No. Quella bandiera blu, solcata dalla croce di S. Andrea e finita inspiegabilmente sul fronte del municipio, non è lo stendardo dell'omonima contrada di Biassono. E', e ogni buon cittadino europeo dovrebbe saperlo, la bandiera ufficiale della Scozia. Serve a festeggiare forse un sindaco highlander in Villa Verri? Ad accogliere qualche delegazione in kilt e cornamusa? Nemmeno. Ben pochi sanno darsene una giustificazione, benché sventoli ormai da alcuni giorni sull'edificio di un'istituzione italiana che non è stata certo conquistata dalla tribù dei Pitti. Leviamo ogni dubbio, visto che qualcuno ha temuto persino il peggio. Si dà il caso, però, che nel Regno Unito sia ormai entrato nel vivo il dibattito sul referendum in virtù del quale, il 18 settembre prossimo, la Scozia potrebbe separarsi dalla Corona britannica dopo quasi 300 anni di matrimonio. Un evento, si augurano i nostri cari amministratori leghisti, destinato ad aprire la strada anche all'indipendenza della Lombardia dall'Italia, per la quale si sono fra l'altro spesi in consiglio comunale con una mozione assai pretenziosa: accostare la storia di una piccola regione d'Italia, i cui confini sono ripetutamente mutati nei secoli, con entità nazionali dall'illustre tradizione autonomista o indipendente.
Chiedendo dunque scusa agli scozzesi per l'avventato e offensivo parallelismo tracciato dai nostri amministratori, Lista per Biassono si è subito mobilitata affinché al bandiera venga rimossa quanto prima dal municipio: nessun regolamento comunale autorizza infatti una simile presa di posizione, poiché il Comune è innanzitutto la casa pubblica di ciascun biassonese e, in quanto tale, tutelato dalla Costituzione italiana e dalle istituzioni tricolore (agli sbadati amministratori, ricordiamo il DPR n.121 del 7 aprile 2000: "Regolamento recante disciplina dell'uso delle bandiere della Repubblica Italiana e dell'Unione Europea da parte delle amministrazioni dello Stato e degli Enti Pubblici" (G.U. 112 del 16 maggio 2000), il cui articolo 8 testualmente recita: "all'esterno e all'interno degli edifici pubblici si espongono bandiere di Paesi stranieri solo in caso di convegni, incontri e manifestazioni internazionali, o di visite ufficiali di personalità straniere, o per analoghe ragioni cerimoniali…."). Un esposto è stato depositato questa mattina presso la caserma dei Carabinieri di Biassono e, se i membri della giunta dovessero nicchiare come già accaduto in passato (quando su Villa Verri inneggiava uno striscione dedicato al leader lumbard decaduto, così come alla teocrazia tibetana), siamo pronti a sottoporre il caso anche alla Presidenza della Repubblica. Chissà che, perso anni or sono un assessore per bravate simili, i leghisti non si vedano decapitati pure del loro sindaco oggi. Nel frattempo, se qualcuno volesse solidarizzare col Movimento maoista birmano, può approfittare della benevolenza dei nostri amministratori e donare il prossimo drappo da stendere su Villa Verri.
LpB


