. Riponiamo perciò speranza nel possibile dialogo prospettato dall’assessore ai lavori pubblici Alessio Anghileri, grazie all’attivazione di un servizio mail cui far pervenire osservazioni migliorative (centrostorico@biassono.org). 

Più volte Lista per Biassono ha cercato di mantenere vivo il dibattito, ricorrendo a questionari porta a porta, eventi pubblici, videointerviste con residenti e commercianti, mettendo anche sul tavolo piani di rigenerazione elaborati dopo consultazioni con professionisti. Di questa metodologia progressiva e partecipata, purtroppo, non abbiamo mai trovato traccia nell’azione amministrativa, dovendo di fatto prendere atto di un piano suscettibile di “aggiustamenti”, benché appaia di per sé concepito secondo una logica profondamente verticalizzata. La predisposizione di un’apposita piattaforma digitale sul progetto, alla quale garantire accesso ai cittadini, sarebbe stato uno strumento molto agile e funzionale per co-ideare il nuovo centro storico, ma a Biassono siamo lontani ancora anni luce dall’usufruire dei veri vantaggi della digitalizzazione.

Premesso che l’intervento prospettato, dal valore di 3 milioni 243mila euro ed esteso su un periodo di 9 mesi (1° lotto S. Francesco/S.Martino), è solo una parte di un più generale piano di recupero del centro storico, le criticità emerse sono notevoli. Proviamo a riassumerle in punti, limitandoci a osservazioni di carattere principalmente strutturale (l’analisi andrebbe affrontata secondo un approccio multidisciplinare e settoriale, ma non è certo questo il contesto).
  • La mitigazione delle gradinate del sagrato della chiesa parrocchiale è sicuramente un contributo migliorativo, soprattutto per quanto riguarda la funzione “sociale” prospettata per la parte retrostante l’edificio (piccola tribuna utilizzabile per eventi pubblici), ma è quanto meno curioso che sia l’amministrazione pubblica a provvedere di tasca propria per una proprietà della curia (senza negoziazioni compensative, come potrebbe essere l’acquisizione del grande campo di via Locatelli). Per quella stessa curia che, anni fa, si è anche opposta all’apposizione di una superficie di camminamento trasparente all’interno della parrocchiale, impedendo di fatto la visione delle fondamenta archeologiche del sito. Senza contare che, ancor oggi, l’aggregazione sul sagrato non è ufficialmente vista di buon occhio ed è stata più volte disincentivata sia dalle forze dell’ordine, che dal personale della parrocchia. Non dimentichiamo, inoltre, che un’altra proprietà parrocchiale godrà già dei “vantaggi” di lavori pubblici comunali, in relazione al nuovo parcheggio previsto all’ingresso dell’oratorio in via Verri (l’ennesimo, inutile sfregio al disegno di una delle ville nobiliari più importanti di Biassono, che privilegia la politica delle auto e dei parcheggi nel centro storico, a svantaggio del verde pubblico, ma non certo di chi potrà poi sfruttare quegli spazi per incamerare fondi durante grandi eventi comunali). Resta inoltre il dubbio, vista l’ampiezza della nuova rampa laterale d’accesso per disabili, dell’intaccamento delle epigrafi storiche poste dai Conti Verri, oggi di fatto invisibili ai più e non segnalate in alcun modo. 
  • Da quanto si deduce dal rendering, le conclamate aree verdi aggiuntive consisterebbero in qualche pianta in più sul lato nord della chiesa e tre piccole aiuole a est, ubicate all’estremità di spazi delimitati (e con possibile funzione di parcheggio). L’intero perimetro della chiesa parrocchiale resta dunque percorribile dalle auto, così come confermati sono i parcheggi oggi disponibili sul retro dell’edificio, nonché a fronte. Contro ogni indicazione urbanistica attuale, che invita a svuotare i centri storici dalle auto a favore di una fruibilità EASE (dall’acronimo inglese Easy, facile da girare, Accessible, accessibile, Safe, sicura, ed Enjoyable, gradevole/godibile per tutti), Biassono sceglie ancora una volta di privilegiare le auto e ragioni di “supporto logistico” ai commercianti locali, ignorando il fatto che la tipologia degli esercizi del centro storico non implica affatto l’uso di un mezzo per carico/scarico di grandi quantitativi di merci (come potrebbe accadere ad esempio per un supermercato o per grandi empori), ma invita a una lenta esplorazione delle attività al dettaglio (fra le quali, purtroppo, non sono ancora inclusi negozi “alla spina”, ideali per le brevi distanze rispetto alle abitazioni del centro storico). 
  • Come suggerisce anche Shane O’Mara, professore di Experimental Brain Research presso il Trinity College di Dublino, “per valutare la comodità degli spostamenti a piedi, e soprattutto fare confronti, sarebbe utile creare un indice di accessibilità pedonale. Comunque si decidesse di impostarlo, e i modi non mancano, dovrebbe misurare quanto è agevole occuparsi delle varie incombenze quotidiane senza ricorrere ai mezzi di trasporto. E’ molto accessibile una città in cui, quando uno esce dal portone di casa o dall’atrio di un albergo, ha tutto ciò che gli serve al massimo a qualche minuto di cammino”. Tenuto conto che ognuno di noi dovrebbe compiere almeno 12mila passi giornalieri, al fine di tutelare la propria salute, non si capisce per quale motivo un paese delle dimensioni di Biassono debba basarsi ancora sulla mobilità delle auto come primo riferimento d’accesso al suo centro storico. Chiudere quest’ultimo al loro accesso, sostituendo le aree parcheggio con spazi verdi, di decoro o per attrezzature finalizzate all’aggregazione (panchine, fontane, monumenti storici, giochi pubblici a terra o di superficie, orti, oasi botaniche, barriere naturali di mitigazione climatica e acustica…), sarebbe al contrario un primo importante provvedimento per trasformare il passante in frequentatore abitudinario: sarebbero agevolati i tempi di sosta e le possibilità di iterazione con le attività commerciali, così come nei rapporti di socializzazione, favorendo oltretutto un presidio di sicurezza territoriale a costo zero. E’ ancora O’Mara a ricordare come “gli urbanisti e i progettisti devono pensare alle strade come a “salotti all’aperto”. Chi si muove a piedi deve sentirsi in un ambiente accogliente e avere a disposizione posti per sedersi, rifocillarsi e distrarsi o interessarsi. (…) Quando uno cammina, ha tempo per esperienze di consumo personale che se fosse in macchina non farebbe. Inoltre i soldi così spesi rimangono nell’economia locale, mentre quelli per la benzina o l’auto stessa finiscono altrove. Alcuni economisti hanno persino suggerito che maggiore è la dipendenza dall’auto, minore è la produttività” (pp. 90-96).
  • Il progetto prevede semplici “corsie pedonali”, anziché “passaggi pedonali”, non cogliendo affatto le potenzialità di attraversamento “permeabile” degli spazi del centro storico. Ci si limita a girare intorno agli edifici, nonostante la struttura a corti intercomunicanti di Biassono (rimasta inalterata dal periodo medioevale) favorisca la pedonalità diffusa in modo estremamente fluido, con possibilità di interazioni in spazi protetti. Al contempo, andrebbe affrontato il problema dell’intasamento delle corti, i cui spazi vengono oggi utilizzati come parcheggi per le auto dei residenti, ma spesso anche di visitatori o frequentatori dei servizi ecclesiastici, impedendone la riqualificazione funzionale ed estetica. Se la creazione di parcheggi interrati può incorrere in difficoltà di realizzazione (bacini di valore archeologico interrati, alti costi di realizzazione, rischi di interferenza con i dotti interrati…), andrebbe però valutata la possibilità di ottimizzare l’uso di aree parcheggio di prossimità (es. Largo Pontida, nuovo parcheggio interrato nell’area ex benzinaio Eni o ex Pressindustria…), favorendo così il deflusso dei mezzi dal centro storico.
  • Il nuovo sistema d’illuminazione privilegia ancora pali di superficie, mettendo in primo piano le esigenze di manovra e mobilità a bordo di mezzi, nonostante l’illuminazione a raso sia paesaggisticamente meno invasiva, oltre che utile per segnalare eventuali percorsi privilegiati. In caso di totale pedonalizzazione/ciclabilità del centro, sarebbe inoltre auspicabile valutare l’utilizzo di materiali in grado di trasformare l’energia cinetica del passaggio in energia elettrica, o di rilasciare tramite fosforescenza l’energia accumulata durante il giorno. 
  • La pavimentazione non prevede canali di scolo che sfruttino la pendenza naturale verso la Valle del Lambro, né il possibile convogliamento in vasche idriche artificiali, diminuendo così l’impatto di permeabilizzazione della superficie, oltre che favorire il recupero idrico in caso di prolungati periodi di siccità.
  • A Biassono è arrivata la fibra ottica. Non sono stati però previsti digital hotspots, utili ad esempio per la ricarica e l’uso di device o la consultazione di monitor informativi, ideali per agevolare la sosta ed espandere anche la conoscenza del contesto storico del centro, offrendo oltretutto mappe interattive sulle attrattive locali. 
  • L’antico tracciato del Nemeton di origine celtica, ancora individuabile sul lato nord della parrocchiale, non viene messo in alcun modo in evidenza o valorizzato con appositi interventi strutturali, per quanto il suo valore archeoastronomico possa trasformarlo di per sé in un elemento di attrattività extracomunale. 

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