Diceva il conte Verri...

"La voce della verità comincia da lontano a farsi ascoltare, poi si moltiplicano le forze, e la opinione regina dell'universo sorride in prima, poi disputa, poi freme, poi ricorre alle arti, poi termina derisa: questo è il solito gradato passo che fa la ragione a fronte dell'opinione" (Pietro Verri)

martedì 31 luglio 2018

EDUCARSI ALLA MORTE A BIASSONO

Riposate in pace, biassonesi. L’ultimo consiglio comunale prima della pausa estiva, in calendario giovedì 26 luglio, ha definito nei minimi dettagli i servizi funebri e la polizia mortuaria del nostro Comune, approvandone il regolamento. Primo importante passo in vista dell’adozione finale di un Piano regolatore cimiteriale, da ottemperare entro un anno e valido per i prossimi 20. 

Nel documento votato in Villa Verri sono riportate tutte le indicazioni utili: definizione delle responsabilità, procedure di deposizione della salma nel feretro, procedure di inumazione, tumulazione o cremazione. Come denunciare i casi di morte e quali precauzioni prendere. Difetta solo di un aspetto fondamentale: di umanità

Nonostante il regolamento biassonese rappresenti uno dei rari contributi della nostra società per far fronte all’inevitabilità della morte, manifesta anche il suo vizio peggiore: una ragione fredda e calcolatrice, che si preoccupa innazitutto di oliare un meccanismo procedurale attento alla forma, ma sempre muto sulla sostanza. La morte in sé, come fenomeno esistenziale, resta tabù. Non se ne vuole parlare, perché nessun ambito pare mai adeguato a un’esperienza tanto sconvolgente. Eppure, un buon regolamento pubblico dovrebbe essere in grado di riconoscere la necessità di non limitarsi a servizi materiali, ma anche di natura spirituale (distinti dunque dai servizi religiosi), partendo proprio dalla considerazione degli spazi deputati alle funzioni mortuarie. 

Il cimitero non è solo l’area a mappale dove raccogliere le tombe dei cittadini deceduti, ma il luogo sacro che ci mette in contatto col più grande mistero della nostra vita, sospendendo ogni possibile giudizio: è una terra di mezzo, il punto di incontro fra gli stati ordinari e non ordinari di coscienza. Il cimitero risveglia la domanda radicale sull’oltre, su ciò che trascende la nostra esistenza individuale per proiettarla verso il riconoscimento di un senso

Proprio per la sua neutralità, in grado di far convergere credenze religiose, dogmi atei o attitudini agnostiche, ma in virtù anche della possibilità di meditare e contemplare da vicino la fragilità dell’esistenza, il cimitero dovrebbe offrire un ritrovo attrezzato e aperto a tutti i cittadini, nel quale poter discutere quotidianamente sull’esperienza della morte. 

Parlare di tutto quanto la radio, la televisione, i giornali, i nostri stessi amici si ostinano a tacere o a evadere, per sviluppare un cammino di consapevolezza indispensabile a non lasciarci soli. Perché non ci saranno né medici, né uomini di fede, né impiegati comunali oltre la soglia della nostra esistenza ordinaria. Quando la morte segnerà il punto. 

In un confronto avuto con la dottoressa Valentina Vettor, psicologa e psicoterapeuta funzionale che lavora presso lo SpazioMenteCorpo di Treviso, è emersa un'interessante considerazione su cui continua a non essere portata sufficiente attenzione pubblica: “Le persone sono poco preparate alle esperienze di sofferenza, di paura e di lutto. O evitano il più possibile il contatto con queste emozioni, creando scollegamenti interiori, o vengono travolti dal dolore, che diventa assoluto. Bisogna educarci alla morte”. Quando il peso della morte diventa insostenibile, o ci si chiude in una dimensione di annichilimento, o si cerca disperatamente una parola capace di riaprire il senso dell’esistenza. 

Oggi sono per lo più spazi privati che si prendono carico di affrontare quest’emergenza, senza ricondurla ai percorsi predefiniti delle credenze personali. Eppure esperimenti per prevenire lo stato d’emergenza, quando cioé la persona è ancora in grado di confrontarsi lucidamente sulla morte, senza farsi travolgere da emozioni o ricordi, hanno indicato una via utile per le istituzioni pubbliche. Grazie all’iniziativa di Laura Campanello, consulente etica e pedagogica nell’accompagnamento alla malattia e al lutto, sono stati organizzati a Merate (LC) ritrovi per una meditazione condivisa sulla morte, ispirati ai Death Café della tradizione britannica. Iniziative capaci di sviluppare una consapevolezza più profonda senza l’ausilio di guide specialistiche, ma attraverso un confronto di carattere fenomenologico: osservazioni personali, unite alla lettura di contribuiti letterari, studi e riflessioni sulla morte prodotti dall’antichità a oggi, permettono di ricreare le condizioni per fare esperienza della morte senza doverla subire. Una funzione che lo psichiatra Stanislav Grof, fra i massimi esperti mondiali nella ricerca sugli stati non ordinari di coscienza, ha riconosciuto appartenere a quei riti di preparazione tipici di tutte le culture non occidentali e basati sulle cosiddette esperienze “olotropiche”: processi in grado di portarci verso quella dimensione dell’oltre, o della completezza, che l’uomo ha tradizionalmente cercato attraverso tecniche sacre e uso di sostanze psicotrope. Grof ne parla in modo chiaro e approfondito nell’ottimo testo “L’ultimo viaggio”, edito da Feltrinelli.

Il punto cui la ricerca scientifica sta pervenendo appare quasi paradossale: una conferma di quelle verità che da millenni sono rivelate nelle culture tradizionali e che l’approccio occidentale al sapere ha profondamente combattuto, o liquidato come superstizione, fantasia o follia. Esiste cioé un mondo dei morti, al pari di quello dei vivi, che può essere esperito uscendo dallo stato ordinario di coscienza. Un mondo, o mondi altri, nel quale le azioni compiute in vita comportano specifici effetti e determinano il cammino esistenziale di ognuno di noi, al di là delle manifestazioni spazio-temporali di cui siamo consapevoli.

Nell’antichità, ma ancor oggi nelle culture indigene, nelle civiltà orientali o nelle correnti mistiche delle religioni, la preparazione e l’educazione alla morte permettono di crescere persone capaci di affrontare le difficoltà più estreme con una serenità spirituale ben diversa da quella della nostra società. E' tempo che i Comuni, così come gli altri enti e istituzioni pubbliche, si facciano carico di questa nuova consapevolezza e creino le condizioni per dare un senso più esaustivo a quella fredda espressione che risponde a “servizi funebri”. I cimiteri rappresentano il banco di prova per la maturità spirituale sviluppata da una comunità, oltre che un luogo esclusivo per saldare legami interpersonali e infragenerazionali gradualmente annientati dal modello economico neoliberista. I cimiteri, infatti, sono spazi di memoria collettiva, dove l’esempio dei cittadini più meritevoli, cioé capaci di sacrificarsi per l’altro, andrebbe sempre valorizzato attraverso “percorsi della memoria” corredati di specifica segnaletica ed epigrafi evocative. Una rinnovata declinazione del classico “memento mori”, che si trasformerebbe specularmente in un “memento vivere”. Ricordati di vivere. 

Augurando un’estate che possa portare nuove occasioni di consapevolezza grazie alla riappropriazione del nostro tempo più intimo, così come attraverso l’esperienza del viaggio, lasciamo in dono una lettura che aiuti a meditare su quale sia il percorso più vicino alle esigenze di ciascuno di noi: uomini, ancor prima che cittadini.  

Alberto Caspani 
  Capogruppo di Lista per Biassono 



L'ULTIMA FERMATA


Avvertii subito la sensazione di essere tornato a casa. Chissà perché. Alla fine il treno mi aveva condotto nella stazione periferica di un paesino sperduto, immerso in un sonno profondo quanto i misteri della culla. L'ora tarda, però, aveva contribuito a creare un’insolita intimità all'interno della sala d'aspetto, dove bizzarre figure si erano raccolte per trascorrere la notte, più che per attendere le corse successive.

Un ubriacone, il cui pesante russare copriva persino il ticchettio dell'orologio a muro, era disteso lungo una fila di sedili traforati che disegnavano il perimetro della stazione; poco più in là, rannicchiata vicino a una colonna dall'intonaco scrostato, una vecchietta era intenta a mettere ordine in alcuni sacchetti di plastica. Lungi dall'invadere i loro spazi, decisi di assestarmi su un trenino in legno che durante il giorno doveva essere preso d'assalto dai bambini più irrequieti: le prime tre carrozze erano ampie a sufficienza per imbastire un letto di fortuna, mentre il vagone ristorante avrebbe ospitato senza problemi l'enorme zaino che mi trascinavo ovunque.

Scrupolo del tutto inutile. Preannunciati da risa sguaiate, due monelli balzarono fuori dalla scalinata che conduceva ai binari e, scartandosi reciprocamente, conclusero una fulminea azione di calcio tirando con violenza al centro della sala. La pallina di carta, ormai logora, sfiorò la paccottiglia della donna e andò a conficcarsi nell'intercapedine della macchinetta per il rilascio dei biglietti. In un battito di ciglia si adombrarono: "tanta bravura per nulla!”, commentò con stizza il più grande. A testa china raggiunse l'ubriacone sulle seggioline, si prese la testa fra le mani, simile a un pensatore della Grecia antica, e fissò i gomiti sulle ginocchia con fermezza granitica. Dal lato opposto, il suo amico lo fissava assorto. Per un attimo ebbi l’impressione che il tempo si fosse fermato, fotografando la trascurata armonia di un'improbabile famigliola notturna. La vecchietta aveva infatti rivolto uno sguardo accondiscendente ai due giocatori, accarezzandoli con la pacata saggezza dell'età, quasi volesse prevenire una reazione un po’ sgarbata da parte dell'uomo macilento. L’orologio ticchettava impietoso, ma di tanto in tanto la porta scorrevole si spalancava, introducendo sulla scena nuovi personaggi per apparizioni fugaci. Sembrava di sedere a teatro, a una di quelle commedie dell'assurdo in cui erano gli emarginati e i freak ad accattivarsi la simpatia della platea, ironizzando sulle loro piccole tragedie quotidiane.

"Come mai non dormi?" - domandò il più grande dei due monelli. "Hai riordinato le tue cianfrusaglie per ore, come se dovessi accamparti qui per sempre, e poi te ne stai lì ritto a fissare il vuoto”.

Era sbucato alle spalle senza fare rumore. Il suo compagno gli stava accanto divertito, giochicchiando con un accendino raccattato in qualche cestino dei rifiuti. "Non so. Sono contento di trovarmi qui, in vostra compagnia. E' da settimane che viaggio ininterrottamente, vagando di stazione in stazione alla ricerca di qualcosa che non sono riuscito a trovare. E ora, quasi per caso, sento che trascorrerei volentieri il mio tempo qui”. “Ma dai! Allora ti siamo simpatici? Ehi Billy, abbiamo un nuovo amico!". Il bimbo con l'accendino s’illuminò: tenne la fiamma accesa per qualche secondo e rise di gusto. Anche la vecchietta ci fissò soddisfatta.

"Cosa intendevi dire, prima, quando hai gridato "tanta bravura per nulla"? - chiesi. “Ti piacerebbe forse diventare un giocatore professionista?"
"E' giusto un mio sogno. Non ho mezzi, né istruzione. Mi hanno abbandonato quando avevo la sua età!” - e indicò offeso Billy, i cui grandi occhi azzurri pendevano sempre dalle sue labbra. “Benché fossi stato affidato in custodia a un signore con una pancia smisurata, me la sono data a gambe: meglio vivere per conto proprio, che accanto a una persona insulsa". Sbuffò. Non andava fiero del suo passato. L'unica vera consolazione, per quanto non volesse darlo a intendere, era stato l'incontro con Billy, certo più sfortunato di lui perché molto più fragile. Lo trattava come fosse un compagno di sventura, ma non era che un bimbo. Lo sapeva bene: inconsciamente si sentiva in dovere di proteggerlo e, se talvolta rimediava qualche barretta al muesli o di cioccolato, il pezzo più grosso spettava sempre a lui. "Abbiamo girato un sacco di stazioni” - riprese con spavalderia - “finché il caso ha voluto che proprio questa divenisse la nostra casa. Non chiudono mai, neppure di notte. Inoltre conosciamo tutti i tiratardi del posto: quell’ubriacone che vedi steso là, ad esempio! Ci racconta un sacco di storie spassose, mentre Babuccia, una volta, ha messo in fuga dei brutti ceffi: volevano rubarci il coltellino, ma lei si è messa a gridare e li ha spaventati. E' in gamba, la nostra Babuccia!”. “Già! E’in gamba la nostra Babuccia” - ripetè Billy, annuendo orgoglioso con le braccia incrociate.

La stanchezza iniziava a pesarmi sulle palpebre, ma era impossibile accomiatarsi dai due. Volevano sapere dei miei viaggi, delle località più strane che avessi mai visitato, della mia vita. La curiosità li divorava. Ogni aneddoto pareva lasciarli a bocca aperta, benché riguardassero per lo più episodi di vita quotidiana. Alla fine ritenni più saggio girar loro le domande rivoltemi senza interruzione, in modo tale che potessi sonnecchiare a occhi aperti, mentre si sforzavano di ricordare le avventure vissute insieme. Billy insisteva nel dire che il suo compagno era ancora più bravo dell'ubriacone nel raccontare certe storie. Lui si schermiva, ma dentro di sé gongolava per quei piccoli riconoscimenti. "Dai, dai! Raccontagli di quella signora! Sei poetico quando parli di lei. Le parole ti escono diverse…non sembri neppure tu! Sì, sei strano quando parli di lei”. Il ragazzo arrossì, ma trovò infine il coraggio di aprirsi. “Beh, ho immagini confuse e poi lo sai che mi bruciano gli occhi quando racconto. Ricordo…ricordo il suo volto, il suo profilo inondato dalla luce di un tramonto come tanti altri. Ricordo il suo sguardo, che un tempo aveva scintillato in occhi d'ambra, sino al giorno in cui si smarrì nell'ultimo volo delle rondini estive, senza fare più ritorno. Di fronte alla tavola sfatta, su cui non erano rimasti che brandelli di una grigliata insipida, la sua figura stava accasciata sulla vecchia sedia di paglia. Immobile, quasi presentisse l'avvicinarsi di un istante fatidico, lasciando che solo i suoi capelli fini e diradati assecondassero la danza della brezza serale”.

“Lo senti? Lo senti??” - si agitò Billy. “Non è bravissimo, il mio fratellone Hansi? E’ un poeta! Oh sì, se lo è! Quante volte ho voluto ascoltare questo racconto! Vedo tutto, quando lui parla così…”.

Era davvero inspiegabile. Riuscivo a udire persino il sibilo degli steli d'erba, cullandomi sulle note della sua voce così sorprendentemente matura. Anch’io riconoscevo tutto. La brezza di cui raccontava, ad esempio, era stata una vera e propria benedizione, dispensata dopo giorni d'afa insistente che avevano costretto la donna, dapprima, su un divano di raso purpureo, quindi in un letto dalle ruvide lenzuola di cotone; come se la sua pelle ingiallita e grinzosa dovesse abituarsi gradualmente ad asprezze di ben altro genere. "Parlava poco, lei così loquace” - ricordava Hansi. “Sorrideva ancor meno, ma mi dicevano che di nascosto, nell’intimità, aveva iniziato a interrogare i moti degli astri, i cachinni, sì, proprio questa era la parola che usavano, i cachinni delle fronde di quercia, i colori stinti dell'alba di pianura". Billy aveva ragione. Il suo amico era un poeta di strada, forse un pittore mancato. Nonostante l’età, doveva aver vissuto accanto a persone straordinarie per avere una capacità di affabulazione simile. Non sembrava un ragazzo, bensì un uomo maturo, vissuto, vestito però di jeans strappati e una felpa lisa. Nelle sue parole seguivo lo sguardo della donna mentre tornava a posarsi sulle briciole della cena, disseminate sulla tovaglia piena di macchie. Con un’impercettibile contrazione delle labbra, vedevo il suo dispetto per il fatto che in nessun modo, comunque le si osservasse, potessero essere raccolte in alcuna forma geometrica. A dispetto delle allusioni evocate da grappoli di lettere morte, o dalle arcane formule di cifre cieche, quelle briciole manifestavano il tragico destino della casualità. Erano sopravvissute alla vorace ingordigia del tempo e, presto, sarebbero state spazzate via da un lieve colpo di vento, finendo dimenticate per sempre.

Ora che lo scorcio di una vita a fior di pelle iniziava a farsi abbagliante per gli occhi stanchi e velati della donna, erano proprio le piccolezze quotidiane ad alimentare il calore dei suoi ricordi. "La spesa dal vecchio prestinaio - raccontava Hansi - l’odore del té servito immancabilmente con una punta di miele, la trasmissione televisiva condotta dall'impareggiabile re del quiz…”. Frammenti di un’esistenza che stava scomparendo chissà dove, ma pur sempre percepibile nell’impetuoso scorrere del sangue per le vene. “No. Non era sola e non lo era mai stata, benché i suoi cari paressero non badarle, impegnati ai fornelli o al lavabo” - osservò il ragazzo, a cui ora gli occhi bruciavano e scorrevano imbarazzati lungo le rotaie. Quel tramonto rosso e interminabile, steso dalle pennellate impressioniste di Hansi, non poteva che appartenere a lei sola. I richiami della sera, le moine delle betulle, le parole più dolci, ogni dettaglio la sfiorava con la stessa fragile delicatezza dei ciliegi in fiore. L'incanto suscitato dalla bellezza di un fenomeno ciclico aveva infine assunto, ai suoi occhi, la nobile solennità del banale. Non esistevano più confini da oltrepassare, né orizzonti che attendevano nuove scoperte: tutto tornava lentamente all’inizio degli inizi, con la stessa leggerezza che aveva accompagnato i quesiti dei primi anni. Nel tondo della stella più amata, la donna non scorgeva più macchie, né irregolarità. Il suo bagliore non respingeva l'occhio, benché si fosse abituato a subire l'umiliazione del diniego, l’appassire delle speranze, a tollerare il decomporsi nell’ombra di ogni vanità. Invocava accondiscendenza, ora; come se il bagno di luce così a lungo sfuggito dovesse cancellare ogni cicatrice e smussare le spine dei desideri irrealizzati. "Mai più vidi qualcuno accomiatarsi dal mondo con tanta grazia, come quella donna seppe fare”. Lacrime invisibili solcavano le guance del ragazzo. Tutta l’amarezza che, da tempi immemorabili, gli aveva impedito di balzare sul primo vagone di passaggio abbandonandosi ai capricci del destino, era affiorata al di là del suo consenso. 

Finché l'immagine di quella donna avesse conservato il profumo di un sogno svanito troppo in fretta, di una culla anzitempo perduta, Hansi avrebbe continuato a imbattersi solo in squallide stazioni di periferia, lontane anni luce dalla meta che segretamente cercava. Eppure, qualora avesse scorto anche un debole appiglio cui avvinghiarsi, ero certo avrebbe potuto trovare forze sufficienti per riscattare lo sguardo stanco di Babuccia, così come i bonari rimbrotti dell'ubriacone. 

“L'eredità del tempo. L’inesauribile vitalità del legame”. Pronunciai quelle parole quasi senza accorgermene. I due monelli mi guardarono aggrottando le sopracciglia, probabilmente in attesa di una spiegazione al nuovo enigma, dal sentore stranamente allettante.

“Più volte ho considerato queste parole col freddo distacco del filosofo” - spiegai loro - usandole come fossero tasselli per raddrizzare pensieri storti. Quasi godessi del privilegio di scrivere della mia vita, o dell'altrui, potendo attingere semplicemente da sogni iperuranici, senza vivere davvero le loro ferite. Poi, leggendo le note di viaggio di un esploratore dimenticato, fui colpito dall'immediatezza di una frase che si lega benissimo a quanto abbiamo vissuto”. 

I ragazzini si strinsero accanto, sfiorandomi con i capelli spettinati e le loro magliette logore. “E che cosa diceva?” - domandarono impazienti. 
"Parole semplici: proseguo, dunque. Altro non posso fare. Proseguo portandomi nello zaino della vita l’unico tesoro che ho avuto in eredità: l’amore dell'ultima carezza di mia madre”. I ragazzi mi osservavano ammutoliti. 
“Sapete, ancora non mi spiego come un gesto, un solo fugace gesto, possa racchiudere magicamente il senso di un’intera vita. Eppure, grazie a quel gesto, riesco a rileggere il passato avvertendo ogni volta un piacevole tepore spandersi per tutto il mio corpo. E di quel che ancora fatico a raccontare con occhi non arrossati, riesco a scrivere senza alcuna paura”.

“Hai capito, Billy? Abbiamo conosciuto uno scrittore!”. 
I due si sorrisero con complicità.
“Magari lo fossi! - ribattei. “Non sono che un mero biografo!”
“E fa grande differenza?”, mi guardò Billy perplesso. 

Si erano uniti anche Babuccia e l'ubriacone. No. Non era notte per riposare e il sole sembrava non voler proprio sorgere. Al gruppo si era aggiunta addirittura una certa Simone, sensuale cubista di cui Hansi confidò di essersi invaghito. Ogni notte, alle tre meno un quarto, irrompeva nella stazione, godendo nel riconoscere la meraviglia e la venerazione che si dipingevano negli occhi del ragazzo. Quelle stesse virtù che lei, inutilmente, cercava nei volti paonazzi del pubblico sotto il palco, in attesa di un uomo che potesse portarla lontana dal peep show dove lavorava. O di qualsiasi altra occasione da cogliere al volo. Per quanto non mancasse mai di farsi beffe del ragazzo, si era quasi convinta che, un giorno o l'altro, sarebbe fuggita proprio con lui. Un pensiero ridicolo, che scacciava nell’angolino dei suoi desideri ogni volta che incrociava gli occhi adoranti di Hansi. Sorrideva, pensando a come avrebbe reagito stringendolo al seno. Sorrideva e sentiva il bisogno di svaporare quelle fantasie strizzando nervosamente la pompetta di un vecchio diffusore di profumo. 

"Prima di lasciare mia madre” - lessi dalle note di viaggio dell’esploratore - “ho accarezzato il suo viso, come da anni non avevo più osato fare. Nello stesso istante, la sua mano si è distesa sul mio volto, morbida e profumata di buono come il ricordo della mia infanzia. Pochi secondi. Forse un attimo appena. Un gesto riflesso, probabilmente, perché aveva ormai gli occhi chiusi. Eppure in quel momento ho avuto l'impressione di essermi fatto specchio della sua immagine. Un’immagine, buffo a ripensarci, di simmetria imperfetta. Guardavo la mia origine, ma lei non vedeva il suo futuro. Forse non era così importante: ciò che davvero contava stava già tutto in quella carezza”. 

L’esploratore confidava di non aver pianto, perché non avrebbe voluto tradire quel che allora gli era parso solo un presagio. Una paura remota che aveva cercato ingenuamente di scacciare, tentando una nuova fuga lontano da casa: quasi che la sua lontananza potesse esercitare un magico influsso, tenendo vivo il desiderio di una madre che vuole vedere il proprio figlio prima di doverlo abbandonare per sempre. Confidando in quell'assurda speranza, l’esploratore sosteneva di esser stato pronto a prolungare il suo viaggio per l’eternità: più lontano sarebbe andato, più intenso sarebbe stato l'istinto di sopravvivenza di sua madre. Non andò così, in realtà. Quando giunse per riabbracciarla dopo un rientro affannoso, lei aveva accennato appena un sorriso. Sui suoi occhi era calato il buio dell’inconscio. Il vuoto dell’oblio, già soffocata da quel dolore che l’avrebbe infine vinta.

I due monelli furono entrambi scossi da un brivido lungo la schiena e, per la prima volta, andarono a cercare l'abbraccio dei loro vicini. Improvvisamente erano tornati piccoli piccoli. Persino Simone non ebbe il coraggio di scacciare Hansi e lo lasciò avvicinare al suo cuore. L’ubriacone posò invece una mano sulla spalla di Babuccia. Ognuno cercava quella fonte di calore che, in un modo o nell'altro, la vita aveva loro sottratto. Non importava da quali strade fossero giunti. Né se uno di loro sapesse d’alcool o l’altro indossasse vestiti logori. Erano semplicemente legati insieme, sebbene il fischio del treno potesse portarli via da un momento all’altro.

"Si è poi chiesto - aggiunsi - se non avesse sbagliato tutto. Se non si fosse comportato nel modo più stupido e insensato, pur non potendo prevedere un distacco così repentino. E ha pensato a quante parole avrebbe potuto spendere in quegli ultimi giorni persi in viaggio. A quella carezza e a quell’ultimo sorriso. Alla profonda stima e all'orgoglio che riconosceva sempre negli occhi di sua madre, così come in quelli di ogni mamma. Al suo invito a vivere il viaggio con gioia, perché sarebbe stato assai più lungo di quel che lui avesse immaginato all’inizio. D’improvviso, tutto divenne chiaro: non in una preghiera, né in un’invocazione e neppure in un rito scaramantico consiste la benedizione dei viaggiatori. Per chi parte e per chi resta, il saluto augurale è riposto nello scambio di una carezza. Non servono parole nel momento dell’addio. Una madre, un padre o i figli potrebbero sussurrarsi all’orecchio: "ti voglio bene”, "sii forte", “fa' il bravo”, "tagliati i capelli”: tutto superfluo, quando è il mondo a trasformarsi nella nostra casa”. Accarezzai i miei amici uno ad uno, mentre si allontanavano nella direzione dell’alba. Billy stringeva la mano di Hansi. E Hansi quella di Simone. Fu la loro ultima fermata insieme, forse. O la prima, titanica bugia, cui avessero mai prestato fede.  

sabato 28 luglio 2018

PEDEMONTANA VS PISTE CICLABILI


Pedemontana si è trasformata in un comodo jolly per la giunta biassonese. Ogniqualvolta emergono necessità o urgenze infrastrutturali sul territorio - ultimo esempio di cronaca la petizione degli studenti locali per ottenere migliori collegamenti verso Lissone - la risposta di Villa Verri è sempre la stessa: “non potremo programmare sino a quando non sapremo se da lì passerà Pedemontana”. Così era stato affermato anche in occasione di un possibile recupero degli spazi della stazione ferroviaria di paese, quando alcuni giovani aveva raccolto la nostra proposta di rilancio dell’immobile. Così la Lega Nord si era opposta alla nostra idea di sviluppare una via ciclabile attrezzata lungo i sentieri che da via Madonna delle Nevi portano verso via delle Vigne. Potremmo continuare a lungo, ma le ragioni si palesano da sé. 

Sembra proprio che la bicicletta sia un mezzo poco apprezzato dai nostri amministratori, nonostante il territorio pianeggiante biassonese, così come la presenza di aree verdi disgiunte, rappresentino un aperto invito urbanistico a creare collegamenti ciclo-pedonali protetti per tutto il paese. Utili risorse, fra l’altro, per ridare slancio all’abortito progetto Pedibus. Eppure, a livello sovracomunale, la tendenza odierna è tutt’altra: al di là della meravigliosa pista recentemente inaugurata lungo il Lago di Garda, il successo del bike-sharing a Milano e Lecco sta ormai conquistando le Province dell’hinterland, tant’è che il Comitato pendolare “Besanino” è deciso a far passare in Regione una proposta per sviluppare un circuito integrato di bike-sharing per i Comuni della Corona del Parco (dunque anche per Biassono). 

Pochi giorni fa, sono stati gli assessori regionali Raffaele Cattaneo (Ambiente e Clima) e Riccardo De Corato (Sicurezza, Polizia, Immigrazione) a lanciare un bando pubblico pensato per supportare proprio i Comuni che necessitano il miglioramento e la messa in sicurezza delle proprie piste ciclabili: oltre 3.6 milioni di euro, cui è possibile accedere inoltrando apposita domanda online entro il prossimo 14 settembre. Una possibilità che Lista per Biassono ha indicato alla giunta nella discussione sulla variazione di bilancio durante il consiglio comunale del 27 luglio, ottenendo un lapidario commento fuori microfono semplicemente irripetibile per la sua scurrilità. Preferiamo rispondere riportando poco più sotto il comunicato stampa ricevuto attraverso alcuni nostri simpatizzanti legati alla Fiab e a ECF, affinché la giunta non perda l’ennesima occasione d’oro per ripensare una viabilità realmente sostenibile per il nostro Comune. E i nostri ragazzi, impegnati in una legittima petizione di firme, possano contare anche su strumenti finanziari concreti. 




sabato 14 luglio 2018

CONSUMO SUOLO: LA SENTENZA DEL TAR SU BIASSONO


A distanza di quasi sei anni dall'inizio della battaglia di Lista per Biassono contro la cementificazione del nostro territorio attraverso il PGT, ieri il Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia ha emesso una sentenza storica che non solo serve a preservare il nostro Comune, ma offre anche un precedente giurisprudenziale utile per l'intera Lombardia. Ne abbiamo parlato questa mattina col presidente di Legambiente Lombardia, Barbara Meggetto, insieme agli avvocati Emanuela Beacco e Michele Memola. A loro il nostro ringraziamento per averci rappresentato in sede legale, ma anche a tutte le associazioni locali e i movimenti civici che nel tempo si sono uniti a questa battaglia, riconoscendo l'impegno (e anche lo sforzo economico) sostenuto da Lista per Biassono. Fra questi, il Coordinamento ambientalista del Piano Territoriale Coordinamento Provinciale di Monza e Brianza, LabMonza, Lissone Bene Comune, Verdi Monza e BrianzaBiassono Civica, Salviamo il Paesaggio. 

Lista per Biassono




   Milano, 14 luglio 2018



Cemento in Brianza: il TAR dà uno stop al piano urbanistico di Biassono

Legambiente: "La sentenza pubblicata oggi è una trave negli ingranaggi del procedimento che minacciava di lastricare di cemento le ultime aree verdi tra Biassono e Desio. Ora tocca alla Provincia svolgere il proprio ruolo di tutela del territorio".

Cassate anche le previsioni urbanistiche che intaccano il corridoio ecologico del Parco della Valle del Lambro


E' stata pubblicata oggi la sentenza del TAR di Milano che accoglie alcune delle importanti eccezioni opposte da Legambiente, dai comitati e dalle liste civiche di opposizione, nei confronti del Piano urbanistico del comune brianzolo, rispetto a previsioni insediative industriali e direzionali (ambito definito TR1) che, se attuate, avrebbero cancellato gli ultimi lembi di verde che separano Biassono dalla confinante Lissone, completando la dissennata coltre di cemento che fa della provincia brianzola il territorio col più alto consumo di suolo in tutta Italia.

"La sentenza del TAR inceppa l'operazione spregiudicata con cui il Comune e l'operatore immobiliare avrebbero potuto dare il via al piano attuativo su un ambito di quelli istituiti dalla provincia di Monza come corridoi da tutelare per salvaguardare le residue connessioni con il sistema verde provinciale - dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia - Siamo felici per l'esito della sentenza, ma siamo anche consapevoli che la vittoria davanti al giudice non basta: ora la palla passa alla politica, vigileremo affinché la Provincia svolga nel migliore dei modi il ruolo che le compete nel rapporto con il comune di Biassono, difendendo il proprio Piano Territoriale di Coordinamento che ha tra i suoi principali obiettivi proprio quello di fermare il dilagare del consumo di suolo"

La sentenza ha anche accolto i rilievi di Legambiente cassando due ambiti urbanistici a ridosso del corridoio ecologico del Parco della Valle del Lambro, ribadendo l'importanza della rete ecologica regionale come strumento di tutela dell’ambiente. “La sentenza è importante perchè afferma l’obbligo di effettuare la valutazione di incidenza non solo nei siti di rilevanza comunitaria, ma anche nei corridoi ad alta antropizzazione della rete ecologica regionale. Si tratta di un importante strumento per garantire interventi di deframmentazione sulle aree investite e di rinaturazione compensativa", commenta la legale dell'associazione, avvocato Emanuela Beacco.

L’annullamento dei due ambiti di trasformazione è importante perché la loro attuazione, anche se di dimensioni modeste, avrebbe potuto costituire un precedente per future e più gravi aggressioni urbanistiche all’area protetta fluviale della valle del Lambro.




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mercoledì 13 giugno 2018

Il difensore civico e lo smemorato di Biassono


Il Consiglio comunale di Biassono, nella seduta del 7 giugno, ha finalmente deliberato l'approvazione dello schema di convenzione tra il Difensore Civico della Regione Lombardia e il nostro Comune per il servizio, appunto, di difesa civica.

Il Consiglio comunale di Biassono ha finalmente riconosciuto che la collaborazione tra il Difensore e le associazioni di enti locali “costituisce una buona opportunità per diffondere la conoscenza della difesa civica soprattutto in quei Comuni privi di difesa civica comunale”.

Il Consiglio comunale di Biassono ha finalmente ritenuto “utile e opportuno” per la comunità amministrata stipulare una apposita convenzione con il Difensore Civico regionale.

Legittima, quindi, la soddisfazione del sindaco Casiraghi, il quale si è ascritto l'impulso  ed il merito dell'iniziativa.

Abbiamo voluto enfatizzare quel “finalmente”, perché a Biassono, tutte le amministrazioni precedenti hanno sempre teso a considerare la figura del Difensore Civico come superflua ed irrilevante. Vano, nel corso degli anni, ogni tentativo di Lista per Biassono di farne riconoscere il ruolo di garante dei diritti della cittadinanza nei confronti dell'agire della pubblica amministrazione. Al punto da negarne perfino l'evidenza: “non sono a conoscenza di proposte di Lista per Biassono volte all'istituzione del Difensore Civico”, ha dichiarato il nostro Sindaco alla stampa locale.

Al solo scopo di rinfrescargli la memoria, e senza alcuna vis polemica, ci permettiamo quindi di rimandare qui alla pubblicazione dell'ultima mozione che avevamo presentato nel 2014 (benché tentativi siano stati portati avanti anche ben prima di quella data).

Lista per Biassono chiedeva al Sindaco e alla Giunta di stipulare apposita convenzione a titolo gratuito col Difensore Civico di Regione Lombardia, allo scopo di poter assicurare anche alla collettività biassonese il diritto ad usufruire pienamente dei servizi della difesa civica. Tutti e 9 i consiglieri leghisti presenti votarono, allora, contro la Mozione di Lista per Biassono, bocciandola. Luciano Casiraghi, attuale sindaco, era tra i 9 presenti e votanti ma, evidentemente, era distratto o pensava ad altro.

Ad ogni buon conto, anche se con quatto anni di ritardo, tutto è bene quel che finisce bene. Il felice epilogo di questa come di altre precedenti proposte (Consiglio comunale dei Ragazzi, Casa dell'Acqua) ci induce a ritenere che, magari tra qualche anno, potranno trovare udienza presso la maggioranza leghista anche altre istanze di Lista per Biassono che a suo tempo ebbero a scontrarsi con l'intransigenza e la pregiudizialità dell'Amministrazione.

Ci riferiamo alla proposta relativa all'istituzione del Pedibus quale mobilità alternativa per gli studenti biassonesi, a quella concernente gli orti urbani, alla creazione di un Roseto della Pace in Villa Verri....beh, fermiamoci qui. Meglio non sognare ad occhi aperti. 






lunedì 4 giugno 2018

Giù le mani dall'Italia!

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Il Presidente della Repubblica è molto più della persona fisica e storica che ne ricopre la carica, ma ai nostri amministratori questa differenza sfugge. Neppure il sindaco Luciano Casiraghi, infatti, è riuscito a sottrarsi all'appello della Lega Nord a mettere in pratica azioni dal forte carattere simbolico, volte a delegittimare le Istituzioni nazionali in modo totalmente distorto. 

Il suo nome è apparso nel novero di quei primi cittadini brianzoli (Albiate, Ceriano Laghetto, Lazzate, Meda, Renate, Varedo) che hanno od avrebbero sfrattato dai propri uffici il ritratto del Capo dello Stato. Contestando Sergio Mattarella, non si sono resi conto di contestare loro stessi, in quanto diretta espressione dell'autorità dello Stato italiano e dell'unità che lega in modo interdipendente le figure di potere democratico dal vertice alla base. Lo Stato è un corpo unico, seppur con diverse funzioni, ed è assurdo che una mano possa prendersela con la testa. L'esposizione del ritratto del Capo dello Stato, ancorché non obbligatoria, è una consuetudine consolidata in tutti i Comuni perché simbolo dello Stato che si riconosce nel suo Presidente: emblema dell'unità nazionale. 
Defiggerlo diventa allora un atteggiamento di disprezzo nei confronti dell'intero apparato istituzionale italiano, del Paese e della sua unità territoriale, culturale e civile.

Ha tuonato la Segreteria provinciale della Lega Nord: “i nostri sindaci rispondono da sempre al popolo che li ha eletti. Nei nostri uffici preferiamo un simbolo di libertà come quello di Alberto da Giussano”.

Gli ha fatto eco, ed ha dichiarato alla stampa il nostro Sindaco: “abbiamo sempre avuto la statua di Alberto da Giussano; non c'è mai stata invece la foto del Presidente. I miei colleghi predecessori della Lega non l'hanno mai esposta nel loro ufficio e non l'ho fatto neppure io”.

Casiraghi dovrebbe però tenere bene a mente che lui non deve rispondere solo ed esclusivamente al “popolo che lo ha eletto” (peraltro una minoranza), ma che rappresenta l'intera collettività biassonese, proprio come la sua carica rappresenta una singola funzione di un unico corpo: l'Italia. Casiraghi, dunque, risponde anche a quella parte che è stanca di provocazioni e che, a pseudo tradizioni “lumbard” e a grotteschi riti delle ampolle, si riconosce nel rispetto delle Istituzioni democratiche. Nel rispetto dell'Italia. 

lunedì 14 maggio 2018

Esercizio finanziario 2017: difficoltà a riscuotere


Repetita iuvant. E' quasi inevitabile, quando si affrontano le discussioni sul Bilancio di Biassono, sentire il lamento dell'assessore competente in ordine al fatto che - per rispondere alle eccezioni e/o alle richieste dell'opposizione - si trova costretto a ripetere sempre gli stessi concetti.
La medesima sensazione, si consoli, pervade i consiglieri ogni volta che si addentrano nelle pieghe del Bilancio, trovandosi davanti le solite macroscopiche e ataviche risultanze. Questa volta, dunque, non interverremo.
Non parleremo né del sistema di imposizione tributaria imperante da decenni a Biassono, né di aliquote, tariffe ed esenzioni. Tantomeno della loro gravosità e iniquità.  
Crediamo di averlo fatto poco più di un mese fa (marzo 2018), così come lo facciamo a ogni discussione di Bilancio Preventivo; non ci pare pertanto il caso di ritornarci, anche se queste osservazioni costituiscono il presupposto su cui si fonda l'impianto stesso di ogni Bilancio. Su di esse continuiamo a mantenere tutte, nessuna esclusa ed eccettuata, le criticità manifestate.
Soffermeremo la nostra attenzione su un'altra annosa e - per noi che la denunciamo da anni - spinosa e pericolosa evidenza: la montagna eufemisticamente definita "residui attivi di dubbia esigibilità".
Partiamo dai dati certi: sappiamo, perché lo ripetono alla noia tutte le Relazioni di tutte le Giunte via via succedutesi, che "dal 2007 si è provveduto a vincolare una parte sempre più consistente dell'avanzo di amministrazione a titolo di misura compensativa della difficile esigibilità di alcune entrate".
Sappiamo anche, che dal 2017 si è previsto "l'avvio e l'attuazione di una serie di controlli e verifiche sul corretto adempimento degli obblighi fiscali per quanto concerne la fiscalità locale".  
La domanda che, a nome del biassonese medio, ci sentiamo di porre a chi ha amministrato sinora il nostro Comune può apparire semplice e banale: perché?
Perché si sono lasciati passare quasi vent'anni per "dare avvio" a tali controlli? Perché si sono lasciate cadere nel vuoto le segnalazioni e le grida d'allarme che puntualmente Lista per Biassono sollevava? Perché ci si è mossi solo ed esclusivamente dopo la censura e la diffida della Corte dei Conti?
Altro dato certo: non più tardi di due mesi orsono, la Relazione della Giunta per il triennio 2018/2020 confermava  ed enfatizzava "l'avvio di una più completa attività di controllo volta al recupero dell'evasione che interesserà le tasse locali con particolare riferimento a Imu, Tasi e Tari".
Ci si diceva anche sicuri che "l'attività di accertamento tributario porterà al recupero di una NOTEVOLE somma derivante dall'evasione". E che tale risultato "sarà la base per continuare nell'obiettivo dell'Amministrazione comunale di riduzione della pressione tributaria a carico dei cittadini biassonesi".
Bene, saremmo portati a dire!
Peccato che, allo stato, il recupero sia tutt'altro che notevole e la riduzione della pressione tributaria locale sia pressoché simbolica, quasi irrilevante.
Poi ci sono altri dati certi: i numeri del Bilancio.
Diciamo questo non perché siamo preoccupati dell'ulteriore incremento del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità che passa da 1.187.365,04 del 2016 agli attuali 2.315.307,75 (sappiamo che anno per anno l'accantonamento richiesto è gradualmente e percentualmente maggiore).
Diciamo questo perché alcuni allegati al Bilancio, e l'allegato 30 in particolare,  appaiono, nella loro crudezza, francamente imbarazzanti.
Ci riferiamo, infatti, al Prospetto concernente la composizione del Fondo di cui stiamo discutendo, dal quale estrapoliamo alcune significative e drammatiche cifre:
Ici (quote arretrate)
media riscoss. : 24,47%  
non riscosso : 75,53%
Residui: euro 46.024,69
Tari
media riscoss. : 26,81%
non riscosso : 73,19%
Residui: euro 842.688,97
Proventi imp. sportivi
media riscoss. : 0%
non riscosso: 100%
Residui: euro 40.161,80
Fitti reali da fabbr.
media riscoss. : 29,31%
non riscosso: 70,69%
Residui: euro 210.918,82
Conv. util. aree com. operatori telefonia mob.
media riscoss. : 19,99%
non riscosso: 80,01%
Residui: euro 74.815,79
Sanzioni viol. Codice d. Strada
media riscoss.: 10,23%
non riscosso: 89,77%
Residui: euro 1.093.737,27
Viol. Regol. Ord.
media riscoss.: 2,74% (evidentemente siamo il paese delle grida manzoniane)
non riscosso: 97,26%
Residui: euro 34.602,74  
Recup. sp. imm. in affitto
media riscoss.: 10,61%
non riscosso: 89,39%
Residui: euro 219.276,70
Potremmo proseguire ma, per carità di patria, ci fermiamo qui.
Complessivamente i Residui Attivi al 31.12.2017 ammontavano ad euro 8.091.108,26.
Somma che rimarrebbe pesantissima anche qualora dovessimo scorporare la Competenza 2017 (euro 4.493.756,18).
Ci attesteremmo infatti sulla considerevole cifra assoluta di euro 4.096.153,51 (erano 3.543.075,14 nel 2016).
L'evidenza dei Residui Attivi Mantenuti mette in rilievo che molti degli stessi, anche di lunga data, sono posti in capo a : Operatori della Telefonia Mobile, Compagnie di Assicurazione, Enti e Società per Azioni della cui insolvenza ci riesce impossibile capire le ragioni.
Ci pare addirittura che, a differenza dei privati cittadini, per questi soggetti inottemperanti non siano neppure previste more, penalità e/o sanzioni.
Abbiamo più volte sostenuto, e lo ribadiamo, che per Lista per Biassono l'incapacità o la mancata volontà di riscuotere quanto di spettanza del Comune costituisce uno degli indicatori principali per giudicare l'operato dell'Amministrazione comunale. Tanto più in periodi di prolungata crisi economica come l'attuale.
Questa Giunta e questo Consiglio, per quanto di rispettiva competenza, dovrebbero quanto prima essere nella condizione di distinguere nettamente le situazioni di cosiddetta "morosità incolpevole", dalle altre.
Per le prime, sperimentare anche forme innovative quali un Regolamento sul baratto amministrativo; le seconde, da perseguire.
  
Passando ad una analisi più generale, questo l'andamento delle ENTRATE TRIBUTARIE che passano da 5.149.039,79 (2016) a 5.312.014,98 (2017)
Tra queste:
IMU: 1.250.000 (2015);  1.660.872 (2016); 1.600.000 (2017)
TASI: 1.815.000 (2015); 555.326 (2016); 610.000 (2017)
TARI: 1.2000.615 (2015); 1.221.067 (2016); 1.235.000 (2017)
ADDIZ. COM IRPEF: 1.575.000 (2015); 1.615.000 (2016); 1.700.000 (2017)
I TRASFERIMENTI da Stato, Regione ed altri Enti passano da euro 4.304.279 (2016) ad euro 4.112.581 (2017) con una diminuzione del 4,45% .
Le ENTRATE EXTRATRIBUTARIE passano da 2.577.666 (2016) agli attuali 1.692.204.
Queste le principali voci di entrata:
Sanzioni CdS: 345.000 (2015); 249.821 (2016); 249.384 (2017)
Concess. cimiteriali: 118.912 (2015); 129.936 (2016); 110.956 (2017)
Proventi refezione scolast.: 7.000 (2015); 17.167 (2016); 8.166 (2017)
Proventi trasp. alunni: 48.003 (2015); 49.205 (2016); 51.589 (2017)
Convenzione operatori telefonia mob.: 87.000 (2015); 113.005 (2016); 163.627 (2017)
Fitti reali di fabbricati: 120.405 (2015); 105.350 (2016); 96.279 (2017)
Recupero spese immobili in affitto: 60.680 (2015); 71.293 (2016); 83.228 (2017)
Ruoli coattivi pregressi: 0 (2015); 795.000 (2016); 0 (2017)
Tra le ENTRATE PER ALIENAZIONE e TRASFERIMENTI DI CAPITALE:
Proventi conc. edil. urb. primarie: da 200.535 (2015); 510.935 (2016); 283.478 (2017)
" " "   secondarie: 96.797 (2015); 217.594 (2016); 134.660 (2017)
Contributo per investimenti: 158.508 (2015); 351.884 (2016); 0 (2017)

Per quanto attiene alle SPESE, quelle correnti aumentano passano da 10.336.312 (2015) a 11.573.920 (2016) agli attuali 12.601.413, ed hanno la seguente incidenza sul Bilancio:
spese istituzionali e generali: 14,63%
ordine pubblico e sicurezza: 2,35%
tutela e valorizzazione dei beni e della attività culturali: 1,19%
politiche giovanili, sport e tempo libero: 0,91%
turismo: 0%
assetto del territorio ed edilizia abitativa: 0,71%
sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente: 9,08%
trasporti e diritto alla mobilità: 6,01%
soccorso civile: 0,02%
diritti sociali, politiche sociali e famiglia: 41,64%
sviluppo economico e competitività: 0,01%
politiche per il lavoro e la formazione professionale: 0,18%
agricoltura: 0%
energia e diversificazione delle fonti energetiche: 0%
relazioni con le altre autonomie territoriali e locali: 0%

Infine le spese per investimenti: da euro 882.825,28 (2015)  ad euro 1.294.170,28 (2016) agli attuali 134.398 (euro 791.430 sono nel Fondo Pluriennale Vincolato per opere finanziate nel 2017 e in corso di effettuazione nel 2018). Tra queste:
Dotazione giochi bimbi Piazza Libertà: euro 3.316,50
Colonnine rilevamento velocità: euro 26.582,82
Rilevatore semaforo rosso: euro 38.234,31
Man. straord.  Scuola Aldo Moro: euro 433.414,52
Man. straord. Palazzetto: euro 11.772,39
Man. straord. Piazza Libertà: euro 7.600,60
Progettazione PRG cimiteriale: euro 8.967,00
Ripristino imp. videosorveglianza:: euro 19.154,00
Colombari San Giorgio: euro 18.565,80
Progettazione colombari cimitero capoluogo: euro 35.345,78
Asfaltature stradali: euro 299.992,46

L'esercizio 2017 si chiude con un avanzo complessivo di euro 3.372.659,84.
Che risulta così suddiviso :
euro 345.488,82 risorse vincolate in parte corrente
euro 261.284,93 risorse vincolate di parte investimento
euro 2.315.307,75 risorse accantonate nel Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità
L'avanzo non vincolato ammonta ad euro 450.578,34
Criptico, nelle Considerazioni Finali della Giunta, il passaggio su Pedemontana, che riportiamo integralmente: "Duole, purtroppo come per l'anno precedente, sottolineare la mancanza di novità sul tema della Autostrada Pedemontana, tema indipendente dal Comune di Biassono ma che comporterà forti impatti almeno sino a quando non si farà la dovuta chiarezza sul futuro dell'opera".

 


lunedì 7 maggio 2018

2018: Fuga dalle scuole di Biassono


L’Istituto Comprensivo Scolastico “S. Andrea” è sempre più vicino alla soglia critica degli iscritti. Quest’anno, sui 96 nati nel 2012, ben 35 hanno deciso di frequentare scuole extracomunali: praticamente un terzo degli alunni. Sono cifre preoccupanti, perché il totale dei nostri bambini e ragazzi ammonta a 708 unità per l’anno scolastico 2018/2019, appena 8 in più per mantenere sul territorio dirigente e insegnanti. Sotto i 700, nulla è più garantito. Al di là di piani di offerta formativa più innovativi (nel nostro paese, ad esempio, la lingua inglese non è curriculare sin dai primi anni d’insegnamento), una delle cause maggiormente lamentate resta l’assenza a Biassono di asili nido e scuole materne statali. Tali istituzioni, infatti, sono in grado di garantire tariffe d’iscrizione più economiche. 

Per anni Lista per Biassono si è battuta a favore di questi servizi, venendo supportata anche da diversi rappresentanti dei genitori degli alunni, ma la giunta leghista ha sempre opposto un diniego intransigente. Persino pochi giorni fa, quando l’assessore ai Servizi Sociali Nadia Beretta ha ribadito alla dirigente scolastica che, con la Lega Nord in amministrazione, qualsiasi opzione statale non verrà mai presa in considerazione. Ora, però, Biassono inizia a pagarne le conseguenze. Le modalità di pagamento riservate agli iscritti alla scuola materna “Clotilde Segramora”, che sono costretti a pagare 160 euro al mese - se residenti - senza possibilità di scorporare la quota mensa in caso di non adesione, non agevolano certo le tasche delle famiglie. Calando il numero degli iscritti, però, l’amministrazione comunale è tenuta a ricalcolare anche la quota del contributo che ogni anno versa alla scuola come sostegno: 210mila euro per la materna “Clotilde Segramora” e altri 30mila per la scuola della frazione di S. Giorgio. In base ai termini della convenzione in vigore sino al 2019, il contributo viene infatti determinato in funzione degli iscritti. Risultato: i minori fondi comunali finirebbero per aggravare i costi d’iscrizione, rendendo sempre meno appetibili le nostre scuole, oltre che difficile la loro già delicata situazione economica. 

Che a Biassono esista un problema di formazione è comprovato anche dalla nascita, negli scorsi mesi, dell'associazione per il sostegno degli alunni e degli studenti "Pensieri al contrario" (inizialmente supportata dall’amministrazione comunale mettendo a disposizione una sede, poi revocata, presso la scuola media “P. Verri”). Né va trascurato il fattore attrattivo degli edifici scolastici: nonostante le caratteristiche uniche, fra cui la vicinanza al Parco di Monza e una dimensione architettonica d’avanguardia, l’elementare “Martin Luther King” non è mai inserita in un progetto di rinnovamento complessivo, in grado di restituirle il fascino dei primi anni di costruzione. Per la giunta leghista è tempo di guardare in faccia la realtà. Se non si cambia, sono i cittadini a cambiare. Non le loro richieste, ma il paese dove crescere i propri figli. 

martedì 24 aprile 2018

CHE NE SARA' DI VILLA MONGUZZI?


Il futuro di Villa Monguzzi appare oggi molto incerto. Il 3 maggio scade il bando di gara indetto dall’amministrazione comunale per il rinnovo della gestione del bar e dei servizi accessori, ma le condizioni poste non hanno suscitato grande entusiasmo: il rischio che vada deserto è alto e le conseguenze per i cittadini non indifferenti. Il Karma Kaffé, che per otto anni si è occupato di queste mansioni, ha infatti preferito lasciare spazio ad altri non rimettendosi in corsa. A ispezionare la Villa è arrivato solo un potenziale interessato, ma di lui si sono poi perse le tracce. Nessun giovane si è fatto avanti. Non è difficile capire il perché di tanta renitenza: le condizioni poste dall’amministrazione comunale non sono affatto vantaggiose per chi voglia avviare un’attività commerciale in Villa Monguzzi

Oltre ad aver ridotto i giorni di ferie rispetto al bando originale (sono scesi da 21 a 15), la chiusura settimanale è stata spostata dalla domenica al lunedì (consueto giorno di attività serali), prevedendo comunque l’obbligo per il gestore di aprire e chiudere i locali. Fra le competenze richieste, sono state accollate al bar la pulizia del cortile e tutte le “pertinenze” della Villa: termine troppo generico, che include una serie di impegnative mansioni assai poco legate all’attività commerciale. Nonostante gli attuali gestori del bar avessero già evidenziato questa criticità, che non solo sottrae tempo prezioso all’attività di ristorazione, ma implica un impegno di livello altrettanto professionale (riconoscendo dunque costi extra), l’amministrazione comunale ha sostanzialmente fatto un’operazione di copia-incolla rispetto al bando originario: così pedissequa, che sono presenti anche macroscopici errori (si parla di 10 tavoli rotondi, quando sono quadrati; si elencano 12 sedie impilabili ma sono 40; si fa riferimento a uno spazio cucina, benché le attrezzature presenti non appartengano al Comune ma al gestore privato…). 

Tirando le somme, risulta chiaro che il compenso di 6mila euro all’anno da versare all’amministrazione non è la sola spesa richiesta al gestore, dovendo contemplare anche una serie di costi accessori e impegni professionali che rendono l’offerta assai poco appetibile. Non è un mistero che lo stesso responsabile dell’Ufficio Patrimonio di Biassono, Luigi Pertile, veda meglio nel ruolo un gruppo di volontari o una cooperativa con finalità sociali, potendo questi garantire un impegno più flessibile e senza problematiche di costi. Se questo è però l’obiettivo reale del Comune, così come la sostituzione dell’attività bar con quella di distributori automatici di vivande, il bando andava ripensato radicalmente, il dialogo con le associazioni presenti in Villa affrontato su altre basi (contatti per sondare la disponibilità a un impegno volontario nell’area bar sono stati comunque abbozzati, incassando un netto rifiuto), mentre l’intera gestione delle attività impostata su nuove finalità. Rilanciando una linea di gestione analoga a quella di 8 anni fa, rivelatasi fortemente limitatamente per le possibilità attrattive della Villa, è chiaro che non si andrà molto lontano: anzi, il rischio che il bar possa restare chiuso a tempo indefinito, con conseguenze critiche anche sulla programmazione delle iniziative ospitate in Villa, non è affatto da escludere. 

L’Associazione culturale Gaetano Osculati, ad esempio, è stata costretta a modificare la gestione degli incontri serali di storia cinematografica, non potendo più far conto - per il momento - sulla disponibilità della sala bar: nata anche per fare da traino all’attività di ristorazione, l’iniziativa ha avuto sinora un buon successo, tanto d’aver spinto il socio Gabriele Montuori ad acquistare un nuovo schermo da 65 pollici in alta risoluzione come dono per gli utenti della Villa. Per il momento, tuttavia, gli incontri non sono più programmabili nella sala bar, non essendoci alcuna garanzia su quale linea di gestione potrà tenere l’eventuale nuovo gestore. Organizzare eventi al piano, così come negli spazi all’aperto, è sempre stato problematico: oltre a dover mediare fra tante esigenze senza potersi appellare a una precisa linea di promozione, il gestore uscente è stato più volte limitato nelle proprie scelte dall’amministrazione comunale. Il caso più eclatante è stato l’obbligo di disallestimento di una casetta di ristoro nel giardino della Villa, con la quale si puntava a facilitare il coinvolgimento di un pubblico più giovane attraverso happy hours, musica di sottofondo e iniziative all’aperto. Acquistata dal gestore col consenso del Comune, poche settimane dopo il suo montaggio è stata rimossa perché non in linea con le finalità di quei regolamenti che l’amministrazione avrebbe dovuto conoscere già bene. Obiezioni burocratiche o fiscali sono state spesso sollevate dal Comune, finendo per bloccare iniziative in grado di accrescere il numero e diversificare la tipologia di utenti della Villa. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: nonostante le sue enormi potenzialità, la Villa resta per lo più appannaggio di anziani che occupano i suoi spazi per la maggior parte delle ore, senza garantire però consumi proporzionati. Il primo piano della Villa è di fatto dedicato al gioco delle carte, così come il tendone esterno, benché molte associazioni locali siano ancora prive di sedi e i giovani non abbiano alcuno spazio comunale di ritrovo. Qualunque sia l’esito del nuovo bando, è chiaro che il ruolo di Villa Monguzzi debba essere ripensato con maggior attenzione, cosicché possa finalmente trasformarsi in un polo di aggregazione adeguato alle aspettative del nostro Comune.